Jordan Rules, 1988.



Isiah Thomas nasce nei sobborghi di Chicago, che nella visione americana è l’antitesi del contesto newyorkése.

Se per quest’ultima si ha una concezione orgogliosa, per Chicago la situazione è assai diversa: essa è vista come una città decadente dove la criminalità organizzata ha messo il suo sigillo.

Il ragazzo dell’Illinois vive nella povertà, con una palla da basket tra le mani ed un carattere che lo fa cacciare il più delle volte nei guai. Ma, mentre molti vedono nel crimine soldi facili, Isiah è convinto di poter raggiungere i vertici sportivi con quel gioco che tanto lo distingue dai ragazzi con cui passa il suo tempo.

Inizia così una lunga scalata verso l’apice.

Nel 1979 arriva al college con gli Indiana Hoosiers di Bob Knight, mostrando tutte le sue doti tecniche: una visione di gioco oltre gli schemi ed un QI cestistico mostruosamente elevato lo rendono nel suo anno da rookie una guida per la squadra, portandolo a trascinare i suoi compagni alla vittoria del titolo NCAA nel 1981.

Si rende eleggibile per il Draft NBA dello stesso anno, dove viene scelto dai Detroit Pistons con la seconda scelta assoluta, dietro al solo Mark Aguirre, suo futuro compagno di squadra.

La rivalità con i Boston Celtics prima e i Los Angeles Lakers poi, hanno segnato la carriera di Isiah.

Thomas non ha un carattere facile, ed il suo essere sopra le righe dentro e fuori dal campo lo ha portato a farsi molti nemici che hanno segnato in parte la sua carriera.

Il contesto di Detroit, poi, segnò definitivamente il percorso in NBA del nativo di Chicago: nascono i Bad Boys.

Se in una partita di Regular Season con un’altra franchigia ci scappava un contatto irregolare, nell’incontro in campo con i Pistons ce ne scappavano dieci.

Il gioco fisico dei Pistons porta la NBA a prendere provvedimenti, per limitare la violenza gratuita che la franchigia del Michigan metteva sul parquet.

La rivalità più imponente arriva nelle Semifinali di Eastern Conference del 1988, contro i Chicago Bulls.

Isiah sente particolarmente la competizione in questo scontro: da una parte la franchigia della sua città, quella per cui da ragazzino sognava di giocare; dall’altra parte il diamante dei Bulls, Michael Jordan, dal suo punto di vista un sopravvalutato, uno che non meritava di stare lì dove stava.

Nasce così la Jordan Rules: uno schema tattico ideato per limitare il numero 23 della franchigia dell’Illinois. Giocare duro, sfidarlo fisicamente e variare la difesa per cercare di non farlo arrivare a canestro.

Ma la Jordan Rules, più che uno schema preparato a tavolino, era una scorribanda per far male alla stella dei Bulls.

Dennis Rodman e Bill Laimbeer si occupavano del lavoro sporco: quali erano gomitate, ginocchiate e quant’altro, mentre uno tra Thomas e Dumars cercava di far perdere palla a Michael Jordan.

La Jordan Rules si mostrò efficace nella Semifinale di Eastern Conference dell’88, limitando parzialmente lo score del numero 23 dei Bulls e portando una vittoria netta per 4 a 1 a favore di Isiah Thomas e dei suoi Pistons.

“It goes, the DaVinci Code, the recipe to Coca-Cola, then the Jordan Rules”.



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