Russell Westbrook, Mister tripla doppia



La nostra storia inizia nella parte meridionale della contea di Los Angeles, più precisamente a Long Beach, quando il 12 novembre del 1988 nasce Russell Westbrook.

Russell Sr capisce presto che il basket è nel sangue di suo figlio, perché alle sue partite stava a bordo campo e non aspettava altro che l’intervallo per fiondarsi in campo e tirare come i grandi in un canestro ancora troppo alto per lui.

Con il papà passa le giornate con una routine di lavoro al limite del maniacale: sveglia presto, corsa alla mattina, sessione di ripetute sulle dune di spiaggia californiane con il fratello Raynard e sessioni di tiro di tre o quattro ore sino a quando a malapena si vedeva il ferro, l’obiettivo non era la NBA, ma una borsa di studio per andare in una buona università, giocare quattro anni e poi trovare un lavoro.

Questo continuo lavoro ha portato il ragazzo a diventare presto protagonista già dall’High School a Leuzinger High in Lawndale dove ha scalato posizioni diventando, nel suo anno da senior, un giocatore da 25.7 punti e 8.7 rimbalzi, con picchi di 51 punti in singola partita. Il suo totale ambidestrismo che lo porta a mangiare e scrivere con la mano sinistra, ma tirare con la destra lo ha aiutato considerevolmente nel suo processo tecnico, anche se il Russell Westbrook atletico, verticale e fisico che vedete ora non è quello che avreste apprezzato in gioventù. La sua prima schiacciata è arrivata nell’anno da senior all’high school, prima della famosa partita da 51, quando non sapeva nemmeno come si mettesse la palla in un canestro senza un tiro. Si è trovato quasi per caso a schiacciare, ma da lì non si è più tolto il vizio. Ad aiutare questo processo c’è una repentina crescita in altezza che l’ha portato da 5-7 a 5-10 in pochi mesi e nel momento in cui ha preso coscienza del suo fisico è stato un crescendo verticale che lo ha portato a declinare diverse offerte di college per rimanere a casa, andando a UCLA da coach Ben Howland.

L’approccio con un livello superiore è stato difficoltoso, infatti nel suo anno da freshman ha giocato solo nove minuti per partita sbagliando la metà dei tiri liberi tentati e risultando la classica guardia dal grande fisico ma dal gioco erratico e schizofrenico. La sua crescita è stata graduale ma costante e nell’anno da sophomore si è ritagliato un ruolo da ministro della difesa con la possibilità di schiacciare da un momento all’altro. In quella stagione i Bruins accedono al torneo NCAA ma si concluse prima del previsto in semifinale contro la Memphis di Derrick Rose con un rotondo 78-63, dove Russ segnò 22 punti, miglior marcatore, mostrando un naturale senso della realizzazione e della fisicità con ancora troppi angoli da smussare. Nonostante questo decide di dichiararsi per il Draft NBA del 2008. 

Westbrook si rende disponibile per un’eventuale chiamata. I Seattle SuperSonics, oggi Oklahoma City Thunder, non si lasciano intimorire e selezionano con il fourth pick proprio il nostro Russell.

Per Westbrook, il primo anno nella massima lega è una continua ascesa e si conferma come uno dei migliori nel suo ruolo, playmaker e non più guardia. Durante tutta la stagione è capace di sfoderare una tripla doppia ai Dallas Mavericks, 17 punti, 10 assist, 10 rimbalzi.

La stagione da rookie si conclude e ne inizia una nuova che lo vede subito protagonista agli All-Star Game. Gioca una partita memorabile, lasciando sbigottiti i suoi compagni di squadra della Western Conference. Ma le sorprese non sono finite: Westbrook, nella sua seconda stagione di NBA, realizza il suo career high di rimbalzi, 15, contro i Nets. Poche partite dopo, contro i Minnesota T’Wolves realizza un nuovo record, career high personale di punti, mettendone a referto 45. Westbrook è ormai un elemento insostituibile della squadra e assieme a Durant e ad un atipico sesto uomo di nome James Harden, raggiungono, nel 2012, i tanto amati playoff. Dopo le vittorie contro Dallas e LA Lakers, la squadra batte alle finali di Conference anche San Antonio, candidandosi come una possibile vincitrice dell’anello NBA. La squadra però è stanca, Westbrook, che durante la regular season aveva tirato con una media di 23 punti a partita, è visibilmente affaticato e i Thunder perdono in finale contro Miami per 4-1.

Nella stagione successiva OKC si qualifica nuovamente ai play-off con un Russell Westbrook stellare, che soprattutto grazie ai suoi canestri, fa concludere la regular season con un 60-22 veramente invidiabile.

Vuoi o non vuoi, finisci sempre per incontrare i tuoi ex compagni di squadra, magari proprio durante i playoff. Così accade al nostro Westbrook che in gara 1 del primo turno dei playoff incontra con la 13 dei Rockets il suo vecchio amico Harden che, lì in Texas, non solo ha trovato più spazio ma sembra giocare in maniera completamente diversa. È in gara 2 che succede l’impensabile. Westbrook è titolare con la maglia dei Thunder per la 445esima volta consecutiva ma, praticamente a gioco fermo, il numero 2 dei Rockets, un tale Beverley, gli frana addosso, procurandogli la frattura scomposta del menisco. Amara disdetta sia per gli OKC sia per lo stesso Westbrook che salterà tutte le altre partite dei playoff. OKC senza Westbrook esce di scena contro i Grizzlies di Memphis alle semifinali di Conference, rimandando così, per il secondo anno consecutivo, la possibile vittoria di un titolo.

Nella stagione 2014/2015, passato del tutto l’infortunio, Westbrook sigla 41 punti agli All-Star Game, divenendo il secondo miglior realizzatore nella storia della competizione, secondo solo ad un certo Wilt Chamberlain. La media punti nella regular continua a lievitare, fino a registrare una media di 28.1 punti che gli consente di vincere il premio di miglior marcatore dell’Nba. Ma la partita dell’anno, quella da incorniciare, è contro Indiana. Westbrook contro Paul George. L’ex UCLA mette a segno 52 punti, realizzando ovviamente una della tante triple doppie. Con i numerosi infortuni che colpiscono i Thunder, Westbrook da solo non può tirare avanti una squadra per 82 partite e così i Thunder non riescono nemmeno a raggiungere una qualificazione ai playoff del 2015, dominati da GSW che alle Finals batteranno i Cavs di LeBron James.

Il 2016 si apre in maniera clamorosa per Russell: forte delle poche, ma importanti triple doppie dell’anno precedente, il ragazzo si conferma all’altezza e fa registrare 10 triple doppie in 20 partite giocate. Contro i Milwaukee Bucks fa registrare un’altra tripla doppia e solamente tre giorni più tardi, a casa di Chris Paul e Blake Griffin, ne realizza un’altra ancora. Solamente nel marzo del 2016 ne mette altre 7, di cui 4 consecutive, come lui solo Michael Jordan. La stagione è tutta così e finalmente Westbrook sembra non avere più rivali. Ovviamente OKC si qualifica per i playoff e stritola al primo turno i Dallas e poi anche gli Spurs. Una delle partite più belle dei playoff è quella contro Golden State, alle finali di Conference, con Westbrook che in gara 4 ne mette 35, conditi da 11 assist e 11 rimbalzi. I problemi arrivano in gara 5 e 6, quando i Golden State, guidati da Klay Thompson e trascinati da Draymond Green, vincono entrambe le gare e battono nuovamente Oklahoma.

Alla fine della stagione il suo compagno di squadra e amico, Kevin Durant, decide di trasferirsi proprio ai Golden State Warriors. Russell però anche senza di lui continua a macinare prestazioni di altissimo livello partita dopo partita e viene nominato MVP della regular season stabilendo anche il record di 41 triple doppie stagionali. I Thunder si qualificano ai playoff con il sesto posto ma vengono sconfitti al primo turno dagli Houston Rockets.

La stagione successiva vede grandi novità in casa Thunder. La dirigenza cede Victor Oladipo e Domantas Sabonis agli Indiana Pacers in cambio dell’all-star Paul George, per poi acquistare via trade Carmelo Anthony. Westbrook mantiene nuovamente una tripla-doppia di media, primo nella storia a riuscirci, portando i Thunder al quarto posto nella Western Conference. Nei Playoff, però, vengono eliminati in sei gare al primo turno dagli Utah Jazz.

La dirigenza si dimostra nuovamente attiva nella free-agency, scambiando Carmelo Anthony per Dennis Schröder. A inizio stagione Westbrook supera Jason Kidd al terzo posto per triple doppie realizzate in carriera. L’11 febbraio realizza la decima tripla doppia consecutiva superando il record di Wilt Chamberlain.

Il 3 aprile 2019 diventa il secondo giocatore dopo Wilt Chamberlain nel 1968 a mettere a referto una tripla doppia da almeno 20 punti, 20 assist e 20 rimbalzi, 21 gli assist totali per lui, in occasione della vittoria per 119-103 sui Los Angeles Lakers. A fine anno, per la terza volta consecutiva, chiude la stagione con una tripla doppia di media.

La sua carriera ai Thunder è stata l’esatta fotocopia della sua esistenza, ovvero un inizio discreto ma con tanti punti di domanda, una crescita esponenziale e la presenza costante nei primi venti giocatori della lega. I punti di domanda che c’erano all’inizio della carriera se li porta dietro tuttora, venendo spesso etichettato da superficiali “esperti” di NBA come il vero male dei Thunder. E’ una personalità e un giocatore erratico che ogni tanto è difficile da comprendere per avversari e compagni, ma è impossibile non innamorarsi del suo modo di giocare e sopratutto della cattiveria e della voglia di vincere che dimostra ogni volta che scende in campo. Ama il basket e lo interpreta con il talento ma sopratutto con gli attributi, ed è per questo che non diventerà mai un tranquillo e anonimo gestore del gioco. Magari la sua carriera durerà due o tre anni meno della norma, ma finchè lo vedrete in campo sarà così, è l’unico modo in cui concepisce il basket, ed un titolo NBA che ancora gli manca lo meriterebbe tantissimo.



Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*