Black Mamba, il più affamato di tutti!



Kobe e’ nato il 23/08/78 a Philadelphia. Suo padre ha giocato 8 stagioni nell’Nba con Philadelphia, San Diego Clippers, e Houston Rockets. Quando Kobe aveva 6 anni, nel 1984, il padre decise di chiudere con l’Nba e di trasfersi in Italia per giocare ancora qualche stagione.

Nel nostro campionato il padre gioco’ per otto anni, prima per Rieti e poi a Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Kobe seguiva il padre ad ogni partita e in ogni allenamento e appena c’era un Time-Out o una pausa prendeva il pallone e si metteva a palleggiare e correre per il campo tirando.

Kobe era tifoso dei Lakers e dello Show Time di Magic, cosi’ dopo ogni partita vista sognava di indossare la maglia giallo-viola e sul campetto provava e riprovava a riprodurre tutte le azioni fatte dai suoi campioni in TV.

Nel 1992 quando Kobe aveva 14 anni, il padre decise di smettere di giocare e di tornare in America.

Appena tornato negli USA erano in molti a considerarlo come un giocatore mediocre che non avrebbe mai sfondato visto la mancanza della preparazione atletica data ai ragazzi dalle High School Americane nei primi 4 anni di corso.

Kobe, allora, inizio’ a lavorare duramente tutti i giorni per migliorare ogni aspetto del suo gioco.

Si iscrisse alla High School di Lower Marion dove vi rimase per 3 anni. Furono 3 anni davvero stupendi.

Mise a tacere tutti gli scettici diventando il miglior marcatore di sempre delle High School della Pennsylvenia con un totale di 2883 punti e ando’ a battere il precedente record di un certo Wilt Chamberlain.

Ogni anno migliorava e diventava sempre piu’ completo e sempre piu’ forte. Chiuse la sua ultima stagione con 30.8 punti, 12 rimbalzi, 6.5 assist e 4 recuperi. Sempre nell’ultima stagione chiuse con 31 vinte, 3 perse e porto’ Lower Marion a vincere il titolo della divisione.

Chiusa questa sua stagione dove aveva vinto tutto il possibile decise di passare al mondo dei pro saltando il College, ma anche in questo caso, come era gia’ successo in precedenza, erano in molti ad essere scettici su di lui considerandolo non pronto per l’Nba.

Nel 1996, è lui la 13esima scelta del draft. Sono gli Charlotte Hornets a prenderlo, che poi lo gireranno ai Lakers.

Bryant passo’ le sue prime due stagioni, 1996-97/97-98, partendo dalla panchina perche’ doveva abituarsi ai ritmi imposti dall’Nba e per un ragazzo di 18 anni non e’ mai facile. Comunque nella sua stagione da rookie segnava 7.6 di media, mentre nella seconda aveva gia raddoppiato la media punti toccando i 15.4. La sua prima stagione da titolare fu quella del 1998 dove partì in quintetto 50 volte su 50 toccando la media dei 19.9 a partita. L’anno seguente arrivo’ Phil Jackson che aiuto’ molto Kobe a maturare sul campo. Questo si tradusse con un aumento di punti rimbalzi ma anche di assist. Sempre nel 99-00 arrivo’ il primo titolo dei Lakers. Nel 2000-01 Bryant viaggio’ a 28.5 punti ma, proprio a causa di una media punti cosi elevata, nacquero le prime critiche. Per la prima volta in carriera fu bersagliato dalla stampa per i suoi comportamenti poco sportivi: passava dalla serata in cui non rispettava piu’ gli schemi e tirava sempre, a quella in cui non tirava quasi mai e passava sempre e solo la palla. Fortunatamente per L.A. tutto cio’ scomparve nei playoffs e i Lakers annientarono tutto l’ovest senza perdere una partita ed in finale trionfarono (dopo aver perso Gara 1) sui 76ers. Per Kobe fu il secondo titolo.

Il 2001-02 fu nuovamente un anno dove le polemiche per i suoi comportamenti si accendevano e spegnevano partita dopo partita: un giorno Shaq e Kobe erano “la coppia piu’ bella del mondo”, il giorno dopo il rapporto era rotto per via di una dichiarazione di uno o un comportamento dell’altro. Ma, anche se la sua media punti scese leggermente, 25.2, grazie alle indicazioni di Phil Jackson riusci’ a conquistare il terzo anello consecutivo (in finale trionfarono 4-0 sui Nets).

Nel 2002-03 migliora ancora, la media punti segnati in stagione regolare sarà di 30.3 ai quali vanno aggiunti 6.9 rimbalzi e 5.9 assisti e nei playoffs 32.1 punti con 5.2 rimbalzi e 5.1 assist. Il suo nome a fine anno era, con quello di T-Mac, fra i piu’ quotati per vincere il trofeo MVP 2003 ma alla fine questo fini’ nelle mani di Duncan. Ad ogni modo, nonostante l’incremento di rendimento nella post-season, questo non fu sufficiente per scongiurare l’eliminazione dei Lakers dai playoffs che arrivo’ nelle semifinali di conference per mano degli Spurs, futuri campioni NBA.

Finita la stagione per i Lakers, Kobe, si reco’ in Colorado per farsi operare ma qua’ purtroppo fu coinvolto in una “spiacevole” situazione: una ragazza, con la quale aveva avuto un rapporto sessuale, lo accuso’ di averla stuprata. Ovviamente scoppiarono tutte le polemiche del caso e Kobe per un anno intero dovette recarsi in Colorado per le varie udienze. Nonostante tutto cio’ Bryant continuo’ ad essere un pilastro dei Lakers in versione Dream Team (in estate erano arrivati Gary Payton e Karl Malone) e viaggio’ ad una media di 24 punti, 5.5 rimbalzi e 5.1 assists. Da sottolineare le partite decisive che Bryant era in grado di giocare ogni volta che tornava da un’udienza preliminare del processo. 

Il progetto Payton-Malone-Bryant-Shaq arrivo’ al capolinea proprio sul palconesico piu’ importante: dopo aver vinto la Western Conference arrivarono le finali con i Pistons che erano viste dai Lakers come una semplice formalita’ da sbrigare prima di diventare nuovamente campioni. Ben presto, gia’ da gara 1, i Lakers si accorsero che Detroit non aveva nessuna intenzione di cedere il passo: Bryant riusci’ a mettere la tripla per impattare gara 2 (e la serie ando 1-1 con la vittoria nell’OT), ma in tutte le altre partite Prince limito’ Kobe come nessuno aveva mai fatto fin ora ed L.A. affondo’ per 4-1.

Finita l’annata Kobe divento’ free-agent e rifirmo’ per altri sette anni. Per arrivare a questo rinnovo, pero’, la dirigenza dei Lakers, gia’ da tempo decisa a puntare tutto su di lui, mando’ via Phil Jackson e cedette il giocatore franchigia degli ultimi tre titoli ovvero Shaquille O’Neal. Ovviamente Kobe non ha mai ammesso di aver influenzato la partenza di Shaq e Jackson ma le indiscrezioni trapelate dalla dirigenza di L.A. non sembrano lasciare dubbi, e anche dal libro scritto da Coach Jackson arrivano altre “conferme”. 

Nella sua prima annata da “solista” Kobe termino con 27.6 punti, 5.9 rimbalzi e 6 assists a partita. Diversi infortuni limitarono sia lui che diversi suo compagni e tutto cio’ si tradusse con una pessima annata in cui il record vinte/perse dei Lakers fu addiritura piu’ basso di quello dei Clippers.

Bryant, in una squadra appositamente costruita per permettergli di essere il terminale offensivo numero 1, concluse il 2005/06 con 35.4 punti ovvero miglior marcatore di tutto il campionato NBA (ai quali aggiunse 5.6 rimbalzi e 4.5 assists). Durante l’anno fu in grado di andare svariate volte sopra i 50 punti in una singola partita e realizzo’ due prestazioni che resteranno per sempre negli annali della NBA. Il 20 Dicembre, contro Dallas, segno’ 62 punti in soli tre quarti di gioco e poi, un mese circa piu’ tardi, ne mise a referto 81 contro i Raptors. Gli 81 punti, sono la seconda miglior prestazioni di tutti i tempi nella storia della NBA. 

Bryant, contrariamente alle aspettative, riusci’ nell’impresa di guidare i Lakers ad un record piu’ alto del 50% portando L.A. ai playoffs e interrompendo cosi’ le assenza dei giallo viola dalla post-season. Il primo turno vide i Lakers andare avanti 3-1 nella serie, contro i Suns, salvo poi predere 3 partite consecutive e quindi venire eliminata per 4-3. Durante il corso dei playoffs viaggio’ a 27.9 punti, 6.3 rimbalzi e 5.1 assists a partita.

Bryant ed i Lakers, senza effettuare stravolgimenti durante i mesi estivi, iniziarono il 2006/07 come una delle rivelazione del campionato perche’ fino a meta’ febbraio furono  in grado di tenere il passo delle altri “grandi” della Western come Spurs e Suns. In questa prima fase di stagione regolare, Kobe, trovo’ un giusto mix fra punti, rimbalzi ed assists guadagnandosi cosi’ il “biglietto” per l’All Star Game dove concluse come l’MVP della serata. La seconda parte di campionato per i Lakers, pero’, fu prevalentemente negativa a causa di parecchi infortuni.

Kobe una volta visto il record vittorie/sconfitte abbassarsi pericolosamente verso il 50%, si carico’ letteralmente il team sulle proprie spalle trascinandolo a suon di prestazione di altissimo livello ai playoffs. Nella corsa alla qualificazione non puo’ mancare la citazione alle quattro partite (Portland, Minnesota, Memphis e New Orleans) durante le quali Kobe raggiunse sempre, come minimo, quota 50 (rispettivamente 65, 50, 60, 50) diventando il secondo giocatore nella storia della NBA a tagliare un traguardo simile. Sempre durante questo periodo Bryant arrivò in vetta alla classifica dei marcatori per concludere, secondo anno di fila, come miglior realizzatore della Lega. Le cifre in stagione regolare parlavano di 31.6 punti, 5.7 rimbalzi e 5.4 assists. Nei playoffs, purtroppo per i tifosi dei Lakers, al primo turno i Suns passeggiarono sopra Los Angeles concludendo 4-1. L’impegno di Bryant fu enorme dato che concluse con 32.8 punti, 5.2 rimbalzi e 4.4 assists ma l’assenza di giocatori di alto livello fu fatale. Proprio per questo motivo appena inizio’ l’estate chiese la cessione.

La domanda di cessione avanzata alla dirigenza si perse con il trascorre dei mesi nonostante i Lakers nell’estate 2007 furono quasi immobili sul mercato dei free agent, unico acquisto importante Derek Fisher. Come gia’ visto 12 mesi prima Bryant inizio’ alla grande il campionato dimostrando a tutti i critici di essere un giocatore “totale”: oltre a segnare (28.3 di media) si occupava di distribuire la palla verso i compagni di squadra (5.4 assists), di difendere e prendere i rimbalzi (6.3). A differenza dell’anno precedente, pero’, i Lakers decisero di rinforzare il team per evitare di vederlo affondare nella seconda meta’ di campionato e quindi acquistarono dai Grizzlies Pau Gasol (per Kwame Brown, Crittenton ed i diritti su Marc Gasol, il fratello di Pau). L’innesto del Catalano a L.A. avvenne nei migliori dei modi ed il trio Bryant, Odom, Gasol macinò vittorie su vittorie andando a vincere la Western Conference grazie ad un record di 57-25. Nei playoffs Kobe continuò con le sue prestazioni di altissimo livello: contro i Jazz, secondo turno, ad esempio concluse con 33.2 punti, 7.2 assists e 7 rimbalzi di media. Proprio durante questa serie la NBA comunicò la vittoria del premio di MVP della stagione regolare 2007/08, il primo della sua carriera. Dopo aver passeggiato sugli Spurs, in finale i Lakers trovarono i Celtics del trio Garnett-Pierce-Allen. Ingabbiato dalla difesa avversaria Kobe concluse con 25.7 punti, 5 assists e 2.7 rimbalzi con menzione speciale per Gara 3: 36 punti, 7 rimbalzi, 2 recuperi. Una panchina praticamente nulla, l’infortunio di Bynum ed il mancato supporto di alcuni suoi compagni di squadra furono fatali per i Lakers sconfitti 4-2. La media playoffs di Kobe parlava di 30.1 punti, 5.7 rimbalzi e 5.6 assists. La stagione di Bryant, pero’, rimane una delle sue migliori nella storia della NBA.

Fin dal training camp ’08/09 fu subito chiara una cosa: i Lakers volevano acciuffare il titolo mancato nel giugno 2008. Il completo recupero di Ariza e Bynum ed il loro inserimento negli schemi offensivi di Jackson, dove Odom partiva da sesto uomo, ha permesso a Los Angeles di concludere per il secondo anno consecutivo ai vertici della Conference e soprattutto di vincere anche sui campi più difficili come quello di Cleveland con James in azione. Dietro al trionfo dei Lakers, ovviamente, ci sono le prestazioni dell’M.V.P. 2008: senza saltare una partita (82 partite disputate) ha prodotto 26.8 punti, 5.2 rimbalzi, 4.9 assists e 1.5 rimbalzi. Le menzioni d’onore per la stagione regolare di Kobe sono principalmente due: il 2 Febbraio 2009 al Madison Square Garden ha messo a referto la miglior prestazione di sempre con 61 punti segnati nella”Arena più famosa del mondo” e circa due settimane dopo a Phoenix è stato votato Co-Mvp con Shaq dell’All Star Game (27 punti, 4 rimbalzi, 4 assists, 4 recuperi). 

Nella Nba, però, è risaputo che il “vero” basket si gioca nei playoffs e Kobe ha aperto contro i Jazz segnando 27.4 punti, 5 rimbalzi e 5.6 assists con l’aggiunta di 2.4 recuperi. Utah, è stata battuta in 5 partite. Il turno più duro per i Lakers è stata la semifinale di conference contro i Rockets durata sette partite nelle quali Artest ha cercato di mettersi sulle piste del Black-Mamba, soprannome che nel 2007 si è dato personalmente lo stesso Kobe,paragonando la sua precisione nel gioco come quella del famoso serpente nell’uccidere.

Purtroppo per l’ex-Pacers, però, ad avere la meglio è stato ancora Bryant che nel turno dopo ha giocato la miglior serie per punti segnati con 34 (e quasi 6 assists e 6 rimbalzi) di media ai danni dei Nuggets. Tornati sul palcoscenico più importante dell’anno, Bryant ha lanciato il suo messaggio forte e chiaro ai giovani Magic devastandoli con 40 punti, 8 rimbalzi e 8 assists in gara 1 (netta vittoria 100-75 per Los Angeles). Orlando ha poi provato in tutti i modi a marcarlo ma senza risultato ed il 14/06/2009 Bryant ed i Lakers hanno potuto alzare al cielo quel titolo sfuggitogli di mano l’anno prima. Con 32.4 punti, il 43% dal campo, il 36% da oltre l’arco, l’84.1% dalla lunetta, 7.4 assists, 5.6 rimbalzi, 1.4 stoppate e altrettanti recuperi l’MVP della finale Nba 2009 non poteva che essere assegnato a Bryant. Si tratta del suo quarto titolo in carriera e primo da M.V.P. delle finali.

Nella stagione successiva bryant continua ad illuminare tutte le partite della stagione segnando punti su punti ed il primo febbraio 2010 diventa il miglior marcatore nella storia dei Lakers superando Jerry West con 25.208 punti. 

Arrivano i playoffs e dopo aver sconfitto Oklahoma, Utah e Phoenix, Bryant ed i suoi Lakers si ritrovano in finale nuovamente contro i Boston Celtics. Si arriva fino a gara 7 e questa volta a spuntarla sono i giallo viola di Los Angeles. Bryant vince così il suo quinto titolo in carriera, insieme al secondo MVP delle finali. 

Durante l’annata successiva(2010/11) entra nella top-ten dei migliori marcatori della NBA.

Il 20 febbraio dello stesso anno durante l’All Star Game conquista il suo quarto titolo di MVP della gara delle stelle.

Bryant ed i Lakers finirono la stagione al secondo posto ad ovest, ma dopo aver passato il primo turno contro i New Orleans hornets, vennero eliminati con un 4-0 dai futuri campioni NBA, i Dallas Mavericks.

Il 5 Dicembre 2012 raggiunge i 30.000 punti in carriera diventando il quinto miglior marcatore nella classifica di tutti i tempi NBA. 

Ma nel 2013 contro Golden State subisce un grave infortunio al tendine d’achille finendo la stagione in anticipo e rischiando di concludere subito la sua carriera. Non è così, tornerà a calcare il parquet nella stagione 2014/15 superando quota 32000 punti in carriera.

Il 29 novembre 2015 annuncia il ritiro con una lettera a dir poco commovente.

La lettera si conclude con “Sarò sempre quel bambino, con i calzini alzati, cestino nell’angolo, 5 secondi sul cronometro, palla nelle mie mani, 5,4,3,2,1.” Perfetta sintesi della sua carriera. Dopo aver annunciato il ritiro, Kobe ne ha messi 20 contro i 76ers e 31 contro i Wizards. Il 13 Aprile 2016 nella sua ultima partita segna la bellezza di 60 punti con il 44% dal campo. Conclude con 33.643 punti in carriera, terzo di sempre.

Ma oltre i numeri, ciò che lo rende una leggenda è la facilità disarmante con cui giocava e allo stesso tempo riusciva a rendere facile tutto quello che era difficile o impossibile. 

La notizia del suo ritiro, nonostante i suoi 37 anni, è stata sconvolgente per tutti i suoi tifosi e l’intero mondo sportivo. Con lui un’altra leggenda abbandona i campi da gioco.

Kobe Bryant di stagioni ne ha giocate tante. Forse nessuno, realmente, lo credeva capace di quel che ha fatto. Chi è cresciuto nel mito di MJ non può non aver notato la somiglianza (di gioco, di sguardo, di fame di vittorie) con His Airness, ma è sempre stato altrettanto palese che le differenze ci sono, eccome. Ciò nonostante, proprio MJ ha eletto a suo unico degno erede KB.

Sono passati 3 anni da quando Bryant si è ritirato e per me sono veramente un eternità! Per quelli della mia età Kobe è stato un riferimento e probabilmente non ci abitueremo mai a non vederlo più in campo.

La passione per il basket, l’ossessione per la cura dei dettagli, l’essere competitivi a qualsiasi costo, la resistenza a tutte le difficoltà che si presenteranno e sopratutto la voglia di superare le proprie paure lo hanno fatto diventare una vera e propria Leggenda! Lui era il Black Mamba! 

Forse uno con una fame di vittorie come la sua non si è mai visto in tutta la storia Nba.

Cinque anelli, in fondo, non si vincono a caso.



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