The Big Fundamental- Quanto manca Duncan alla NBA…



Tim Duncan nella sua ventennale esperienza in Nba, ha attraversato diversi cicloni mediatici e sportivi, da Shaquille O’Neal a LeBron James, passando per Kobe Bryant e Allen Iverson.Si è guadagnato il soprannome di Big Fundamental, che ha annientato generazioni e generazioni di talenti con la forza della sua calma, con un attitudine forse poco “nella norma” ma molto vincente.

Con i San Antonio Spurs, Duncan ha vinto 5 titoli NBA, nel 1999, 2003, 2005, 2007 e 2014(sarebbero potuti essere 6 se non avesse incontrato Ray Allen sul suo cammino),ed è stato nominato miglior giocatore delle finali nel 1999, nel 2003 e nel 2005. Nel 2002 e nel 2003, invece, fu scelto come miglior giocatore della stagione regolare di NBA. È considerato uno dei più forti giocatori della storia del basket, e per molti la migliore ala grande degli ultimi vent’anni.È uno dei due giocatori della storia (l’altro è John Salley) a riuscire nell’impresa di vincere il titolo NBA in tre decenni diversi. È stato inoltre eletto da Sports Illustrated miglior giocatore del decennio 2000-2010.

Duncan è nato il 25 aprile 1976 nelle Isole Vergini, arcipelago caraibico a est di Porto Rico,e nel 1993 si trasferì negli Stati Uniti per giocare nella NCAA, il campionato dei college americani, per la Wake Forest University. Fu scelto nel 1997 dagli Spurs al draft come prima scelta assoluta. Negli Spurs in quel periodo giocava David Robinson, uno dei centri più forti degli anni Novanta. Tim iniziò tutte e 82 le partite di stagione regolare chiudendo l’anno con 21 punti, 12 rimbalzi, 3 assist e quasi 3 stoppate di media a partita: numeri che gli valsero il titolo di Rookie dell’anno, presenza all’All Star Game, e secondo quintetto All-Defensive. Chiunque ha avuto modo di affrontarlo, o giocato assieme, vi avrebbe detto che stavano ammirando il futuro della lega. Un gioco essenziale, niente che non sia utile a vincere ed una durezza mentale alla pari dei grandi di questo gioco. Robinson e Duncan diventarono famosi come le “Torri Gemelle”, e furono i giocatori più forti della squadra fino al 2003, anno in cui Robinson si ritirò.

Nonostante sia alto 2,11 metri, Duncan è stato un giocatore molto elegante, e ha sempre padroneggiato benissimo i fondamentali del gioco, a partire dal “gancio”, il tiro a una mano usato dalla maggior parte dei lunghi nel basket per tirare da vicino al canestro. A differenza di altre importanti ali grandi degli ultimi anni, Duncan era efficace più per la sua tecnica e intelligenza di gioco che per la sua fisicità. Anche negli ultimi anni Duncan ha giocato benissimo e con continuità, nonostante avesse più di 35 anni.

Alla seconda stagione in Nba,dopo un brutto inizio, Duncan guidò gli Spurs ai Playoffs in cui spazzarono via nell’ordine T’Wolves, Lakers, Blazers ed in finale la cenerentola Knicks di Latrell Spreewell. Per San Antonio fu il primo titolo della loro storia e Duncan fu nominato MVP delle finali. Per spiegare quale è stata la differenza tra Knicks e Spurs, coach Gregg Popovich disse:

Io avevo Tim, voi no. Ecco perchè abbiamo vinto semplice.

Nel 2002 Duncan firmò la sua migliore stagione a livello statistico con 25.5 punti, 13 rimbalzi, 4 assist e quasi 3 stoppate a partita, che gli valse il titolo di MVP, ma dopo lo scioccante eliminazione ai Playoffs per 4-0, subita dai Lakers, Tim venne accusato di essere silente quando più c’era bisogno di lui. Duncan immagazzinò le critiche, sapendo che con un Robinson sul viale del tramonto, doveva essere lui il leader della squadra. Non si tirò indietro e nelle successive 5 stagioni portò a casa ben 3 titoli NBA (2003,2005 e 2007), assieme a due giovani ragazzi provenienti dalla Francia e dalla nostra Italia cestistica, Tony Parker e Manu Ginobili.

Arriviamo così alla stagione 2007-2008: San Antonio chiude la stagione con il terzo miglior record a Ovest (56-26) e Duncan si conferma giocatore da 20+10 rimbalzi per l’ennesima annata. Al primo turno dei Playoffs si presenta la sfida contro i Phoenix Suns, in una delle più intense rivalità degli ultimi 15 anni. Dopo soli 10 anni dal suo ingresso nella NBA, Duncan sente arrivare le prime critiche sul fatto di avere 32 anni e non più una freschezza tale da permettergli di mascherare la sua scarsa mobilità.

Si arriva così a Gara 1; partita selvaggia con continui botta e risposta tanto che si arriva così agli ultimi 4 minuti in perfetta parità sul punteggio di 84-84. Duncan e Stoudemire continuano il loro personale duello a distanza ma è Barbosa a regalare il +3 a Phoenix, dopo la stoppata su Ginobili di O’Neal ed il conseguente canestro in contropiede del brasiliano. Popovich chiama il numero 3 di Micheal Finley che si fa trovare pronto e mette la tripla del pareggio a quota 93 che vale il supplementare.

Nash mette la tripla del +5 con un minuto sul cronometro ma Duncan accorcia con un jumper dalla media. Ginobili perde il pallone e Nash ha la palla del KO con 30 secondi da giocare ma Stoudemire commette fallo in attacco, lasciando la possibilità di pareggiare agli Spurs. Il gioco prevede un pick&roll alto per Ginobili che viene raddoppiato, scarica il pallone a Duncan che si trova dietro l’arco con 5 metri di spazio. Esita un attimo ma spara la tripla che va dentro nell’incredulità generale. E’ la prima tripla in stagione del numero #21 che esulta liberando tutta la rabbia agonistica che porta dentro di se. Ma ci sono altri 5 minuti da giocare.

L’equilibrio non sembra volersi spezzare, le squadre si trascinano ma nessuna delle due intende mollare un centimetro. Barry dalla lunetta firma il +3 Spurs, ma Nash segna una tripla incredibile dall’angolo per l’ennesimo pareggio a quota 115 con 15 secondi da giocare. Senza più timeout, Ginobili si gioca l’uno contro uno e segna un incredibile canestro, tutto fuori equilibrio in faccia a Raja Bell per regalare la vittoria a San Antonio.

Nonostante il canestro decisivo porti la firma di Ginobili, questa partita rappresenta il riscatto e la perfetta immagine di un giocatore tutto fuorchè appariscente, che fa quello che è necessario per vincere una partita. Anche prendere un tiro che mai si sognerebbe di scoccare. Questo è ciò che fanno i campioni, anzi i Campioni con la C maiuscola. Per i parziali personali abbiamo: 40 punti, 15 rimbalzi, 5 assist e 3 stoppate con 16/24 al tiro.

Contro tutti i pensieri e le opinioni della gente, Duncan si porta a casa un altro titolo nel 2014, al termine di una finale dominata contro i Miami Heat di James, Wade e Bosh. E’ il suo quinto titolo personale, che lo issa tra i più grandi che abbiamo mai giocato a questo sport.

L’11 Luglio 2016 dopo 19 anni, 1.392 partite di stagione regolare giocate(settimo di sempre) e 251 di playoffs(secondo di sempre) dopo 26.496 punti realizzati, 15.091 rimbalzi, 3.020 stoppate e dopo più di mille vittorie tutte con la stessa casacca(record di sempre), Tim dice definitivamente basta. Il 18 Dicembre 2016 i San Antonio Spurs hanno ritirato il numero 21 in suo onore.

Se prendiamo ogni singola caratteristica tecnica di Duncan possiamo trovare uno o più lunghi che sono o sono stati migliori di lui: più abili a prendere posizione a rimbalzo, più capaci di sovrastare fisicamente l’avversario, più bravi nel gioco in post basso, più tattici, più veloci, più potenti. Ma non troveremo nessuno con il pacchetto completo. Nessuno a parte Timmy. È ciò che lo ha reso speciale, insieme a una comprensione del gioco e delle sue dinamiche che è proprietà esclusiva degli Eletti. Abbiamo avuto la fortuna di goderci un magnifico difensore per letture e tempismo, un attaccante essenziale, un leader che trasudava carisma da tutti i pori con il solo esempio quotidiano. Un Vincente, un calmo e noioso vincente,

…perchè lui è Timothy Theodore Duncan, e voi no.



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