Gordon la Fenice



Gordon la Fenice

La Fenice,spesso nota anche con il nome di araba fenice, è un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Nel mondo NBA c’è un giocatore che rispecchia in pieno questa caratteristica ed ha il nome di Gordon Hayward dei Boston Celtics. 

Gordon Daniel Hayward nasce a Brownsburg, Indiana, il 23 Marzo 1990 e coltiva sin da piccolo la passione per due sport, il tennis e la pallacanestro. Decide però di puntare sul secondo data la sua crescita in altezza.

La sua carriera universitaria inizia a Butler. Nel suo primo anno al college sigla 13.1 punti, 6.5 rimbalzi e 2 assist di media, ma i Bulldogs escono contro Louisiana State per 75-71 al primo turno.

Durante il suo secondo anno, Hayward continua a migliorare, diventando la stella della squadra. Eletto giocatore dell’anno nella sua conference, conduce Butler a un clamoroso cammino che la vede arrivare in finale contro Duke. Poco prima del Draft 2010 scala le posizioni, grazie alle sue performance nei playoff NCAA, e viene chiamato dagli Utah Jazz alla nona posizione.

Il 4 luglio 2017 dopo 7 stagione ai Jazz passa ai Boston Celtics ed è proprio qui che Gordon attraverserà il periodo più brutto della sua carriera.

Ci sono alcuni giocatori la cui carriera è definita solo da momenti negativi. A volte si tratta di un errore che ti perseguita, altre volte per un comportamento sbagliato fuori dal campo, o addirittura per eccessi di violenza.

Nei casi più crudeli, ci sono gli infortuni che molte volte costringono il giocatore a mettere fine alla propria carriera.

In questa casistica Gordon Hayward rappresenta un elemento raro. 

Il 17 ottobre del 2017 dopo appena 5 minuti di gioco, durante un all’alley-oop di Irving, atterra male e si rompe la tibia sinistra. La stagione agonistica 2017-18 di Gordon finisce in quell’istante.

364 giorni dopo quel drammatico 17 ottobre, Hayward è tornato a vestire la maglia dei Boston Celtics in un’occasione ufficiale, la prima partita di regular season contro i Philadelphia 76ers. 

Quando si valuta un giocatore che recupera da un infortunio ci sono due filosofie di pensiero contrastanti. Da una parte, chi scende in campo va considerato abile e arruolato alla pari degli altri, dall’altra, infortuni così traumatici hanno bisogno di un processo di ricostruzione mentale, prima ancora che da un punto di vista fisico. Per Hayward purtroppo sarà proprio questo il percorso da superare.

Le prime uscite sono state degli esperimenti, con una restrizione sui minuti in campo. Sugli spalti si tratteneva il respiro ogni volta che finiva a terra, e lo stesso Hayward non riusciva a giocare con la mente serena, affaticandosi più del dovuto e finendo subito in debito d’ossigeno.

La prima prestazione di un certo rilievo arriva il 1 novembre 2018, 18 punti contro i Milwaukee Bucks, e dieci giorni dopo scollina per la prima volta oltre i 30 minuti giocati in trasferta a Portland. Ma non è ancora un momento di svolta nella stagione e si ritorna a un’alternanza tra uscite incolori e sprazzi di luce. Il periodo natalizio è emblematico: prima un pallido 2/6 per 5 punti realizzati coi Sixers nella serata di Natale, poi zero punti nella sonora sconfitta a San Antonio, 0/6 dal campo, e due giorni dopo nuovo season high ancora contro i Timberwolves, stavolta al Garden, 35 punti, 14-18 dal campo e 4-7 dalla linea da tre punti, con un piccolo aiuto dalla difesa morbida di Minnesota.

Conclude la stagione del rientro con 11.5 punti, 4.5 rimbalzi e 3.4 assist di media, cifre non esaltanti ma comprensibili, vista la suddivisione dei compiti in casa Celtics. Il dato più preoccupante è la percentuale dal campo, 42.4%, unita a un poco incoraggiante 32.7% dall’arco dei tre punti, sono numeri che parlano di una certa ruggine nel ritorno alla pallacanestro, ma anche di una selezione di tiri poco efficiente. Il nuovo Gordon Hayward tira molto più spesso da tre punti, il 42.3% dei suoi tiri proviene da dietro l’arco, il 10% in più rispetto all’ultima stagione a Utah, e questo di per sé è tutt’altro che un male, vista la tendenza moderna in NBA. Brad Stevens lo ha usato come diversivo sul lato debole e spesso il pallone gli arriva sugli scarichi, per impostare un set secondario o, più facilmente, per scoccare il tiro con spazio.

Avvicinandosi al canestro si nota come le abitudini offensive di Hayward siano cambiate. È sempre stato abile nell’operare dalla media distanza, uno dei pochi a mantenersi efficace in quell’area del campo grazie al mix tra atletismo, capacità di lettura e mano educata, ma è evidente che c’era ancora qualcosa da riparare in termini di fiducia nei propri mezzi fisici. Hayward è meno esplosivo di come lo ricordavamo, forse anche a causa di ostacoli mentali da superare, e una certa preoccupazione per l’atterraggio si era notata sin da subito. Ma doveva subire contrasti, doveva prendere colpi e rendersi conto che andava tutto bene. Anche l’accelerazione che lo contraddistingueva, non era più la stessa e faticava a farsi largo nella difesa.

Sia Brad Stevens e Danny Ainge si sono chiesti più di una volta se Gordon tornerà mai ad essere il giocatore che i Celtics hanno scelto per il loro progetto e ricompensato con un contratto da 128 milioni per quattro anni. Bene, finalmente dopo tanto tempo hanno avuto risposta alle loro domande, Gordon è tornato! Proprio come fa una Fenice che risorge dalle proprie ceneri.

Sarà un Gordon Hayward migliore alla partita numero 40 rispetto alla partita numero 20, e alla partita numero 60 rispetto alla partita numero 40. Queste le parole del suo coach dopo il suo rientro. Detto fatto.

Gordon lo ha fatto in maniera silenziosa, attraversando un percorso di 2 anni fatto di dolore e sacrifici, lavorando giorno dopo giorno, superando tutti gli ostacoli mentali che si erano formati nella sua testa, ma più di tutti la paura. La paura di non tornare più a certi livelli, la paura di ricadere malamente di nuovo su quella maledetta tibia sinistra, la paura di una carriera troppo corta come già capitato a molti suoi colleghi. Ma Gordon ce l’ha fatta e se qualcuno non se n’era ancora accorto, dopo la partita con i Cavs impossibile non farlo. Gordon Hayward è tornato. Proprio li, dove tutto stava quasi per finire. Gara straordinaria quella andata in scena a Cleveland. Non solo ha pareggiato il suo massimo in carriera terminando con 39 punti, guidando i suoi Celtics alla vittoria 119-113, ma lo ha fatto tirando 17/20 dal campo e aggiungendoci 8 assist e 7 rimbalzi. Insomma la ciliegina sulla torta che mancava proprio per confermare il suo ritorno. 

Quest’anno le cifre lo vedono sopra i 20 punti di media e titolare di percentuali eccellenti, tanto dal campo, sopra il 56%, che da tre punti, 50%.

“Quest’anno ci sono più opportunità per me – ha commentato nel post partita – perché la squadra gioca un paio di schemi sviluppati espressamente per me, in cui mi trovo molto a mio agio. Se non penso troppo e gioco aggressivo, senza esitazioni, le cose andranno bene e se resto sotto controllo penso di poter spesso gestire il vantaggio di taglia che ho contro i miei avversari diretti – e quando arrivo vicino al ferro posso colpire col floater oppure con una sorta di euro-step rallentato, soluzioni che appartengono al mio bagaglio offensivo”.

Tutto troppo bello per essere vero. Si, perché proprio come una Fenice, Gordon è nuovamente inciampato in una “morte” per risorgere nuovamente come già fatto in passato. L’ala dei Celtics nella notte tra il 9 e il 10 novembre 2019 durante il match contro i San Antonio Spurs, si è procurato la frattura della mano sinistra e potrebbe rimarrà fuori almeno 6 settimane, dopo l’operazione chirurgica. Non è neanche lontanamente paragonabile a quello subito 2 anni fa, ma in un momento così esaltante e positivo per lui, cadere nuovamente nel buio più totale psicologicamente è un rischio molto grande. Noi da amanti di questo sport auguriamo una velocissima guarigione ma sopratutto di risorgere nuovamente proprio come una Fenice, perché ha già dimostrato di saperlo fare e siamo sicuri che ci riuscirà anche questa volta!



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