Da secondo violino a direttore d’orchestra.



Nell’estate del 1993 Chicago non era calda solo per le strade, ma lo era anche sul parquet dominato dai Bulls di Jordan e Pippen. I Chicago Bulls erano diventati la terza franchigia ad aver centrato il three-peat, ed il quarto anello sembrava inevitabile. Ma pochi giorni prima del training camp della stagione 93/94 Micheal Jordan, all’età di 30 anni, decide di allontanarsi dai campi da basket.

Società, squadra e tifosi rimaserò sconvolti: come poteva un giocatore nel pieno della sua carriera abbandonare la pallacanestro giocata? La motivazione fu che, con la morte del padre Micheal perse le motivazioni e la voglia di continuare a giocare. Ma Phil Jackson fu chiaro, dopo la riunione con il giocatore irremovibile dalla sua idea, bisognava ripartire.

Scottie lo sapeva, era pronto a mettersi sulle spalle i Bulls privi del loro giocatore più importante, ma con un sistema di gioco che non era per nulla mutato. Molti giocatori del three-peat erano ancora in squadra, tra questi Horace Grant, e se ne aggiunsero dei nuovi: Toni Kukoc, Bill Wennington e Steve Kerr. Era un roster molto diverso rispetto a quello degli anni prima, ma il sistema di gioco facilitò l’integrazione dei nuovi innesti, con la difesa che rimase il punto di forza di quei Bulls.

Scottie Pippen era più determinato che mai, voleva dimostrare a tutti che la squadra poteva andare avanti anche senza Jordan. L’inizio della stagione fu un film dell’orrore per i Chicago Bulls: Pippen saltò 10 delle prime 12 partite per un infortunio alla caviglia, ciò portò Chicago ad un parziale di 5-7 il 30 novembre, giorno in cui rientrò anche Scottie. Appena rimise piede in campo, contro Phoenix, volle dare un segnale forte a tutti: 29 punti, 6 assist, 11 rimbalzi. “Da Pip” portò Chicago a vincere 30 delle 35 partite giocate prima dell’All Star Break, in cui rubò la scena con 29 punti, 11 rimbalzi e 4 palle rubate, ottenendo il premio di MVP dell’All Star Game.

(Fonte: urbanjungle.com)

Il numero 33 dei Chicago Bulls trascinò la franchigia ad un record di 55-27, mostrando di poter guidare la squadra anche con l’assenza del numero 23. Pippen arrivò terzo nelle votazioni del premio MVP e con l’NBA All-First Team e l’All-Defensive First Team incorona la sua miglior stagione, chiudendo all’ottavo posto nel punteggio (22.0), ventitreesimo al rimbalzo (8.7), diciannovesimo negli assist (5.6) e secondo nelle palle rubate (2.93). Tutto ciò però non importava a Scottie, il cui unico scopo era il quarto titolo NBA.

Ai playoff del 1994, Chicago spazzò via i Cleveland Cavaliers con un netto 4-0. In seguito trovò, per il quarto anno consecutivo, i New York Knicks di Ewing ad attenderli. Patrick e i Knicks vinsero le prime due partite giocate al Madison Square Garden, ma i Bulls risposero a tono portando il risultato sul 2-2 grazie alle vittorie nel Chicago Stadium. Gli ultimi secondi di gara-5 segnarono la disfatta di Pippen e dei Bulls, al diamante di Chicago venne fischiato un fallo su Hubert Davis che portò la serie sul 2-3 a Chicago, per gara-6.

Scottie era carico, sapeva di dover vincere per poter portare i Chicago Bulls a gara-7 e chiudere il discorso con New York. Scende in campo con la testa bassa e sembra quasi che non ascolti ciò che è attorno a lui, scompare tutto. Inizia la partita e Pippen è un treno, fa avanti e indietro per tutto il campo: difende, passa e tira. Passa qualche minuto e il 33 di Chicago prende fuoco, azione in transizione d’attacco per i Bulls e Scottie posterizza Patrick Ewing che va per stopparlo, Da Pip gli si pone sopra in segno di sfida e si sfiora la rissa, per la prima volta da inizio partita, Scottie sorride. Gara sul 3-3 e si va a gara-7, vinta dai Knicks che passarono il turno e crollarono, dopo aver sconfitto in finale di Conference i Pacers di Reggie Miller, contro Houston in gara-7.

Scottie Pippen non riuscì a portare Chicago a vincere il suo quarto titolo, ma ebbe modo di crescere come giocatore. L’anno dopo, con il ritorno di Micheal Jordan, disse che nella stagione passata divenne per la prima volta il perno principale della squadra, riuscendo a stare finalmente al fianco del numero 23, senza più dover sottostare a lui.

(Fonte: SI.com)



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