Auguri Kevin Garnett

Quando dici Kevin Garnett, dici trash talking. Dici agonismo esuberante che si traduce in atteggiamenti istrionici, metodici, persino ossessivi sul campo.
Per lui ogni partita era una guerra. Sono due gli episodi più eclatanti: l’aver chiamato Charlie Villanueva “paziente malato di Cancro”, precisato poi dallo stesso Garnett in “cancerogeno per la sua squadra e per la lega” e l’aver augurato durante un match a Tim Duncan ‘buona festa della mamma‘ (indiscrezione mai confermata nè smentita), essendo a conoscenza del fatto che la madre di Duncan morì quando aveva 14 anni.Carente in massa, ma non in forza, compensava con la capacità di difendere sia il ferro che il perimetro, e univa a questo una comprensione squisita del gioco e mani educatissime, e da quando ha deciso di chiudere i conti con la pallacanestro, la sensazione è che non ci abbia dato abbastanza tempo per capirlo, perché la parabola sportiva e umana di Kevin Garnett ci ha travolti in un lampo.
Dopo 21 stagioni nella NBA, un titolo, un trofeo di MVP di stagione, uno di difensore dell’anno, quattro titoli di miglior rimbalzista della lega, 15 convocazioni all’All Star Game, un trofeo di MVP nella partita delle stelle, quattro primi quintetti NBA, tre secondi quintetti, nove primi quintetti difensivi (quest’ultimo record all time, condiviso con Bryant, Jordan e Payton), quinto giocatore di sempre per partite giocate in NBA, il terzo per minuti giocati, il nono per rimbalzi totali, il diciassettesimo per punti realizzati, il 23 settembre 2016 annuncia il suo ritiro.Buon compleanno The Big Ticket

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