Superman will be in the building once again

Una seconda possibilità

La storia di Dwight David Howard ha inizio ad Atlanta, l’8 Dicembre 1985. Dwight viene immediatamente a contatto con il mondo dello sport grazie alla sua famiglia. Suo padre ricopriva la carica di direttore sportivo presso la Southwest Atlanta Christian Academy (SACA), mentre la madre ai tempi del college fu una discreta giocatrice di basket presso il Morris Brown College. 

Con la crescita, considerata la sua struttura fisica, a 19 anni aveva già raggiunto i 2.11 di altezza, Howard s’innamorò della pallacanestro che iniziò a praticare al campetto con gli amici e poi, una volta passato al liceo, sotto la guida di un allenatore. Ovviamente s’iscrisse nella High School dove lavorava il padre ma le sue doti tecniche e fisiche gli avrebbero permesso di sfondare ovunque avesse scelto di andare.

I radar degli scout Nba e delle Universita’ iniziarono ad individuarlo nel 2002 quando prese parte al camp per liceali ABCD, ma, un interessamento maggiore nei suoi confronti avvenne l’anno seguente quando da Junior fu autore di cifre da capogiro: 20 punti, 15.5 rimbalzi e 4.5 rimbalzi. Complessivamente la SACA termino’ il campionato 2002/03 con 30 vittorie e 3 sconfitte. Nell’estate del 2003 fu nuovamente protagonista del camp ABCD e continuo’ la sua crescita anche partecipando alla Lega estiva della AAU, con la squadra degli Atlanta Celtics, dove faceva coppia con Josh Smith. Finiti gli impegni nella AAU si reco’ in Florida per il Sun National Touney organizzato dall’Adidas dove venne inserito nel quintetto ideale dei partecipanti alla manifestazione. Partecipò e vinse la gara delle schiacciate presente all’interno della manifestazione. 

Passate le esperienze estive torno’ per l’ultimo anno di High School ad indossare la divisa della SACA dove, complice il suo fisico molto sviluppato rispetto ai coetanei, non trovo’ mai nessun avversario in grado anche solo di impensierirlo. Chiuse la stagione da Senior, 2005/06, portando la sua scuola a vincere il titolo di stato con numeri da dominatore assoluto. 25 punti, 18 rimbalzi, 8 stoppate e 3.5 assits. Complessivamente, in 4 anni, giocando 129 partite, mise a referto: 2146 punti, 1728 rimbalzi e 811 stoppate. Vinse diverse onorificenze di tutto rispetto come il Naismith Award, il Gatorade National Player of The Year e venne riconosciuto come Mr. Basketball della Georgia. 

Sull’onda di questo successo fu convocato a tutte le principali manifestazioni post-stagionali dedicate ai migliori prospetti degli States che hanno appena terminato il liceo. Nel McDonald’s All-America Game, Howard concluse con 19 punti che gli valsero la nomina di Co-MVP insieme a Josh Smith della manifestazione.

Fra un All-Star Game e l’altro il tempo continuava a scorrere e Howard, con l’avvicinarsi della data ultima per rendersi eleggibile al draft, prese la sua decisione. Dwight, dopo essersi consultato con la sua famiglia, organizzo’ una conferenza stampa dove annuncio’ la decisione di entrare a far parte della lega. Trascorse un paio di settimane dalla sua scelta ufficiale venne invitato ad un’altra manifestazione: il Jordan Capital Classic All-Star High School. In questa occasione, nonostante gli occhi delle franchigie NBA fossero sempre piu’ puntati su di lui, non tradi’ la minima insicurezza concludendo per l’ennesima volta come l’MVP della manifestazione. Al suono della sirena finale il suo tabellino indicava 18 punti, 15 rimbalzi, 6 stoppate e 3 assists.

Mentre ad Atlanta Howard, nel campionato 2003/04, macinava vittorie e successi, qualche centinaio di chilometri a sud, nello stato della Florida, la franchigia dei Magic pagava le assenze di Hill e McGrady con una sconfitta dopo l’altra. Ad Aprile il bilancio vittorie-sconfitte indicava 21-61, ovvero un fallimento totale. La fortuna, pero’, come gia’ accaduto nel lontano 1992 quando arrivo’ Shaquille O’Neal, bacio’ nuovamente Orlando che nella serata della Lotteria vinse la prima chiamata al Draft 2004. L’allora pilastro portante della squadra Tracy McGrady, prima ancora di sapere il numero della scelta, chiese al management che la squadra fosse rinforzata con l’acquisto di alcuni giocatori di peso perche’ voleva avere una concreta possiblita’ di vincere il titolo in tempi brevi. La sua idea non muto’ nemmeno dopo la notte della lotteria perche’ il draft avrebbe portato sicuramente un ottimo giovane ma nessun giocatore gia’ pronto a lottare per il titolo.

Dunque la dirigenza di Orlando si trovava ad un bivio, o accontentare le richieste di T-Mac o cederlo e puntare tutto sul nuovo arrivato. Dopo attente analisi i Magic presero due decisioni: la prima fare di Dwight Howard la prima scelta assoluta al draft 2004, la seconda cedere Tracy McGrady e Juwan Howard in cambio di Steve Francis, Cuttino Mobley e Kalvin Cato. Dwight, grazie alla presenza di questo trio e al ritorno di Grant Hill, non fu messo subito sottopressione e riusci’ a disputare una prima stagione NBA di tutto rispetto. A febbraio venne chiamato a partecipare al All Star Friday e al termine del campionato il suo nome fu inserito nel primo quintetto ideale dei Rookie. 

Concluse il 2004/05 disputando 82 partite nelle quali colleziono’ 12 punti con il 52% dal campo, 10 rimbalzi e 1.7 stoppate a partita.

A livello individuale taglio’ anche diversi importanti traguardi: fu il piu’ giovane giocatore nella storia della NBA a concludere un’annata con una doppia doppia di media e il primo giocatore di sempre a provenire direttamente dalla High School e scendere in campo per tutte le 82 partite di stagione regolare.

Durante la off-season lavoro’ molto sui suoi movimenti in post-basso e sul lato fisico. I frutti delle giornate estive trascorse in palestra furono visibili a tutti nelle stagione seguente quando Dwight alzo’ il suo rendimento a 15.8 punti, il 59.5% dal campo, 12.5 rimbalzi, 1.5 assists e 1.4 stoppate. Ancora una volta, nel mese di Febbraio, venne convocato per l’All Star Game dove prese parte al All-Star Friday ma questa volta con la squadra dei Sophomore.

Nell’ estate 2007 Dwight rinnovo’ con i Magic. 

Il numero 12 dei Magic nel 06/07 si confermo’ come uno dei migliori rimbalzasti e stoppatori della lega. Quest’ultima dote gli veniva gia’ attribuita al College ma nei primi anni di NBA, causa anche la mancanza di un fisico adeguato per competere al 100% con gli avversari, era rimasta un po’ in ombra. Howard, pero’, non si limitava a stoppare gli avversari, ma anche in fase offensiva, risultava una presenza come dimostrano i 17.6 punti di media a partita. Nel corso della stagione venne convocato per la prima volta in carriera a disputare l’All Star Game dei grandi e cosa ancora piu’ importante i suoi Magic raggiunsero la post-season. La prima apparizione di Howard nei playoffs si concluse con un secco 4-0 incassato dai Detroit Pistons. Howard confermo’ le cifre viste durante l’anno, 15.3 punti, 14.8 rimbalzi. Orlando,era dal 2003 che non disputava una partita oltre la meta’ di Aprile.

Il 2008 incorona Howard come l’erede di Shaquille O’Neal ovvero il centro piu’ dominante della Lega. A ricevere lo scettro avrebbe dovuto essere Yao ma visti i continui infortuni toccò a lui.

La struttura fisica, la potenza ed i movimenti spalle a canestro, fanno di Dwight il miglior centro di tutta la lega di quegli anni. A confermarlo ci sono le cifre, la convocazione all’ All Star Game, la vittoria nella classifica rimbalzisti e l’inserimento nel primo quintetto ideale All-NBA e secondo quintetto difensivo. Dwight vinse anche la gara delle schiacciate sempre all’ All Star Game di New Orleans grazie a una schiacciata spettacolare eseguita con indosso un vestito da Superman guadagnandosi così il soprannome.

A livello di squadra i Magic in estate acquistano Rashard Lewis, un tiratore proprio con l’intenzione di punire i raddoppi avversari su Dwight. Con l’esplosione di Turkoglu, Orlando vinse la Sout-East Division ed spazzò via con un netto 4-1 i Toronto Raptors. Al secondo turno i Bianco-Blu si scontrarono nuovamente con i Pistons rimediando un’eliminazione per 4-1. Howard in quei playoffs e’ diventato il primo giocatore dai tempi di Wilt Chamberlain a concludere tre partite di una serie, Toronto, con almeno 20 punti e 20 rimbalzi.

Nella stagione successiva guida la lega in rimbalzi e stoppate, il quinto giocatore di sempre a riuscirci, e conquista il titolo di Difensore dell’anno. Nessuno lo aveva fatto a soli 24 anni. Durante questa stagione, Howard guida i suoi ai playoff, sempre con la testa di serie nº 3, battendo in ordine Sixers, Celtics e Cavaliers, portando così la sua squadra alle finali NBA contro i Lakers persa in 5 gare. Durante la serie contro i Cavaliers, nella decisiva gara-6, realizza una prestazione da 40 punti (career high) e 14 rimbalzi. Nella stagione successiva Howard continua a essere il miglior centro della Lega, riconfermandosi come il miglior stoppatore e il miglior rimbalzista, e facendo registrare anche la più alta media realizzativa. Al termine della regular season, dove i Magic fanno registrare il secondo miglior record della NBA, conquista il suo secondo premio consecutivo come miglior difensore. Ai play-off i Magic stavolta si fermano in finale di Conference contro i Celtics. Nonostante sia attualmente considerato uno dei migliori centri della NBA, Howard subisce anche alcune critiche, in special modo riguardo alla mancanza di un affidabile tiro dalla media distanza e alla scarsa varietà nei movimenti spalle a canestro. Decide allora di affidarsi a un vero esperto del settore, il grande ex-centro dei Rockets Hakeem Olajuwon, con cui si allena nell’estate 2010. Nella stagione 2010-11 Howard guida i Magic in punti segnati, rimbalzi, stoppate e percentuale di tiro dal campo, e diventa il primo giocatore della storia NBA a vincere il premio di Miglior difensore dell’anno per la terza volta consecutiva. Alla fine della stagione regolare Orlando ha la testa di serie n. 4 nella Eastern Conference con un record di 52 vinte e 30 perse. Nei Playoffs incontrano gli Atlanta Hawks che eliminano Orlando in sei gare nonostante 6 doppie doppie consecutive da parte del centro dei Magic. Viene inserito nel quintetto base della Nba Eastern Conference 2012 dell’ NBA All Star Game. Il 20 aprile 2012 si sottopone a un’operazione alla schiena per un’ernia al disco, compromettendo così la sua partecipazione ai playoff.

Decide di lasciare gli Orlando Magic dopo 11.435 punti realizzati in 621 gare.

Dopo tanti mesi di trattative, il 10 agosto 2012 Orlando esaudisce il desiderio di cambiare squadra di Howard, cedendolo ai Lakers. Howard arriva ai Lakers convinto che la nuova squadra sia subito da titolo, il quintetto base era composto da Steve Nash, Kobe Bryant, Metta World Peace, Pau Gasol e lui. Purtroppo la strada si rivela in salita e dopo anche un cambio d’allenatore alla fine la franchigia californiana si qualifica settima. Howard vince il titolo di miglior rimbalzista concludendo con 12,4 rimbalzi a cui vanno aggiunti i 17,1 punti e le 2,4 stoppate di media. Ai Playoffs i Lakers, con Bryant infortunato, escono al primo turno eliminati dagli Spurs per 4-0, con Howard che viene espulso in gara-4.

Il 5 luglio 2013, dopo aver valutato varie offerte decide di lasciare la franchigia gialloviola dopo un solo anno per passare agli Houston Rockets. Chiude la sua prima stagione a Houston con 18,3 punti e 12,2 rimbalzi di media, venendo anche eletto nell’All NBA Second Team. Chiude i playoff con 26 punti e 13,7 rimbalzi di media, ma i Rockets vengo eliminati al primo turno dai Portland Trail Blazers in 5 gare.

Dopo aver giocato 10 delle prime 11 partite della stagione 2014-2015, è costretto a saltare le successive 11 partite a causa di un infortunio al ginocchio destro per poi tornare in campo a dicembre contro i Denver Nuggets, raggiungendo anche 10.000 rimbalzi in carriera. A Gennaio 2014 è stato nuovamente costretto a fermarsi per i suoi problemi al ginocchio, rimanendo fermo per circa due mesi e saltando 26 partite. Il 25 marzo torna in campo contro i New Orleans Pelicans, giocando per 17 minuti e realizzando 4 punti e 7 rimbalzi. Nel corso della stagione disputa solo 41 partite a causa dei suoi problemi fisici. Nonostante ciò i Rockets hanno ottenuto il loro primo titolo di divisione dopo 20 anni e sono arrivati fino alle finali di conference, dove vengono sconfitti per 4-1 dagli Warriors.

A dicembre dello stesso anno raggiunge il traguardo dei 15.000 punti. Nel corso della stagione i Rockets ottengono una serie di risultati deludenti, che costano il licenziamento all’allenatore Kevin McHale; lo stesso Howard viene accusato di essere uno delle principali cause della crisi della franchigia texana a causa delle sue prestazioni molto al di sotto di quanto mostrato negli anni precedenti. Alla fine della stagione regolare i Rockets si qualificano ai play-off in ottava posizione, ma vengono eliminati al primo turno per 4-1 dai Golden State Warriors. Il 22 giugno 2016 decide di non esercitare la sua opzione da 23 milioni di dollari per la stagione successiva, diventando così free agent. 

Decide di firmare per Atlanta. La sua stagione è nel complesso positiva con una doppia doppia di media da 16,6 punti e 12,5 rimbalzi.

A fine anno viene scambiato agli Hornets. Il 21 marzo 2018 realizza 32 punti e 30 rimbalzi nella vittoria contro i Brooklyn Nets, diventando l’ottavo giocatore nella storia dell’NBA a realizzare un 30-30. Ha chiuso la stagione con 53 doppie doppie, diventando il terzo giocatore dopo Wilt Chamberlain e Kareem Abdul-Jabbar a a detenere record stagionali con due squadre diverse. È inoltre diventato uno dei sei giocatori ad aver mantenuto una doppia doppia di media in ognuna delle loro prime 13 stagioni in NBA.

Anche qui come ad Atlanta finisce l’anno e cambia nuovamente casacca. Disputa la stagione 2018/19 agli Wizards disputando solamente 9 partite a causa di un infortunio.

Il 26 Agosto 2019 firma un contratto annuale non garantito al minimo salariale con i Los Angeles Lakers, facendo così ritorno alla squadra gialloviola dopo sei anni dopo quell’infausto epilogo dei playoff.

Una seconda possibilità.

Appena ricevuta la chiamata da L.A., Dwight si è fatto trovare pronto, tirato come una corda di violino e con i dieci chili d’ordinanza persi durante l’off-season. Ma è soprattutto l’aspetto mentale ad aver stupito maggiormente in questo scorcio di stagione. Stupisce l’intensità e la concentrazione con la quale si è inserito in un contesto complicato come i Lakers. Howard ha dimostrato di essere pronto a giocare minuti importanti in una squadra alla caccia del titolo, calandosi perfettamente nel ruolo del lungo dinamico in grado di impattare sui due lati del campo preservando Anthony Davis dai minuti da 5 in vista dei playoff.

Il tre volte Difensore dell’Anno è ancora un fattore quando si tratta di intimidire i tentativi avversari e ruotare per trovare la stoppata in aiuto, 1.5 a partita. Potendo muoversi in spazi ridotti e sempre a ridosso del ferro, non deve rincorrere giocatori più veloci di lui in mare aperto, ma rimane nel suo, evitando di strafare. Ma Dwight non è semplicemente un verticalista. Sta dimostrando infatti anche un’ottima tecnica difensiva. La rapidità con la quale riesce a negare una comoda soluzione dal palleggio del portatore di palla e immediatamente dopo droppare per alterare il tiro del lungo avversario è una qualità che non pensavamo essere più associabile a Howard, anche a causa di quei problemi alla schiena che sembrano essere solo un brutto ricordo.

Ora vola per il campo come Superman, e quando entra lui la squadra con il record migliore della lega fa un ulteriore salto in avanti. 

Ora come ora è difficile dire quanto questa nuova trasformazione sia davvero definitiva e certa. Sicuramente però una stagione intera a questi livelli aiuterà Dwight a cancellare gli ultimi terribili cinque anni e a restituire al grande pubblico un vecchio amico che sembrava essersi perso per strada. Poi gli rimarrà solo un titolo NBA da conquistare. Bentornato Dwight, continua a sfruttare questa “seconda possibilità”.

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