Derrick Rose: il più grande di sempre



 

Non credo, ragionando lucidamente ed in maniera razionale, che Rose sia il più grande giocatore di tutti i tempi, non lo credo neanche con un’infinitesima parte del mio corpo. Non voglio però pensare provando a razionalizzare e a fare una classifica così ragionata da sembrar noiosa, voglio provare a raccontare perché Derrick Rose è il più grande giocatore di tutti i tempi agli occhi di chi non ha ancora smesso di versare lacrime. Non ha mai smesso di credere di poter rivedere quel giocatore, quell’MVP, ogni volta che stacca la suola dal lucido parquet.

Per molti potrà sembrare una bestemmia e un insulto ai, per loro, veri valori della vita, ma per Rose si prova lo stesso sentimento di abbandono che si vive quando una persona a noi cara muore. La sensazione di malessere è causata da un inebriante e devastante miscuglio di due tipi di dolore estremamente diversi: il primo, quello più egoista, è strettamente personale; il secondo, quello più altruistico, è più comune ma non per questo banale.

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Source: OregonLive.com

 

Il dolore egoistico che proviamo è racchiuso in una semplice frase che tutti diciamo quando le nostre vite sono graffiate da vicino dalla morte: “perché a me?”. Ce lo si dice quasi accusando qualcuno o qualcosa, come se quel qualcuno o qualcosa avesse il reale controllo di quello che è successo. Il dolore deve uscire e spesso sbrana qualcosa che deve essere riconosciuto come colpevole, ma non siamo pazzi, non siamo stupidi: siamo umani.

Il dolore più comune, più popolare e meno intimo e personale invece si traduce nell’immedesimarsi nella persona, nel provare a mettersi in quelle condizioni e tentare di percepire quel dolore. Tentare perché riuscire è impossibile. È impossibile, ma avvicinabile, il senso di sconforto e smarrimento che un atleta può sentire quando perde tutto, quando perde la sua stessa identità come giocatore.

Non deve essere facile, e non lo è, per un MVP, per uno che ha Dominato, per uno che è stato accostato alla reincarnazione della “cosa più vicina a Dio” su un campo da basket, aver paura di calpestare ancora il legno dei palazzetti americani e sentirsi confinato dentro al proprio corpo.

 

Per noi è vedere la ragazza di cui si è stati innamorati per anni andarsene per sempre, strappata da qualcosa che sfugge al nostro controllo. È come vedere la morte della propria adolescenza, quando il poster di Rose in camera faceva sognare di essere come lui. È la rabbia che cresce quando il senso di impotenza ci logora. È lacerante la sua assenza dai grandi riflettori della NBA, è straziante l’assistere al calvario di questo ragazzo, è opprimente il provare ad entrare nei suoi pensieri e ricercare ancora speranza e positività.

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Source: Fear The Sword

La morte di John Lennon, l’AIDS di Magic Johnson, l’apertura dei cancelli di Auschwitz e Birkenau, la finale di Uefa Champions League tra Manchester United e Bayern Monaco del 1999, il 9/11/2001, il 2 giugno del 1946 per gli italiani, l’abbattimento del Muro di Berlino, “the shot” di Michael Jordan contro i Cavs nel 1989, il 1963 di Martin Luther King, Muhammad Ali sul quadrato cordato, Jesse Owens e i suoi quattro ori a Berlino ’36, Guernica di Picasso, l’attentato a Giovanni Paolo II, “la gioconda” di Lebron James in gara 7, lo sgancio di “Little Boy” e “Fat Man” su Hiroshima e Nagasaki, Maradona contro tutta l’Inghilterra in Messico nel 1986, la cattura di Pablo Escobar, la prima e la seconda guerra di Mafia.

Storie e fatti che non hanno la necessità, che non devono essere inserite in qualche strana classifica e che non vanno quantificate secondo qualche sconosciuta unità di misura. Indelebili, incalcolabili nel senso più letterale. Uniche, immortali come quadri, statiche ma motivo di cambiamento. Racconti, fatti, opere desiderose e avide di sole emozioni e non di ragionate e razionali analisi per essere messe l’una a confronto con l’altra.

Così è stato Derrick Rose: unico, inimitabile, MVP, emozionante, straziante, inclassificabile, incalcolabile, fuori da ogni classifica, doloroso e per tanti, anche solo per un secondo, il più grande di tutti i tempi.

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Source: www.sportsonearth.com

 



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