“He’s not the Chosen one, he’s the ONE!”



Draft 2002, Cleveland, Ohio. I Cavaliers si presentano alla lottery con un brutto 29-53 pescando la sesta scelta, una scelta alta in quello che si rivelerà mediamente non un ottimo draft; la scelta ricade su Dejuan Wagner, un disastro, tre stagioni in NBA prima di sparire dai radar. Scelta pessima se si pensa che dopo è comunque arrivata gente come Stoudemire, Hilario, Wilcox e tanti altri.

Un anno dopo la franchigia ottiene la pick numero 1 a seguito di una stagione disastrosa: John Lucas viene esonerato dopo un inizio 8-34 e subentra Keith Smart che porta la squadra ad un imbarazzante, all’epoca il tanking non era ancora una risorsa come ora, 17-65. A questo punto c’è solo una cosa da fare, prendere il ragazzo di cui tutti parlano, quello di St. Mary, quello che non ha bisogno di passare per il college, quello che è nato ad Akron a mezz’ora in macchina da Cleveland, bisogna prendere quello. LeBron Raymone James.

La stagione successiva la squadra svolta: vengono vinte più del doppio delle partite dell’anno precedente ovviamente grazie al rookie dell’anno che viaggia già a 27 punti di media, 7 rimbalzi e 7 assist. Nella 2004-05 i Cavs raggiungono addirittura la post season con praticamente lo stesso nucleo del 17-65 più il loro nuovo condottiero. Le stagioni si susseguono e la dirigenza non riesce a dare a LeBron un team adatto ai suoi obiettivi, basti pensare che il secondo violino è stato Zydrunas Ilgauskas, che comunque riesce a far arrivare alle finals nel 2006, dopo sole tre stagioni, il branco di scappati di casa con cui deve giocare.

Estate 2010, “The Decision”, James, probabilmente stanco di lavorare con una dirigenza non affidabile che non riesce a costruire una squadra sceglie di firmare con Miami al termine del suo contratto scatenando il putiferio mediatico che tutti conosciamo.

La squadra era reduce da un record di 61-21, e, pur non avendo pescato al draft l’anno prima, si pensava potesse comunque competere almeno per i playoff. Quella che seguirà è sicuramente la stagione con il peggioramento più netto di sempre di ogni franchigia: il record W-L è invertito a 19-63 e lo scarto medio di ogni partita passa da +6.17 a -8.88.

Draft 2011, finalmente la dirigenza di Cleveland agisce, finalmente, con una mossa che si rivelerà giusta in futuro, si aggiudica con la prima scelta, arrivata dai malcapitati Clippers grazie ad una lottery fortunatissima, Kyrie Irving e con la quarta Tristan Thompson, lasciando alle spalle gente come Kemba Walker, Kawhi Leonard o Jimmy Butler.

La stagione seguente il copione è simile alla precedente, tante sconfitte per arrivare ad una buona scelta che sarà nuovamente la quarta. Viene selezionato Dion Waiters, prima di giocatori come Draymond Green, Damian Lillard, Andre Drummond e tanti altri. Con il secondo giro prendono Jae Crowder che viene però scambiato, insieme alle scelte 24 e 33, ai Dallas Mavericks per Tyler Zeller.

Stagione 2012-13 il copione è lo stesso, tanking. Dopo un record di 24-58 si ottiene, sempre con una lottery fortunata, la prima scelta dove viene pescato il “buonissimo” prospetto Anthony Bennet in un draft ricco che comunque dava soluzioni ben migliori come Antetokounmpo, Adams, Schroeder, Oladipo, Porter. Gobert, McCollum, Robertson.

Stagione 2013-14, l’acerbo Irving comincia a dare segni di maturità caricandosi la squadra sulle spalle e continuità dimostrando di non essere injury prone lasciando però la squadra ad un record di 33-49 non avendo un supporting cast decente: la dirigenza oltre alle pessime scelte del draft non è riuscita ad imbastire alcuna trade di valore.

20 Maggio 2014, i Cavs ottengono, con appena l’uno percento di possibilità, la prima scelta del prossimo draft alla lottery per la terza volta negli ultimi quattro anni.

Estate 2014, il 26 giugno selezionano Andrew Wiggins; il 14 luglio LeBron James decide di non rifirmare con Miami e tornare in patria; il 23 agosto la dirigenza scambia il futuro rookie dell’anno più una prima scelta per Kevin Love dei T’Wolves per provare a dare, finalmente, una squadra competitiva alla propria nuova stella, rinunciando così però ad essere competitivi in futuro.

LeBron, dopo aver trascinato per cinque volte la squadra ai playoff, dopo che ha raggiunto quattro volte le finals con Miami prende di nuovo in mano un gruppo nuovo e lo porta fino in fondo arrendendosi solo allo strapotere dei Warriors.

Stagione 2017-18. Kyrie Irving ha voluto lasciare Cleveland, il GM Griffin riesce ad ottenere in cambio solo Isaiah Thomas, il già citato Jae Crowder e una scelta, ben poco rispetto al suo vero valore. LeBron risponde con 23 vittorie a fronte di sole otto sconfitte.

Gennaio. La squadra sembra in crisi, una difesa che di difendere non ha intenzione, uno spogliatoio spaccato, un allenatore che non allena. Dalla dirigenza viene provato il tutto per tutto: viene smantellata mezza squadra al termine della trade deadline per quattro buoni giocatori, ma comunque non adatti per puntare al titolo in una squadra “normale”. LeBron risponde con un blowout contro i principali rivali ad ovest al TD Garden e una netta vittoria contro i big three di OKC senza, tra l’altro, il proprio secondo violino Kevin Love.

Non importa chi ha intorno James, lui darà sempre il 110% e farà dare tutto anche ai suoi compagni nonostante spesso non siano adatti a grandi obiettivi e nonostante una dirigenza che se non avesse pescato LeBron nel 2003 probabilmente ora sarebbe considerata come quella di Sacramento o Phoenix.

Lui é un vincente e non importa con chi lo farà, dove sarà, o come lo farà, Lebron James continuerà a vincere nel basket così come nella vita.



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