Mohamed Bamba, il gigante di Harlem



Mohamed Bamba è uno dei giocatori più intriganti del prossimo draft: proprio per questo nessuno è riuscito ancora ad inquadrarlo in maniera precisa ed esaustiva. Il poderoso centro dei Longhorns infatti è un diamante grezzo che, ad oggi, sembra avere una sua precisa dimensione difensiva sul parquet con un fase offensiva ancora tutta da costruire ma con dei bagliori di talento davvero accecanti. Questo suo essere per molti versi un vero e proprio enigma viene riassunto alla perfezione dalle varie simulazioni del Draft finora presentate: la posizione di Bamba oscilla tra la 2 e la 7 (qualcuno lo pone anche alla 8 ma sembra piuttosto inverosimile) sintomo che si sta parlando di un ragazzo dal talento indiscusso ma ancora tutto da scoprire. Proviamo a conoscere meglio il ragazzone di Texas.
Mohamed Bamba nasce ad Harlem , quartiere difficile di New York, il 12 Maggio 1998 da Lancine Bamba e Aminata Johnson che in cerca di un futuro migliore sono emigrati dalla Costa D’Avorio fino alla Grande Mela. Il giovane Mohamed, “Mo” per tutti, cresce con la passione per il basket trasmessagli dai fratelli ( Sidiki, attualmente in galera per furto ed ex giocatore di Arizona, e Ibrahim) e dalla città in cui vive dove si respira basket in ogni angolo. Il giovane Mo all’età di sei anni inizia a prendere confidenza con la palla a spicchi. Crescendo madre natura gli regala dei mezzi atletici spaventosi: 2.13 cm, 113kg e un wingspan di 2,40 ( Gobert, il giocatore con il wingspan maggiore in NBA, si ferma a 2,36cm, Tavares a 2,34), sotto questo punto di vista Bamba rischia di essere un qualcosa di mai visto ai piani alti della lega americana. Per iniziare la sua scalata verso il professionismo sceglie la Cardigan Mountain School in New Hampshire che lascia all’alba del suo secondo anno per la Westtown School in Pennsylvania. In questa HS trova finalmente la sua dimensione ottimale: nel suo anno da junior attira le attenzioni degli scout di tutta la nazione mettendo su 14 ppg 11 rpg e 6 bpg conducendo la scuola, che non aveva mai vinto un titolo nazionale, al suo secondo successo consecutivo. Il ragazzo, come ovvio che sia, viene posto sotto la lente d’ingrandimento da tutte le università più prestigiose d’America, a contenderselo fino alla fine rimangono tuttavia in 4: Duke, Kentucky, Michigan e Texas. Ogni squadra ha le sue motivazioni per tentare Bamba; Duke lo invita ad alcune partite, cui Mo va e tifa BlueDevils, Kentucky può vantare in squadra il suo grande amico Kevin Knox, Michigan gli offre il posto da pivot titolare e Texas sfodera l’unica arma a sua disposizione: Shaka Smart. Proprio l’allenatore ex VCU fa pendere l’ago della bilancia in favore dei Longhorns che, quasi inaspettatamente, si ritrovano tra le mani un five stars prospect. Bamba infatti è attratto non solo dall’idea di lavorare con un coach che conosce bene come Smart ma anche dalla McCombs School of Business in cui il giovane newyorchese di origini africane sogna di laurearsi un giorno. Il resto è storia recente: Bamba si sta imponendo a Texas come uno dei migliori, se non il migliore, pivot difensivo della nazione. Le sue medie finora recitano tali cifre: 13.4 ppg 10.9 rpg 4,2 bpg con un carrier high di 25 punti 15 rimbalzi e 4 stoppate contro i malcapitati di Ole Miss. La sua migliore partita resta però, perlomeno finora, quella contro Kansas: 22 punti 15 rimbalzi ed 8 stoppate, il ragazzo impressionò tanto gli addetti ai lavori che il coach dei Jayhawks, Bill Self, a fine partita disse: “He can stop the sun”.
Ricollegandoci alle parole di Self è facile capire come la dimensione difensiva sarà quella che potrebbe permettere a Bamba di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella lega; il paragone con Gobert in tal senso è quanto mai calzante. Bamba infatti è un’eccellente stoppatore ma non solo: il giovane pivot è infatti in grado di disturbare tiri anche da una distanza considerevole visto il suo wingspan, la sua sola presenza in area intimorisce gli attaccanti che si trovano costretti a prendere decisioni veloci in poco tempo per non rischiare una sonora stoppata, inoltre a dispetto della stazza, Mohamed non è affatto un giocatore lento ma è in grado di correre bene il campo e di recuperare anche piuttosto in fretta sugli avversari.

(Fonte: Insidetexas.com)

I problemi del lungo dei Longhorn sono attualmente due: l’assenza di skillset offensivo e una parte inferiore del corpo piuttosto magra che gli potrebbe creare problemi nel marcare i centri al piano di sopra. Per quanto riguarda la fase offensiva c’è da dire che il ragazzo lavora moltissimo, l’etica lavorativa è uno dei suoi punti forti, e sta cercando di aggiungere molti movimenti per ampliare il suo repertorio; Bamba infatti si sta costruendo un tiro dalla media affidabile e sta persino cercando con più frequenza il tiro da tre punti ( attualmente tira con il 27% con appena 48 tentativi). Tuttavia la maggior parte dei suoi punti vengono ancora da rimbalzo offensivo e da spaventose schiacciate ( di queste alcune mettendo palla a terra se pur con qualche incertezza di palleggio) in cui sfrutta tutta la sua potenza ed elevazione. Per ora è ancora poco efficace in post basso, anche poco cercato a dire il vero, dove sembra essere piuttosto scoordinato nella virata e nella gestione del pallone. L’IQ cestistico non è in discussione tuttavia Mo deve migliorare molto come passatore sopratutto dal post basso dove spesso tiene troppo ferma la palla creando situazioni statiche e poco produttive per la squadra. Per fare un breve riassunto stiamo parlando di un giocatore dal talento indiscutibile; già da subito potremmo star parlando del prossimo DPOY, finora è stata solo grattata la superficie di quello che appare come un futuro dominatore dei pitturati quantomeno in difesa; tuttavia affinché diventi un giocatore determinante per le sorti di una franchigia, e le qualità le ha sicuramente, è necessario che migliori moltissimo in attacco e che metta su qualche kg di muscoli in più. Una cosa è sicura, qualunque squadra lo sceglierà nella top 10 del Draft avrà un rim protector di primissimo livello per i prossimi 10 anni. Se sarà un “boom” o un “bust” sarà solo il tempo a stabilirlo, noi nel dubbio facciamo il tifo per questo gigante da Harlem.MOHAMED BAMBA, IL GIGANTE DI HARLEM

(Fonte: Thesixerlead.com)

Mohamed Bamba è uno dei giocatori più intriganti del prossimo draft: proprio per questo nessuno è riuscito ancora ad inquadrarlo in maniera precisa ed esaustiva. Il poderoso centro dei Longhorns infatti è un diamante grezzo che, ad oggi, sembra avere una sua precisa dimensione difensiva sul parquet con un fase offensiva ancora tutta da costruire ma con dei bagliori di talento davvero accecanti. Questo suo essere per molti versi un vero e proprio enigma viene riassunto alla perfezione dalle varie simulazioni del Draft finora presentate: la posizione di Bamba oscilla tra la 2 e la 7 (qualcuno lo pone anche alla 8 ma sembra piuttosto inverosimile) sintomo che si sta parlando di un ragazzo dal talento indiscusso ma ancora tutto da scoprire. Proviamo a conoscere meglio il ragazzone di Texas.
Mohamed Bamba nasce ad Harlem , quartiere difficile di New York, il 12 Maggio 1998 da Lancine Bamba e Aminata Johnson che in cerca di un futuro migliore sono emigrati dalla Costa D’Avorio fino alla Grande Mela. Il giovane Mohamed, “Mo” per tutti, cresce con la passione per il basket trasmessagli dai fratelli ( Sidiki, attualmente in galera per furto ed ex giocatore di Arizona, e Ibrahim) e dalla città in cui vive dove si respira basket in ogni angolo. Il giovane Mo all’età di sei anni inizia a prendere confidenza con la palla a spicchi. Crescendo madre natura gli regala dei mezzi atletici spaventosi: 2.13 cm, 113kg e un wingspan di 2,40 ( Gobert, il giocatore con il wingspan maggiore in NBA, si ferma a 2,36cm, Tavares a 2,34), sotto questo punto di vista Bamba rischia di essere un qualcosa di mai visto ai piani alti della lega americana. Per iniziare la sua scalata verso il professionismo sceglie la Cardigan Mountain School in New Hampshire che lascia all’alba del suo secondo anno per la Westtown School in Pennsylvania. In questa HS trova finalmente la sua dimensione ottimale: nel suo anno da junior attira le attenzioni degli scout di tutta la nazione mettendo su 14 ppg 11 rpg e 6 bpg conducendo la scuola, che non aveva mai vinto un titolo nazionale, al suo secondo successo consecutivo. Il ragazzo, come ovvio che sia, viene posto sotto la lente d’ingrandimento da tutte le università più prestigiose d’America, a contenderselo fino alla fine rimangono tuttavia in 4: Duke, Kentucky, Michigan e Texas. Ogni squadra ha le sue motivazioni per tentare Bamba; Duke lo invita ad alcune partite, cui Mo va e tifa BlueDevils, Kentucky può vantare in squadra il suo grande amico Kevin Knox, Michigan gli offre il posto da pivot titolare e Texas sfodera l’unica arma a sua disposizione: Shaka Smart. Proprio l’allenatore ex VCU fa pendere l’ago della bilancia in favore dei Longhorns che, quasi inaspettatamente, si ritrovano tra le mani un five stars prospect. Bamba infatti è attratto non solo dall’idea di lavorare con un coach che conosce bene come Smart ma anche dalla McCombs School of Business in cui il giovane newyorchese di origini africane sogna di laurearsi un giorno. Il resto è storia recente: Bamba si sta imponendo a Texas come uno dei migliori, se non il migliore, pivot difensivo della nazione. Le sue medie finora recitano tali cifre: 13.4 ppg 10.9 rpg 4,2 bpg con un carrier high di 25 punti 15 rimbalzi e 4 stoppate contro i malcapitati di Ole Miss. La sua migliore partita resta però, perlomeno finora, quella contro Kansas: 22 punti 15 rimbalzi ed 8 stoppate, il ragazzo impressionò tanto gli addetti ai lavori che il coach dei Jayhawks, Bill Self, a fine partita disse: “He can stop the sun”.
Ricollegandoci alle parole di Self è facile capire come la dimensione difensiva sarà quella che potrebbe permettere a Bamba di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella lega; il paragone con Gobert in tal senso è quanto mai calzante. Bamba infatti è un’eccellente stoppatore ma non solo: il giovane pivot è infatti in grado di disturbare tiri anche da una distanza considerevole visto il suo wingspan, la sua sola presenza in area intimorisce gli attaccanti che si trovano costretti a prendere decisioni veloci in poco tempo per non rischiare una sonora stoppata, inoltre a dispetto della stazza, Mohamed non è affatto un giocatore lento ma è in grado di correre bene il campo e di recuperare anche piuttosto in fretta sugli avversari. I problemi del lungo dei Longhorn sono attualmente due: l’assenza di skillset offensivo e una parte inferiore del corpo piuttosto magra che gli potrebbe creare problemi nel marcare i centri al piano di sopra. Per quanto riguarda la fase offensiva c’è da dire che il ragazzo lavora moltissimo, l’etica lavorativa è uno dei suoi punti forti, e sta cercando di aggiungere molti movimenti per ampliare il suo repertorio; Bamba infatti si sta costruendo un tiro dalla media affidabile e sta persino cercando con più frequenza il tiro da tre punti ( attualmente tira con il 27% con appena 48 tentativi). Tuttavia la maggior parte dei suoi punti vengono ancora da rimbalzo offensivo e da spaventose schiacciate ( di queste alcune mettendo palla a terra se pur con qualche incertezza di palleggio) in cui sfrutta tutta la sua potenza ed elevazione. Per ora è ancora poco efficace in post basso, anche poco cercato a dire il vero, dove sembra essere piuttosto scoordinato nella virata e nella gestione del pallone. L’IQ cestistico non è in discussione tuttavia Mo deve migliorare molto come passatore sopratutto dal post basso dove spesso tiene troppo ferma la palla creando situazioni statiche e poco produttive per la squadra. Per fare un breve riassunto stiamo parlando di un giocatore dal talento indiscutibile; già da subito potremmo star parlando del prossimo DPOY, finora è stata solo grattata la superficie di quello che appare come un futuro dominatore dei pitturati quantomeno in difesa; tuttavia affinché diventi un giocatore determinante per le sorti di una franchigia, e le qualità le ha sicuramente, è necessario che migliori moltissimo in attacco e che metta su qualche kg di muscoli in più. Una cosa è sicura, qualunque squadra lo sceglierà nella top 10 del Draft avrà un rim protector di primissimo livello per i prossimi 10 anni. Se sarà un “boom” o un “bust” sarà solo il tempo a stabilirlo, noi nel dubbio facciamo il tifo per questo gigante da Harlem.

(Fonte: TheBigLead.com)



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