Mr. 4th Quarter – Ben Gordon



Nel 2003 DMX esce con X Gon ‘Give It to Ya; Method Man canta insieme a Mary J. Blige sulle note di You’re All I Need; 50 Cent debutta con il suo primo disco in major: Get Rich or Die Tryin’.
Crescere nel quartiere di Mount Vernon, a pochi isolati dal Bronx, ti mette su di una linea sottile tra la criminalità e la voglia di riscatto di un sobborgo abbandonato a sé stesso. È una storia che comincia nel 1999 nella Mount Vernon High School, con protagonista un ragazzo che ha fatto del basket la propria via di fuga da una vita che dava come seconda opzione la malavita locale: stiamo parlando di Benjamin Ashenafi Gordon, meglio noto come Ben.
Ben cresce con un personalissimo bagaglio culturale che si porterà dietro per tutta la vita: nato a Londra da genitori giamaicani, si trasferisce in tenera età negli USA, dove passa l’infanzia ed apprende il vero significato della frase “just have a plan”.
Costantemente seguito dalla figura onnipresente della madre, Yvonne Gordon, che lo guida passo dopo passo nelle scelte e negli studi da intraprendere per far sì che l’idea di una vita criminale non gli passi neanche per l’anticamera del cervello. La signora Gordon sogna un futuro da chirurgo per il figlio, mentre lo guarda esaminare e dissezionare vermi nel giardino sottostante la finestra di casa. Ma Benjamin ha ben altre aspettative per la testa, guidate da uno spirito competitivo e dalla voglia di confrontarsi continuamente con ostacoli più grandi di lui. D’altronde Mount Vernon ti abitua a volere di più da te stesso, dalla vita e da tutto ciò che essa ti porge dinnanzi. E mentre Ben passa le giornate a studiare sotto ordine di mamma Yvonne, vede passare davanti a sé ragazzi che con il crimine stanno avendo dalla loro parte tutti i piaceri che esso comporta. La soluzione per denigrare tali pensieri è nello sport, più precisamente nello sport in cui il giovane Gordon non lascia neanche le briciole agli avversari: il basket.

Gli Jr. Knights, la stagione ’99-’00 e la fine del piano B
Con la palla tra le mani Benjamin fa letteralmente impazzire chi lo guarda giocare, con una spensieratezza di un ragazzo che sta su quel parquet senza aspettarsi troppe soddisfazioni dallo sport che tanto lo fa eccellere tra i suoi coetanei. Mamma Yvonne lo sa ed esclama sempre: “always have a plan B, Ben”, come solo una madre può suggerire. Difatti Gordon quando è in casa ha la testa sui libri, motivato dalla presenza materna che si dimostra un punto fermo nella crescita del figlio. Ma a Benjamin studiare non piace proprio, o meglio, a Benjamin non piace studiare quanto ama giocare a basket.
Il nativo di Mount Vernon ha un ottimo tiro dal perimetro, unito ad un’ottima capacità atletica che permette ripartenze rapide a canestro e dalla spiccata dote di riuscire ad elevarsi in volo durante il rilascio. Difensivamente limitato, Benjamin non si risparmia da cercare una palla rubata o un rimbalzo difensivo, ma la poca aggressività nel suo lato del campo lo rende poco efficace al recupero della palla. Con i Knights – la squadra liceale – Ben dimostra tutto il suo talento nella stagione 1999-2000, anno in cui trascina i suoi compagni alla vittoria del titolo dello stato di New York. Ora immaginate per un attimo il clima dopo il trionfo del titolo e l’approdo alle finali nazionali di un liceo come quello della Mount Vernon, così da capire il reale valore di quella vittoria e dello spessore di una squadra che nella sua stagione tra le due epoche ha messo a segno un 28-0 monstre guidato partita dopo partita da Ben Gordon a suon di canestri.

È in questo momento che Benjamin apprende il vero contenuto della frase: “just have a plan”. Perché la figura della madre che lo ha seguito costantemente dandogli scelte e regole organizzate in maniera tale da renderlo il ragazzo che in questo momento ha un piano ben preciso, quello di giocare a basket. La posta della famiglia Gordon è strabordante di lettere da parte di college che supplicano Benjamin a giocare per la loro squadra. Yvonne guarda il figlio e capisce che il tempo del “just have a plan B” è finito, perché nel destino di suo figlio sembra essersi improntata una strada ben precisa.

Uconn e il dominio offensivo
La stagione di Ben è costellata dal successo e dalla scelta di avere un singolo piano: quello sportivo. La Seton Hall, che svolge un lavoro di pressing sul talento di Mount Vernon, si ritrova beffata dalla scelta di quest’ultimo di giocare per la UCONN in NCAA. Il Connecticut si presenta a Gordon con un progetto solido e con l’idea di dargli spazio e possessi per finalizzare a canestro quando le azioni passano tra le sue mani. Per Ben si tratta di un nuovo inizio, una nuova vita, un nuovo perché al suo percorso atletico. Lascia Mount Vernon, i vestiti stirati e fatti su misura e soprattutto lascia la famiglia e la presenza fondamentale di mamma Yvonne, un punto di riferimento nel cammino del figlio fino all’approdo nella nuova realtà che lo aspetta.
Benjamin al suo arrivo negli Huskies incontra Jim Calhoun, storico Head coach collegiale già campione con la UCONN nel 1999 e forte dell’idea di voler portare nuovamente l’università di Storrs a vincere il titolo NCAA. Le basi per tale traguardo ci sono: difatti nel suo attuale roster coach Calhoun può contare la presenza di Emeka Okafor, che prima dell’arrivo in maglia Connecticut aveva una media di 22 punti, 16 rimbalzi e 7 stoppate a partita, unita a quelle di ottimi comprimari presenti e futuri.

Il nativo di Mount Vernon fa letteralmente innamorare di sé Jim Calhoun e l’intero staff tecnico che lo segue nei suoi allenamenti quotidiani. La dedizione, il rispetto e la precisione al tiro di Benjamin lo rendono a tratti un diamante grezzo su cui vale la pena lavorare di più rispetto ad altri suoi compagni di squadra.

Il suo primo anno nella NCAA è una conferma: parte dalla panchina per la maggior parte della stagione, ma si dimostra il fulcro delle azioni offensive del Connecticut diventando il secondo realizzatore della squadra con una media di 12,6 punti a partita. Coach Calhoun prende coscienza delle capacità in fase di attacco di Gordon cogliendone, quando possibile, i suoi frutti. In una partita decisiva contro Villanova, Benjamin ha tra le mani la palla decisiva per la vittoria dei suoi per il continuo della serie: spara una tripla all’ultimo respiro che entra a canestro e porta i suoi avanti nel torneo Big East. Lo staff tecnico, i compagni di squadra e lo stesso Ben prendono atto dell’apporto al gioco degli Huskies che senza di lui, in attacco, hanno non poche difficoltà.

Nella sua seconda stagione nel Connecticut Benjamin evolve il suo gioco, migliora il rilascio e cerca di essere più efficiente anche nella fase difensiva per il supporto alle ripartenze dei suoi compagni. La sua media a canestro passa da quella di 12,6 della stagione precedente a quella di 19,5 a partita, unendo alla fase di realizzazione anche 156 assist.



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