Il 23 era leggendario, il 45 è semplicemente forte.



Nella stagione 1993-1994 i Bulls riuscirono ad ottenere un record di 55-27 e la seconda posizione ad Est ,nonostante avessero appena perso la loro Superstar Michael Jordan, grazie al merito di colui che è convenzionalmente definito “il più grande secondo violino di sempre”.

L’anno dopo la stagione non andò bene come la precedente e i Bulls erano ad un record di 34-31 quando Scottie Pippen, inquadrato in panchina indicò le sue Jordan e piegò il suo dito indice a mò di richiamo.

Le difficoltà dei Bulls senza Mike erano più che evidenti e pochi giorni dopo arrivò in un’intervista la tanto aspettata frase “I’m back”.

Però c’era un problema, il n.23 era già stato ritirato. Quindi Jordan scelse di indossare il n.45, numero di maglia che indossò suo fratello maggiore e che indossò lui stesso nel Baseball.

I Bulls si ripresero con una striscia di 13-4 e Jordan dopo 5 gare mise già a referto il primo 50ello. Ai playoffs però, dopo aver fatto facilmente fuori gli Hornets, i Bulls avevano davanti l’ostacolo forse più pericoloso della lega, ovvero gli Orlando Magic di Shaq e Penny.

Nonostante l’entusiasmo del momento però c’era qualcosa che comumque non andava.

Come avevano dichiarato molti dei suoi compagni, Mike non era più lo stesso. “Il 23 era leggendario, il 45 è semplicemente forte”.

Infatti Jordan in gara 1 dopo una serie di errori, commise una distrazione fatale che gli costò la partita. Dopo quella brutta prestazione, Michael decise di tornare al 23, e miracolosamente i suoi numeri sembrarono tornare quelli di sempre. I Bulls persero 4-2 quella serie, ma Jordan con il n.23 aveva ritrovato la sua linfa vitale e L’anno dopo nella stagione 1995-1996, sappiamo benissimo tutti cosa è stato capace di fare con i suoi Bulls, quindi credo sia inutile soffermarsi.

Ormai il n.23 nel basket è diventato un numero quasi sacro e grazie a Mike, moltissimi giovani dopo di lui hanno scelto quel numero in suo onore. Tra questi ci sono state anche numerose superstar NBA, tra cui uno su tutti Lebron James (che a sua volta ha ispirato una superstar del calibro di Anthony Davis).

Però è abbastanza palese che, per quanto Lebron possa fare in campo, il suo 23 non sarà mai iconico come quello del ragazzo newyorkese, poiché quelle due cifre hanno alle loro spalle un non so che di leggendario che va ben al di là delle prestazioni cestistiche.



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