L’icona autoctona



Siamo in una città che vive al di fuori delle regole. Una civiltà che non centra con il mondo circostante americano.
In un contesto così diverso comprendere a pieno la cultura è parecchio difficile se non si vive li.
Essere un modello sportivo e di vita da seguire per una città intera vuol dire essere responsabile di un collettivo di persone che adorano te e ciò che rappresenti.
A Seattle non passerà mai più uno così; la sensibilità di questa persona , la conoscenza umana e l’orgoglio che possiede sono pregi che solamente questa città poteva ospitare.

“Ha preso una tale botta in testa un giorno giocando a football che gli si è creato un cratere. Da quel giorno non si è più permesso di far crescere i capelli perchè in quella zona non crescevano , è sempre pelato e quindi liscio Slick”.

“Era talmente popolare a Seattle che prestampava gli autografi prima della partita , idolo dei bambini e dei grandi”.

“In pochi anni diventa numero uno della squadra per ottimismo ed energia , numero uno dell’Nba per assist e recuperi , numero uno dell’universo per come colorava la partita”.

F.B.

Seattle nel 2008 è stata rapinata della cosa più importante della città : i Seattle Supersonics.

Nel 1951 a Rolling Fork paese di 2500 anime, Nasceva un ragazzo a cui le divinità del Basket hanno dato il dono di diventare l’icona della città dei Sonics.
Praticava tutti gli sport che poteva ed era l’idolo di tutti:
Oggi vediamo molti giocatori in Nba indossare la classica fascetta in testa , il primo a rendere famoso questo gesto fu proprio lui.
L’eredità che ha lasciato questo personaggio rappresenta in pieno la cultura cestistica di Seattle: Il giocatore in sè non era necessariamente un fenomeno, ma se ci fermassimo però solo a cosa faceva sul campo , non potremmo comprendere l’idolo che è stato per una città intera.
Giocatori come Jamal Crawford , Jason Terry , Isaiah Thomas sono legati simbolicamente a lui e soprattutto a Seattle.
Un giocatore che colorava la partita come un artista francese dipinge un quadro, faceva della creatività la sua arma migliore , oltre ad essere un grande difensore.
Il primo che notò le sue doti fu un tale Bill Russell , quindi in linea di massima ci possiamo fidare della esperienza di uno con 11 anelli tra le mani.

Finchè una fascetta sarà indossata da un giocatore di pallacanestro la sua tradizione non finirà mai.
Slick Watts.

206, Welcome to Seattle.



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