Dalla parte di Lonzo Ball.



Essere Lonzo Ball non è mai abbastanza.
Perché non basta essere uno dei giocatori più performanti dell’intera lega NBA, no.
Il pubblico ha un continuo bisogno di statistiche, di highlights in cui c’è quella giocata spettacolare, di numeri che non fanno né la partita né il gioco della propria squadra.

Critiche che vanno oltre la difesa, il lavoro nei confronti dei compagni di squadra e verso un gioco dedito al sacrificio.
Una figura odiata prima di emergere: se ne parlava male da prima che entrasse in NBA; da prima che i Los Angeles Lakers lo scelsero al Draft del 2017; da prima che dimostrasse a tutti chi fosse.
Un giocatore silenzioso, un ragazzo segnato dalle feroci critiche di esperti di basket da salotto, persone che una partita di basket forse non l’hanno mai vista per intero, ma che sentono il bisogno di dire la loro, perché nell’era dei social network dare un’opinione va oltre tutto. Essere Lonzo significa essere sempre nell’occhio del ciclone.
Significa essere sempre sotto l’occhio critico di chi di basket non ne capisce, e si fa forza con quelle statistiche che di basket non parlano. Perché essere Lonzo significa essere un leader silenzioso; vuol dire essere quel giocatore che per quanto da alla sua squadra, nulla riceve in cambio.

Mai una parola fuori posto, mai una critica alle parole di odio nei suoi confronti, mai fuori dalle righe.
Sempre in silenzio: in campo, facendo parlare il gioco, quel gioco che lui ha trasformato mettendosi al servizio della sua squadra e per la sua squadra. Lonzo va oltre le statistiche: va oltre quell’idea che se tira poco e male vuol dire che non è un giocatore all’altezza della NBA. Perché riempie il gioco in altri modi, con un QI cestistico che nella lega americana pochi giocatori hanno e con una visione di gioco che, probabilmente, non si vedeva dai tempi di Jason Kidd.

Un All Star mai All Star. Uno che degli encomi se ne fa poco, perché quello di cui ha bisogno sono le vittorie e non i premi individuali. Quel giocatore, che se hai contro, è meglio correre ai ripari. Perché più di tutti si è migliorato, evoluto e adattato ad un gioco che ha capito che gli poteva dare la sua dimensione in campo.
Lonzo è perennemente sotto l’occhio del ciclone.
Il primo ad essere criticato quando la squadra non gira; il primo ad essere preso di mira quando la squadra perde.
Lui è sempre lì, pronto a prendersi le critiche feroci di esperti del gioco, di persone che lo vorrebbero altrove ma che poi con il passare del tempo lo rimpiangerebbero. Perché Lonzo è indispensabile in una squadra che punta a traguardi importanti.

Più di tutti, più di tutto.
Dalla parte di Lonzo Ball.



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