Gli Hornets: un importante punto di partenza

La recente vittoria contro i Miami Heat all’overtime proietta gli Hornets in una striscia di 3 vittorie di fila, portando la squadra a un record convincente di 10-11 e attualmente in zona Playoffs. Coach Borrego sta riuscendo a trovare la giusta quadratura per i suoi e la crescita del ricco young core mista all’esperienza delle vere e proprie stelle Hayward e Rozier, fanno solo ben sperare la franchigia del North Carolina.

LO YOUNG CORE: WE CAN SEE THE FUTURE


Insieme alle varie promettentissime squadre come Thunder e Timberwolves, gli Hornets si trovano nelle prime 5 posizioni dei roster più giovani dell’intera lega, con una età media di 24.1 anni. Questo dato è notevolmente influenzato dai promettenti innesti dell’ultimo draft ma anche da tutto ciò che si è riuscito a costruire nelle ultime scelte annuali: si parla ovviamente di Lamelo, di Graham, di PJ Washington e Miles Bridges.
La caratteristica comune che troviamo in questi ultimi quattro nomi è sicuramente una buona costruzione e conclusione nel tiro dal perimetro, chiave centrale dell’attacco della squadra di Borrego: gli Hornets sono 12° nella lega per tentativi da 3 punti con una media di 40.7 nelle ultime 3 partite (Miami, Indiana x2).


Non si può non parlare dell’immenso talento che ha Lamelo Ball. L’influenza e l’impatto che il ragazzo di Chino Hills ha avuto e continua ad avere sulla squadra è impressionante: gli Hornets infatti sono 7-0 quando Lamelo gioca 26+ minuti, mentre sono 3-11 quando gioca meno di 26 minuti.


Ad oggi la terza scelta assoluta dell’ultimo draft non ha delle stats a tabellino che parlano di un giocatore straordinariamente performante: 12.2 PPG, 6.1 APG, 5.9 RPG, con un onesto 40/32/78 alle percentuali. La cosa più impressionante del ragazzo sono però le abilità difensive che sta mostrando: per essersi presentato al draft come pessimo difensore e grande attaccante, Ball sta overperformando dietro aiutando (nel suo piccolo perché si parla comunque di una discreta difesa) i suoi soprattutto nello spacing. Questo è importante dato che il miglior difensore in questo fondamentale dei calabroni è Rozier, che passa la maggior parte del suo tempo da seduto proprio quando il #2 è in campo. Ovviamente offensivamente si sta mostrando un vero e proprio crack, con lampi di creation e visione impressionanti. Sta facendo discutere la scelta di Coach Borrego di tenere il ragazzino sempre fuori dalla starting lineup (solo contro Miami la sua prima presenza da titolare, data l’assenza di Rozier), ma attualmente rappresenta un ottima chiave per incrementare le qualità offensive della second unit, che con Lamelo sta mostrando molta più qualità offensive e gestione dei possessi.


Oltre a quello che ovviamente è il most-hyped rookie di questa recente classe draft, la franchigia di MJ sta facendo crescere costantemente anche tantissimi altri giovani: su tutti non bisogna trascurare Graham e soprattutto Miles Bridges (oltre ovviamente a PJ Washington, alla stella recente Malik Monk, di cui abbiamo parlato in un recente articolo qui).
Su Graham ormai sappiamo tutto: al suo terzo anno in NBA, dopo una brutta partenza, sta ingranando e sta dimostrando di avere quella leadership e quella dote di sapersi prendere tiri clutch e fare scelte decisive ai fini del risultato. Ovviamente le pecche ci sono e si ritrovano nella solita incostanza difensiva, che lascia un po’ a desiderare. Ma ad oggi, la certezza che rappresenta il #4 in North Carolina può solo che far ben sperare.


Come a far ben sperare è anche Miles Bridges.
Avere il lusso, per Charlotte, di retrocedere Miles alla second unit si sta rivelando veramente importante. Infatti con l’arrivo di Hayward si temeva una netta riduzione dei minuti dello #0, ma questo per adesso ha portato solo ad un incremento delle prestazioni. Per quanto i numeri dicano il contrario, con quasi tutte le medie abbassate rispetto allo scorso anno (c’è un -0.5 PPG in questa stagione rispetto alla media delle sue prime due stagioni, un incremento dello 0.2 nei rimbalzi e un altro decremento di 0.5 negli APG) Miles sta trovando grandissimo spazio nella second unit, ed un intesa con Lamelo impressionante, che ci sta regalando perle del genere.

HAYWARD E ROZIER: DA BAD CONTRACT A STAR?

Della telenovela avvenuta durante l’ultima free agency che ha portato Gordon Hayward a Charlotte, sappiamo praticamente tutto. Appena firmato il grosso contratto da 120 milioni in 4 anni aveva fatto discutere tutti sul come un Hayward, reduce da un’esperienza fallimentare come quella in maglia Celtics, potesse realmente incidere sotto un contratto degno di una star. Per quanto per ora ci ha fatto vedere l’ex Jazz però, quel contratto sta diventando quasi di importanza relativa. Gordon sta viaggiando a 23 punti di media in 35 minuti di utilizzo, cifre esorbitanti se si pensa alle medie e alle prestazioni offerteci negli ultimi 4 anni ai Celtics. Gordon sta rappresentando un giocatore chiave per l’attacco Hornets, e un profilo fondamentale in uno spogliatoio in cui ormai, sembra rappresentare il leader assoluto.


Ormai è passato più di un anno da quella offseason che ha portato via Kemba Walker dal North Carolina, per tentare la fortuna in quel di Boston. Ad arrivare, quel Terry Rozier, che sembrava non aver inciso tanto sotto la corte di Stevens, (e soprattuto con quel contratto, ancora discusso) ma che oggi, rappresenta una pedina fondamentale nella scacchiera di Borrego. Terry, oltre ad aver alzato le medie ed aver regalato giocate offensive spettacolari nella prima parte di stagione, si sta prendendo sulle spalle le chiavi della difesa dei calabroni. Attualmente nessun giocatore presente nel roster della squadra del North Carolina riesce a coprire e dare le spaziature difensive che scary Terry sta dando alla squadra. La sua assenza dal parquet infatti molto spesso si fa notare più del previsto: la second unit Hornets ha molta difficoltà dietro. Quando Lamelo prende il posto di Terry in quintetto, I calabroni tendono a subire parziali e soprattuto avere una mancanza nella copertura perimetrale difensiva, concedendo spesso triple open su cui c’è bisogno di un grand dispendio per recuperare l’attaccante.


Ad oggi i contratti di Hayward e Rozier occupano quasi il 50% del salary cap concesso alla franchigia di MJ, in attesa di una vera e propria superstar da consegnare e da ricordare nella memoria dei tifosi.


COACH BORREGO: UN COACH DI GIOVANE ESPERIENZA

Nonostante le lodi che fino a qui abbiamo concesso, non si possono notare molti aspetti negativi nel gioco dei calabroni, e questi non possono non essere trattati quando si parla di coach James Borrego. Per quanto la squadra abbia trovato un’identità offensiva importante e riesca a dare parecchie ‘sgasate’ quando in campo ci sono i cinque titolari, la discrepanza con la second unit risulta troppo ampia. Questo fattore è sicuramente imputabile alla poca profondità del roster, che nonostante i talenti citati sopra dà molti minuti a giocatori come Biyombo, i fratelli Martin e Cody Zeller, se non soprattutto alla scarsa capacità di rotazione del coach. Infatti attualmente Borrego sta mostrando di avere un’idea schematica del suo roster, facendo in modo di attuare diversi cambi in simili minuti di diverse partite, arrivando a momenti in cui di starter in campo e giocatori compatibili (soprattutto difensivamente) non ci sono. Non a caso è proprio in quei momenti lì che la squadra arriva a subire il maggior numero di parziali: le medie parlano di una squadra che subisce almeno due parziali a partita di almeno la doppia cifra di svantaggio.
Numeri ancora troppo elevati, che stanno a dimostrare la poca esperienza del coach, che però come la squadra e i singoli, cresce a vista d’occhio


I PLAYOFF NON SEMBRANO COSÌ LONTANI ADESSO

Già, perché se a inizio stagione si pensava ad un altro anno senza post-season e un’altra scelta in lottery da maturare, ora le prospettive sembrano ben diverse: i calabroni si trovano con un record di 10-11, davanti a NY e a squadre come Miami, Toronto e Wizards, che come talento non hanno nulla da invidiare agli Hornets e che realisticamente nei power rankings hanno diverse posizioni in più. Ma la ottima quadra di squadra, mista con eccellenti momenti individuali degli Hornets, e pessimi momenti delle altre contendenti ai playoff, hanno portato la franchigia di MJ a proiettare l’obbiettivo a tentare il tutto per tutto per i playoff: l’accesso diretto sarebbe un sogno attualmente irraggiungibile, ma un play-in in North Carolina sarebbe quello che tutti i tifosi aspettano e che nel caso non arrivasse, farebbe vivere ai calabroni una stagione che può e deve rappresentare un punto di partenza

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