Lebron Parla di Jordan in un’intervista di After Party

Ai microfoni di ‘After Party’, programma del canale ‘Uninterrupted’, LeBron James ha raccontato qualche aneddoto molto interessante della sua vita, del rapporto con Michael Jordan e della serie Netflix “The Last Dance”.Con lui c’era anche Maverick Carter, suo amico di vecchia data ed ex compagno di squadra all’High School. Alla domanda del conduttore Paul Rivera se ricordasse il ritiro di Michael Jordan nel 1993, il giocatore dei Lakers ha risposto così:

Adesso ci rido ma non vorrei mai tornare a quell’epoca. Non aveva senso quel gesto di Jordan per me che ero cresciuto ad Akron con tutte le difficoltà del caso e avevo bisogno di un punto di riferimento, una fonte di ispirazione e di solito gli sportivi e i cantanti sono i primi ad ispirarti e farti credere che tu possa diventare tutto quello che vuoi e così guardavo a Ken Griffey jr., Deion Sanders e un sacco di altri cantanti ma Michael Jordan era come Dio, l’angelo sceso dal cielo a cui guardavo nei momenti più bui. Adesso potreste pensare che avevo solo 9 anni e che io stia un po’ esagerando, ma ci sono un sacco di giorni tristi quando cresci come sono cresciuto io, sai quando fai parte di una comunità di genitori single, ogni giorno in cui hai l’opportunità di Michael Jordan, ti da una botta di vita e ti fa sperare di potercela fare ed uscire da quella situazione, quindi quando ha deciso di mollare la prima volta dopo aver vinto il suo terzo titolo contro i Suns, mi sono sentito tipo “Cosa posso fare adesso, non so cosa fare“, perdevo le parole e pensavo e ripensavo a questa cosa. A nove anni pensavo “Ok adesso senza Mike cosa faccio? Chi sarà la mia fonte di ispirazione”… e scoppiavo in lacrime. Si perché quando ero un bambino di 9 anni e avevo bisogno di un idolo da seguire, lui era diventato il padre di cui avevo bisogno, tuo fratello, il tuo compagno di squadra, il tuo prete, il tuo supereroe. C’erano solo tipo Batman e Michael Jordan per me da piccolo. Erano i due supereroi migliori al mondo. Ricordo anche un cartone chiamato All Star Men con lui è Michael Jackson e dopo il ritiro uno dei miei due All Star Men era andato. “Che faccio adesso” mi dicevo. Erano diventati tutto nella mia comunità e non era giusto che proprio quel giocatore di basket si ritrasse, ma era l’unica cosa che sapevo a 9 anni. Non sapevamo qual era la vera motivazione di quel gesto. Così io pensavo che se perfino MJ mollava, ero destinato a farlo anche io.

Sull’addio del 1998 invece riflette:

Penso che tutti avremmo voluto vederlo vincere il settimo anello. Vedendo le Finals 98 che ha fatto, non era un giocatore finito nemmeno lontanamente. Pensavamo tutti “Quel figlio di puttana è ancora il più forte di tutti” e io lo dico perché a quell’epoca l’ho visto bene, avevo 14 anni e pensavo guardandolo “Wow, Mike è ancora il giocatore più forte del mondo a 35 anni“.

Poi King James e Carter raccontano della loro prima esperienza diretta col 6 volte campione NBA:

Tu non hai idea amico. Solo tre persone che ho incontrato in tutta la mia vita me l’hanno cambiata: la prima è mia moglie, con cui sto insieme dal 2002, la seconda è Jay Z perché è arrivata in un momento importante della mia vita e la terza è sicuramente Michael Jordan. Quando lo ho incontrato per la prima volta non riuscivo a capacitarmi fosse lui. Non ci credevo. Era come Gesù Cristo per me, Gesù nero. È stato a Chicago, eravamo Maverick Carter ed io più degli altri amici, eravamo andati a giocare una partitella contro dei giocatori NBA. Jordan era solito fare pesi prima di giocare, ma questa è un’altra storia. Nessuno me l’aveva detto che faceva pesi, poi io ero al secondo anno di high school, non sapevo niente di palestra e cose simili. Fatto sta che siamo entrati al campo e la prima persona che ho visto è stata Charles Oakley. Sai, essendo di Cleveland l’avevo già incontrato altre volte. Poi l’ho visto, Michael stava facendo la panca piana, ho pensato subito “oh mio dio” ma non credevo fosse vero. Non capireste. Io non credevo MJ fosse reale, credevo vivesse solo in televisione, nelle partite o nelle pubblicità o nei video registrati. Semplicemente non credevo fosse reale. E quando l’ho incontrato ho pensato tipo “se il signore li su dovesse levarmi la vita oggi, avrò comunque vissuto una vita meravigliosa, lo giuro” . È stato bellissimo. Tornato a Cleveland l’ho raccontato ai miei amici perché loro sapevano quanto andassi matto per MJ e loro non ci credevano, pensavano mentissi Non solo avevo incontrato Mike, ci avevo anche giocato assieme.

Lui e Antoine Walker non facevano altro che trash talking a vicenda. A me non hanno lasciato giocare per un’ora ed io ero seduto che aspettavo il mio turno. Non credevo che mi avrebbero fatto entrare. Dopo che i giocatori si erano stancati ed erano stufi di giocare facevano i cambi. Così a 16 anni mi sono trovato in campo insieme al mio giocatore preferito di sempre ed è stato un qualcosa di impensabile. Per mesi sono stato tipo “se questo è un sogno, non svegliatemi” .C’erano anche altri campioni come Jerry Stackhouse, Jamal Crawford, Paul Pierce, Penny Hardaway, Ron Artest e tanti ‘baby Bulls’.

A questo punto Carter interviene:

Si lo ricordo bene anch’io. Mike poi mise il game winner della partitella con un tiro dalla media e poi disse: “questo è il motivo per cui mi pagano 33 milioni all’anno”. Non lo scorderò mai.

Poi Rivera chiede a LBJ se una foto circolante in questi tempi risalga proprio a quel giorno.La risposta:

No. Quella era a Santa Barbara al suo campus. Eravamo nella stessa squadra, io ero un rookie all’epoca. Giocavamo alle 9 di sera, dopo che i ragazzini avevano finito. Rimanevano solo quelli che facevano l’università. Io ero in squadra con lui come ho detto. Non abbiamo perso una partita.

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