Il diamante Lillard e il suo sadico destino



Lillard viene scelto dai Portland Trail Blazers come sesta scelta assoluta nel primo giro del Nba Draft 2012 e si conferma un talento durante il corso della NBA Summer League, quando alla sua conclusione le medie sono: 26,5 punti, 4 rimbalzi e 5,3 assist. Il 31 ottobre dello stesso anno fa il suo debutto in NBA contro i LA Lakers, mettendo a referto 23 punti e 11 assist (diventando il terzo giocatore di sempre con almeno 20 punti e 10 assist al debutto) e sempre contro la prima squadra di LA metterà a segno, in aprile, il suo season-high: 38 punti. Prende parte successivamente al Rising Stars Challenge all’All Star Weekend di Orlando e vince il Taco Bell Skills Challenge.

Lillard conclude la sua prima stagione NBA con 19 punti, 6,5 assist e 3,1 rimbalzi a partita e ottiene il record del maggior numero di canestri da tre (185) realizzati da un rookie in una stagione. Inoltre si unisce a Robertson e Iverson come terzo rookie nella storia della NBA a far registrare almeno 1500 punti e 500 assist in una singola stagione. Eguaglia anche il record di Clyde Drexlercome secondo giocatore nella storia dei Trail Blazers a far registrare 1500 punti e 500 assist in una stagione. Tutto ciò ha contribuito alla nomina unanime di Lillard come Rookie Of The Year, quarto a riuscirci all’unanimità dopo Blake Griffin nel 2011, David Robinson nel 1990 e Ralph Sampson nel 1984.

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source: NBA Passion

Il secondo anno da militante nella Association per Damian è sintomo di nuovi stimoli e causa di enormi soddisfazioni. Lillard il 7 gennaio riscrive il suo career-high contro i Sacramento Kings segnando ben 41 punti, 26 dei quali arrivano nel quarto periodo così attribuendo al giovane di Oakland il record di più punti in un solo quarto della franchigia. In primavera viene votato dagli allenatori della NBA per partecipare all’All Star Game, dove Lillard diventerà il primo giocatore della storia a partecipare a cinque eventi nell’All Star Weekend:

1) Il Rising Star Challeng

2) Lo Skills Challenge (dove si classificò primo a parimerito con Trey Burke)

3) Il 3-Point Shootout

4) Lo Slam Dunk Contest, la gara delle schiacciate

5) L’All Star Game la domenica

Lillard chiude la regular season con impressionanti numeri: 20,7 punti, 5,6 assist e 3,5 rimbalzi e trascina portland ai Playoff. Il primo turno si gioca contro Houston, serie nella quale Damian, in gara uno al suo esordio in post season, segnerà 31 punti e confezionando 5 assist per i compagni, diventando l’unico giocatore di sempre insieme ad Iverson a debuttare con 30 punti ai Playoff. La serie comincia in discesa per i Blazers che si vedono avanti di 2 gare per poi finire appaiati 3 a 2, sempre in vantaggio, dopo aver vinto gara 4 e perso la 5, che poteva cambiare l’inerzia della serie. Ed è proprio quì, in gara 6, che Lillard prende per mano Portland e sputa fuori dalla competizione Houston con un folgorante buzzer-beater nel quarto periodo. Portland si impone 4-2 e torna a passare il turno dopo 14 anni di astinenza. Questo evento aggiunge un altro record alla carriera di Lillard, risulta infatti il quarto giocatore nella storia della NBA ad aver realizzato un buzzer-beater per risolvere una serie di Playoff dopo Ralph Sampson, Michael Jordan e John Stockton.

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Source: Rip City Project

L’avventura della franchigia dell’Oregon si spegne al secondo turno, dove la squadra si ritrova contro San Antonio, futuri campioni NBA. Lillard conclude la sua prima spedizione nella selvaggia postseason con 22,9 punti, 6,5 assist e 5,1 rimbalzi per partita e in giugno viene nominato per la prima volta nell’NBA Third Team.

Le 2 stagioni successive giocate da Lillard sono state interpretate dal giovane ed abilissimo scorer al meglio, confermandosi con sublimi prestazioni ed entrando nell’Olimpo delle Point Guard della NBA (8 quarantelli e 3 cinquantelli, di cui uno dei due per battere i Golden State Warriors nell’anno del record migliore di sempre in RS di 73W-9L). Golden State che ritrova, questa volta a malincuore, in semifinale di conference dove Portland cede sotto un Curry alieno rientrato in gara 4 (40 punti di cui 17 in OT, record di sempre), nonostante un Damian sensazionale che sfodera due prestazioni in gara 3 e 4 da 40 punti e 10 assist e 36 con 10 assist.

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Source: Boston Herald

Nella stagione 2016/2017 ritocca, come al suo solito, il suo career-high e ne segna 59 contro gli Utah Jazz e, come al suo solito, incrocia il suo destino con quello dei Golden State Warriors che questa volta non lasciano spazio a superstiti. La serie non inizia nemmeno, Portland torna a casa al primo turno con un sonoro 4-0 e Lillard non perviene molto nella serie, non tanto per errori suoi ma più per la bravura della squadra Californiana (run in post season di 14-1, neanche a dirlo, record all time).

Nel corso di questa stagione (2017/2018) Lillard non deve più convincere nessuno, visto che ormai è riconosciuto da tutti come un top player della lega e lui stesso si commenta dicendo:

“I think I’m as good as any point guard in this league. It’s that simple … There’s nothing that any point guard in this league can do that I can’t.”

Lillard è sicuramente uno dei giocatori più emozionanti da vedere giocare tutt’oggi in NBA, capace di spaccare in due la partita e di spostare l’ago della bilancia, soprattutto quando si entra nel clutch time e la palla pesa. Il suo percorso a Portland ai playoff è stato sbarrato fin troppo da Golden State, squadra ingiocabile per tutti e contro la quale Portland, oggi, non ha grandi chanche di successo. Lillard è per certo destinato a grandi cose e sarebbe un peccato vederlo ritirarsi senza nemmeno un po’ di argenteria sulle dita, tuttavia il destino sembra sbeffeggiarlo, quasi giocando sadicamente con l’ancora giovane diamante americano, perché provate ad immaginare se la stagione dovesse finire oggi chi incontrerebbe al primo turno di playoff? Sì, esattamente, sarebbe l’ennesima serie contro Stephen e compagni.



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