Deandre Ayton l’unicorno gigantesco



DeAndre Ayton, il nuovo unicorno ?

Il termine unicorno, cestisticamente parlando, è spesso molto abusato di recente. Occorre dunque fare una precisazione: unicorno è quell’atleta che, per combinazione di mezzi fisici e tecnici, rappresenta un qualcosa di mai visto su un parquet. “Unicorni” leggendari furono Larry Bird e Dirk Nowitzki; di recente la scena è stata monopolizzato da Kristaps Porzingis ma ora c’è qualcuno pronto ad insidiare il suo dominio.

Il giocatore candidato ad essere, “the next unicorn” è un ragazzone delle Bahamas, DeAndre Ayton. Il protagonista del nostro approfondimento nasce a Nassau, autentico paradiso terrestre, il 23 Luglio 1998. Come molti prima di lui la sua passione originaria è il calcio, poi la natura ha altri piani e lo fa crescere a dismisura spostando la sua attenzione verso la pallacanestro. La sua scolarizzazione cestistica tuttavia non è affatto semplice; il ragazzo fatica moltissimo a coordinare la sua enorme stazza tanto che, come riferisce lui stesso in un’intervista a SportingNews, i compagni lo deridevano chiamandolo “TFN” ovvero “Tall For Nothing”.

Ayton sin da giovanissimo capisce subito che dovrà lavorare il doppio per smentire i primi detrattori; si chiude in palestra e lavora instancabilmente finché un giornale chiamato “The Bahamas Basketball Yearbook” lo nota affascinato dal talento grezzo di un ragazzino appena dodicenne. Al momento della scelta dell’High School, il giovane bahamense opta per la Balboa City School di San Diego. Il trasferimento in una nuova realtà non è affatto semplice, Ayton si trova dinanzi un mondo a lui del tutto ignoto in cui sport ed educazione vivono in simbiosi. La stagione da freshman infatti è piuttosto travagliata; in quella da sophomore però Ayton domina la scena: 21 ppg 17 rpg e quasi 4 stoppate a partita.

(Fonte foto:slamonline.com)

Dopo due anni a San Diego decide di trasferirsi in una nuova High School: la Hillcrest Prep Academy di Phoenix. Sempre secondo quanto detto da Ayton a SportingNews a San Diego c’erano persone più interessate ai propri interessi che ai suoi, Phoenix quindi sembrò una scelta sensata a tutta la famiglia. Qui il giovane pivot trova il modo di confrontarsi anche con un Marvin Bagley III ( altro giocatore di cui parleremo) che iniziava a far parlare di sè. L’approccio con la nuova scuola è decisamente positivo: 29 ppg 17 rpg e 3 bpg, numeri da fenomeno. Nel paese tutti conoscono ormai il big man from Nassau. L’ultimo anno a Phoenix lo trascorre conscio che alcuni tra i più grandi college d’America lo chiameranno, la pressione però, come da sempre, non fa altro che stimolarlo: 26 ppg 15 rg e 3,5 bpg con un record di 33-6 per la sua high-school.

Kansas, Kentucky e Arizona si fanno avanti per reclutarlo; solo Arizona però riesce nell’impresa. I motivi della scelta vengono spiegati da Ayton stesso: ” Sean Miller crede molto in me e non solo a livello cestistico, vuole che migliori sotto ogni punto di vista”. Miller infatti, nella sua esperienza da vice-coach a Xavier, ha allenato David West (attuale campione NBA con I Warriors) che è stato anche un alunno moderno preso a modello da Ayton. Secondo motivo della scelta è che il pivot non voleva allontanarsi troppo dalla madre cui è legatissimo.

Ayton all’interno del college basket rappresenta quasi un unicum. Centro di 216cm x 118kg affascina anche per il suo wingspawn di ben 227 cm: a dir poco gigantesco. A livello offensivo rappresenta davvero qualcosa di straordinario. Come lui stesso si definisce in una intervista a The Ringer : “Ho un po’ di Kevin Garnett e di David Robinson in post basso, o di Hakeem. Ho il comportamento e la competitività di KG quando sono in campo.” Mica male come modelli.

(Fonte foto:sny.tv)

Ayton sta mostrando a tutti che quelli che ai più sembravano arditi paragoni, hanno decisamente qualcosa di fondato. Il bahamense gioca molto in post basso sfruttando la sua mobilità e rapidità di piedi oltre che una mano decisamente morbida. Non è raro tuttavia vederlo giocare pick’n’pop n cui si allarga sul perimetro per prendersi tiri da tre ( già, un 216cm che tira da tre) seppur può ancora migliorare su questo fondamentale. Talvolta dopo il pick’n’roll finge di attaccare l’area per poi spostarsi in angolo pronto per tirare, a livello offensivo è già molto completo ( nel suo skillset c’è praticamente ogni tipo di soluzione anche se alcune sono poco utilizzate).

Finora i suoi numeri recitano: 19,7 ppg – 12 rpg – 1,7 apg – 1.5 bpg con il 62% dal campo, il 30% da tre ed il 70% ai liberi. Giocatore devastante e a tratti incontenibile, ha tuttavia ancora molti limiti. Il primo ad emergere, ed è quello che maggiormente rischia di farlo scivolare dopo la prima scelta assoluto al prossimo DRAFT, è la difesa. Come si evince dalle statistiche, e come approfondito da The Ringer” , Ayton non è per nulla un difensore affidabile. Da un centro con quella mobilità ( lui stesso si definisce, pur amando il gioco d’area, un centro mobile) e con quella prestanza fisica ci si attenderebbero più stoppate, stats in cui è ancora molto limitato. A livello difensivo è spesso distratto e si lascia battere troppo facilmente. Tuttavia è un limite più mentale che fisico: Ayton è un grande agonista( citofonare Arizona State per chiedere) e quando vuole difende molto bene, il problema è che spesso è come se scegliesse di non farlo. Altro punto in cui è imperativo migliorare è la capacità di leggere l’azione. Il pivot non è affatto un brutto passatore ma deve imparare a coinvolgere maggiormente i compagni.

Ayton è di sicuro uno dei prospetti più interessanti del prossimo Draft però dovrà limare ancora molti aspetti del suo gioco: agli unicorni, per non estinguersi, non sono concessi errori.



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