Isiah Thomas: NBA Finals 1988



Siamo nell’estate 1987. I Lakers stanno celebrando la vittoria del loro quarto titolo NBA in era Magic, e Pat Riley decide di spararla decisamente grossa. Il capo allenatore dei Lakers, infatti, garantirà ai tifosi anche la vittoria del titolo dell’anno successivo.
La stagione successiva della franchigia Losangelina però, non andrà esattamente come la precedente. Nonostante tutto riusciranno a guadagnarsi un posto per i playoffs e, con due gare 7 vinte, i Lakers riusciranno a raggiungere ancora per una volta la finale.
In finale troveranno i Bad Boys di Adrian Dantley, Joe Dumars e soprattutto, di Isiah Thomas.
I Lakers devono vincere per mantenere la promessa e soprattutto per mantenere integra la reputazione del loro allenatore.
Isiah, invece, ha voglia di dimostrare che gli anni ’80 non sono solo Magic e Bird, e che lui è parte integrante di essi.
Il play dei Pistons infatti, dopo aver visto Magic e Bird collezionare trofei, aveva deciso di imitare i suoi due amici-rivali, cercando di ritagliarsi un posto all’interno dell’Olimpo dei grandi.

Gara 1: Detroit, squadra atletica e fisica, porterà i Lakers allo sfinimento. Dopo due gare 7 di fila per i losangelini è davvero troppo affrontare la durezza degli Orientali. Chi pensava in una facile vittoria dei Lakers dovrà ricredersi a breve, perché i Pistons sono venuti a vincere. Dal primo quarto si riesce già a capire che i Lakers hanno davanti un avversario in forma smagliante, mentre a loro sembra andare tutto per il verso sbagliato. Per i Pistons +17 all’intervallo e 105-93 il risultato finale, guidati dai 34 di Adrian Dantley.
Gara 2: L’attacco vince le partite, ma la difesa vince i Campionati. I Lakers raddoppiando costantemente il caldissimo Dantley verranno trascinati da un Magic reduce da febbre appena passata a una vittoria in gara 2 per 108-96, sfoderando un pauroso parziale negli ultimi 3 minuti di partita a colpi di Skyhook.
Gara 3: Dei Lakers a dir poco dominanti riescono a prendere il controllo della partita, e a mantenerlo per tutta la durata del match. L’espulsione di Chuck Daily, allenatore dei Pistons, mette la parola fine alla partita. 99-86 Lakers, si resta a Detroit per gara 4 con un vantaggio di 2-1 nella serie.
Gare 4-5: I Pistons, più giovani e atletici, trasformano la serie in una vera e propria lotta, sia psicologica che fisica. Le risse nelle due gare saranno innumerevoli e il caldo asfissiante di Detroit metterà a dura prova la resistenza dei veterani dei Lakers. I Bad Boys vinceranno le due partite successive, guidati ancora una volta da Dantley. Serie sul 3-2 per i Pistons. Ora la legacy di Riley è in serio pericolo.
Gara 6: Come si suoi dire è un “must win game”, ed entrambe le squadre lo sanno benissimo. Intervallo lungo, 53-46 Lakers. Si va negli spogliatoi, e Isiah sembra essere alquanto insoddisfatto. Nel terzo quarto, l’11 dei Pistons entra in campo decisamente con un altro spirito. Infatti inizierà a prendere un tiro dopo l’altro e a segnare in continuazione. Isiah segnerà 14 punti in fila e porterà i suoi Pistons sul -4. Ma su un’entrata a canestro dopo un assist di Joe Dumars, la caviglia di Thomas si girerà pericolosamente nell’atterraggio. La partita continua ma Thomas è a terra sofferente e sbatte rabbiosamente i pugni per terra.

Si alza con molta fatica, per poi ricadere sulle ginocchia. Non si regge in piedi. Allora sorretto dai compagni di squadra, riesce finalmente a camminare fino alla panchina, zoppicando vistosamente. La sofferenza più grande per Isiah però, non sarà il dolore alla caviglia, bensì l’amarezza di dover restare in panchina a guardare i suoi compagni in evidente difficoltà contro i Lakers. Thomas non riesce nemmeno a reggersi con le sue gambe, però decide lo stesso di rientrare in campo, incurante dei consigli di medici e allenatore. Il gesto sarà a dir poco eroico, poiché continuerà a giocare e a segnare letteralmente giocando su una gamba sola. Segnerà 25 punti nel solo terzo quarto di gioco. Isiah ci crede più di chiunque, stringe i denti, ma ormai la sua salute diventa sempre più precaria. Alla fine del 3 quarto i Pistons, avanti 81-79, devono tutto alla forza del più cattivo dei Bad Boys, il più piccolo. Detroit continuerà a giocare con tutte le sue forze, ma i Lakers sembrano decisamente averne di più, e le speranze del piccolo Thomas, che potrebbe aver messo a repentaglio la sua carriera per quella partita, vanno in frantumi come mille pezzi di vetro. Il cronometro segna lo 0.00. I Lakers sono avanti di 1. 103-102 e serie sul 3 pari. La batosta a livello morale è considerevole, specialmente per i compagni di Isiah, che con un punto in più avrebbero definitivamente consacrato la sua prestazione, portando il primo titolo a Detroit dopo tanto tempo.
Gara 7: Si gioca purtroppo in casa Lakers. Isiah è stremato e giocherà solo 28 minuti. Dopo i 43 monumentali punti della gara precedente, il suo tabellino a fine gara 7 segnerà solo 10, e approfitterà di questa situazione l’ala dei Lakers James Worthy, che metterà a referto una tripla doppia mostruosa da 36-16-10. Una tripla doppia in una gara 7 di finale non veniva messa a referto dai tempi di Jerry West nel 1969, e fu proprio grazie a questa tripla doppia che a fine partita i Lakers riusciranno a sollevare il Larry O’Brian Trophy, con Worthy meritatamente eletto MVP della serie finale. A nulla servì l’ultimo disperato tentativo di rimonta da un vantaggio ormai troppo consistente, provata nel quarto periodo dai Pistons. 108-105 Lakers, che vincendo partita, serie e titolo, salveranno anche la faccia a Pat Riley.
Ovviamente il premio di miglior giocatore delle finali, si assegna per consuetudine alla squadra vincente, ma tutti quanti sappiamo che il vero Mvp morale della serie sarà il piccolo #11 dei Detroit Pistons, che ci dimostrerà che il cuore; per quanto grande, non basta da solo.
Questa potrà sembrare un triste finale di una triste storia, ma per nostra fortuna, il vero finale della storia non sarà questo. Thomas infatti si prenderà la sua rivincita nei due anni successivi, vincendo prima con un devastante sweep ai danni degli stessi Lakers (4-0 nel 1989) e poi con un 4-1 l’anno dopo contro i Portland Trail Blazers di Clyde Drexler, con Thomas eletto MVP delle finali del secondo episodio. Il lieto fine, quindi, c’è stato, ma non sarebbe stato sicuramente reso così gratificante senza quella meravigliosa, ma maledettissima gara 6.

Statistiche serie: 19.7 punti, 9 assists di media. 43 punti in gara 6, rientrando da un infortunio. Record ogni epoca per punti nel terzo quarto in una finale NBA.
Sconfitta per 4-3 contro i Los Angeles Lakers.



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