FLASH



Dwyane è nato a Chicago, Illinois.
Venne affidato alle cure del padre ed a quelle della sorella Tragil che lo accudiva mentre la madre entrava ed usciva di galera a volte per abuso, altre per spaccio di crack. La sua formazione cestistica avvenne disputando i più classici dei 2 contro 2 in perfetto stile americano insieme ai fratellastri, nati dal secondo matrimonio del padre. Le regole erano poche, ma molto semplici: solo chi vince continua a giocare, l’arbitraggio è cosa per le femminucce, vietato lamentarsi e per il perdente la pena era quella di dover eseguire 200 flessioni! Solo che al piccolo Junior (come veniva chiamato in famiglia) di dovere fare i piegamenti capitava spesso, molto spesso.
Dopo l’high school, Dwyane sceglie di andare al College, a Marquette, ma dovrà aspettare un anno prima di scendere in campo: i suoi voti infatti erano molto bassi e non gli consentirono di passare il test per entrare in squadra.
Nonostante questo, il coach della squadra Tom Crean, decide di allenarlo ugualmente e di farlo diventare un assistente in panchina. Grazie a questo, Wade riesce a comprendere meglio il gioco, e al suo secondo anno domina sin dall’inizio della stagione, collezionando una media di 17,8 punti, 6,6 rimbalzi, 3,4 assist, 2,5 recuperi e 1,1 stoppate in 32 uscite. L’anno successivo è quello della consacrazione definitiva: Wade arriva a 21,5 punti, 6,3 rimbalzi, 4,4 assist, 2,2 recuperi e 1,3 stoppate di media, viene inserito nel primo quintetto ideale degli All American e nominato MVP delle Midwest Regional Final, riportando Marquette alla Final Four. Dopo due stagione di gioco, Wade prova ad entrare in NBA.
Wade si rese quindi eleggibile per il Draft 2003 e venne scelto dai Miami Heat con la quinta scelta assoluta, dietro a LeBron James, Darko Miličić, Carmelo Anthony e Chris Bosh.
Nel suo anno da rookie, un problema al polso lo ferma per le prime 21 partite ma successivamente Wade dimostra di essere una buona matricola, riportando i Miami Heat ad essere una squadra rispettabile. L’ombra gettata su di lui dalle due matricole più importanti, LeBron James e Carmelo Anthony, lo porta a lavorare ancora più duro e guida Miami a 17 vittorie sulle ultime 21 partite di stagione regolare, portando la sua squadra ai Playoffs. I Miami Heat vinceranno la prima serie contro gli Hornets (da ricordare il canestro decisivo di Wade in faccia a Baron Davis in gara-1) ma perderanno contro gli Indiana Pacers al secondo turno; nonostante la sconfitta Wade si afferma come uno dei giocatori migliori della lega: le statistiche di Wade nei Playoffs parlano di 18 punti, 5 assist e 4 rimbalzi.
Il rendimento di Wade nella sua prima stagione lo porta alla convocazione in Nazionale e, durante il ritiro, la dirigenza dei Miami Heat mette a segno il colpo di mercato che cambierà la storia della franchigia: la squadra della Florida cede Lamar Odom, Caron Butler e Brian Grant per avere Shaquille O’Neal dai Los Angeles Lakers. Il nuovo duo degli Heat, comincia subito a dare spettacolo e a dominare la Eastern Conference. Miami vince 59 partite in stagione regolare, a fronte di sole 23 sconfitte; in una delle ultime gare di regular season però Shaq si procura un ematoma alla coscia in seguito ad una ginocchiata di Jermaine O’Neal. Iniziano i Play-off NBA e l’infortunio di O’Neal lo costringe a saltare la prima serie contro i Nets, spazzati via con un 4-0 grazie ad un Wade da 26,5 punti, 6,2 rimbalzi e 8 assist. La seconda serie vede il ritorno di O’Neal, che contribuisce ad un altro cappotto, stavolta ai danni degli Wizards: Wade realizza 31 punti di media con 7 rimbalzi e 8 assist. La finale di conference li porta davanti ai Detroit Pistons, campioni NBA in carica che vengono battuti in gara 5 e mandati sotto 2-3. A causa di un problema muscolare, Dwyane salta gara-6, persa 95-66, ed una gara 7 leggermente sotto tono (20 punti frutto di un 7/20, 4 assist, 1 rimbalzo e 5 palle perse) darà la vittoria per 88-82 ai Pistons. In seguito all’eliminazione gli Heat allestiscono un maxi-scambio (13 giocatori coinvolti, la più grande trade mai avvenuta) rivoluzionando la squadra: prendono Antoine Walker, Gary Payton, James Posey e Jason Williams.
Nella stagione successiva gli Heat conquistano i Playoffs con un record di 50-32.
Al primo turno trovano Chicago per una serie che sembra solo una formalità ma dopo un facile 2-0 a Miami, nella città del vento i Bulls pareggiano la serie e, complice un infortunio di Wade ad inizio partita, in gara 5 si portano in vantaggio e sfiorano la clamorosa rimonta; quando però nel finale torna Dwyane gli Heat rimontano e vincono la partita, chiudendo poi la serie 4-2 in gara 6. Il secondo turno vede gli Heat affrontare New Jersey, portano a casa la serie in 5 partite.
In finale di Conference Miami incontra ancora una volta i Pistons. Questa volta Miami domina e chiude la serie 4-2.
In Finale NBA arrivano i Dallas Mavericks, favoritissimi per il titolo, che a marzo avevano sconfitto gli Heat di 36 punti. Miami in gara-1 parte alla grande, andando sul +9 a inizio primo quarto ma nel secondo quarto Jason Terry si accende e con 20 punti nel primo tempo porta i Mavs in vantaggio. La ripresa è un massacro e Miami si riprende solo nel finale ma non basta per evitare la sconfitta 90-80. Gara-2 comincia più o meno nello stesso modo, un inizio di partita molto vivace ma nella ripresa, sotto i colpi di Stackhouse e Dirk Nowitzki, Miami affonda e i Mavericks portano a casa il 2-0. Tra gara due e gara-3, Pat Riley si cala nella parte del motivatore e in un allenamento, portando in spogliatoio un giornale di Dallas che dava gli Heat già per spacciati assicura alla sua squadra che il 20 giugno (giorno in cui si sarebbe dovuta disputare l’eventuale gara 6) avrebbero vinto il titolo. All’inizio di gara-3 la motivazione sembra dare i suoi effetti e a fine primo tempo Miami è sul +11, grazie ad una grande prova di squadra. Ancora una volta però Dallas reagisce e Dirk (30 punti alla fine per lui) porta i Mavs sul + 13 a 6 minuti dalla fine. Stavolta però si sveglia Wade che infila 12 punti in fila in 6 minuti (42 alla fine per lui) e, grazie a un 2/2 di Shaq dalla lunetta e a un tiro di Payton a pochi secondi dalla fine, Miami porta a casa la prima vittoria nella serie. Gara-4 è una dimostrazione di forza, dominata da Miami che vince 98-74 e pareggia la serie. La partita più bella della serie è senza dubbio gara-5, che vede Wade (42 punti alla fine) e Jason Terry (35) darsi battaglia. Sarà un tiro di Wade sul finire a mandare all’overtime la partita e a 1 secondo dalla fine metterà due liberi per il 3-2 di Miami. Si torna a Dallas per gara-6, dove i Mavericks cominciano alla grande, portandosi in vantaggio pesantemente. La risposta di Miami arriva con un pesante parziale e all’inizio dell’ultimo quarto gli Heat sono in vantaggio di tre punti. Il quarto quarto vede protagonisti lui, Alonzo Mourning, Udonis Haslem e Jerry Stackhouse. A 5 secondi dalla fine Dallas è ancora sotto di tre e Terry si incarica del tiro decisivo, che però sbaglia (0/5 da tre nell’ultimo quarto per lui), dando a Miami il primo titolo NBA.

In questo stesso anno durante l’All-Star Weekend partecipa al suo secondo NBA All-Star Game, realizzando 20 punti e segnando il canestro decisivo. Inoltre ha partecipato all’NBA Skills Challenge dove ne è uscito vincitore. Viene convocato dal coach Mike Krzyzewski per il Mondiale 2006 in Giappone, dove, insieme a LeBron James e Carmelo Anthony (i tre capitani), non fa faville e porta la squadra solo al terzo posto, al di sotto delle aspettative. In questo campionato Wade colleziona una media di 19,3 punti a partita.
Nella stagione 2006-07, a causa di un infortunio a Shaq, Dwyane si caricò la squadra sulle proprie spalle e fu grazie a lui che gli Heat riuscirono a rimanere sul 50% di vittorie/sconfitte. Al ritorno di O’Neal la squadra ritornò ai livelli dell’anno precedente sfiorando le 10 vittorie consecutive ma successivamente si infortunò Wade per una lussazione alla spalla e dovette saltare molte gare tornando dopo una riabilitazione per i playoff; tuttavia, per colpa dell’invecchiamento di alcuni componenti del roster, infortuni e mancanza di stimoli, non riuscì ad evitare il 4-0 contro i Chicago Bulls. Anche in quell’anno è stato presente all’All-Star Game, dove ha realizzato 10 punti e 6 palle rubate e ha vinto ancora una volta l’NBA Skills Challenge.
Nell’estate per risolvere i problemi con gli infortuni si fece operare saltando i primi quindici giorni di campionato. La dirigenza sbagliò completamente la campagna acquisti, circondando Wade di giocatori che non potevano avere di certo l’etichetta di vincenti e soprattutto Shaquille O’Neal e Jason Williams erano fermi per infortunio. Visto ormai l’impossibilità della squadra di arrivare ai playoff Wade si fermò dopo 51 partite per problemi al ginocchio. A febbraio partecipa per la quarta volta all’All-Star Game segnando 14 punti. L’11 marzo Pat Riley, coach degli Heat, annuncia che Dwyane Wade non concluderà la stagione per sottoporsi a un intervento al ginocchio sinistro molto particolare chiamato OssaTron.
Nell’estate Wade, recuperato totalmente dagli infortuni, torna al top, partecipando alle Olimpiadi di Pechino, facendo parte del Dream Team degli USA e vincendo la medaglia d’oro. Qui è stato il trascinatore del team nella corsa all’oro collezionando partita per partita una media di 16 punti, tirando con il 67%, 4 rimbalzi, 2 assist e 2,3 palle rubate; probabilmente è stato il miglior giocatore del team e nella finale contro la Spagna ha realizzato 27 punti, tirando con il 75%, 4 palle rubate, 2 assist e due rimbalzi in 27 minuti. Da quel punto non si è più fermato.
Nella stagione 2008-09 è tornato quello di prima, portando la squadra fino ai playoff; gli Heat hanno realizzato così un record, divenendo la seconda squadra dopo i San Diego Rockets del 1968-69 capace di rialzarsi così in fretta dopo un’annata da non più di 15 vittorie. Wade ha chiuso la sua regular season contro i New York Knicks realizzando 55 punti con un 19 su 30 (sfiorando il record di franchigia di 56 punti), 9 rimbalzi, 4 assist e 1 stoppata. Alla fine della stagione è il miglior marcatore della NBA con 30,2 punti a partita ed è il primo giocatore della storia degli Heat a farlo. Inaspettatamente, grazie alle sue eccezionali statistiche si è candidato al premio di MVP, senza però riuscire a vincerlo. Durante i playoff Wade totalizza una media di 29,1 punti a partita, non riuscendo però a portare gli Heat oltre il primo turno giocato contro gli Atlanta Hawks che si è concluso in gara-7. Il 1º novembre 2009, realizzando 25 punti contro i Chicago Bulls, supera la soglia dei 10.000 punti, il primo a farlo con la casacca degli Heat.
Nell’estate del 2010, il primo vero incontro tra Wade e la società ha un esito insperato. È l’estate di The Decision, con LbJ che afferma di voler portare i suoi talenti proprio a South Beach. Il progetto degli Heat, che nel frattempo mettono Riley in cabina di regia ed un mezzo esordiente Spoelstra in panca, è ambizioso e Wade lo sa; ha 28 anni, i soldi sono importanti, ma la possibilità di vincere ancora e fare la storia dei suoi Heat sono prospettive più affascinanti. Nessuna richiesta esosa, dunque, ma anzi dà la possibilità alla franchigia di fare spazio salariale per gli arrivi di LeBron e soprattutto Chris Bosh. La storia, da quella estate in poi, la conosciamo tutti. Il nativo di Chicago ci aveva visto giusto: in quattro anni di permanenza dei Big 3 in Florida, arrivano quattro apparizioni consecutive alle Finals e due titoli che fanno impazzire i tifosi. Wade è di nuovo un idolo, perché nonostante la presenza degli altri due campioni, è capitano e simbolo di una squadra che grazie a lui ha trovato i primi tre anelli della sua storia. Il sogno di Three Peat, però, svanisce sotto i colpi degli Spurs, ed anche il sogno di una grande Miami si spegne nel 2014. LeBron ha ormai l’esperienza per tornare a casa e vincere a Cleveland, e gli Heat, dopo un quadriennio alla grande, hanno bisogno di ripartire.
Nell’estate del 2014 la carta d’identità di Dwyane recita 32 primavere. The Flash non ha più il fisico di una volta e sa che difficilmente potrà da solo portare un titolo nella città che l’ha adottato. Già nel 2010, prima dell’arrivo di LbJ e Bosh, aveva flirtato con i Bulls, la franchigia che ha sempre sperato di riportarlo a casa, e torna a farlo quattro anni dopo; ma l’amore di Miami è troppo forte, e accetta di restare.

Nella stagione 2015-2016 gli Heat si qualificano ai Playoff, grazie all’esplosione di Hassan Whiteside e ai rinforzi estivi operati da Pat Riley. Dopo aver superato al primo turno gli Hornets, con ottime prestazioni di Wade, soprattutto in gara 5 e gara 6, Miami si ferma al secondo turno contro i Toronto Raptors in sette gare.
Non avendo trovato un accordo per il rinnovo contrattuale, Wade lascia i Miami Heat dopo 13 anni e il 6 luglio 2016 firma un contratto biennale da 47,5 milioni di dollari con la squadra della sua città natale, i Chicago Bulls. Il 16 marzo 2017 subisce una frattura al gomito destro, riuscendo comunque a tornare in campo per le ultime partite della stagione riuscendo anche ad arrivare ai playoffs, escono però al primo turno contro i Boston Celtics.
Nell’estate 2017 si trasferisce ai Cleveland Cavaliers, ritrovando LeBron James, già suo compagno di squadra a Miami.
Nel febbraio 2018 fa ritorno ai Miami Heat.

I successi personali nel corso della sua carriera di certo non sono mancati: 10 volte All-Star, 2 volte inserito nel primo quintetto NBA, vincitore del titolo di miglior realizzatore nel 2009, così come quelli di squadra: 2 campionati NBA consecutivi nel 2012 e nel 2013 che si aggiungono a quello (per certi versi più bello) del 2006. Mai però si è rivisto lo stesso strapotere atletico, fisico, tecnico e mentale di quelle Finali.

È una delle poche bandiere che ancora si trovano in giro per lega.

Finché il fisico glielo ha permesso Dwyane è stato un giocatore difficilmente limitabile sotto tutti gli aspetti del gioco, dotato di un uno contro uno incontenibile, con un palleggio incrociato di rara efficacia a cui si unisce un arresto e tiro dalla media distanza che riusciva a segnare con una continuità pazzesca.

Questo sarà l’ultimo anno che lo vedremo giocare e,per chi ama questo sport, non vedere più quella casacca con il numero 3 dei Miami Heat sarà un duro colpo al cuore per tutti!
Grazie Dwyane è stato un privilegio averti potuto ammirare!



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