Storia di un ragazzino e del suo destino.



Milwaukee, 1977.
Un ragazzino con l’odio verso il padre ed una espressione ormai logorata dalla rabbia e dal rancore, sfoga la sua collera sui campi da basket del quartiere.

Il suo nome è Latrell. Latrell nato dalla tempesta. Quella tempesta che ha segnato inesorabilmente la sua vita.

Figlio di Latosca Fields, un uomo che vive le sue giornate tra l’alcol e lo spaccio di marijuana, e che nel tempo che gli rimane picchia la moglie finché le braccia non cedono alla stanchezza. Sua madre, Patricia Sprewell è l’appiglio su cui Latrell si da forza. Patricia è una figura chiave nella vita di Latrell, una donna che nel lavoro si spacca la schiena per dare una vita dignitosa ai figli che tanto ama.

Ain’t no mountain high enough di Marvin Gaye e Tammi Terrell diviene più attuale che mai nella vita di Latrell.

Il padre, Latosca, viene arrestato.
Patricia quindi decide di lasciarsi Milwaukee alle spalle e dare una nuova vita ai figli.

Arrivano a Flint, nel Michigan.
Latrell decide quindi di voltare pagina e di lasciarsi il passato alle spalle tentando un provino per entrare nella squadra di basket liceale. Ma l’ennesimo schiaffo arriva come un fulmine a ciel sereno: viene scartato, troppo gracile per competere.

La famiglia decide quindi di trasferirsi ancora una volta, tornando nuovamente nella città che ha segnato la loro vita: Milwaukee.

È qui che avviene una vera svolta nella vita di Latrell. Si iscrive all’ultimo anno di liceo, alla Washington High School. Coach Gordon lo nota mentre gioca con gli amici per strada, e gli propone di giocare per lui.

Gordon quindi decide di metterlo alla prova: gli mette dinanzi il centro titolare della squadra, vuole vedere qual è il suo livello. Il risultato è che Latrell umilia il centro e si prende il posto in squadra.

Latrell, però, di giocare a basket seriamente non ci ha mai pensato. Era solo un passatempo, un mezzo per sfogare i suoi problemi.

Ma il destino non la pensa così.
All’età di diciassette anni mette incinta una ragazza che lo andava a seguire ad ogni sua partita, e senza una situazione economica stabile e dei voti scolastici non da primo della classe, la situazione si complica.

Il solo a credere in Latrell è Coach Gordon. Dopo un lungo colloquio con il suo giocatore, fa una chiamata. Chiama John Hammond, l’assistant coach della South West Missouri State University.

Hammond non ha bisogno di un giocatore nel ruolo di Latrell, tanto meno con le sue caratteristiche fisiche, ma decide comunque di far un giro di chiamate per quel ragazzo di cui Gordon parla tanto bene.

Le chiamate si concludono alla Three Rivers College, in Missouri.

Latrell si conferma come un fenomeno, mantenendo ottime medie nel primo anno e confermandosi nel secondo trascinando la sua squadra alla finale di stato.

Da incognita diviene certezza.

Winfrey Sanderson, che all’epoca allenava l’Alabama, ha bisogno di un perno difensivo e che in attacco non sia di troppo: la chiamata al telefono di Latrell arriva dopo poco tempo.

Latrell si consacra: gioca in Alabama per due anni, prendendosi il premio di miglior giocatore della Southeast Conference.

Ma ora per Latrell la NBA sembra troppo. Una responsabilità troppo grande per un ragazzo che fino a due prima vedeva il basket come un mezzo di sfogo.

Ma il destino, ancora una volta, non la pensa così.

È il 24 giugno 1992, siamo a Portland.
Dopo i pesanti nomi di Shaquille O’Neal, Alonzo Mourning e Robert Horry, David Stern è pronto ad annunciare la ventiquattresima scelta del Draft NBA: “with the 24th pick of the 1992 NBA Draft, the Golden State Warriors select Latrell Sprewell, from Alabama University”.



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