Shaquille O’Neal: NBA Finals 2000-2001-2002.



“Per poter vincere devi imparare a perdere, e io ho fallito fin troppe volte”. Queste le parole di un frustrato Shaquille O’Neal, stanco di sopportare delusioni su delusioni sin dal lontano 1995. Nonostante l’approdo ai Lakers nel 1996, i fallimenti nei playoffs sono stati sempre di più, e i Lakers avevano bisogno di un rinnovamento totale.
• 2000
Alla vigilia del nuovo millennio, i Lakers cambiarono il loro stadio, passando al meraviglioso Staples Center, ancora oggi sede di entrambe le franchigie losangeline, poi fu la volta di una nuova divisa, il classico gialloviola mantenuto fino a poco tempo fa. Per concludere, una mentalità vincente come quella di Phil Jackson, avrebbe ricoperto il ruolo di allenatore. Il compito di Phil sarebbe stato soprattutto quello di unificare le due fazioni in disaccordo: La fazione Shaq e la fazione Kobe. Il sacrificio del singolo per il collettivo fu messo in pratica da Jackson con il pugno di ferro, e Shaquille O’Neal, per la prima volta nella sua carriera, ebbe la sensazione di essere sottoposto alla figura del suo coach. Titolari come Robert Horry, Derek Fisher e Rick Fox, furono relegati in panchina, con la promessa che il sacrificio del minutaggio sarebbe stato ripagato con un titolo NBA. Kobe Bryant, rientrante da un infortunio alla mano durato quattro settimane, trovò subito un intesa totalmente diversa con Shaq, e i Lakers iniziarono a vincere gara dopo gara. Il cuore di Bryant, infatti, a poco sarebbe servito, senza un adeguato uso del cervello. Consapevoli della loro superiorità, i Lakers vinsero gara dopo gara, facendo girare la palla come fossero un unico grande meccanismo. Il record a fine stagione sarà di 67 vittorie e 15 sconfitte.
Primo turno dei Playoffs. I Lakers spazzano via i Sacramento Kings nelle due gare casalinghe, e la facilità delle due vittorie li porterà a sottovalutare i Kings a casa loro. Due brucianti sconfitte porteranno i Lakers a gara 5, che però si gioca a Los Angeles. In gara 5, Shaq trascinerà i Lakers con 32 punti e 18 rimbalzi alla vittoria e al passaggio del turno.
Per ironia della sorte al secondo turno Shaq ritrova Penny Hardaway, che ora veste la maglia dei Suns, ma non sarà questa sua vecchia conoscenza a intimidirlo. I Lakers faranno fuori i Suns in cinque partite
L’ultimo ostacolo prima delle NBA Finals, però, era rappresentato da una storica rivale, i Portland Trail Blazers. I Lakers si portarono subito sul 3-1, ma alla franchigia gialloviola, mancò la grinta per concludere la serie. I Blazers rimontarono, e formarono gara 7. La partenza sprint dei Blazers nell’atto conclusivo della serie, mise in crisi Phil Jackson e i Lakers, e Portland, guidata da un semi-onnipotente Rasheed Wallace, stava per strappare il ticket per la finale NBA. La leadership di Shaq nel buttarsi su ogni palla vagante e nel proteggere il ferro amico a tutti i costi diede ai Lakers la giusta iniezione di fiducia. I Lakers rimontano da -15 e la ciliegina sulla torta, ovviamente la mette Shaq. Kobe palleggia, crossover, penetra e alza una palla apparentemente troppo alta. Shaq salta e la schiaccia al volo, poi scappa verso l’altra metà campo indicando con entrambe le braccia verso l’alto.

Era da poco nato suo figlio Shareef, (oggi ancora fuori dai parquet a tempo indeterminato a seguito di un intervento al cuore) e le braccia protese al cielo di Shaq parlano da sole “Papà è Superman”. Ora Shaq doveva rifarsi dopo la disfatta delle finali 1995. Intanto nelle finali del 2000, ad attenderli ci sono gli Indiana Pacers di Reggie Miller, con il gigantesco centro di 2.24m Rik Smits. Gigante che Shaq non esitò a spazzare via.
Gara 1: I Pacers non vogliono raddoppiare Shaq, e il dominio fisico esercitato sotto entrambi i canestri raggiungerà livelli mai visti prima. I Lakers si portarono in un vantaggio confortevole, ma la grinta dei Pacers, spingerà quest’ultimi a una grande rimonta. Portatisi sul meno due, però, Shaq decide che è arrivato il momento di chiudere la partita a modo suo. 43 e 19, Lakers sull’1-0.
Gara 2: I Pacers partono subito forti, ma i 41-24 di Shaq, esprimeranno violentemente ogni tentativo dei Pacers di agguantare la partita. Nel momento di massima euforia, però, la caviglia di Kobe si girò. Le riserve dei Lakers, però, riusciranno a sopperire alla mancanza e aiuteranno il “Big Aristhotle”, portandosi sul 2-0 nella serie.

Gara 3: Nonostante le prime due batoste i Pacers riuscirono incredibilmente a “rallentare” il carro armato gialloviola, mantenendolo a “soli” 33 punti segnati e “soli” 13 rimbalzi (comunque game high in entrambe le stats), ma Shaq, senza Kobe è il punto attorno al quale ruota tutto l’attacco dei Lakers, e intuendo un passaggio in post di troppo, Miller scappa in contropiede e chiude definitivamente la partita con un pull-up three. 100-91, serie sul 2-1.
Gara 4: Sicuramente l’episodio più avvincente della serie. Un Bryant inizialmente un po’ arrugginito, si infiammerà nel corso del match e l’intensità di partita e serio e saliranno di colpi.. I 24 di Smits saranno accompagnati dai 35 di uno sfavillante Miller. Nel solo quarto periodo ci saranno ben 10 sorpassi. Shaq rispose con 36 punti e 21 rimbalzi e portando i Lakers avanti di 3 nel minuti finale.
È il compleanno di Sam Perkins, e quale regalo sarebbe migliore d tripla del pareggio allo scadere? L’espulsione di Shaq, però complicherà orrendamente le cose per i Lakers, che riusciranno comunque a strappare la vittoria con un canestro allo scadere di Kobe Bryant.

Essi saranno i punti 27 e 28 della sua gara. 120-118 Lakers. Gara sul 3-1 e vittoria ormai totalmente nelle gigantesche mani di Shaq.
Gara 5: I Pacers penseranno solo a divertirsi, e domineranno una partita giocata senza la minima pressione. I Lakers dovranno rimandare i festeggiamenti. 120-87, un bruciante +33 porta i Pacers sul 2-3.
Gara 6: Squadre al massimo delle loro possibilità e al loro meglio per 3 quarti. Pacers avanti 79-84. Bisogna dare una svolta alla gara, e solo un giocatore puo salire in cattedra. Shaq deciderà il sesto atto con una prestazione da 41 punti, consacrando i suoi Lakers come campioni NBA per il 2000. La presenza intimidatoria del gigante nel suo Prime sarà superiore a qualunque altra mai vista su un campo da basket. Il livello di dominio esercitato sugli avversari da Shaq in quella serie guiderà il centri dei Lakers a una delle, se non alla prestazione individuale più monumentale nella storia delle finali NBA.
Statistiche serie: 38.0 punti, 16.7 rimbalzi e 2.7 stoppate di media.
Vittoria Lakers 4-2
Il suo primo titolo è arrivato ma Shaq è insoddisfatto e vuole il back to back.
•2001
Le prime tensioni tra Shaq e Kobe inizieranno a farsi sentire. Shaq sembrava stanco di giocare e Phil Jakcson disse di non pensare al basket fino a settembre e di godersi la vittoria. Fu preso alla lettera, anzi forse esagerando anche un po’. O’Neal non si presenterà ad un allenamento fino al…28 settembre, cioè fino a fine mese. Kobe invece, non smetterà di allenarsi per tutta l’estate, cercando di alzare il proprio livello di gioco e di essere riconosciuto come il giocatore più forte di tutti. L’equilibrio della passata stagione è andato perduto, e Shaq è il primo ad accorgersene. Kobe stava davvero esagerando, mettendo i propri interessi avanti a quelli della squadra. La situazione esplose definitivamente quando, nello scontro contro i Golden State Warriors, Bryant ne mise a referto 51, ma i Lakers persero la partita. Kobe voleva dimostrare di essere migliorato a tutti i costi, ma ciò andava inevitabilmente a discapito dell’armonia generale, cercando Bryant di vincere da solo ogni partita. La situazione non va giù ai Lakers, ma dopo 60 partite, due avvenimenti contribuiranno a ristabilire ordine. Il rientro di Derek Fisher, e incredibilmente l’infortunio di Kobe Bryant. Chi mai avrebbe pensato che se una stella come Kobe si fosse fatto male la squadra sarebbe migliorata? Al suo rientro, Kobe provò ad essere più altruista nei confronti della squadra, mettendo da parte le manie di inizio stagione.

I Lakers sono tornati e chiudono l’annata come seconda testa di serie, entrando nei playoffs cavalcando una striscia di ben 8 vittorie consecutive.
Playoffs: al primo turno, una vecchia conoscenza. Gli stessi Portland Trail Blazers che l’anno prima avevano forzato gara 7, proveranno quest’anno a combattere solo per tre quarti di gara uno, prima di essere definitivamente spazzati via da Los Angeles. In gara 2 i frustrati Blazers commisero cinque falli tecnici, e due giocatori furono espulsi. La tranquillità dei Lakers si dimostrò anche nel mandare O’Neal a tirare i liberi per il tecnico, facendo capire a Portland che non c’era davvero nulla da fare. I Lakers rifilarono uno sweep ai Blazers, ora ad attenderli c’erano i Sacramento Kings. Nelle prime due gare Shaq segna 87 punti, rispettivamente 44 e 43, catturando 21 e 20 rimbalzi e massacrando i Kings. In gara 3 un sonoro +22 dei Lakers, guidati da Shaq e Kobe porta la serie sul 3-0. In gara 4 Shaq ha problemi di falli, e Kobe la risolve sprigionando tutto il suo talento, fino ad ora soffocato dal sistema. 48 e 16 rimbalzi. Altro sweep e si va alle finali di Conference. I 93 punti di Kobe nelle prime 3 gare porteranno i Lakers avanti 3-0 contro i San Antonio Spurs, i demoni del passato che i Lakers non erano riusciti a battere. Anche il temtativo di puro orgoglio in gara 2 di Tim Duncan sarà totalmente vanificato, complice anche la carica emotiva dovuta all’espulsione di Phil Jackson. +39 in gara 3 e +29 in gara 4. Ennesimo Sweep. I Lakers arrivano in finale imbattuti e reduci da 19 vittorie consecutive.

La più grande cavalcata della storia dei playoffs NBA, però, ha un ultimo piccolo-grande ostacolo prima di essere completata. L’MVP In carica Allen Iverson con i suoi Philadelphia 76Ers. I Sixers, dopo aver eliminato i vice campioni nel primo turno sono sopravvissuti a due meravigliose serie culminate entrambe in gara 7, contro i Raptors di Vince Carter e contro i Bucks di Ray Allen. Nonostante tutto però, partono come grandissimi sfavoriti, ma il cuore di Iverson ha fatto credere a tutti i suoi compagni che le chances per giocarsela contro i Lakers c’erano e come…

Gara 1: Lo scontro tra gli ultimi due MVP della NBA sarà direttamente da consegnare alla leggenda.
Shaq ne piazzerà 44 con 20 rimbalzi, infischiandosene della presenza di Dilembe Mutombo, che in qualità di difensore dell’anno, credeva di poter fermare O’Neal da solo. Mai un errore fu più grosso. I Lakers prenderanno il largo, nonostante un Kobe un po’ arrugginito dopo 10 giorni di riposo. I Sixers riusciranno a rimontare, aggrappandosi alle piccole spalle di Iverson. I Sixers giocano meglio, dei Lakers Shaq sembra l’unico che riesca a carburare. A metà terzo quarto un recupero di Iverson porterà i Sixers sul +15 e il personale bottino del leader della franchigia orientale salirà a quota 38. Per rimontare i Lakers si affideranno all’unico giocatore più basso di Iverson, scelta apparentemente suicida, ma che si rivelerà vincente. Tyronn Lue guiderà la rimonta dei Lakers e porterà loro all’Overtime. Ancora oggi quella gara è la partita più nota della carriera di Lue, forse molti sono venuti a conoscenza del suo passato da giocatore proprio per quella gara, ma purtroppo la fama non è dovuta alla sua buona prestazione. Palla ad Iverson in angolo, crossover su Lue, canestro, Lue cade all’indietro ai piedi di Iverson che lo guarda e gli cammina sopra.

Quella giocata iconica segnerà per sempre la carriera da giocatore di Tyronn Lue, che nella sua miglior partita in carriera verrà ricordato per sempre come colui che è stato scavalcato da Iverson. Il tabellino di quest’ultimo segnerà quota 48, e nonostante la mastodontica prestazione di Shaq, la serie positiva dei Lakers sarà interrotta. Lo Staples Center sarà finalmente espugnato. La partita meravigliosa di Iverson portò i Lakers alla prima sconfitta nei loro playoffs è per la prima volta questi ultimi avvertirono la pressione e la paura di non riuscire a farcela.
Gara 2: I Lakers sono sotto pressione, i Sixers invece giocano con l’unico scopo di concludere la gara avanti di uno, e cercano di guadagnare un effimero vantaggio e mantenerlo, reduci dall’entusiasmo di gara uno (e dai festeggiamenti per il 26° compleanno di Iverson). La gara sarà equilibrata per tutta la sua durata, ma Shaq decide di salire in cattedra, con una delle più grandi prestazioni della storia delle NBA Finals. 28 punti 20 rimbalzi 9 assist e 8 stoppate (pareggiando il record in una finale). Una tripla di Fisher fa crollare definitivamente l’ultimo barlume di speranza dei Sixers, che perderanno 89-98. Serie sull’1 pari.
Gara 3: Una finale NBA a Philadelphia non si vedeva dai tempi di Moses Malone nel 1983. Iverson e i Sixers, galvanizzati dall’atmosfera di casa, provano subito ad allungare le mani sulla partita. Anche Kobe Bryant, però, percepisce l’atmosfera come amichevole, essendo nativo di Philadelphia. L’inizio del Mamba infatti, sarà a dir poco Jordanesco, partendo con un mostruoso 7/7 al tiro e, con Shaq fuori per falli, grazie all’incredibile lavoro di Mutombo, i Lakers in serie difficoltà in termini di fisicità, devono affidarsi proprio a Kobe. I 32 di Kobe e i 35 di Iverson manterranno un sostanziale equilibrio finché, il solito “Big Shot” Robert Horry, non segnerà una triple fondamentale nell’ultimo minuto, portando i Lakers in vantaggio sul 2-1 nella serie.
Gara 4: Shaq usa tutte le energie accumulate rimanendo in panchina nel finale di gara 3, e porta i Lakers sul +22. Quando tutto sembra finito però, ancora il solito Iverson segna e segna e segna e porta i Sixers a recuperare 15 punti di svantaggio. Un 11-0 finale però, tutto all’insegna di Shaq, distrugge definitivamente ogni tentativo di rimonta di Philadelphia, che chiuderà sotto per 86-100.
Gara 5: Lakers avanti di 3-1 e con il titolo nelle loro mani. Ora non resta che chiudere definitivamente la pratica. I Sixers non mollano, e il pubblico di casa è orgoglioso di tifare per i loro beniamini, ma la superiorità dei Lakers è evidente.

Una super dimostrazione di squadra fa diventare i Lakers l’unica squadra ad aver sempre vinto ogni scontro in trasferta nei Playoffs. Il record nella postseason è il migliore di sempre, 15-1 e i Lakers sono ancora una volta, meritatamente, campioni NBA.
Statistiche serie 2001: 33.0 punti, 15.8 rimbalzi, 4.8 assist e 3.4 stoppate di media.
Vittoria Lakers 4-1
Shaq è ancora MVP delle finali, ma non ne ha abbastanza. Vuole il three peat.

•2002
L’inizio della stagione 2002, fece presagire che i Lakers avrebbero facilmente dominato anche in quell’annata. Nelle prime 17 partite giocate arrivarono ben 16 vittorie, dopodiché i problemi iniziarono ad uscire e a crescere in maniera esponenziale. Il gruppo però, guidato da Phil Jackson, era diventato una vera e propria famiglia, e i problemi di cui stavano soffrendo, solo qualche anno prima sarebbero riusciti a smantellarli. Ora invece, con uno Shaq sempre più completo e dominante, i Lakers trovarono la forza di reagire.

Kobe ormai aveva imparato invece quando e come prendere in mano la squadra, e quando e come mettersi al servizio di essa. Il binomio di completava in un modo incredibile e il supporting cast era tra i migliori della lega. I Lakers conclusero la regular season con il secondo miglior record della lega, a pari merito con i San Antonio Spurs, che però, a causa degli scontri diretti, fecero scivolare i Lakers alla terza testa di serie. Il primo avversario dei playoffs sarebbe stato ancora una volta rappresentato dai soliti Portland Trail Blazers. Nei Blazers giocava Ruben Patterson, giocatore autodefinitosi “The Kobe Stopper”. Kobe accolse la sfida e in gara uno mangiò letteralmente vivo Patterson, chiudendo con 34 punti.

Anche in gara 2, i Blazers le provarono tutte, finendo ancora col perdere. Gara 3 fu decisamente più combattuta e i Blazers si porteranno avanti di due a pochi secondi dal termine grazie a due liberi di Pippen. 10 secondi e palla a Kobe, marcato dal “Kobe stopper”. 9…8…7… Kobe inizia a penetrare… 6…5…4… scarico in angolo per Horry…3..2…splash!!! Ancora una volta Robert Horry, che faceva delle triple della vittoria il suo pane quotidiano. 92-91 Lakers, sweep contro i Blazers e si passa al secondo turno. L’ostacolo da superare è ben più grande e si chiama San Antonio Spurs. In gara uno, i Lakers riescono a vincere a fatica, ma in gara due gli Spurs sono pronti a reagire. Duncan e co vinceranno gara due e torneranno a San Antonio con la serie in pareggio. In gara 3 a Tim Duncan sarà consegnato il premio di MVP della regular season e, Kobe, galvanizzato dall’atmosfera ostile e dalle decine di migliaia di persone che gli fischiano contro e si disputano ad ogni suo canestro, segnerà 31 punti e porterà ancora Los Angeles avanti. In gara 4 Spurs avanti nel quarto quarto, e ancora Kobe, che con la squadra sotto per 74-84, segnerà 11 punti dei 15 di squadra in un assurdo parziale di 15-1. La vittoria in gara 5, grazie anche ad un’ennesima tripla nei minuti finali di Horry, farà staccare ai Lakers un biglietto per le finali di Conference contro la test a di serie n.1, i Sacramento Kings, guidati da Chris Webber. I Lakers avevano perso solo 2 delle ultime 25 gare di Playoffs e si chiedevano se ci fosse davvero una squadra capace di impensierirli. I Kings aspettavano il confronto con i Lakers all’eliminazione dell’anno precedente, consapevoli del loro enorme miglioramento. In gara uno però, i Lakers vinsero ancora una volta con tranquillità, grazie ai 30 di Kobe Bryant. In gara 2 la storia cambia e i Kings impongono il gioco sul loro parquet. I Lakers non sembrano troppo preoccupati dall’esito della gara appena trascorsa e tornati a Los Angeles, convinti di due facili vittorie si rilassano eccessivamente. In gara 3 i Kings partono fortissimo e scioccano il pubblico e i giocatori avversari, vincendo una partita a casa loro. In gara 4 Sacramento domina e vola sul +24, annichilendo i Lakers e tutto lo Staples Center. Nessuna squadra avrebbe potuto reggere ad un colpo del genere, o meglio, nessuna tranne i Lakers. I gialloviola rimontarono punto dopo punto e arrivarono sotto di 2 a 10 secondi dal termine. La storia però, con i Lakers, non può che ripetersi sempre uguale. 7…6…penetrazione di Kobe…5…4…layuo sbagliato, rimbalzo Shaq, altro errore…3…2…tap out, palla che rotola di nuovo nelle mani di Horry…1…tiro.

Splash! Pubblico che salta in piedi. Ancora una volta Robert Horry allo scadere decide una partita che sembrava persa. In gara 5 però, la storia si inverte, e sono i Lakers ad essere avanti di uno. Questa volta il tiro allo scadere lo mette Mike Bibby. I Kings festeggiano la vittoria come fosse finita la serie e ai Lakers il loro atteggiamento sembra non andare giù. Infatti Shaquille O’Neal, sfodera una prestazione in gara 5, da assoluto dominatore.

41+17 e si va a gara 7, purtroppo per i Lakers però all’Arco Arena di Sacramento. Sono 20 anni che in una finale di Conference una squadra non vince una gara 7 in trasferta. Un’incredibile Mike Bibby guida i Kings contro dei Lakers senza alcuna voglia di staccare le mani dal titolo. Lakers avanti di due. La palla nel finale arriva in angolo, nelle mani del miglior tiratore dei Sacramento Kings, forse dell miglior tiratore della intera NBA: Peja Stojakovic. Il tiro viene scoccato…e… clamoroso Air-Ball. La palla finisce lontanissima dal bersaglio. I Kings però riusciranno con due liberi di Bibby a portarsi comunque sul 100 pari. La conclusione migliore per una serie equilibrata fino in fondo? Una gara 7 all’Overtime. Il supplementare inizia sul 100 pari, e una gara direttamente da consegnare alla storia vedrà i Kings condurre il gioco e i Lakers rispondere colpo su colpo, rifiutandosi di perdere. Nel finale una tripla di Chris Webber, lettetalmente sputata dal ferro consegna i Lakers alla loro terza finale NBA consecutiva
I Lakers vincono per 110-106.
In finale ad aspettarli ci sarà una squadra che aveva vinto solo 26 gare nella stagione precedente, e che dopo anni di sfortuna e risultati tra i peggiori della lega, aveva concluso con il miglior record della Eastern Conference. I New Jersey Nets guidati da Jason Kidd.
Gara 1: Il gameplan dei Lakers in difesa, non fa respirare i Nets, che nel secondo quarto sono già sotto di 23. New Jersey non riesce a rispondere alla strabordante potenza di Shaq, che con 36 punti e 16 rimbalzi chiuderà in scioltezza gara 1, annullando un clamoroso tentativo di rimonta dei Nets.
Gara 2: La strategia dei Lakers appare chiara. Servire Shaq quanto più possibile. Lo strapotere del lungo gialloviola travolge i Nets, che assistono impotenti ad un quarantello del gigante in faccia ai loro lunghi. Impotenti i Nets provarono con il fallo sistematico, ma Shaq convertì 12 liberi su 14 tentati, distruggendo ogni speranza di New Jersey.
Gara 3: I Nets a casa loro sembrano totalmente un’altra squadra e dettano il ritmo di gioco per due quarti prima che i Lakers prendano il sopravvento portandosi avanti di 13. Nonostante tutto i Nets avviano una grande rimonta e non si perdono d’animo. Sul +5 Nets, Kobe prende in mano la squadra e mette a referto l’ennesimo controparziale, questa volta dei Lakers contro i Kings. Kidd prova a caricarsi la squadra sulle spalle, ma i Lakers sono semplicemente troppo forti. I 36 di Kobe e i 35 di Shaq, porteranno i Lakers avanti 3-0.
Gara 4: Nessuno ha mai rimontato da un 3-0 in nessuna serie di Playoffs, e i Nets devono solo rimandare l’inevitabile a qualche altra gara. I Lakers però si chiudono in difesa e esplodono in attacco, trovandosi avanti nel finale. I Nets provano un’ultima accelerazione, ma Shaq rispedisce al mittente il tentativo di evitare il cappotto con 34 punti e i Lakers sono ancora una volta campioni NBA, chiudendo la serie con un secco 4-0.

Quest’ultima fu sicuramente la più facile tra le 3 finali appena passate. Three Peat completato, e ovviamente, Shaq MVP in tutte e tre le edizioni. Shaq diventerà il secondo giocatore insieme a Michael Jordan ad essere MVP delle finali per 3 anni consecutivi ed il dominio esercitato in questi tre episodi, sarà letteralmente senza eguali.
Il miglior percorso di finale di sempre per un giocatore NBA? Probabilmente sì. I fantasmi del passato che Shaq ha dovuto sopportare per ben 5 anni a causa di Olajuwon sono stati completamente scacciati, e il three peat che ha portato Shaq sull’Olimpo è sicuramente la più grande dimostrazione di dominio su entrambi i lati del campo di tutti i tempi.
Statistiche serie 2002: 36.3 punti, 12.3 rimbalzi, 2.8 stoppate.
Vittoria Lakers 4-0



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