Tim Duncan: NBA Finals 2003.



I primi anni del nuovo millennio sono stati caratterizzati da un dominio incontrastato dei Los Angeles Lakers, e agli estremi di questo dominio ci sono stati i San Antonio Spurs, che hanno aperto e chiuso il three peat gialloviola. Gli Spurs, da quel 1999 avevano aggiunto però altre due superstar al loro nucleo. Al leggendario coach Pop, ancora agli albori, e a un Tim Duncan MVP in carica si aggiunsero due giovani che avrebbero fatto con il tempo la storia della franchigia: il francese William Anthony Parker, detto “Tony” e l’argentino Emanuel David Gìnobili Maccari, detto “Manu”, oltre all’aggiunta di un giovanissimo Stephen Jackosn.
Nel 2003 Gli Spurs, primi ad ovest la corazzata Losangelina la incontrarono quattro volte nel corso della stagione, vincendo sorprendentemente tutti e quattro gli incontri, e succassivamente nel secondo turno dei Playoffs, e le tre leggende della pallacanestro moderna, Shaq Kobe e Duncan, diedero spettacolo esprimendosi al meglio delle loro potenzialità. In gara 1, nonostante una super prestazione dei singoli californiani, fu il gioco di squadra della franchigia texana a trionfare. I 37 di Bryant, unuiti al 24+21 e 4 stoppate del “Big Aristotle” non bastarono a impedire una vittoria Spurs per 87-82 esattamente come il loro scontro nel Season Opener. In gara 3 saranno 27 a testa per tutte e 3 le superstar, ma la solita, solida prestazione dei ragazzi di Pop, metterà seriamente in dubbio le speranze di vittoria dell’ennesimo titolo da parte dei Lakers. 114-95 e 2-0 Spurs. Shaq e Kobe però domineranno i due incontri allo Staples Center, e il 2-2 è cosa fatta. La storia sembra essere destinata a ripetersi se non fosse per l’asse Francia-isole Vergini. La legacy del duo comincia proprio ora e i due salendo in cattedra in gara 5 e gara 6 sconfiggeranno i 3 volte campioni, garantendosi l’accesso alle finali di Conference e diventando gli assoluti favoriti per la corsa al titolo.
In finale di Conference gli Spurs trovarono i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, e si scontrarono in una leggendaria faida tra ruoli. Infatti la sfida tra Duncan e Dirk sarà uno scontro tra due delle più grandi Power Forwards di sempre, e questi due titani della pallacanestro si mancarono a vicenda per tutta la serie offrendo agli spettatori una serie di sfide 1v1 da ricordare a lungo. In più il supporting cast dei due mostri sacri sarà altrettanto importante, con soprattutto un altro duello nel duello tra Parker e Steve Nash.
In gara 1 gli Spurs partono subito fortissimi, salendo avanti anche di 18 e Duncan sarà la stella più splendente della Gara, almeno fino a questo punto. La strategia di Don Nelson però, sarà tanto crudele quanto efficace. Da metà gara si comincia con l’Hack a Shaq su Bruce Bowen. Gli Spurs perderanno il loro impeto e si faranno rimontare. Duncan ne piazzerà 40, ma Dirk risponderà con 38, portandosi a casa la gara e spedendo sotto la doccia gli Spurs a testa bassa. La riscossa arriverà in gara due e gara 3, grazie ai 29 di Parker e ai 34-24-6 e 7 stoppate di Duncan, che dominerà il duello con il 41 dei Mavericks, con una prestazione da consegnare ai libri di storia della pallacanestro (e non). In gara 4 oltre al solito, sempre più incredibile Duncan, ancora Parker e anche Manu e alla pesante assenza di Nowitzki fino alla fine della serie, contribuiranno a portarsi avanti sul 3-1. Gli Spurs chiuderanno la serie in 6 gare e in finale NBA ci saranno ad asppettarli i New Jersey Nets in back-to-back, reduci da un 4-0 contro i Celtics.
Gara 1: Raramente si è visto un livello di dominio esercitato da un giocatore NBA in una serie di finale paragonabile a quello di Tim Duncan nelle 6 gare contro i Nets. Nel primo atto, con 32 punti, 20 rimbalzi, 7 assist, 6 stoppate e 3 recuperi, renderà il lavoro degli Spurs incredibilmente facile contro gli impotenti Nets. 104-89 e vantaggio Spurs.

Gara 2: In gara 2 degli Spurs leggermente sottotono cederanno per 87 a 85. Duncan chiuderà comunque con un discreto 19-12 con 3 stoppate, aiutato dai 21 di Parker, ma i il 30 di Jason Kidd pareggeranno la serie sull’1-1.
Gara 3: Duncan e Parker saliranno in cattedra a casa dei Nets, e il caraibico con una grande prestazione All’around porterà i suoi Spurs in vantaggio per 2-1. Le gare poco spettacolari, ma molto intense, specialmente nella metà campo difensiva, saranno infatti tutte partite a bassissimo punteggio. Infatti solo una volta gli Spurs supereranno quota 100 e i Nets non arriveranno mai neanche a 90.
Gara 4: Una New Jersey sicuramente speranzosa scese in campo in gara 4 con l’approccio decisamente migliore. Il secondo quarto dei Nets sarà a dir poco impressionante, e un parziale di 20-4 porterà la squadra di Kidd sul +15. Ovvia rimonta Spurs e gara che sembra destinata a concludersi ancora una volta in favore dei neroargento. I Nets però terranno sorprendentemente bota all’impeto dei Texani arrivando in vantaggio di 3 a 5 secondi dal termine. Allo scadere una tripla della disperazione di Manu Ginobili si stampa sul ferro e un tap-in effardo di Duncan accorcia le distanze quando il cronometro segna lo zero, ma inutilmente. 77-76 Nets ed è 2-2. Tim unico dei suoi a mantenersi al suo livello, per lui 23-17 con 7 stoppate a referto.
Gara 5: Partita sostanzialmente sotto controllo per San Antonio, che non riesce però a imprimere un vantaggio talmente incisivo da chiudere definitivamente la partita, che rimarrà in bilico fino al quarto periodo. Tanto per cambiare è “Duncan show”, per quanto gli show messi in piedi da Duncan non siano mai troppo spettacolari… dimostrazione di dominio tecnico come al solito impeccabile, e tra canestri di tabella dal post e palloni rispediti al mittente, Tim a fine partita esibirà un altro tabellino più che rispettabile: 29+17 con 4 assist e 4 stoppate. 93-83 e Spurs a un passo dal chiuderla.
Gara 6: Pochi, pochissimi giocatori sono riusciti a raggiungere il livello raggiunto in questo episodio dal Caraibico, che deciderà di chiudere la serie e portarsi a casa l’anello facendo qualunque cosa fosse possibile fare su un parquet e andando anche oltre il possibile imposto dai limiti umani. Duncan segna dal palleggio, tira in sospensione dal gomito, segna di tabella in gancio e in fadeaway dal post, stoppa, prende il rimbalzo e rilancia, o porta palla egli stesso, conducendo l’azione come un play di 2.11. Sono 4 stoppate nel solo primo quarto, e le marce di Duncan sembrano già da subito più alte anche delle seppur ottime, precedenti gare della serie. Nel secondo quarto cominciano i raddoppi, e Duncan dal post manda a tagliare Stephen Jackson, servendosi per due o tre azioni consecutive. I Nets cominciano a difendere anche sui tagli, e allora Duncan scarica a Speedy Claxton da fuori, e riavvolge il nastro per più di una volta, ripetendo la stessa, identica azione tanto da farla sembrare un replay a tutti i telespettatori. Nel secondo tempo San Antonio sarà decisamente in difficoltà, finendo sotto di nove lunghezze nei primi minuti dell’ultimo quarto. Duncan, dedicandosi la squadra sulle spalle, sarà a capo di una grande rimonta e di un incredibile parziale di 19-0 per gli Spurs. I Nets non segneranno per più di metà quarto e San Antonio si ritroverà da uno svantaggio per 63-72 a un vantaggio per 82-72 in soli sei minuti di gioco. Duncan porterà letteralmente a scuola di pallacanestro Dikembe Mutombo in difesa, nonostante quest’ultimo sia uno dei più grandi difensori che il gioco abbia mai visto. Gli Spurs chiuderanno la partita in vantaggio per 88-77 consacrandosi campioni NBA e la prestazione di Duncan sarà da consegnare direttamente ai manuali della storia del basket. 21 punti, 20 rimbalzi, 10 assist e 8 stoppate, tripla doppia con quadrupla doppia sfiorata. Ovviamente il 21 sarà incoronato Most Valuable Player delle finali NBA e gli Spurs vinceranno il secondo di cinque titoli che l’immensa dinastia Popovich-Duncan riuscirà ad esporre in bacheca.

Statistiche serie: 24.2 punti, 17.0 rimbalzi, 5.3 assists, 5.3 stoppate e quasi quadrupla doppia in gara 6. Vittoria contro i New Jersey Nets per 4-2, tenuti in tutti gli episodi sotto i 90 punti.



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