NBA Cares- Quando la lega vuol far la differenza



Nel mondo dello sport molto spesso giocatori e dirigenti si impegnano in attività extrasportive volte al sostegno di piccole o grandi comunità in difficoltà, sostenendo economicamente i più disparati progetti di beneficenza, di istruzione…

Basti pensare nel mondo del calcio a Ronaldinho, che in Brasile si è impegnato nella lotta contro la povertà delle famiglie che vivono nelle favelas, o per rimanere in tema, LeBron James, che sostiene attivamente centri d’istruzione e ospedalieri per cercare di aiutare in particolar modo i bambini che si trovano in situazioni analoghe a quelle che aveva vissuto lui stesso.

Cosa un po’ meno consueta è invece il progetto NBA Cares, dove l’intera Lega è attivamente coinvolta. NBA Cares si prefigge di aiutare la società, grazie anche alla risonanza mondiale della Lega, non solo grazie a donazioni dei singoli, ma anche attraverso il servizio, fisico, di giocatori e membri dello staff che durante il corso della stagione si impegnano per la riuscita di questo progetto.

Nel 2005 la Lega si prefigge come obiettivo di donare oltre 100 milioni di dollari, 1 milione di ore lavorative e creare 250 luoghi socialmente utili (in cui lasciare giocare i bambini, scuole, abitazioni,…) entro il 2010.

(Fonte foto: Theundefated.com)

Ma ad ora le cose sono molto diverse. Infatti, grazie anche all’espansione a livello globale del mercato NBA e al coinvolgimento di oltre 18 milioni di giovani, le ore lavorative sono diventate 4.1 milioni, mentre le strutture costruite sono ora 1115.

Dalla stagione 2001-02 viene assegnato un premio mensile al giocatore NBA ritenuto il migliore in questo ambito e in questo lasso di tempo. Il primo a vincere questo riconoscimento fu Jerry Stackhouse, che nell’ottobre 2001 giocava nei Detroit Pistons.

(Fonte foto: Twitter.com)

Molto spesso ci si limita a guardare i campioni per le loro doti tecniche e i loro riconoscimenti sportivi, ma sempre più spesso, in una lega dove molti dei campioni provengono da realtà ben poco agiate, l’aspetto umanitario inizia a lasciare una traccia sempre più importante.

Perchè prima di essere campioni sul campo, questi ragazzi vogliono essere campioni fuori dal campo.



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