One Last Dance



Dwyane è nato a Chicago.
Abbandonato dalla madre si ritrovò a vivere con il padre e la sua nuova famiglia.
Passava le giornate ad ammirare le prodezze di un “certo” Michael Jordan e al campetto cercava di imitarle. Dwyane se la cavava con la palla a spicchi.
A causa del suo basso rendimento a scuola, poche università bussarono alla sua porta, e Dwyane scelse Marquette. Ma proprio a causa dei voti scarsi fu costretto a saltare l’anno da freshman.
Wade non si abbattè e non restò a guardare, si allenó duramente per migliorare e mise massa muscolare con i compagni in palestra. Questi sacrifici furono ripagati l’anno seguente quando da sophomore inizió a giocare e chiudendo la stagione con 17.8 punti, 6.6 rimbalzi, 3.4 assist e 2.5 recuperi in 32 partite giocate. Il suo gioco atletico e pieno di energia gli fece guadagnare il soprannome di “Flash”.
L’anno successivo è quello della consacrazione definitiva: Wade arriva a 21,5 punti, 6,3 rimbalzi, 4,4 assist, 2,2 recuperi e 1,3 stoppate di media, viene inserito nel primo quintetto ideale degli All American e nominato MVP delle Midwest Regional Final, riportando Marquette alla Final Four. Dopo due stagione di gioco, Wade prova ad entrare in NBA.

Si rese eleggibile per il Draft 2003 e venne scelto dai Miami Heat con la quinta scelta assoluta.

Il rendimento di Wade nella sua prima stagione lo porta alla convocazione in Nazionale e, durante il ritiro, la dirigenza dei Miami Heat mette a segno il colpo di mercato che cambierà la storia della franchigia: la squadra della Florida cede Lamar Odom, Caron Butler e Brian Grant per avere Shaquille O’Neal dai Los Angeles Lakers. Il nuovo duo degli Heat, comincia subito a dare spettacolo e a dominare la Eastern Conference. Miami vince 59 partite in stagione regolare, a fronte di sole 23 sconfitte. Arriveranno in finale di Conference contro i Detroit Pistons, campioni NBA in carica che vengono battuti in gara 5 e mandati sotto 2-3. A causa di un problema muscolare, Dwyane salta gara-6, ed una gara 7 sotto tono darà la vittoria per 88-82 ai Pistons. In seguito all’eliminazione gli Heat allestiscono un maxi-scambio (13 giocatori coinvolti, la più grande trade mai avvenuta) rivoluzionando la squadra: prendono Antoine Walker, Gary Payton, James Posey e Jason Williams.
Nella stagione successiva gli Heat conquistano i Playoffs con un record di 50-32, e riescono nuovamente a raggiungere la finale di Conference, ancora una volta contro i Pistons.
Questa volta Miami domina e chiude la serie 4-2.
In Finale NBA arrivano i Dallas Mavericks, di un certo Dirk Nowitzki, un europeo che con la palla in mano “disegna favole”. Miami in gara-1 parte alla grande, andando sul +9 a inizio primo quarto ma nonostante questo non riesce ad evitare la sconfitta. Gara-2 comincia più o meno nello stesso modo, un inizio di partita molto vivace ma nella ripresa, sotto i colpi di Stackhouse e Dirk Nowitzki, Miami affonda e i Mavericks portano a casa il 2-0. Gli Heat sembrano spacciati.
Arriviamo a gara-3 e a fine primo tempo Miami è sul +11. Ancora una volta però Dallas reagisce e Dirk porta i Mavs sul + 13 a 6 minuti dalla fine. Stavolta però si sveglia Wade che infila 12 punti in fila in 6 minuti (42 alla fine per lui) e Miami porta a casa la prima vittoria nella serie. Gara-4 è una dimostrazione di forza, dominata da Miami che vince 98-74 e pareggia la serie. La partita più bella della serie è senza dubbio gara-5, che vede Wade e Jason Terry darsi battaglia. Sarà un tiro di Flash sul finire a mandare all’overtime la partita e a 1 secondo dalla fine metterà due liberi per il 3-2 di Miami. Si torna a Dallas per gara-6, all’inizio dell’ultimo quarto gli Heat sono in vantaggio di tre punti. Quel vantaggio rimarrà tale fino a fine partita. Finirà 95-92. Miami vince il primo titolo NBA.
Flash sarà l’MVP della finale.

Gli anni successivi sono pieni di alti e bassi e di qualche infortunio che lo terrà lontano dal campo per parecchio tempo.
Ma nonostante questo Wade torna sempre più forte di prima e ogni partita che gioca si migliora sempre di più, arrivando nella stagione 2008/09 ad essere tra i candidati per il primo di MVP, e proprio nella stessa stagione supera la soglia dei 10.000 punti, il primo a farlo con la casacca degli Heat.

Nell’estate del 2010, il primo vero incontro tra Wade e la società ha un esito insperato. È l’estate di The Decision, con LbJ che afferma di voler portare i suoi talenti proprio a South Beach. Il progetto degli Heat, che nel frattempo mettono Riley in cabina di regia ed un mezzo esordiente Spoelstra in panca, è ambizioso e Wade lo sa; ha 28 anni, i soldi sono importanti, ma la possibilità di vincere ancora e fare la storia dei suoi Heat sono prospettive più affascinanti. Nessuna richiesta esosa, dunque, ma anzi dà la possibilità alla franchigia di fare spazio salariale per gli arrivi di LeBron e soprattutto Chris Bosh. La storia, da quella estate in poi, la conosciamo tutti. Flash ci aveva visto giusto: in quattro anni di permanenza dei Big 3 in Florida, arrivano quattro apparizioni consecutive alle Finals e due titoli che fanno impazzire i tifosi.
Dopo altri 2 anelli Wade è di nuovo un idolo, perché nonostante la presenza degli altri due campioni, è capitano e simbolo di una squadra che grazie a lui ha trovato i primi tre campionati della sua storia.

Nell’estate del 2014 per Dwyane gli anni sono 32, già nel 2010 aveva flirtato con i Bulls, ma l’amore di Miami è troppo forte, e accetta di restare.

Nel 2016 non avendo trovato un accordo per il rinnovo contrattuale, Wade lascia i Miami Heat dopo 13 anni e firma un contratto biennale con la squadra della sua città natale, i Chicago Bulls. Nell’estate 2017 si trasferisce ai Cleveland Cavaliers, ritrovando LeBron James, già suo compagno di squadra a Miami.
Nel febbraio 2018 fa ritorno ai Miami Heat.

I successi personali nel corso della sua carriera di certo non sono mancati: 10 volte All-Star, 2 volte inserito nel primo quintetto NBA, vincitore del titolo di miglior realizzatore nel 2009, così come quelli di squadra: 2 campionati NBA consecutivi nel 2012 e nel 2013 che si aggiungono a quello (per certi versi più bello) del 2006.

Nel corso della sua lunga carriera, e sopratutto nelle finali del 2006, flash ha dimostrato di appartenere alla tipologia di Campione più rara, dedito al lavoro alla squadra e mai sopra le righe; ma purtroppo a causa di un ginocchio sinistro che non ha mai smesso di fare i capricci e di tormentarlo sin dall’inizio della carriera non abbiamo mai potuto ammirarlo nel pieno del suo potenziale ma finché il fisico glielo ha permesso Dwyane è stato un giocatore difficilmente limitabile sotto tutti gli aspetti del gioco, dionisiaco, straripante, dotato di un uno contro uno incontenibile, con un palleggio incrociato di rara efficacia a cui si unisce un arresto e tiro dalla media distanza che riusciva a segnare con una continuità pazzesca.
Mai però, purtroppo, si è rivisto lo stesso giocatore con lo stesso strapotere atletico, fisico, tecnico e mentale delle Finali del 2006.

Il 18 febbraio 2019 a Charlotte si giocherà l’All Star Game e la Nba, anche se Dwyane non figurava tra la lista dei convocati, ha deciso di fare un’eccezione inserendolo come aggiunta speciale.
Un gesto di gratitudine verso un giocatore e bandiera che ha scritto le più belle pagine della storia di questo sport.

Questi saranno gli ultimi mesi che lo vedremo giocare e, sapere di non vederlo più con quella maglia numero 3 dei Miami Heat sarà molto triste per tutti gli appassionati della palla a spicchi.
Grazie Dwyane è stato un onore averti potuto “vivere!”



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