Lebron James: NBA Finals 2016.



13 aprile 2016.
I Warriors hanno potenzialmente la gara che può permettere loro di fare la storia praticamente in ogni statistica. Purtroppo quella sera però gli ascolti della gara contro i Grizzlies saranno decisamente più bassi di quanti non sarebbero dovuti essere. Il motivo? La loro partita coincide con la gara di addio di Kobe Bryant contro gli Utah Jazz. Come tutti sappiamo Kobe chiuderà a 60 e canestro della vittoria, ma per una volta questa partita dovrà passare in secondo piano. Steph e i suoi Warriors hanno bisogno di una gara letteralmente perfetta per poter stabilire ogni singolo record che si erano preposti. E la partita perfetta arrivò. Curry era a 392 triple e per chiunque non si fosse chiamato Stephen Curry sarebbe stato pressocchè impossibile mettere a referto 8 triple. Curry però era in giornata come non mai. I tiri entravano con grande facilità. A fine terzo quarto le triple segnate erano già 10 e i suoi punti 46. Il quarto quarto non fu neanche necessario da giocare per il n.30, poiché Golden State era già avanti di 21 punti. I tifosi della Oracle, già festanti pregustavano le prime pagine nelle testate giornalistiche, ancora inconsapevoli della leggendaria prestazione di Bryant. Dopo la vittoria sui Grizzlies quindi, i Warriors avevano concluso la miglior stagione regolare di tutti i tempi, con un record di 73 partite vinte su 82 giocate. L’imbattibile record dei Bulls era stato incredibilmente battuto. Curry aveva passato quota 400 triple fermando il tassametro a 402, ovviamente record ogni epoca (nessuno ne aveva mai fatte neanche 300!!!), e davanti ai Warriors sembrava esserci solo una strada dritta e tutt’altro che tortuosa verso il Larry O’Brian Trophy. Curry fu ovviamente consacrato MVP della stagione regolare a 30 punti di media e con il miglior record di sempre.

Il primo turno dei Playoffs è contro una deludente Houston, che dopo una grande annata nell’anno precedente, quest’anno devono solo accontentarsi della ottava posizione. Curry è marcato da uno dei migliori play difensivi della lega, Patrick Beverley, ma sembra che il momento di grazia della gara coi Grizzlies non sia ancora passato. 16 nel primo quarto e 24 sul finale del secondo tempo. Però proprio in questo finale, dopo una gran rubata su Harden, facendo un passaggio a dir poco magico fuori equilibrio per un facile layup di Iguodala in campo aperto, metterà il suo piede a terra in modo abbastanza irregolare, creando un problema non indifferente alla sua caviglia.
Golden State, anche con Curry fuori non avrà problemi a vincere la partita, in attesa del rientro dell’Mvp, ma inaspettatamente, anche per questa squadra praticamente perfetta, dopo questo episodio iniziarono i problemi. I Warriors si porteranno anche sul 2-0, ma perderanno, anche se solo di un punto, gara 3.
L’Mvp però in gara 4 è pronto a rientrare. Purtroppo però, sempre con i suoi Warriors a 56, e sempre con i soliti due dannatissimi secondi sul cronometro del secondo quarto, Curry, rincorrendo Ariza scivolerà pericolosamente sul parquet del Toyota Center. Le sue ginocchia si piegheranno pericolosamente verso l’interno, ma Curry si alzerà prontamente per far capire che è tutto ok. Così però non è, e Steph zoppica vistosamente nel tornare negli spogliatoi per l’intervallo. Curry è ancora una volta fuori per il resto della partita, nonostante Golden State riesca ancora una volta a vincere, portandosi sul 3-1 e poi sul 4-1.
Dall’altra parte degli USA, i loro rivali, i Cleveland Cavaliers di Lebron James hanno battuto con un secco 4-0 i Detroit Pistons. Inizialmente però, il vero pericolo per i Golden State Warriors sembrano essere i San Antonio Spurs, che, reduci da un quasi altrettanto impressionante 67-15, avevano massacrato con uno sweep i soliti malcapitati Memphis Grizzlies. Il secondo turno per loro è sicuramente più ostico, contro la squadra delle due superstar Russell Westbrook e Kevin Durant, gli Oklahoma City Thunder, che durante la stagione regolare avevano raggiunto la terza posizione in classifica.

Al momento sembra essere la serie più interessante del secondo turno, però la partenza sparata degli Spurs, seguita da un vistoso sbandamento dei Thunder porterà gli Spurs a un devastante 124-92 e al vantaggio per 1-0 nella serie. Gara 2, piena di controversie, si chiuderà con Serge Ibaka sdraiato per terra con la palla stretta tra le mani ricordando Dikembe Mutombo dopo la vittoria contro i Supersonics. Vittoria Thunder per 98-97 e serie sul 2-2.
Dall’altra parte dell’oceano i Cavaliers vincono ancora per 4-0 contro gli Atlanta Hawks, completando il secondo sweep in altrettanti turni. L’8 maggio è la data in cui comincerà una impressionante cavalcata da parte dei Thunder. Sotto di 2-1 contro i favoriti San Antonio Spurs, vinceranno gara 4 senza troppi problemi e gara 5 con leggermente più difficoltà, prima di dominare totalmente gara 6 e vincere la serie, lasciando gli Spurs totalmente annichiliti. L’incubo dei Golden State Warriors era stato cancellato, ma sembrava esserne uscito allo scoperto uno ancor più grande. Tornando ai ragazzi della baia, sempre senza il loro miglior giocatore, si portano avanti per 2-1 contro i volenterosi Portland Trail Blazers. In gara 4 Steph torna, ma non parte in quintetto. Senza dubbio questa sarà la più bella partita della serie, teatro di un duello meravigloso tra Damian Lillard e lo stesso Curry, che si concluderà solo ai tempi supplementari. 132-125 Warriors, 36-6-10 di Lillard e 40-9-8 di Curry. I ragazzi della baia si porteranno sul 3-1, prima di vincere anche gara 5 e arrivare in finale di Conference con un record di 8-2 nei primi due scontri. Come detto in finale saranno raggiunti dai sorprendenti Oklahoma City Thunder del duo Westbrook-Durant.
La seconda finalista ad Est invece sarà la squadra Canadese della NBA, I Toronto Raptors, forzati a 7 gare in entrambi i turni, prima dai Pacers di Paul George e poi dai Miami Heat di un Dwyane Wade a dir poco eroico. Ovviamente i Cavs sono li ad aspettarli, partendo da grandi favoriti. E le prime due gare alla Quicken Loans Arena dimostreranno ai Raptors che finchè a Est c’è Lebron James, il risultato di ogni serie è già scritto.

Ad Ovest invece i Warriors sembrano aver ritrovato il miglior Curry e sembrano quindi essere tornati i supercampioni che avevano dominato in lungo e in largo la stagione regolare. La squadra dei record però si trovava davanti a dei Thunder in totale stato di grazia. I Thunder vincono la prima è Golden State risponde stravincendo la seconda, pareggiando la serie. I Thunder però continuano ad essere la squadra che ha massacrato gli Spurs anche contro Golden State, lasciando i Warriors totalmente annichiliti nelle due gare successive. 3-1 per gli Oklahoma City Thunder che sembrano incredibilmente vicini alla finale NBA. Campioni in carica per la prima volta in seria difficoltà. Ad Est i Raptors hanno incredibilmente risposto all’assalto dei Cavs vincendo le due gare in casa e portandosi in pareggio nella serie.
Però mentre Cleveland non si scompose e riuscì a vincere in casa e successivamente in trasferta a Toronto incoronandosi ancora una volta campione della Eastern Conference, gli OKC Thunder sembravano totalmente un’altra squadra rispetto ai primi 3 episodi della serie, crollando fino a farsi rimontare da un vantaggio di 3-1.

Le tre gare successive finirono tutte a favore dei Warriors che dopo una serie strana più che combattuta arrivarono di nuovo in finale.
Come nel 2015, è di nuovo Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers, ma c’è una grande differenza quest’anno e si chiama Kyrie Irving. Infatti il play dei Cavs l’anno precedente era uscito prematuramente dalla serie a causa di un brutto infortunio.
Gara 1-2: Kyrie o no, i Warriors sembrano comunque voler dimostrare la loro superiorità, dominando i primi due episodi.
Gara 3: Cleveland troverà la riscossa in gara 3 grazie ai 32 di Lebron James, ai 30 di Kyrie Irving e a 20 sorprendenti punti di un sorprendente Jr Smith.
Gara 4: Nonostante la carica emotiva di gara 3, i Warriors, con i 38 di Stephen Curry, vinceranno facilmente gara 4 portandosi in vantaggio per 3-1 nella serie. Nessuno in finale ha mai rimontato da uno svantaggio di 3-1, però in svantaggio non c’era una squadra qualunque, ma una squadra con Lebron James. Il re non ci sta a perdere, consapevole del fatto che se questa serie fosse finita così in malo modo, le critiche avrebbero totalmente sommerso la sua figura. Una macchia così grande in una carriera di una leggenda non può esistere, e Lebron lo sa.
Gara 5: questa partita sarà teatro di uno spettacolo a dir poco incredibile messo in scena dai contendenti al titolo. Lebron James e Kyrie Irving segneranno 82 punti in due (equamente distribuiti). Il re aggiunse ad essi 16 rimbalzi e 7 assists, mente Kyrie tirerà con un esorbitante 17/24 dal campo. I Warriors non sembrano preoccuparsi troppo di questa gara appena trascorsa, pensando ad una semplice reazione nervosa, ma sarà proprio questo comportamento a condannarli definitivamente.
Gara 6: La partita giocata a Cleveland con troppa sufficienza da parte dei campioni in carica permetterà infatti ai Cavs di portarsi in pareggio nella serie. Il tabellino di Lebron dopo i 41 di gara 4 reciterà… ancora 41. Due gare consecutive sopra i 40 in una serie finale e due vittorie. 3 pari e si va a Oakland per l’episodio finale.
Gara 7:
“Nell’esoterismo, il 7 rappresenta il numero perfetto, l’espressione privilegiata della mediazione, della saldatura tra umano e divino. Nella pallacanestro NBA, il numero 7 rappresenta la perfezione. Quando poi arriva in una serie finale, rappresenta un godimento. Game 7, gara 7”
~Flavio Tranquillo~
Sarà proprio in questo modo che milioni di italiani, alle 2 di notte, dopo aver sintonizzato i loro decoder sul canale 202, si approcceranno a vedere la partita probabilmente più attesa della loro vita. Infatti qui o si fa la storia, qualora i Warriors dovessero vincere, consacrando la loro stagione come la migliore di tutti i tempi, o si fa la storia, completando la rimonta più incredibile della storia della pallacanestro NBA.
Qualunque sarà il risultato di questa partita, infatti, sarà direttamente da consegnare alla storia.
Gara 7 comincia, e la tensione si percepisce anche dall’altra parte dell’oceano. Gara in più totale equilibrio per 4 quarti. Mini allungo Warriors, annullato dalle magie di Kyrie Irving. Mini allungo Cavs, annullato da un improbabile Draymond Green in versione tiratore, che concluderà con un impressionante 6/8 da 3. Saranno 32 i suoi punti, conditi da 15 rimbalzi e 6 assists.
86-87 Warriors a 5 minuti dalla fine. La stanchezza si fa sentire e un passaggio decisamente superficiale da dietro la schiena di Stephen Curry finisce fuori dal campo dimostrando che amche la concentrazione sta rapidamente calando.
Dall’altra parte del campo incredibile tripla di Lebron su step back con risposta da due punti di Klay Thompson nell’azione successiva.
Siamo sull’89 pari. Due minuti dalla fine. Rimbalzo Iguodala, apertura per Curry che schiaccia di nuovo per terra per Iggy che ha in mano la palla del potenziale vantaggio, salto, layup e… sappiamo tutti credo come sia finita. Lebron James macina metri alla velocità del suono e inchioda alla tabella il tentativo di layup di Iguodala con una “Gioconda” in rimonta.

Questo gesto è sicuramente ancora oggi il più ironico nella carriera del 23 e forse il più incredibile gesto atletico della storia del basket. Ormai nessuna delle due squadre riesce a far muovere la retina. Si è costantemente bloccati sull’89 pari. Irving in palleggio prende la destra; a marcarlo c’è Curry. Finta di esitazione, leggero shake, step back e tiro in fadeaway. Splash. 92-89, vantaggio pesantissimo per Cleveland a meno di 50 secondi dal termine.

I Warriors per pareggiare non possono che affidarsi a Stephen Curry. A marcarlo c’è Kevin Love, criticato fin dal suo arrivo a Cleveland per l’incredibile decrescita dai tempi di Minnesota. Molti tifosi rimpiangevano la scelta della loro squadra di aver ceduto il prospetto Andrew Wiggins per uno come Love, incapace di difendere e ormai neanche più funzionale in attacco. In questo possesso c’è tutta la voglia di riscatto di Love che mantiene repressa dal suo arrivo a Cleveland due anni prima. Possesso difensivi di Love a dir poco da manuale; Curry non riesce a smarcarsi con le finte né riesce a batterlo in palleggio. Love dimostra essersi spinto oltre i suoi limiti costringendo Curry a un tiro forzati da 9 metri che si stampa sul ferro. Rimbalzo e possesso Cleveland. Un Irving frettoloso rischia di perdere palla ma consegna a Cleveland un’importante rimessa. Batte Lebron che serve Irving dall’altra parte del campo. Il #2 dei Cavs sgomitando attraversa tutto il campo velocemente arrivando sotto canestro e passando una palla incredibile dal traffico al tagliante. Se il tagliante si chiama però Lebron James e gli si viene lasciato spazio, c’è poco da fare. Lui salta più in alto di tutti e fa per schiacciare. Draymond Green è il primo ad accorgersi di ciò e gli va incontro commettendo un fallo abbastanza pesante, facendo cadere il re per terra. Nell’atterraggio Lebron mette il polso in una posizione scorretta e quest’ultimo si piega vistosamente. Il #23 è a terra dolorante ma nonostante tutto si alza per tirare i due liberi. Liberi che se messi a segno potrebbero portare i Cavaliers a un vantaggio troppo grosso da essere recuperato in così poco tempo. Il primo libero però esce. Ne basta uno per andare sul +4, quindi a due possessi di distanza tra le due squadre. Il secondo infatti entra e Cleveland raggiunge quota 93. Nell’ultimo possesso due disperate triple allo scadere di Curry e Speights finiscono entrambe sul ferro rimbalzando lunghe e consacrando i Cleveland Cavaliers come campioni NBA dopo una storica rimonta.
Lebron James è MVP delle finali all’unanimità e ai microfoni di Doris Burke, raccogliendo le ultime energie che gli sono rimaste urla “CLEVELAND! THIS IS FOR YOU!”.
La promessa di portare il primo titolo della loro storia non soli ai Cavaliers, ma a tutta la città in Ohio si era realizzata e il nativo di Akron era per la terza volta sul tetto del mondo, anche se questo titolo valeva più degli altri due combinati. Come contorno perfetto Lebron aveva realizzato una tripla doppia da 27-11-11, diventando così il terzo giocatore insieme a Jerry West e James Worthy a mettere a referto una tripla doppia in una gara 7 di finale NBA.

Statistiche serie: 29.7 punti, 11.3 rimbalzi, 8.9 assist, 2.3 stoppate e 2.6 palle recuperate di media in 7 partite. Terzo giocatore di sempre a nettere a referto una tripla doppia in gara 7 di finale. MVP unanime.
Vittoria Cavaliers per 4-3, prima squadra nella storia a rimontare da uno svantaggio di 3-1 in una serie finale.



Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*