Once brothers

Non c’è nulla di peggiore che lasciare qualcosa in sospeso e sapere che rimarrà in sospeso per sempre.

Vlade Divac e Drazen Petrovic, prima due Jugoslavi, poi un Serbo e un Croato.
Una grande amicizia rovinata da un gesto ingenuo. 1990, mondiali in Argentina, la Jugoslavia ha finalmente battuto gli USA di Alonzo Mourning e Chris Laettner. Il clima politico in Jugoslavia è tesissimo e si è sull’orlo di una guerra civile. Si sta per giocare la finale contro l’URSS e il clima è di festa, la squadra sembra aver messo da parte le tensioni interne ed è pronta a salire unita sul tetto del mondo, ma un tifoso invade il campo con la bandiera Croata urlando “Croazia Croazia”, e Divac tentando di allontanarlo con un gesto di foga prende la bandiera che il tifoso aveva in mano e la scaglia al suolo. I due si erano sempre supportati negli anni in NBA, e si erano sostenuti a vicenda per evitare i problemi. Divac è entrato in NBA da un giorno all’altro, ed arriva in America senza sapere una parola di inglese che non fosse Hamburger o Coca Cola. Petrovic è a Portland da Drexler, Ainge e Porter… Quindi? Non gioca mai.
Dopo gli iniziali problemi i due prendono il volo, ma il supporto che si davano a vicenda inizialmente non esiste più, e non per mancanza di problemi. Il lancio della bandiera a Drazen non è andato giù, e nonostante Divac provi a riallacciare i rapporti con l’ormai ex amico, Petrovic gli toglie il saluto.
Divac pensava che sarebbe stata solo questione di tempo prima di ritrovarsi, ma il tempo, purtroppo, è mancato.
Il 7 giugno 1993 Drazen Petrovic è in auto con la fidanzata, una guidatrice non esperta. Un camion sbuca dal nulla e la ragazza paralizzata dalla paura non riesce a frenare.
Oggi Petrovic avrebbe compiuto 56 anni, e tutti noi pagheremmo per averlo ancora tra noi, ma sappiamo che se ci fosse qualcuno che davvero vorrebbe riaverlo accanto a lui, quello sarebbe proprio il suo ex fratello.
Non c’è nulla di peggiore che lasciare qualcosa in sospeso e sapere che rimarrà in sospeso per sempre.
Auguri Drazen, ovunque tu sia.

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