Jayson Tatum, un predestinato o solo uno dei tanti??



Jayson Christopher è figlio di Justin Tatum, un insegnante d’educazione fisica e di pallacanestro, e dell’avvocato Brandy Cole. A completare la famiglia ci sono Jaycob e Kayden, avuti però da una più recente relazione di Justin con la sua nuova compagna. Quella dei Tatum è una famiglia allargata e moderna, e Jayson è cresciuto senza dover affrontare la fame o altre situazioni estreme, cosa molto rara nella comunità afro-americana.
Ma,nonostante questo, anche se non in maniera esagerata, i genitori di Jayson, sopratutto la mamma Brandy, ne hanno dovuti fare di sacrifici.

Riuscire a ricevere una educazione al college è un grande risultato per qualsiasi ragazzo, ma per la famiglia Tatum vale qualcosa in più. Perché mamma Brandy, rimasta incinta di Jayson a 18 anni, non ha rinunciato ai suoi sogni personali portando avanti l’università, il lavoro part-time e un bambino da accudire da sola per raggiungere la bellezza di tre lauree.
Brandy ha fatto ogni genere di lavoro pur di pagarsi gli studi, dal pulire i bagni pubblici a incartare regali alla cassa; ha fatto la commessa e la donna delle pulizie: tutto, pur di mantenersi e pagarsi un’istruzione. Una volta, quando Jayson aveva 2 anni, la chiamarono i pompieri, dicendole che casa sua era andata in fiamme mentre lei era a lavoro. Jayson era fortunatamente col nonno, ma in quell’incendio persero tutto quello che possedevano.
Brandy si portava dietro il piccolo Jayson anche a lezione, lasciandolo in un angolo col suo Game Boy a fargli compagnia, inculcandogli però la cultura del lavoro e del sacrificio, valori che sono tornati utili a Jayson quando ha iniziato a fare sul serio con la pallacanestro. Per questo al suo arrivo a Duke si è detto entusiasta di poter essere allenato da una leggenda come Coach K, ma anche di guadagnarsi una laurea in una delle università più prestigiose del paese.
Nonostante la giovane età, Jayson ha già la testa “da professionista”, ha sviluppato esperienze con le nazionali giovanili USA e, da quello che si dice, ama rimanere in palestra per lavorare a lungo sul suo gioco.
Iscrittosi alla Chaminade College Preparatory High a Creve Coeur, in Missouri, Tatum diventò rapidamente la stella della squadra di basket, fregiandosi anche del titolo di prospetto a cinque stelle. Chaminade è un collegio esclusivamente maschile, dal quale sono usciti anche David Lee e Bradley Beal, divenuto amico della famiglia Tatum e confidente di Jayson.

Da Freshman Tatum mise a referto 13.3 punti di media, ma le sue cifre erano destinate ad impennarsi nell’anno da Sophmore, quando segnò 26 punti a gara, con 11 rimbalzi di media. Nell’anno da Junior, arrivò a 25.9 e 11.7 rimbalzi, per poi finire l’anno da Senior con 29.6 punti, 9.1 rimbalzi, ben sei quarantelli e il titolo statale nella sua categoria, guadagnandosi un posto all’immancabile McDonald’s All-American Game, chiuso come miglior marcatore della formazione dell’Est, con 18 punti.

Nella gara per accaparrarsi questo prospetto con chiaro potenziale da NBA (c’erano tutti, da Arizona a North Carolina, tanto che Jayson dovette prendersi un telefono apposito per i reclutatori), Duke è stata aiutata dalla reputazione di ateneo solido, che coltiva le menti dei propri studenti, e anche grazie ad un Mike Krzyzewski che ha promesso alla signora Cole che il pargoletto avrà la sua maglia numero zero ritirata solo quando terminerà gli studi.
Nel corso delle sue 29 partite in maglia Blue Devils (Coach K lo ha schierato in quintetto in 27 occasioni), Tatum ha vissuto la delusione di una prematura eliminazione nella March Madness, ma ha collezionato cifre ragguardevoli, con 16.8 punti di media, 7.3 rimbalzi e il 45.2% dal campo, guidando la squadra fino al secondo seed nel torneo NCAA, conclusosi con la disfatta contro la Cenerentola South Carolina (nell’occasione, 15 punti, 5 palle perse e 5 falli per Tatum).
Jayson è sempre stato molto alto rispetto ai coetanei (a sedici anni aveva già superato i due metri), ma questo non gli ha impedito di costruirsi sin da subito una buona dote di movimenti lontano da canestro, oltre che un ragguardevole range di tiro.
Tatum ha una passione sconfinata per Kobe Bryant, idolo d’infanzia da sempre, sul quale ha cercato di modellarsi, tra un jumper in allontanamento, uno spin-move e una finta con la testa, sopratutto nelle partite giocate in cortile contro suo padre.
È diventato però un giocatore molto diverso rispetto al Black Mamba: non ha la stessa cattiveria nello “spogliare” il difensore, ma in compenso vanta uno stile molto “educato” da scorer che farà molto comodo ai Celtics. Il Gm di Boston, Danny Ainge lo ritiene il giocatore più forte del draft 2017, andando in controtendenza rispetto a chi preferisce il talento grezzo, come se quest’ultimo fosse automaticamente sintomo di un “tetto” più alto.
Tatum,tra ai suoi “colleghi” scelti nello stesso draft del 2017, è sicuramente un giocatore più pronto rispetto a Markelle Fultz, dal gioco più definito rispetto a Lonzo Ball, e infinitamente più maturo rispetto a Josh Jackson.
Jayson, ha portato in dote a coach Brad Stevens, una buona dose di competitività e di talento al servizio della squadra. È un eccellente atleta, bello da vedere, elegante, compatto, con una piena padronanza dei fondamentali, potente e sotto controllo.
Durante gli anni dell’high school Jayson ha lavorato tutti i giorni, prima e dopo le lezioni, con Drew Hanlen (un allenatore locale dall’ottima reputazione anche tra i pro), rifinendo il suo stile di gioco.
La famiglia, l’ha gradualmente abituato all’impatto dei media, Brandy lo “intervistava” a tradimento nei momenti più disparati, per abituarlo ad avere la risposta pronta, e col mondo NBA, ma d’ora innanzi, Tatum dovrà camminare con le sue gambe, adattandosi in fretta alla vita del professionista, con la pressione-extra data dal giocare per una franchigia con tante ambizioni nel breve periodo.

Da un punto di vista fisico, Tatum è perfetto per fare l’ala NBA; misura 205 centimetri, e la sua apertura di braccia è 210 cm, ha spalle e torace largo, ottima mobilità e buona velocità, che sfrutta benissimo in contropiede anche senza palla, e che gli consente di arrivare al ferro dalla linea del tiro da tre con un singolo palleggio. Ha gambe un po’ magre e poco potenti, ma su questo già sta lavorando con lo storico trainer biancoverde Ed Lacerte.
Ha una buona meccanica di tiro e sta crescendo sempre di più anche nei piazzati, che non sono esattamente il suo forte.
Palla in mano, è un realizzatore temibile dalla media distanza, grazie al lavoro di piedi e ai centimetri, che lo rendono difficile da contestare, ma , su alcuni aspetti, deve ancora lavorare molto come per esempio riconoscere le situazioni in cui viene raddoppiato, e imparare a scaricare la palla coi tempi giusti.
Non è tremendamente esplosivo quando parte da fermo, e questo in NBA può fare la differenza e deve ancora migliorare nell’arresto dal palleggio andando a destra.
Uscendo dalla sfera realizzativa, il resto del suo gioco non è altrettanto progredito e raffinato, ma ha 21 anni, e tutto il tempo per migliorare anche in termini di playmaking e di difesa, dove sa esibirsi in intercetti spettacolari, grandi recuperi sul tiratore, se l’attaccante ha l’accortezza di fintare e penetrare, Jayson tende però a farsi sorprendere, ma dove può maturare in termini di costanza, possesso dopo possesso.
Non regala la sensazione di voler fermare il proprio uomo, e per questo, non lo definiremmo un difensore naturale, ma può lavorare sul suo approccio e crescere in un sistema come quello di Boston.
Non è e non sarà probabilmente mai un palleggiatore tremendamente creativo e tantomeno un playmaker aggiunto, ma è un cestista intelligente che continuerà sicuramente ad aggiungere movimenti e soluzioni al suo arsenale tecnico. Anche il tiro, che non ha particolari difetti meccanici, dovrà diventare più veloce, non è continuo nel tiro pesante, e tende a fermare la circolazione di palla, ma è un grande talento, capace di creare situazioni di vantaggio nell’area di campo che oggi le difese tendono a lasciare sguarnita, e cioè lo spazio che va dalla linea del tiro da tre al verniciato.
Quello che più fa innamorare di lui è l’estremo bagaglio tecnico che mette in mostra quando attacca nella sua situazione preferita, l’isolamento. Tatum già ora è una minaccia da prendere in considerazione sia quando attacca fronte che spalle a canestro, grazie a un footwork avanzatissimo e un bagaglio tecnico di finte, jab steps, crossover e step back di assoluto rispetto.

Detto questo, il talento di Jayson Tatum è innegabile, è chiaramente un giocatore diverso dagli altri, è un diamante in fase di sgrezzamento, insomma, è a tutti gli effetti un autentico predestinato. Nella storia di Boston, Jayson è già diventato il primo rookie ad aver segnato consecutivamente almeno 20 punti in 5 o più partite dei Playoffs.
È un prospetto di stella, ma quanto brillante, lo scopriremo solo seguendo la sua evoluzione; come sempre, e come un po’ per tutti, dipenderà dalla sua voglia di lavorare, ma la base di partenza è, in tutta onestà, entusiasmante, e saremmo davvero molto delusi e sbalorditi se tra qualche stagione non dovesse mantenere le aspettative.



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