Carmelo Anthony, una stella mai nata!



Carmelo Anthony e’ nato il 29 Maggio del 1984 a Baltimore nel Maryland.Come molti ragazzi rimase stregato dal basket guardandolo alla tv ma sopratutto giocando al campetto con i suoi fratelli ed amici.I primi tre anni delle high school li passa alla Towson Catholic High School dove ottiene ottimi risultati sul campo. Da qui il passaggio in Virginia, alla Oak Hill Academy, una scuola più rinomata per non rischiare l’accesso al College. Passato per un pelo l’esame di ammissione, il giovane Melo opta per l’università di Syrcause, New York, questa scelta lo obbliga a distaccarsi dalla madre che a quei tempi lavorava presso l’Università di Baltimora.Nella sua partita d’esordio con gli Orangemen di Syracuse, contro Memphis, chiuse con 27 punti e 11 rimbalzi.Nonostante la squadra non fosse di primissimo livello e avesse alti e bassi, il suo rendimento fu sempre costante come il suo impegno. Disputo’ 35 incontri e 25 volte fu il miglior realizzatore. Le sue cifre parlavano chiaro: 22.2 punti, 10 rimbalzi e 2.2 assists. I risultati furono di primissimo livello, infatti guido l’Universita’ a vincere il suo primo titolo NCAA della storia. Nelle Final Four le sue migliori prestazioni furano contro Texas, 33 punti e 14 rimbalzi, e in finale contro Kansas chiuse con 20 punti e 10 rimbalzi. Venne eletto MVP delle Final Four. Ovviamente dopo un’annata a questo livello non ci penso’ nemmeno un attimo e fece inserire il suo nome fra quelli del Draft del 2003.


Aveva buone possibilita’ di essere chiamato al primo posto assoluto, nonostante la presenza di LeBron James, ma e’ stato la terza chiamata, questo si spiega con il fatto che Cleveland aveva gia’ detto di essere interessata a James dal momento in cui ha vinto la lotteria. Detroit ha puntato su Milicic, cosi’ i Denver Nuggets hanno ottenuto con il numero 3 Carmelo Anthony.Durante la sua prima stagione Nba riusci’, con il supporto della squadra, a raggiungere la qualificazione per la post-season andando ben oltre le aspettative di tifosi e dirigenza. Denver era da quasi 10 anni che non disputava una partita di play-offs e, nonostante venne eliminata al primo turno per mano dei Wolves (4-1), fu un grosso successo per il team del Colorado. Anthony chiuse l’anno con 21 punti, 6.1 rimbalzi e 2.8 assists a partita. Queste cifre, sommate al grandissimo passo in avanti fatti dai Nuggets grazie al suo arrivo, fecero nascere parecchie polemiche quando il premio di Rookie of The Year 2004 venne dato a LeBron James piuttosto che a lui.L’annata 2004/05 inizio’ fra mille polemiche, causate in primis sicuramente dalla sua non eccellente prestazione nel Dream Team di Atene 2004, a questo vanno aggiunte le difficolta’ dei Nuggets, nonostante l’imponente campagna acquisti e la crisi di Minnesota (principali rivali di Denver), di riuscire ad imporsi nella NorthWest Division, ed infine le sue condizioni di salute continuamente minate dagli infortuni alla caviglia. L’inversione di tendenza arrivo’ solamente nella pausa per l’All Star Game quando, dopo aver vinto l’MVP delle partita fra Sophomore e Rookie, riusci’ a trovare il giusto equilibro con coach George Karl (assunto come nuove allenatore) e concluse portando nuovamente i Nuggets alla post-season. Denver vinse la prima partita contro gli Spurs ma, nelle successive quattro partite, i Texani spazzarono via la formazione del Colorado senza troppi problemi. Melo concluse l’anno con 20.8 punti, 5.7 rimbalzi e 2.6 assist, tutte cifre inferiori rispetto a quelle mostrate 12 mesi prima.
I Nuggets, nella stagione successiva, approfittando anche del basso livello di tutte le avversarie, presero il controllo della North-West Division ad inizio campionato per non lasciarlo piu’ e quindi confermarsi, per la prima volta dopo oltre 10 anni, come i campioni divisionali. Merito di questo traguardo fu sicuramente in larga parte di Anthony le cui prestazioni, pero’, non furono sufficienti nella post-season dove arrivo’ l’ennesima, la terza consecutiva, eliminazione al primo turno, questa volta per mano dei Clippers per 4-1.A livello individuale, considerando le sue prime tre annate, quella del 2006/07 fu sicuramente la migliore perche’ durante tutto il corso della stagione duello’ con Kobe Bryant per il titolo di capocannoniere della NBA. La sfida alla fine fu vinta da Bryant, anche grazie alle sue quattro prestazioni da oltre 50 punti messe a referto consecutivamente, ma considerata la giovane eta’ di Melo, che comunque concluse con 28.9 punti, 6 rimbalzi, 3.8 assist, arrivare sul secondo gradino del podio fu comunque un grande successo. L’unico aspetto negativo di questa stagione per Anthony fu una rissa causata proprio da lui a meta’ Dicembre quando, nella partita contro i Knicks, ebbe una reazione fuori dalle “righe” che gli costo’ 15 partite di sospensione.
I numeri della stagione regolare 07/08 scendono rispetto all’anno precedente ma il ritorno in attivita’ di KMART e l’esplosione del giovane JR Smith hanno tolto un po’ di pressione dalle spalle di Melo. I Nuggets riescono a finire la stagione regolare con 50 vittorie ma nella Western Conference di quegli anni queste sono state appena sufficienti per qualificarsi solo all’ottavo posto, bisogna ricordare, pero’, che non era mai capitato nella storia della NBA che con 50 vittorie un team si qualificasse solo all’ottavo posto. La nota negativa della stagione di Melo arriva proprio nel finale di stagione, prima venne arrestato per guida in stato di ebbrezza e poi nei Playoffs, contro i Lakers di Bryant, giocò molto al di sotto dei suoi standard. In nessuna delle quattro partite, 4 a 0 per i Lakers, Anthony riuscì a brillare. Il campionato di Melo si concluse con 25.7 punti, 7.4 rimbalzi e 3.4 assists. Mentre nei playoffs scesero sia i punti (22.5 punti) che gli assists (2). Nell’estate 2008 i Nuggets aggiunsero nel loro roster Chauncey Billops. Questo è stato un vero toccasana per la squadra che finalmente, dopo anni di limbo, aveva finalmente trovato un playmaker di ruolo. Il campione Nba 2004, sotto la guida di Karl, tolse molta pressione in fase offensiva dalle spalle di Anthony. Denver, in grado di qualificarsi al secondo posto nella Western Conference, nella post-season ha eliminato senza problemi gli Hornets, poi i Mavs, infine però si arresero davanti ai Lakers, futuri campioni. Contro di loro Melo ha disputato la peggior seria con appena il 40.7% dal campo e 25.0% da oltre l’arco. Indubbiamente, nonostante l’eliminazione, per Melo ed i suoi Nuggets il 08/09 è stato un anno a dir poco positivo.Nelle prime due partite di apertura della stagione 2009-10 Anthony totalizza 71 punti, segnandone 30 alla prima e 41 la sera dopo, rispettivamente nelle vittorie contro gli Utah Jazz e i Portland Trail Blazers.

Con queste prestazioni, Melo diventa uno dei cinque giocatori nella storia dei Nuggets ad aver segnato 60 o più punti nelle prime due gare della stagione, tra gli altri ci sono Alex English, Mahmoud Abdul-Rauf, David Thompson e infine Nick Van Exel.Chiude la sua settima stagione NBA con 28,2 punti e 6,6 rimbalzi, venendo inserito per la prima volta nell’All-NBA Second Team. Nonostante i 30 punti di media segnati da Anthony nei playoff, Denver chiude la sua post-season perdendo 4-2 la serie contro gli Utah Jazz.Alla fine della stagione Melo mostra di non voler proseguire la carriera in Colorado, rifiutando la ricchissima estensione del suo contratto coi Nuggets. Essendo in scadenza di contratto nell’estate 2011 la franchigia di Denver decide quindi di scambiare Anthony per evitare di perderlo come free agent al termine della stagione. Gli otto anni passati a Denver rappresentano forse il periodo migliore della carriera di Carmelo Anthony. Sempre ai playoff, presenza fissa all’All Star Game, ed era diventato una delle stelle della lega. Ora nella sua testa nasceva l’idea del grande salto.Dopo un lungo tira e molla, passato alla storia come Melodrama, nel febbraio 2011 i New York Knicks offrono Wilson Chandler, Raymond Felton, Danilo Gallinari, Timofey Mozgov a Denver per avere il campione di Baltimora. La velocità con cui i Nuggets accettano nasceva dalla paura che i Knicks capissero la portata dell’errore che stavano commettendo. Ma Carmelo era pronto a dare la definitiva svolta alla sua carriera, oltretutto da profeta in patria, dopo aver conquistato l’oro a Pechino 2008.E svolta fu, ma non nel senso sperato.
Alla prima stagione con i Knicks, dopo un’ottima regular season, l’avventura di Anthony nei Playoff si chiude al primo turno contro Boston. La stagione 2011-12 per Anthony inizia nel peggiore dei modi: i New York Knicks senza di lui registrano una striscia di sette vittorie consecutive grazie all’esplosione di Jeremy Lin, ma al suo rientro il record della squadra precipita a due vinte e dieci perse. I continui malumori con il coach Mike D’Antoni costringeranno quest’ultimo a dare le dimissioni. Dopo aver disputato un buon finale di stagione, i suoi Knicks perderanno al primo turno dei Play off per mano dei Miami Heat di LeBron James. Il 17 febbraio 2013 prende parte all’All-Star Game a Houston partendo in quintetto base. Sarà il migliore della Eastern, mettendo a referto una doppia doppia da 26 punti e 12 rimbalzi. Conclude la regular season vincendo il titolo di miglior marcatore NBA con 28,7 punti di media, conditi da 6,9 rimbalzi e 2,6 assist in 37,0 minuti a partita. Finisce inoltre secondo nella corsa al premio di MVP, dietro a LeBron James. All’esordio ai Playoffs, contro i Boston Celtics, contribuisce notevolmente alla vittoria (78-85), con 36 punti, 6 rimbalzi e 4 palle rubate. I Knicks passano il turno, venendo però eliminati successivamente da Indiana per 4-2.I primi tre anni, nonostante buone performance personali (capocannoniere nel 2013), avevano fatto emergere tutti i limiti di Anthony, una enorme incapacità di coinvolgere i compagni e la scarsa attitudine difensiva unite alle incomprensioni con lo staff tecnico, facevano di lui una superstar viziata piuttosto che un giocatore franchigia.A Giugno del 2014 non riesce a raggiungere i playoff per la prima volta in carriera e Melo decide di uscire dal contratto con i Knicks. Accettare un ruolo da “secondo violino” in qualche altra franchigia forse sarebbe stata la scelta più giusta, ma alla fine, Melo decide di firmare nuovamente un contratto quinquennale da 129 milioni di dollari con i Knicks. Con questa scelta rinuncia definitivamente a vincere un anello.Dopo tre stagioni anonime a settembre 2017 i Knicks lo scambiano con gli Oklahoma City Thunder.

Poteva essere la stagione del riscatto, ma così non fu. Passa da seconda a terza scelta offensiva e dopo solo un anno viene accasato a gli Atlanta Hawks che lo tagliano fuori dopo solo 11 giorni.I Rockets provano a dargli forse una delle sue ultime possibilità di dimostrare tutto il suo talento, ma anche qui come era abbastanza prevedibile fallisce, non riuscendo mai ad essere incisivo nel sistema di gioco della squadra texana, tanto che il 16 novembre viene messo fuori rosa. Successivamente viene scaricato ai Bulls  dove viene subito tagliato senza neppur aver giocato una partita.Tanti anni di sconfitte e delusioni sembrano aver temprato quella voglia di vincere che animava il primo Carmelo. Quelle Finali di Conference perse contro i Lakers di Kobe rappresentano il punto più alto di una carriera dalla quale era lecito attendersi molto di più. Ad essere onesti però, al di là dei tanti difetti di Anthony, l’essersi ritrovato a giocare in squadre molto lontane dal concetto di “contender” non ha certo aiutato.Dopo 16 anni di NBA e 35 anni, compiuti da poco, Melo non ha grandi prospettive davanti a se. Qualunque sarà la sua scelta, di una cosa siamo sicuramente consapevoli,che a prescindere dai suoi mille difetti, Melo è stato uno dei giocatori più rappresentativi della sua epoca ed è entrato nella storia di questo sport anche se, non ha mai vinto e, molto probabilmente, non riuscirà mai a vincere il tanto sognato anello.



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