Undrafted. Un’etichetta, una condanna.



Undrafted. Un’etichetta, una condanna.
Una macchia alla carriera di un giocatore che ha sputato sangue per essere scelto, ma che per ironia della sorte, lì non ci è arrivato.

È la storia di John Starks, quel ragazzo di Tulsa che nei novanta scaldava il cuore dei New York Knicks al Madison Square Garden con la voglia di un giocatore che non ha mai mollato.

Siamo nell’estate del 1988, John è stato tagliato fuori dal Draft NBA e la sua strada sembra dividersi da quella del basket. Ma, sempre in quella maledetta estate, Starks firma con i Golden State Warriors.

John non ha un carattere facile, non le manda a dire a nessuno e non si sente inferiore a nessuno, neanche rispetto al suo compagno di squadra Mitch Richmond scelto con la quinta pick assoluta. Ma i continui contrasti con l’allenatore Don Nelson lo portano ad un minutaggio limitato in sole 36 partite, che lo fanno tagliare dalla franchigia di Oakland alla fine della stagione.

L’ennesimo fallimento, l’ennesima delusione.
Ancora una volta le porte della NBA sembrano blindarsi per il nativo di Oklahoma che pensa aver già concluso la sua carriera nella lega americana.

John vede uno spiraglio, una possibilità.
Firma con i Silver Bullets nella defunta lega di sviluppo della NBA, la CBA. Si fa notare, gioca un buon basket ma nessuno lo chiama.

Ma le voci girano e si parla troppo bene di quel ragazzo che giocava a Golden State ed è stato tagliato troppo presto da quella franchigia che non ha creduto in lui.

Nel 1990 viene chiamato dai New York Knicks di Patrick Ewing per un allenamento di prova.
Una possibilità, la possibilità di tornare sul parquet che conta.

Ma John è una testa calda, uno che non abbassa la testa davanti a nessuno, neanche con il centro più dominante della lega. In una partita di pratica prende palla e va a schiacciare sulla testa di Ewing, ma quest’ultimo lo butta a terra causandogli una contorsione al ginocchio.

La franchigia, che dopo quell’episodio voleva mandarlo a casa, si ritrovò bloccata poiché Starks non si rimise dall’infortunio prima di dicembre: fu costretta a firmarlo.

John Starks vede in Patrick Ewing il salvatore della sua carriera.

Rientra in campo partendo dalla panchina, ed ogni volta che entra nel parquet del Madison scalda i tifosi dei Knicks per la carica che mette sia nella fase difensiva, sia nella fase offensiva.

Ben presto diventa fondamentale nelle rotazioni dei Knicks, terzo anello del trio formato con Oakley ed Ewing.

La schiacciata su Michael Jordan e Horace Grant, lo Slam Dunk Contest nel 1992, il premio di sesto uomo nel 1997, la difesa monstre su Michael Jordan, l’eterno scontro con Drazen Petrovic ed il cuore e il carisma messo in ogni singola partita hanno tolto quell’etichetta di undrafted dalle spalle del numero 3 dei New York Knicks.

John Starks.
Tanto cuore, troppo carisma e tanta voglia di esserci. Una lettera d’amore alla pallacanestro scritta sotto quell’etichetta che tanto pesava.



Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*