Ma Ty Lawson?



La carriera di un giocatore è come un grande orologio.

La trade è un meccanismo complesso paragonabile a una manomissione degli ingranaggi, che in molti casi può portare benefici all’intero sistema (vedi Tracy Mcgrady a Orlando o il più recente Harden a Houston); e in altri casi può distruggere l’intero l’organismo.

Abbiamo casi molto noti di intere carriere rovinate da una trade.

Uno su tutti Dwight Howard. Il centro ancora nel pieno del suo prime sembrava destinato a dominare la NBA per molti anni, e aggiunto ad una superstar del livello di Bryant sicuramente avrebbe riportato un titolo a Los Angeles. Ma la squadra non solo peggiorò, distrusse anche inevitabilmente la carriera del giocatore (che però sembrava essere in una leggera risalita in quel di Charlotte).

Altro esempio molto noto è quello della “Sequoia”, Roy Hibbert, appena ritirato dal basket professionistico giocato. Dopo la trade che lo mosse dai Pacers ai Lakers (altro centro distrutto da Los Angeles…) non è mai più stato lo stesso.

Ma il colpo della trade ha anche apparentemente distrutto le carriere dei “piccoli”, anzi piccolissimi, come nel recente caso di Isaiah Thomas.

Ed è proprio di un “piccolo”, anzi piccolissimo su cui ci soffermeremo oggi. Stiamo parlando di Ty Lawson, l’ex play dei Denver Nuggets, Houston Rockets, Washington Wizards e chi più ne ha più ne metta…

Dopo i primi due anni di carriera abbastanza normali, il piccoletto di Clinton ha incrementato notevolmente il livello del suo gioco e nella stagione 2012-2013 guidò i Denver Nuggets alla terza posizione a Ovest. La mini-stella della squadra porto i Nuggets, senza neanche un All Star in squadra, ad un impressionante 57-23, con solamente 3 sconfitte in casa (!!!).

I Nuggets, anche grazie all’apporto di Andre Iguodala, avevano migliorato di ben 19 gare il loro precedente record e sembravano una delle squadre favorite all’accesso in finale NBA dopo le corazzate di San Antonio e Oklahoma City.

Però questi Denver non passarono nemmeno il primo turno contro una mediocre testa di serie n.6 quali i Golden State Warriors guidati (fino a quella serie) da David Lee.

I Nuggets cedettero in 6 gare e quella serie fu la definitiva esplosione del 30 della baia, che stese i Nuggets e resistette anche agli strafavoriti Spurs fino a gara 6, piazzandone 44 in gara 1 e cercando di intimidire i nero-argento, ma questa è un’altra storia.

La stagione successiva per Lawson fu la migliore a livello numerico, ma, dato l’abbandono di Iguodala per gli stessi Warriors che avevano vinto la serie contro di loro l’anno prima (no comment), e altri problemi interni quali gli infortuni di Danilo Gallinari, i Nuggets precipitarono, allontanandosi dalla zona playoffs.

L’anno dopo Lawson fu scambiato per una promettente Houston, ma da allora non fu più lo stesso. Le sue cifre, come il suo minutaggio cominciarono a calare; iniziò a cambiare squadra dopo squadra fino all’approto in CBA (Chinese Basketball League).

Il 12 aprile del 2018 è stato ripescato in NBA dai Washington Wizards, che speravano in un rinforzo ai playoffs.

Purtroppo i suoi playoffs sono stati tutt’altro che brillanti e i Wizards non hanno avuto la minima intenzione di rifirmarlo in Free Agency.

Di quello che ne sarà della sua carriera non ne siamo certi, nè se ci sarà nuovamente un approdo lontano dai teleschermi della NBA, quello che però sembra almeno all’apparenza è che Lawson è stata una stella che ha brillato per troppo poco tempo e sembra destinata al ritiro nel periodo in cui la maggior parte dei giocatori raggiunge il proprio prime…



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