Spree, la solitudine maledetta.



Di personaggi con un carattere difficile e un comportamento più da gangster che da professionista, l’NBA ne ha visti passare parecchi, ma pochi con il talento di Latrell Sprewell.
Questa è una storia di rabbia, la rabbia di un bambino che odia suo padre perché nella stanza accanto alla sua picchia la mamma.
Latrell è un ragazzino silenzioso e ha un mondo dentro che non riesce ad esprimere con le parole, è pieno di rabbia e si sente abbandonato da tutti, tranne quando tiene in mano la palla a spicchi.
Ritenuto da sempre una delle guardie più talentuose dell’intera NBA, Latrell Sprewell nasce a Milwaukee nel 1970.
Arriva nella Lega come ventiquattresima scelta assoluta nel 1992, scelto dai Golden State Warriors.
Alle spalle, una carriera universitaria divisa tra un piccolo ateneo del Missouri e la ben più nota Alabama. Dopo una buona prima stagione da rookie, esplode inaspettatamente agli occhi di tutti nella seguente, in cui è selezionato per l’All-Star Game.
Quell’anno gli infortuni di Tim Hardaway, Marciulionis e Mullin gli permettono di giocare per 43 minuti di media, più di tutti nella Lega.
Ma sono l’atletismo, la velocità, il difendere in maniera asfissiante e le doti realizzative a portarlo alla ribalta. Alla fine di quell’anno, infatti, è nominato nel primo quintetto NBA, occupando il posto di un certo Michael Jordan che lo occupava da otto anni.
Nel 1993 ebbe il primo litigio con un allenatore: Byron Houston.
Nel 1994/95 i problemi nello spogliatoio si accentuano: il suo grande amico Chris Webber è ceduto a Washington ma ciò non gli impedisce di partecipare ad un’altra gara delle stelle, partendo questa volta nello starting-five.
E’ anche nel 1995 che si colloca il primo arresto, mentre giocava con i Golden State Warriors.
Dopo essere stato sorpreso a guidare con una patente sospesa e ben oltre i limiti di velocità, minacciò di morte un agente.
Sempre nello stesso anno fece ancora a pugni con il compagno Jerome Kersey, per poi tornare con un pezzo di legno e minacciarlo di tornare nuovamente con una pistola.
Negli anni successivi, Sprewell mantiene sempre alto il suo rendimento, fino ai record di punti segnati (46), assist (13) e rimbalzi catturati (13) in una singola gara, tutti risalenti al 1996/97, collezionando un’altra presenza da All-Star.
Ma altre nubi si addensano sul futuro di Spree: la convivenza con Tim Hardaway diventa impossibile, fino alla cessione di quest’ultimo a Miami.
Come si vede, la vita sportiva non è tutta rose e fiori, anzi.
In lui aumenta la frustrazione per non potersi giocare il titolo: i Warriors, eccetto Spree ed un Webber ancora immaturo, sono sempre stati poca cosa.
Rare le apparizioni ai playoffs, teatro per di più di cocenti delusioni.

Si arriva così al “fattaccio” che cambia la vita di Latrell: il 3 dicembre del 1997, durante un allenamento che seguiva una delle ormai abituali strisce perdenti di Golden State, l’allenatore PJ Carlesimo dà vita ad una delle sue famose sfuriate, apostrofando pesantemente Sprewell, reo a suo dire di non impegnarsi abbastanza. La reazione è immediata, con il giocatore che prende per il collo il suo coach, sollevandolo da terra.
I due sono divisi ma Sprewell continua negli spogliatoi, tra minacce di morte e tentativi di una nuova aggressione.
Tutto finisce ovviamente sul tavolo di David Stern e quindi della commissione disciplinare della NBA.
La squalifica arriva presto: un anno di squalifica(68 partite), ovviamente non retribuito.
Subito tutte le aziende che sponsorizzano Spree rescindono i relativi contratti.
Sprewell diventa il nemico pubblico numero uno per il buonista popolo americano, rappresentando tutto ciò che di disprezzabile esiste nello sport.

Sembra la fine: chi vorrà ancora Sprewell in squadra?
Si parla di Europa ma nel “sottobosco” alcuni team stelle e strisce si interessano ad un possibile ingaggio ed intanto incombe il temuto lockout, che arriva puntuale poco dopo chiudendo per mesi il circo NBA.
I Knicks si fidano di lui precedendo Miami.
La scintilla tra Sprewell ed il suoi nuovi tifosi è già scoccata. Sul Latrell-giocatore di basket, i dubbi non svaniscono subito ma questa volta è la sorte a metterci lo zampino: frattura da stress al tallone destro, dopo soli due incontri della “short season”.
Resta fuori per tredici gare e la stagione per i Knicks è a dir poco altalenante, tanto che la qualificazione ai playoffs arriva sul filo di lana con l’ultima posizione disponibile.
I detrattori avanzano ancora dubbi, questa volta sulla non abitudine di Latrell a giocare in partite che contano veramente.
Per tutta risposta, diventa uno degli artefici della cavalcata verso la Finale NBA, persa contro San Antonio. Le ultime nubi sul nuovo Spree si diradano, New York è ai suoi piedi.
La successiva stagione consacra definitivamente Sprewell come “Re del Madison Square Garden”.
Patrick Ewing, l’uomo franchigia da più di un decennio, è ormai logoro ed un peso per la velocità del gioco imposto dal trio Houston-Camby-Spree.
I Knicks sono fermati in finale di conference da Indiana, serie giocata stoicamente da Spree con una microfrattura al piede.

Tutte le sconfitte arrivate per mano di Miller e compagni coincidono con la presenza di “Big Pat” in mezzo. Sprewell parla chiaro come al solito e si espone: “Le statistiche non mentono”.
Così, più o meno velatamente, scarica il suo centro.
Nell’estate seguente, infatti, Ewing è ceduto: se è possibile, New York diventa ancora più sua.
Gioca prevalentemente da guardia tiratrice, ma il suo talento gli permette di giocare in tre ruoli, non senza pro e contro: da playmaker, dove ha una leggera difficoltà a palleggiare di sinistro e quando può tira immediatamente escludendo forse un pochino i compagni; è comunque un gran passatore ed in attacco può abusare in post basso degli avversari.
La guardia è ovviamente il ruolo più adatto ed in cui ha sempre giocato.
Ma il ruolo nel quale è utilizzato è quello di ala piccola, dove subisce però il peso di avversari più prestanti, ma che bilancia con la sua atleticità e con il dinamismo.
Negli spogliatoi è stato il leader insieme al capitano Larry Johnson ed ha sempre avuto una parola buona od un consiglio per il compagno in difficoltà.
Per quanto l’NBA abbia voluto boicottarlo in nome di una Lega pulita, fatta di bravi ragazzi, Sprewell ha ottenuto, di fatto, la piena assoluzione anche da tutti gli appassionati di basket, che lo hanno votato per altri All-Star Game.
In una realtà vincente come quella dei Knicks probabilmente è uscito il vero Sprewell.
Latrell ha sbagliato, ha pagato, per poi riprendersi la gloria che un campione come lui merita.
Il sogno di ogni tifoso newyorkese era quello di vedere sventolare, un giorno, la canotta numero otto appesa al soffitto del mitico Madison Square Garden.
Un general manager inetto ed una dirigenza miope hanno invece spezzato quel sogno, mandando Spree lontano, in Minnesota, in cambio praticamente di nulla.
Anche qui, l’ipocrisia aveva vinto in nome di facce pulite, ma perdenti.
Nel 2005 il ritiro.

NBA All-Rookie SecondTeam (93)
All-NBA First Team (94)
NBA All-Defensive Second Team (94)
4 volte NBA All-Star (94,95,97,2001)



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