La leggendaria Remix dunk



Chiunque seguisse la NBA nei primi anni del duemila ricorderà un giocatore che ha fatto innamorare migliaia di tifosi: Tracy McGrady.Dopo tre stagioni passate in Canada con il cugino Vince Carter trascinando i Raptors alla prima qualificazione ai playoff NBA nella stagione 1999-2000, T-Mac decide nella stagione seguente di passare agli Orlando Magic come free agent, firmando un contratto da 67 milioni di dollari per sei anni.La stagione 2000-2001 è la consacrazione di Tracy: indossa la maglia numero 1 del suo idolo Penny Hardaway, facendo così impazzire i tifosi dei Magic che immaginavano un ritorno ai vecchi fasti della coppia Penny-Shaq. I motivi per cui McGrady lascia i Toronto Raptors sono vari, ma quello più importante per lui è che voleva diventare l’uomo squadra di una franchigia importante.I tifosi chiamano, T-Mac risponde: nel suo primo anno ad Orlando domina i parquet di tutta la NBA meritandosi la prima convocazione all’All Star Game, la prima selezione per l’All NBA Team ed il premio di MIP grazie alla media di 26,8 punti, 4,6 assist e 7,5 rimbalzi a partita. Trascina Orlando, priva di Grant Hill, ai playoff come settima forza con un record in regular season di 43-39, sfidando i Milwaukee Bucks. Qualche settimana prima il general manager dei Bucks aveva detto di McGrady che era uno dei primi cinque talenti della lega. In gara-3 i Magic stavano per essere eliminati, ma Tracy McGrady si mette la squadra sulle spalle e spinge la serie a gara-4 grazie ad una prestazione da 42 punti, 8 assist e 10 rimbalzi, definita da Bill Simmons come la “Superstar audition tape!”. Gli Orlando Magic verranno poi eliminati in gara-4 non riuscendo così a portare la serie in parità.Nella stagione seguente McGrady è una conferma in NBA, che riconferma le sue doti da superstar grazie ad una prestazione stagionale di 25,6 punti, 5,3 assist e 7,9 rimbalzi a partita che gli valgono per la seconda volta consecutiva la selezione all’All NBA Team (questa volta al First Team), e la seconda convocazione all’All Star Game del 2002.È l’8 febbraio del 2002 e siamo a Philadelphia per l’All Star Break nel First Union Center, tutti aspettano solamente una cosa: l’All Star Game per vedere in azione quel T-Mac di cui tutti stavano parlando così bene.Shaquille O’Neal e Vince Carter saltano l’evento per infortunio ed il loro posto verrà preso, in ordine, da Baron Davis ed Elton Brand. Don Nelson viene chiamato per dirigere la rappresentativa della Western, mentre Byron Scott dirigerà i giocatori della Eastern, lo spettacolo sembra garantito grazie anche ai due quintetti titolari.Dire che la partita è spettacolare è poco: Tracy McGrady entra dalla panchina e comincia a dare spettacolo, il primo quarto si chiude sul 32a 24 per Ovest, dal secondo quarto Tracy si accende. Da lì a pochi minuti sta per fare una di quelle giocate che restano nella storia e ti ci portano: azione di ripartenza, palla a T-Mac che avanza e lancia la palla per un auto alley-oop che finisce con una schiacciata devastante in cui tutti i giocatori rimangono a guardare, Kevin Garnett nel momento dell’azione pronuncerà le parole “Holy shit”.Il First Union Center crolla in un boato nei confronti di Tracy McGrady che apre le braccia in segno di gloria: è storia.La partita finirà con un definitivo 135 a 120 a favore della squadra fronte Western Conference accompagnata da un Kobe Bryant MVP, ma la partita verrà ricordata per quella schiacciata di T-Mac, che diede la definitiva impronta ad un giocatore che già tutti nella lega rispettavano.

(Fonte: Pinterest.com)



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