Russell Westbrook & Breaking Bad



In molti si saranno chiesti del perchè di questo titolo e se ci possono essere davvero dei collegamenti tra una delle serie televisive più amate degli ultimi anni e l’ultimo MVP della lega.

Esistono davvero dei parallelismi tra i due argomenti che trattiamo oggi, non sono neanche pochi e per chi ha vissuto fino in fondo Breaking Bad potrà davvero immedesimarsi in quello che sta facendo Westbrook, tra i tanti sacrifici, i riconoscimenti, le sconfitte, il dare tutto per scontato della gente che lo circonda e il voler sempre denigrare tutto quello che ogni giorno fa per la città di Oklahoma.

Walter White è ovviamente il protagonista di Breaking Bad, è lui il personaggio principale, quello a cui ci si affeziona di più, quello che amerete per alcune frasi rappresentative della serie ma allo stesso tempo vi potrà essere capitato di odiarlo e di essere in totale disaccordo con lui. Oppure al contrario, pur di sostenerlo fate di una sua scelta che oggettivamente risulta sbagliata una preziosa certezza, o un qualcosa che risulta diverso dalle scelte comuni che prendete voi nella vostra vita, un qualcosa che vi provoca euforia e che vi porta per un attimo a sentirvi dentro quella realtà a provare un brivido di follia.

Westbrook è pressochè nella stessa situazione ma nel mondo del basket, anzi a dir la verità, nel mondo reale. Westbrook è un giocatore folle e da una doppia personalità, come quella presente in Walter White, una personalità che lo vuole portare a superare i propri limiti raggiungendo qualcosa che comunemente risulta impensabile ma che allo stesso tempo lo porta spesso a virare i suoi interessi comuni a dei meri interessi individuali. E’ un atleta fuori dal comune che fa dell’ eplosività la sua forza, che troppo spesso però cerca di mettere la fisicità un gradino sopra all’ intelligenza. Questo lo porta spesso a prendere scelte sbagliate, scelte che nonostante ciò possono portare a dei grandi risultati così come a delle grandi sconfitte, molti lo disprezzano per questo, ma molti allo stesso tempo lo amano, per il coraggio, la determinazione e la spettacolarità di un azione fuori dall’ordinario.

Walter White parte con l’obbiettivo di rassicurare un futuro alla propria famiglia, cerca di farlo in modo oggettivamente errato ma in ogni caso lo fa solo ed esclusivamente per il bene collettivo della sua famiglia. Andando avanti però si rende conto che la nuova persona che è nata in lui è ben diversa dalla vecchia, e che il nuovo lui è del tutto una persona scorretta e instabile e lui ne va terribilmente orgoglioso.

Westbrook è uno di quei giocatori che arriva in palestra prima di tutti ed è l’ultimo ad andarsene, è colui che quando stanno sotto di 40 punti o sopra di 40 punti gioca sempre con quella voglia di spaccare il mondo e realizzare l’ irrealizzabile. Per quanto se ne dica lui vuole il bene della sua squadra, sennò non sarebbe rimasto, e farebbe il possibile per vincere un titolo con la sua Oklahoma, questo però lo porta spesso a focalizzarsi sulla modalità attraverso la quale può portare OKC al livello di una contender. Lui non ragiona sul come migliorare la squadra per arrivare a tale obbiettivo bensì ragiona su come lui può agire e migliorarsi per portarla così in alto. Questo livello di competitività lo porta a voler vincere su qualsiasi fronte, comprese le famose triple doppie, spesso ruba rimbalzi ai suoi compagni per poterle raggiungere e continuare a battere record, forse è sbagliato? Si, ma chi non vorrebbe farlo? Chi di noi non ha mai voluto mettersi al centro dell’ attenzione cercando di raggiungere dei risultati incredibili? ma sopratutto chi di noi non ama la follia, il brivido, l’ eccitazione?

In due ruoli diversi, in due mondi diversi, due protagonisti della propria vita che cercano di guidare un bene collettivo attraverso un bene individuale, sbagliando scelte, perdendo, rialzandosi e combattendo.

Ora per un attimo, se avete apprezzato Breaking Bad, immaginate per un attimo Russell Westbrook in una finale NBA, dopo un cantestro decisivo, invocare al pubblico:
“Say my name”.



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