A BAD SHOT: DAMIAN LILLARD

Quanto un giocatore singolo può realmente influenzare una franchigia?
Quanto è disposto a dare con una singola prestazione un uomo per portare a casa una vittoria?

Chiederlo a Damian Lillard sarebbe veramente molto facile. Sarebbe chiedere a un uomo di raccontare la sua prassi. Già, perché per Lillard salvare l’intera squadra ormai è un evento di ordinaria amministrazione.
Eppure, sappiamo tutti come il sottostimato Dame sia abituato a certi tiri, a certe situazioni, a certe dinamiche. Prendersi l’ultimo tiro, prendersi le responsabilità maggiori non è mai facile, farlo in questo modo poi, tanto meno.
Ma ormai, dall’orologiaio ci si può aspettare veramente di tutto: ci si può anche aspettare che tratti l’ultima palla a spicchi da giocare come fosse la prima o l’ultima, facendolo con tiri impossibili, con tiri anticonvenzionali, con “brutti tiri” (chiedere ai tifosi Thunder e Rockets per ulteriori informazioni).
Ci si può aspettare anche che quella palla entri quando il cronometro segna 0:00. Quello 0 che da nove anni ha dietro la schiena…( sorrisetto in faccia ai ricordi di Oakland ogni volta che lo vede). Lo stesso zero che al campetto quei tiri li provava il pomeriggio con gli amici, il pomeriggio da solo, da solo la notte.
D’altronde quando sei convinto di poter tirare devi farlo, devi prendere l’ultimo tiro. Non importa se a difenderti c’è Paul George, se a difenderti c’è Markannen: tu devi prendere la palla e in un movimento aggiusti i piedi e spari. The Shot. O meglio, The Bad Shot.

Different on levels the lord allows.

Simply a Bad Shot

 

 

 

 

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