Moses Malone: NBA Finals 1983.



Il talento più dominante della storia della ABA, “The Doctor”Julius Erving non era ancora riuscito a sbancare definitivamente dopo l’unificazione di quest’ultima alla sorella maggiore della NBA.
Nonostante lo spettacolo che tirasse su fosse sempre notevole però, i Philadelphia 76ers di Erving non erano mai riusciti a concretizzare definitivamente le loro cavalcate con un successo abbastanza soddisfacente. Dall’arrivo di Maurice Cheeks nel 1979 i Sixers si erano sempre fatti avanti come una possibile contender per il titolo, arrivando anche in finale nel 1980 e venendo eliminati dal rookie di vent’anni che giocando da centro sorrideva allegramente mentre li umiliava (ovviamente si allude a Magic Johnson), che li fece fuori anche due anni dopo nel 1982.
Dall’arrivo di Cheeks infatti i 76Ers non erano mai scesi sotto la seconda posizione ad Est, ma erano sempre stati eliminati dai Los Angeles Lakers di Magic o dai diretti rivali Boston Celtics di Bird.
Il salto di qualità arrivò però quando avvenne il più grande colpo di mercato dai tempi di Kareem Abdul-Jabbar. Infatti nell’estate del 1982 arrivò direttamente da Houston l’MVP in carica, Moses Malone.
Il centro dei Rockets infatti nella stagione precedente aveva tenuto medie esorbitanti da oltre 31 punti e 15 rimbalzi, non riuscendo però a conquistare più della sesta posizione nella Western Conference. La sesta posizione implicava inevitabilmente lo svantaggio nel fattore campo del primo turno che fu concluso in 3 gare contro i Seattle Supersonics. Dopo la recente delusione Malone decise di cambiare aria e la sua scelta fu decisamente azzeccata. I Sixers conclusero con il miglior record della lega vincendo la bellezza di 65 gare e Malone fu eletto nuovamente MVP della stagione regolare.
I playoffs sembrano procedere in modo altrettanto tranquillo e dopo una vittoria a dir poco schiacciante per 4-0 contro i New York Knicks e un rassicurante 4-1 rifilato ai Milwaukee Bucks, i Sixers sono di nuovo in finale. Ad attenderli ci sono i soliti Los Angeles Lakers con il tanto odiato Magic Johnson che dopo la vittoria dell’anno precedente e del 1980 sembrava averci preso gusto a vincere contro i Sixers. Questa volta però c’era un Malone in più nella rappresentativa orientale che sicuramente impegnava Jabbar molto più di Darryl Dawkins.
Gara 1: Malone e i Sixers infatti sconfissero Jabbar e compagni nel primo episodio della serie in una partita tanto equilibrata quanto emozionante conclusasi per 113-107 a favore di Philadelphia con i 25 di Andrew Tomey a condire la quasi tripla doppia del dottore da 20-10-9 e la mostruosa prestazione da 27+18 dello stesso Malone che inoltre aveva anche tenuto Jabbar a soli 20 punti segnati e soli 4 rimbalzi conquistati.
Gara 2: I Sixers, avanti 1-0 hanno ancora il vantaggio del fattore campo e non hanno sicuramente intenzione di concedere una chance ai Lakers per portarsi in parità a Los Angeles. Dall’altra parte i gialloviola sanno bene che qualora dovessero perdere gara 2, sarebbero costretti a cercare di entrare nella ristrettissima cerchia di squadre che hanno rimontato da un deficit di 2-0 in una finale NBA (al momento solo Celtics nel 1969 e Blazers nel 1977). Quest’ultima ipotesi era sicuramente da evitare per la franchigia campione in carica che infatti partirà subito forte finendo il primo tempo avanti di 4, 55-51. Seguirà però un tracollo totale dovuto a una grande dimostrazione di solidità dei Sixers, complice il totale dominio del pitturato da parte di Moses Malone. 24+12 controllando totalmente Jabbar, e secondo tempo chiuso 38-52 per i Sixers. 103-93 a fine partita e Philadelphia che si reca a Los Angeles sul 2-0.
Gara 3: Lakers mai così in difficoltà. Sembrano trovarsi contro una squadra che non riescono a sconfiggere per la prima volta dall’inizio della dinastia. La risposta dei big dei Lakers arriverà, ma i Sixers sembrano in totale stato di grazia e dopo aver tranquillamente rimontato uno svantaggio di 11 punti nel primo quarto proveranno pian piano a prendere il largo. Inizio quarto periodo e pari 72. Nel quarto periodo un parziale stordente dei Sixers da 39-22 porterà la serie sul 3-0. Il solito dominante Malone concluderà con un imponente 28-19-6 ai danni dell’ormai anziano Jabbar, e la sua prestazione sarà condita dai 21+12 del dottore e da altri 21 di Andrew Toney.
Gara 4: Nessuna squadra ha mai rimontato da uno svantaggio di 3-0 in nessuna serie di playoffs. I Sixers finalmente sembrano essersi liberati dei demoni gialloviola che ormai li perseguitavano da 4 edizioni. Comincia gara 4 a Los Angeles e i soliti, ormai non sufficienti Magic e Kareem continueranno a lottare strenuamente per evitare un umiliante sweep. 27-7-13 per il primo e 28+7 per il secondo contrapposti però a quattro dei titolari dei Sixers tutti sopra i 20 punti segnati (Cheeks, Toney e i soliti Erving e Malone).
Malone ai 24 punti segnati però, aggiungerà anche 23 rimbalzi catturati, rubando di nuovo totalmente la scena al gigante #33 dei Lakers. La gara sarà esattamente come tutti gli altri episodi della serie. Lakers avanti per i primi due quarti di gara e poi totale tracollo. 115-108 per Philadelphia e sweep completato.
Impressionante 4-0 rifilato ai Lakers che fino a poco fa avevano sempre passeggiato sulla rappresentativa orientale. Ovviamente c’era qualcosa in più rispetto agli altri anni, ovvero un bi-MVP ancora in carica, che nella sua bacheca aggiungerà anche un meritatissimo MVP delle finali NBA.
Statistiche serie: 25.8 punti, 18 rimbalzi, 1.5 stoppate e 1.5 recuperi di media.
Vittoria per 4-0 sui Los Angeles Lakers.#lefinalsdellastoriadelbasket
PARTE 8
Il talento più dominante della storia della ABA, “The Doctor”Julius Erving non era ancora riuscito a sbancare definitivamente dopo l’unificazione di quest’ultima alla sorella maggiore della NBA.
Nonostante lo spettacolo che tirasse su fosse sempre notevole però, i Philadelphia 76ers di Erving non erano mai riusciti a concretizzare definitivamente le loro cavalcate con un successo abbastanza soddisfacente. Dall’arrivo di Maurice Cheeks nel 1979 i Sixers si erano sempre fatti avanti come una possibile contender per il titolo, arrivando anche in finale nel 1980 e venendo eliminati dal rookie di vent’anni che giocando da centro sorrideva allegramente mentre li umiliava (ovviamente si allude a Magic Johnson), che li fece fuori anche due anni dopo nel 1982.
Dall’arrivo di Cheeks infatti i 76Ers non erano mai scesi sotto la seconda posizione ad Est, ma erano sempre stati eliminati dai Los Angeles Lakers di Magic o dai diretti rivali Boston Celtics di Bird.
Il salto di qualità arrivò però quando avvenne il più grande colpo di mercato dai tempi di Kareem Abdul-Jabbar. Infatti nell’estate del 1982 arrivò direttamente da Houston l’MVP in carica, Moses Malone.
Il centro dei Rockets infatti nella stagione precedente aveva tenuto medie esorbitanti da oltre 31 punti e 15 rimbalzi, non riuscendo però a conquistare più della sesta posizione nella Western Conference. La sesta posizione implicava inevitabilmente lo svantaggio nel fattore campo del primo turno che fu concluso in 3 gare contro i Seattle Supersonics. Dopo la recente delusione Malone decise di cambiare aria e la sua scelta fu decisamente azzeccata. I Sixers conclusero con il miglior record della lega vincendo la bellezza di 65 gare e Malone fu eletto nuovamente MVP della stagione regolare.

I playoffs sembrano procedere in modo altrettanto tranquillo e dopo una vittoria a dir poco schiacciante per 4-0 contro i New York Knicks e un rassicurante 4-1 rifilato ai Milwaukee Bucks, i Sixers sono di nuovo in finale. Ad attenderli ci sono i soliti Los Angeles Lakers con il tanto odiato Magic Johnson che dopo la vittoria dell’anno precedente e del 1980 sembrava averci preso gusto a vincere contro i Sixers. Questa volta però c’era un Malone in più nella rappresentativa orientale che sicuramente impegnava Jabbar molto più di Darryl Dawkins.
Gara 1: Malone e i Sixers infatti sconfissero Jabbar e compagni nel primo episodio della serie in una partita tanto equilibrata quanto emozionante conclusasi per 113-107 a favore di Philadelphia con i 25 di Andrew Tomey a condire la quasi tripla doppia del dottore da 20-10-9 e la mostruosa prestazione da 27+18 dello stesso Malone che inoltre aveva anche tenuto Jabbar a soli 20 punti segnati e soli 4 rimbalzi conquistati.
Gara 2: I Sixers, avanti 1-0 hanno ancora il vantaggio del fattore campo e non hanno sicuramente intenzione di concedere una chance ai Lakers per portarsi in parità a Los Angeles. Dall’altra parte i gialloviola sanno bene che qualora dovessero perdere gara 2, sarebbero costretti a cercare di entrare nella ristrettissima cerchia di squadre che hanno rimontato da un deficit di 2-0 in una finale NBA (al momento solo Celtics nel 1969 e Blazers nel 1977). Quest’ultima ipotesi era sicuramente da evitare per la franchigia campione in carica che infatti partirà subito forte finendo il primo tempo avanti di 4, 55-51. Seguirà però un tracollo totale dovuto a una grande dimostrazione di solidità dei Sixers, complice il totale dominio del pitturato da parte di Moses Malone. 24+12 controllando totalmente Jabbar, e secondo tempo chiuso 38-52 per i Sixers. 103-93 a fine partita e Philadelphia che si reca a Los Angeles sul 2-0.

Gara 3: Lakers mai così in difficoltà. Sembrano trovarsi contro una squadra che non riescono a sconfiggere per la prima volta dall’inizio della dinastia. La risposta dei big dei Lakers arriverà, ma i Sixers sembrano in totale stato di grazia e dopo aver tranquillamente rimontato uno svantaggio di 11 punti nel primo quarto proveranno pian piano a prendere il largo. Inizio quarto periodo e pari 72. Nel quarto periodo un parziale stordente dei Sixers da 39-22 porterà la serie sul 3-0. Il solito dominante Malone concluderà con un imponente 28-19-6 ai danni dell’ormai anziano Jabbar, e la sua prestazione sarà condita dai 21+12 del dottore e da altri 21 di Andrew Toney.
Gara 4: Nessuna squadra ha mai rimontato da uno svantaggio di 3-0 in nessuna serie di playoffs. I Sixers finalmente sembrano essersi liberati dei demoni gialloviola che ormai li perseguitavano da 4 edizioni. Comincia gara 4 a Los Angeles e i soliti, ormai non sufficienti Magic e Kareem continueranno a lottare strenuamente per evitare un umiliante sweep. 27-7-13 per il primo e 28+7 per il secondo contrapposti però a quattro dei titolari dei Sixers tutti sopra i 20 punti segnati (Cheeks, Toney e i soliti Erving e Malone).
Malone ai 24 punti segnati però, aggiungerà anche 23 rimbalzi catturati, rubando di nuovo totalmente la scena al gigante #33 dei Lakers. La gara sarà esattamente come tutti gli altri episodi della serie. Lakers avanti per i primi due quarti di gara e poi totale tracollo. 115-108 per Philadelphia e sweep completato.
Impressionante 4-0 rifilato ai Lakers che fino a poco fa avevano sempre passeggiato sulla rappresentativa orientale. Ovviamente c’era qualcosa in più rispetto agli altri anni, ovvero un bi-MVP ancora in carica, che nella sua bacheca aggiungerà anche un meritatissimo MVP delle finali NBA.
Statistiche serie: 25.8 punti, 18 rimbalzi, 1.5 stoppate e 1.5 recuperi di media.
Vittoria per 4-0 sui Los Angeles Lakers.



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