Vince Carter – The man who can fly



Si chiama Vincent Lamar Carter, tutti lo chiamano “Vince”.

Nel 1998 approda in Nba ai Toronto Raptors con la quinta chiamata, ed i giornali coniano nuovi soprannomi: “Vinsanity” e soprattutto “Air Canada”, a testimonianza di una attitudine a giocare sopra il ferro e a raggiungere “altitudini” che sembravano proibitive. Nel 2000 vince la gara delle schiacciate all’All Stare Game, con una serie di prodezze che restano ancora oggi nella memoria di tutti gli appassionati e che comprendono un 360° di potenza mai vista, un terzo tempo da dietro il canestro quasi imbarazzante, un semplice saltino con cui si eleva fino al punto di poter rimanere appeso al ferro con tutto l’avambraccio ed una meraviglia finale in mezzo alle gambe che gli fa pronunciare davanti alla telecamera l’ormai celebre “It’s over”.

Ogni campione entrato nella storia di qualsiasi sport ha una sua immagine, un momento nel quale è stato immortalato e con il quale verrà ricordato per sempre.

E’ il 25 settembre del 2000 quando, durante le Olimpiadi di Sydney, nella partita di qualificazione fra il Team degli Usa e la Francia, Vince Carter ruba palla su rimessa e, con un salto disumano, scavalca Frederic Weis, pivot di 218 cm, per mettere a segno una delle schiacciate più belle di sempre. Ecco, quando nomini Vince Carter, il pensiero non può non andare a quella schiacciata, a quel gesto a dir poco straordinario. Perché va bene saper saltare, ma per compiere certi gesti ci vuole anche quel pizzico di follia, genio e creatività che da atleta, ti fa diventare un vero gran giocatore.

I giornali transalpini la definiranno “le dunk de la mort”.

Nonostante i 41 anni, Vince Carter allontana ancora la data del suo ritiro: il giocatore più anziano della NBA quest’anno ha firmato un contatto per una stagione a 2.4 milioni di dollari con gli Atlanta Hawks, dove sta “vestendo” un ruolo di mentore per i giovani.

Quando Vince Carter venne scelto al draft del 1998, Trae Young non era ancora nato. Ora, si ritrovano nella stessa squadra: la vecchia superstar e la giovane promessa della franchigia. Vincredible non andrà alla ricerca di quell’anello che ancora gli manca nonostante le 20 stagioni NBA alle spalle. Atlanta sarà per Carter l’ottava tappa di una carriera cominciata a Toronto nel 1998 e poi proseguita a New Jersey, Orlando, Phoenix, Dallas, Memphis e Sacramento, con le ultime due fermate già in versione panchinaro d’elite: nella scorsa stagione, la sua unica in maglia Kings, ha viaggiato a 5.4 punti, 2.6 rimbalzi e 1.2 assist di media, coprendo comunque un ruolo molto superiore alle aspettative.

Otto volte All-Star (dal 2000 al 2007), Carter ha vissuto la sua miglior stagione a Toronto nel 2000-01, chiusa a 27.6 punti di media e a una sola partita dal raggiungere le Finali della Eastern Conference, in un duello all’ultimo sangue con i Philadelphia 76ers di Allen Iverson.

Ma Carter non è stato solo “schiacciate”, è un giocatore che nel corso del tempo è riuscito a modellare il suo stile di gioco e a ritagliarsi sempre il suo spazio in ogni squadra dove ha giocato, e non a caso proprio qualche giorno fa ha raggiunto il traguardo dei 25.000 punti in Nba. La sua voglia di insegnare e di aiutare i giovani a crescere è il vero motivo per cui ancora continua a giocare.

A fine stagione Carter chiuderà la sua 21esima stagione in Nba a 42 anni, lui si diverte e perché non continuare a farci divertire ancora un po’ anche a noi??

Anche se dovesse smettere e decidere di ritirarsi una cosa è sicura, la sua leggenda e le sue schiacciate resteranno immortali!!



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