Kevin Garnett, The Big Ticket



Kevin Garnett e’ nato il 19/05/76 nel South Carolina, a Mauldin. Fin da piccolo dimostro’ di avere tanto talento con la palla a spicchi e nella piccola cittadina divenne un vero “idolo” del liceo. Al liceo di Mauldin resto’ quattro anni perche’ nell’estate fra il quarto e quinto anno Kevin fini’ in carcere per un paio di giorni a causa di un episidio di violenza. La madre per tirarlo via dalle brutte compagnie e dalle pressioni locali decise di fargli cambiare scuola.

Essendo molto quotato ricevette parecchie offerte ma quelle piu’ importanti erano due: quella della Lincoln High School di Coney Island e quella della Ferragut Academy di Chicago. Se fosse andato alla prima avrebbe potuto fare coppia con Stephon Marbury, ma lui era attratto da Ronnie Fields e per fare coppia con quest’ultimo decise di andare a Chicago.

Nel suo unico anno con la Ferragut Academy arrivo ai quarti di finale del torneo post-stagionale ma anche se non vinse il titolo fu giocatore dell’anno per Usa Today e fu eletto Mr. Basketball del Illinois. Detiene il primato di essere l’unico giocatore eletto Mr. Basketball in due stati diversi (Illinois e South Carolina).

In quello stesso anno, verso fine marzo, Kevin fu invitato al McDonald’s All-American Game, un incontro di esibizione che viene giocato ogni anno dai migliori liceali della nazione. La sua prestazione da 18 punti, 11 rimbalzi, 4 assist e 3 stoppate gli garantì il titolo di Most Outstanding Player della gara e condusse la selezione dell’ovest alla vittoria per 125 a 115.

Per una curiosa coincidenza del destino suo compagno di squadra in quella partita, nonché miglior realizzatore dell’incontro con 28 punti, fu tale Paul Pierce da Inglewood, California, colui che 13 anni dopo, in maglia Celtics, vincerà insieme a Kevin il titolo NBA.

Finita l’High School decise di passare alla Nba perche’ se fosse andato al College avrebbe rischiato di non poter giocare durante il primo anno per mettere apposto i voti scolastici, quindi fece un provino a Chicago, dove lascio’ di stucco tutti i presenti, e si rese eleggibile per il Draft 1995 dove venne chiamato come quinta scelta assoluta dai Minnesota TimberWolves.

Quando debutta nella lega con la maglia dei Minnesota Timberwolves, Kevin Garnett è il giocatore più giovane nella storia nonché il primo a saltare direttamente dall’high school ai professionisti dal 1975.

La sua stagione non parte col botto ma Flip Saunders, appena subentrato in panchina, ne intuisce la potenzialità e lo promuove in quintetto.

Il ragazzo ha una tecnica di tutto rispetto, un raro talento per la difesa e un’energia inesauribile. Come succede a molti giovani durante il primo anno cercò di abituarsi ai ritmi dell’Nba e riusci’ a chiudere con delle statistiche molto promettenti: 10.4 punti e 6.3 rimbalzi. Gia’ l’anno successivo, 1997, fu chiamato a partecipare l’All Star Game vero e proprio, e con l’arrivo di Marbury, centro’ l’obbietivo dei Playoffs. La sua media punti passo’ da 10.4 a 17.0 e salì per altri 3 anni fino a toccare il record personale di 22.9 nel 1999-00.

Nonostante la partenza di Marbury e il livello medio-basso dei suoi compagni Garnett e’ sempre migliorato riuscendo a portare alla post-season i suoi Wolves. Fece discuture molto nel 1997 quando firmo’ un contratto di circa 125.000.000 di dollari con i Wolves (superiore a quello di Shaq) anche se non aveva ancora dimostrato di essere un vincente. Da quel momento il suo nick-name divenne: “The Big Ticket” inteso come il bigliettone riuscito a staccare con il mega-ingaggio.

Ogni anno riesce sempre a migliorarsi.

Aveva iniziato come ala grande con ottimi movimenti spalle a canestro, diventando poi un’ottima ala grande/piccola con un buon tiro frontale, in grado di penetrare le difese schierate, passare la palla oppure scaricare da tre. Ha lavorato tantissimo per migliorare i rimbalzi e i passaggi aumentando sia uno che l’altro ogni anno giocato. Il passaggio per un giocatore come lui era fondamentale proprio perche’, quando vieni raddoppiato, saper scaricare sul compagno libero e’ di vitale importanza e, per questo motivo, e’ stato tra le prime tre ale grandi con il maggior numero di assists.

Dal suo ingresso nella franchigia aveva sempre portato i Wolves ai Playoffs ma per 6 anni consecutivi erano arrivate eliminazioni al primo turno. Nel 2002/03 dopo aver disputato una buona annata i T-Wolves avevano conquistato il fattore campo negli ottavi di finale pero’, questa volta, fu la sfortuna a castigarli: i loro avversari furono i tre volte campioni Los Angeles Lakers. Minneosta riusci a imporsi fino a Gara 3, ma Shaq e Kobe chiusero la serie sul 4-2. L’impegno di KG fu visibile nelle sue statistiche, 27 punti, 15.7 rimbalzi e 5 assist, ma non fu abbastanza.

Nel estate del 2004 KG sarebbe diventato free-agent quindi la dirigenza dei Wolves decise di convincerlo a rinnovare prima della scadenza grazie ad una campagna acquisti di primo livello: furono “ottenuti”, attraverso delle trade, Latreel Sprewell e Sam Cassell. Garnett capi’ il reale potenziale del Team e quindi rinnovo’ il suo ingaggio con i lupi. La stagione 2003/04 per lui fu la migliore, sia a livello individuale che a livello di squadra. A livello individuale viaggio’ a 24.2 punti, 13.9 rimbalzi e 5 assists, fu primo nella classifica di realizzatori di doppie doppie (71), fu miglior rimbalzista NBA, miglior rimbalzista difensivo NBA (10.9) e chiuse secondo nella classifica dei punti a partita. Le cifre parlavano chiaro: M.V.P. 2004. A livello di squadra invece, dopo una stagione ottima, i Wolves approdarono nuovamente alla post-season ma con una mentalita’ completamente differente: superarono al primo turno i Nuggets per 4-1, al secondo turno i Kings per 4-3, e quindi si scontrarono con i Lakers nelle Finali della Western Conference. L.A. riusci’ a trionfare in sei partite. Garnett, per quanto possa sembrare impossibile, durante il corso della post-season miglioro’ ulteriormente le sue cifre: 24.3 punti, 14.6 rimbalzi e 5.1 assists.

Nonostante chiuse il 2004/05, per il secondo anno consecutivo, come miglior rimbalzista e con il maggior numero di doppie doppie realizzate nella NBA, il suo lavoro fu messo in ombra dalla pessima stagione dei Wolves. KG continuo’ comunque a fare il suo, terminando la stagione con 22.2 punti, 13.5 punti e 5.7 assists.

Durante l’estate 2005 era attesa un’imponente campagna acquisti dedita a rafforzare il team invece ci furono pochissimi scambi. Latrell Sprewell non venne piu’ firmato diventando cosi’ free-agent, mentre Cassell fu ceduto ai Clippers per Jaric. KG, conscio di essere all’apice della propria carriera, per tutta la stagione chiese che fossero effettuati scambi in grado di rendere la squadra competitiva. La dirigenza dei Wolves, cercando di accontentarlo, si mise in moto e porto’ a Minneapolis elementi come Ricky Davis e Mark Blount. Questi sforzi, pero’, non cambiarono il destino dei Lupi e cosi i 21.8 punti, 12.7 rimbalzi e 4 assists di Garnett furono “sprecati” perche’, per il secondo anno di fila, i Wolves non raggiunsero la post-season.

Considerato il modo in cui si era concluso il 2005/06 erano molte le voci pronte a dare KG sul piede di partenza, ma The big ticket non disse mai niente se non che era pronto a restare ai Wolves a patto di fare parte di una squadra competitiva. La dirigenza si mise nuovamente in moto e acquistò Mike James dai Raptors con lo scopo di rinforzare la posizione di playmaker. Putroppo, pero’, cio’ non e’ stato sufficiente affinche’ i Wolves riuscissero a cambiare tendenza e alla fine della stagione si contano appena 32 vittorie. L’impegno di KG fu quasi commovente, 22.4 punti, 12.8 rimbalzi, 4.1 assists, ogni sera dava il 110% ma la mancanza di un cast di supporto adeguato lo portava ad essere in una situazione molto frustrante.

Pubblicamente KG non domando’ mai di essere ceduto, evitando cosi’ il via vai di voci sui giornali, ma ne parlo’ con la sua dirigenza la quale, dopo aver sondato a fondo per il mercato per oltre due mesi, arrivo’ ad un accordo con i Boston Celtics. I Bianco-Verdi per ottenere l’MVP della stagione 2004 misero in piedi la trade cheoggi porta il nome di 7-1: in cambio di KG infatti furono ceduti  ben 7 giocatori (Al Jefferson, Gerald Green, Theo Ratliff, Sebastian Telfair, Ryan Gomes e due future chiamate al draft). L’arrivo di Garnett a Boston, dove lo attendevano Allen e Pierce, proietto’ subito la squadra a pretendente al titolo di campione NBA 2008. Appena il campionato inizio’ a tutti fu chiara una cosa: il trasferimento aveva ridato nuova linfa vitale a KG che se fino all’altranno dava il 100% in campo, ora, con una squadra da titolo, si impegnava ancora di piu’. La sua leadership ha trascinato, ovviamente con l’impegno e l’aiuto dei colleghi, il team ad un campionato fatto da 66 vittorie e appena 18 sconfitte. Ai numeri sopracitati l’ex-Wolves aggiungeva 1.2 stoppate e 1.4 recuperi a partita ma soprattutto il suo lavoro in difesa ha permesso ai Celtics di vincere 31 delle complessive 41 trasferte e di limitare gli avversari ad un complessivo 90.3 punti, secondo miglior record della NBA 07/08. I Celtics, grazie a tutti questi numeri e all’arrivo di KG, sono stati in grado di mettere a referto il miglioramento piu’ netto da una stagione all’altra in tutta la storia della NBA.

I Playoffs dei Celtics, pero’, non sono iniziati troppo bene dato che per sorpassare al primo turno Atlanta e al secondo Cleveland sono state necessarie 14 partite ed il record  complessivo parlava di 8 vittorie in casa e 0 in trasferta. Nelle finali di Conference, contro Detroit, i Celtics sono riusciti a rifarsi vincendo 4-2 ma i dubbi sull’integrita’ dei Big Three in finale, contro i Lakers, erano leciti. Le critiche della stampa erano indirizzate sopratutto a Garnett, e vista l’eccessiva difficolta’ mostrata dai Celtics in questa corsa alla finali ci si domandava se fosse davvero in grado di fare la differenza sul palcoscenico piu’ importante della stagione. KG non ha dato retta alle critiche, anzi ha preferito rispondere con i suoi numeri. Nelle 6 partite giocate contro i Lakers ha sempre raggiunto la doppia cifra concludendo con una media di 18.2 punti, 13 rimbalzi, 1 stoppata, 3 assists e quasi 2 recuperi a partita. Il suo contributo e’ stato a dir poco fondamentale perche’ grazie alla sua difesa il verniciato di Boston e’ stata zona off-limits per i Lakers sconfitti 4-2. Per Kevin il campionato 07/08 sara’ indimenticabile soprattutto perche’ appena 12 mesi prima, quando terminava l’ennesima stagione “disastro” in maglia Wolves, non avrebbe mai immaginato di alzare la coppa di campione NBA nel giro di un solo anno.

Dopo la stagione del titolo Kevin ricomincia alla grande e i Celtics riescono a raggiungere il 2º posto nella Eastern Conference. Nel mese di marzo, però, Kevin si infortunò al ginocchio durante la gara contro gli Utah Jazz a Salt Lake City e non riuscì né a proseguire l’incontro né a giocare nel corso dei play-off, dove, dopo aver eliminato i Chicago Bulls in gara-7 al primo turno, vennero eliminati dagli Orlando Magic in gara-7.

La stagione successiva vede il rientro di Kevin sul parquet e i Celtics a fine stagione con un record di 50-32 si qualificano per i playoff al quarto posto, dietro i Cleveland Cavaliers, gli Orlando Magic e gli Atlanta Hawks.

I Celtics affrontarono i Miami Heat di Dwyane Wade, eliminandoli in 5 gare. Al secondo turno affrontarono i superfavoriti Cleveland Cavaliers, detentori del primo posto ad Est e del miglior record della lega(61-21), di LeBron James. La serie si concluse a gara 6 con la vittoria dei Celtics. In finale di Conference invece,

ad aspettarli c’erano i Magic di Dwight Howard. La serie fu totalmente dominata da Boston nonostante le sei gare disputate, coi Celtics che dimostrarono una grandissima superiorità e con Kevin in grande spolvero contro un impalpabile Rashard Lewis. Boston giunse così in Finale, dove affrontò nuovamente i Los Angeles Lakers, detentori del titolo e desiderosi di vendicare la bruciante sconfitta delle Finals nel 2008. In questa serie, purtroppo, gli strascichi dell’infortunio si fecero sentire moltissimo ed infatti i Celtics soffrirono a rimbalzo per quasi tutte le partite, eccetto in gara 4 e 5, dove Kevin giocò benissimo, e forse dettato anche dall’orgoglio tornò a dimostrare ancora a tutti il suo immenso talento. La serie però vide vincitori i Lakers a gara 7 dopo che i Celtics si trovarono in vantaggio di 13 punti nel secondo periodo e avanti per tre quarti e mezzo. Con quella sconfitta terminò la carriera ai più alti livelli di Garnett nella NBA.

Dopo aver superato in punti Robert Parish, il 28 febbraio del 2012 supera anche Charles Barkley andando a posizionarsi al 18º posto come realizzatore più prolifico di tutti i tempi.

Alla fine della stagione 2011-12 nonostante molte voci lo volessero in partenza da Boston rinnova per altri tre anni con un contratto al termine del quale risulterà il giocatore più pagato della storia dell’NBA.

Il 7 febbraio 2013, nella partita vinta dai Celtics contro i Lakers, Garnett supera quota 25.000 punti in carriera.

Nell’estate del 2013 passa ai Nets, per sole 2 stagioni, infine l’emozionante ritorno a Minnesota nel febbraio del 2015 all’età di 39 anni.

Il giorno del suo secondo esordio al Target Center con la maglia dei T-Wolves, contro i Washington Wizards, KG segnò 5 punti, tirando 2 su 7 dal campo, catturò 8 rimbalzi e piazzò 2 stoppate in 19 minuti di gioco.

Dopo 21 stagioni nella NBA, un titolo, un trofeo di MVP di stagione, uno di difensore dell’anno, quattro titoli di miglior rimbalzista della lega, 15 convocazioni all’All Star Game, un trofeo di MVP nella partita delle stelle, quattro primi quintetti NBA, tre secondi quintetti, nove primi quintetti difensivi (quest’ultimo record all time, condiviso con Bryant, Jordan e Payton), quinto giocatore di sempre per partite giocate in NBA, il terzo per minuti giocati, il nono per rimbalzi totali, il diciassettesimo per punti realizzati, il 23 settembre 2016 annuncia il suo ritiro.

Quando dici Kevin Garnett, dici trash talking. Dici agonismo esuberante che si traduce in atteggiamenti istrionici, metodici, persino ossessivi sul campo.

La spazzata del ferro dopo il fischio dell’arbitro, suo marchio di fabbrica che oggi tutti gli imitano, per negare all’avversario la soddisfazione di vedere la palla entrare nel canestro.

Per lui ogni partita era una guerra. Sono due gli episodi più eclatanti: l’aver chiamato Charlie Villanueva “paziente malato di Cancro”, precisato poi dallo stesso Garnett in “cancerogeno per la sua squadra e per la lega” e l’aver augurato durante un match a Tim Duncan ‘buona festa della mamma‘ (indiscrezione mai confermata nè smentita), essendo a conoscenza del fatto che la madre di Duncan morì quando aveva 14 anni.

Carente in massa, ma non in forza, compensava con la capacità di difendere sia il ferro che il perimetro, e univa a questo una comprensione squisita del gioco e mani educatissime, e da quando ha deciso di chiudere i conti con la pallacanestro, la sensazione è che non ci abbia dato abbastanza tempo per capirlo, perché la parabola sportiva e umana di Kevin Garnett ci ha travolti in un lampo.



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