Bentornato Paul



Per un allenatore è normale elogiare la propria stella, soprattutto quando gioca al livello attuale di Paul George.
Avere Paul George in campo significa poter contare contemporaneamente su uno dei migliori attaccanti e uno dei migliori difensori dell’intera NBA. Un’universalità rarissima. Gli esterni in grado di rivaleggiare sui due campi con PG si contano sulle dita di una mano: sicuramente Kawhi Leonard, e ovviamente i LeBron James e Kevin Durant.

Non deve essere piacevole per niente trovarsi a dover marcare un giocatore di 2.06 che può, con la stessa facilità, tirare dai nove metri e, con tre falcate, andare a schiacciare al ferro. Un giocatore che è oltretutto un passatore sottovalutato nel traffico e un abile rimbalzista. Come detto anche da molti allenatori, l’aspetto fondamentale del gioco di PG è che nella metà campo difensiva non si risparmia mai. A quasi 29 anni sta raggiungendo l’apice della propria carriera come uno dei migliori giocatori della lega. E dire che la stagione era iniziata con più di un dubbio.
L’istinto che deve essere domato in fase offensiva rende invece George un difensore estremamente versatile e temibile. È attratto dal pallone in maniera magnetica, fiondandosi sulle linee di passaggio e provando ad anticipare i movimenti di tiro degli avversari. Rispetto a un normale esterno però ha un’esplosività tale da fargli raggiungere la zona di campo desiderata e spesso arrivare nello spazio prima del pallone stesso.
Certo, l’istinto può portarlo anche fuori strada, ma non ha problemi a cambiare direzione in corsa e a utilizzare le braccia infinite per bloccare le linee di passaggio o di tiro avversario. Può seguire un uomo passando sul blocco e poi piombargli addosso come se niente fosse, così come decidere di staccarsi dall’esterno isolato a poca distanza e poi fare un passo improvviso prima di iniziare la marcatura stretta.
La consapevolezza di avere la propria stella tanto impegnata nelle due fasi è uno dei punti di forza di ogni allenatore e squadra. Un modo ben diverso di affrontare gli avversari rispetto al passato, ancora una volta dettato dalle caratteristiche “aggressive” in marcatura della stella della squadra.

Rispetto alla scorsa stagione il rendimento di Paul George, al momento, può essere legittimamente inserito nella lista dei candidati MVP.
PG ha cambiato marcia stabilizzandosi in quel di OKC in estate e firmando l’estensione contrattuale legandosi a Russell Westbrook, diventando una vera e propria certezza realizzativa soprattutto dall’arco. Nell’ultimo periodo sta viaggiando a medie altissime, ma soprattutto è sempre il propiziatore dei momenti decisivi. Con i Jazz ha chiuso la partita con un terzo quarto spaziale, mentre contro i Nets è esploso per 47 punti, di cui 23 nel quarto periodo e il canestro decisivo. Un giocatore di questa caratura è un vero lusso per Donovan che lo sta innescando nel modo migliore.

Nonostante Russell Westbrook in tripla doppia di media per il terzo anno di fila, è PG il miglior giocatore di Oklahoma City in questa stagione. “Voglio aiutare la squadra a vincere, se questo può fare di me l’mvp ben venga”
Paul George è tornato a splendere. Svestiti i panni da spalla dell’eroe di casa Russell Westbrook, PG sta giocando la sua miglior stagione in carriera. Con un George in formato mvp adesso i Thunder hanno due stelle top-10 della NBA e sono tornati ai piani alti della Western Conference.
27.1 punti, 8.1 rimbalzi, 4.0 assist e 2.2 rubate di media fino ad’ora, tutti massimi in carriera per un giocatore che si è ristabilito tra i migliori two-way player della lega dopo una stagione difficile. “L’anno scorso non è andata come speravano – raccontava recentemente George – Ma non ho avuti dubbi riguardo al mio futuro. Sono stato tentato dalla possibilità di tornare a casa (e vestire la maglia dei Lakers, la squadra per cui faceva il tifo da ragazzino) ma mi sono innamorato della città, dei tifosi, e credo fortemente nel progetto di questa società”. George sta giocando da vero leader ed è essenziale per gli equilibri dei Thunder in entrambe le metà campo. In attacco, oltre ad essere il miglior realizzatore, è anche l’unico in grado di colpire con costanza dal perimetro (38% da tre con ben 8 tentativi a gara), mantenendo fluido un sistema molto incentrato sulla fisicità a centro area di Westbrook e Steven Adams. In difesa invece è sempre accoppiato col miglior giocatore avversario, ma questo non gli impedisce di avere dei numeri eccellenti, soprattutto sul perimetro, e con lui in campo i Thunder concedono appena 100 punti su cento possessi.

alla sua capacità di mantenere questo livello, e dal feeling con Westbrook passano le speranze dei Thunder, ma i due sembrano essere davvero uniti, fiduciosi di poter scrivere un futuro diverso rispetto a un anno fa, dove arrivò l’eliminazione al primo turno contro i Jazz. George è più aggressivo, segna contro chiunque e lo sta facendo da tutta la stagione. Nonostante le stagioni fantastiche di James Harden e Giannis Antetokounmpo, George è tornato a splendere come una delle stelle luminose della Nba: con lui allo stesso livello di Westbrook i Thunder possono davvero sognare in grande. “Cerco solo di aiutare questa squadra a vincere, se questo poi farà di me l’mvp, allora così sia”.
Bentornato Paul!



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