10 Motivi per cui tifare Jazz alla vittoria dell’anello

Mettiamolo subito in chiaro: i Jazz NON vinceranno l’anello quest’anno.

Conosciamo le squadre favorite per il titolo e sappiamo anche per quale
motivo lo siano: Lakers, Nets, Clippers, forse i Sixers.

Le massime stelle di questo campionato, i “very big markets”, le
organizzazioni più facoltose, l’attrattiva maggiore verso pubblico e giocatori,
tanto da ridursi stipendi faraonici pur di venirci a giocare, sono in queste
squadre.

Ci tolgo, per ora, i Bucks di Antetokounmpo perché ancora non hanno dimostrato
di avere “quel qualcosa in più” e i Warriors perché ci manca Klay
(sì, ammettetelo anche voi: CI manca Thompson e quando tornerà a giocare a suo
“fratello” Steph, il nostro cuore farà SPLASH dalla gioia).

Però non si deve mai dire mai, la palla è rotonda anche quando è fatta a
spicchi e a volte, se gli Dei del basket approvano, anche i miracoli avvengono.
Chiedete ai Raptors se non è vero.

Il mio scopo qui è quello di darvi xx motivi per convincervi a pregare Santo
Naismith perché il miracolo avvenga e i Jazz vincano l’anello. O almeno per
farveli stare più simpatici.

  1. Perché
    poche tifoserie amano i propri idoli come quella dei Jazz.
    Mai, mai e poi mai hanno
    attirato una Superstar in tutta la loro storia. Stockton e Malone? Pescati
    al Draft entrambi, cresciuti con amore e fiducia per tante stagioni fino
    all’apogeo delle due finali NBA perse contro Pistol Pete Maravich non fa
    testo perché quando si accasò ai Jazz, la franchigia era ancora a New
    Orleans. Di conseguenza, ogni volta che un giocatore di alto livello è
    passato per Salt Lake City, si sono poi avuti anni di grande passione.
    Kirilenko, Boozer, Deron Williams “il traditore”, Millsap,
    Korver: ai Jazz hanno raggiunto la loro massima popolarità. Per non
    parlare di Gordon Hayward! La scelta del biondo dell’Indiana di andare ad
    accasarsi ai Celtics di Coach Stevens è una ferita ancora aperta nel cuore
    della Jazz Nation. Se non ci credete, cercate l’hashtag #Stayward su
    Twitter.
  2. Perché
    i Jazz non tankano. Mai!
    I Jazz sono una delle franchigie più sportive che ci
    siano. Quali che siano le loro possibilità, se la giocano sempre. Per questo
    sono tra le squadre NBA con il maggior numero di partecipazioni ai
    Playoff, assieme agli Spurs (forse la franchigia più affine ai Jazz per
    mentalità sportiva), ai Trail-Blazers e ai Lakers. I Jazz rispettano gli
    avversari e in Regular Season. Non trascurano le partite, non perdono
    apposta pensando al Draft dell’anno dopo. Rispettano i tifosi che pagano
    per guardarli dare spettacolo, partita dopo partita.
  3. Perché
    i Jazz ti pagano la retta dell’università.
    Il nuovo proprietario
    dei Jazz, il miliardario Ryan Smith fondatore di Qualtrics (“il
    compagno” Smith oggi ne è il principale azionista ma Qualtrics è una
    public company!) ha deciso di presentarsi bene nel mondo dell’NBA.
    Infatti, gli Utah Jazz hanno cominciato a pagare una borsa di studio universitaria
    di 4 anni a uno studente “sottorappresentato politicamente o
    appartenente a una minoranza” per ogni vittoria in stagione,
    indicando anche le modalità per fare domanda e ottenerla. Finora siamo a
    26 borse di studio: 23 vittorie in Regular Season più 3 vittorie in
    Preseason. Quindi, se sognate di completare i vostri studi in America,
    fate domanda e tifate Jazz!.
  4. Perché
    i Jazz hanno un fantastico spirito di squadra.
    I “Jazzmen”
    sono tutti molto uniti e affiatati. Lo dimostra il movimento della palla
    in azioni di gioco come questa: https://www.youtube.com/watch?v=9r39H6dk2wo

Se questo non bastasse per convincervi, allora sappiate che
“Babbo” Mike Conley ha regalato una Playstation 5 a tutti i suoi
compagni di squadra per Natale!

  1. Perché
    Mitchell è scarso a C.O.D.
    Donovan Mitchell è un giocatore fortissimo, con un
    grande futuro da Allstar davanti a sé. Non sarà mai un dominatore del
    gioco, ma è già adesso molto di più del semplice “scorer” che
    dice Shaq. Tuttavia, è molto scarso a Call of Duty. Tanto da chiedere ai
    compagni Royce O’Neale, Mike Conley e Jordan Clarkson su Twitter di non
    sceglierlo sempre per ultimo in squadra quando giocano a Battle Royale. https://twitter.com/spidadmitchell/status/1348088526156529668?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1348088526156529668%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_c10&ref_url=https%3A%2F%2Fclutchpoints.com%2Fjazz-news-donovan-mitchell-blasts-teammates-for-call-of-duty-slight-mike-conley-responds%2F

Poverino, merita di togliersi a basket le soddisfazioni che
gli sono precluse a COD! IMHO6

  1. Perché
    i Jazz crescono costantemente da anni.
    Da quando Quin Snyder
    siede sulla panchina degli Utah Jazz, ogni anno la squadra aggiunge
    qualcosa, imparando dai propri errori. Oggi i Jazz sono quarti nella Lega
    per Offensive Rating (116) e terzi per efficienza al tiro da 3 (39,5%).
    Quanto sembrano lontani i tempi in cui i Jazz abbinavano a una difesa
    rocciosissima un attacco anemico e con poche soluzioni! L’anno scorso, i
    Jazz avevano perso qualcosa in difesa, con Rudy Gobert non all’altezza del
    due volte Defensive Player of the Year, che pure è stato, e privo di un
    ricambio affidabile. In questa stagione, per ora, le prestazioni di Rudy
    sono tornate a essere vicinissime a quegli standard, D-Favs è tornato a
    dargli il cambio nel pitturato e si registra una crescita importante in
    difesa di diversi giocatori, su tutti Royce O’Neale. Il nativo di Killeen,
    Texas, sta finora realizzando una stagione paurosa, con 7.8 punti, 6.8
    rimbalzi (secondo rimbalzista della squadra), 2.3 assist e 43% da tre
    punti (tutti career high) e solo questa settimana ha fatto vedere i sorci
    verdi a giocatori del calibro di Malcolm Brogdon, Jayson Tatum, Giannis
    Antetokounmpo (nel primo tempo contro i Bucks), Jimmy Butler ed è sembrato
    l’unico capace di limitare un po’ il sontuoso Ben Simmons visto stanotte.
    Se Lu Dort è (senza dubbio) il “Ministro della Difesa”, Royce è
    probabilmente il suo sottosegretario. Vedere per credere: https://www.youtube.com/watch?v=uTh_CB0TXpM

L’anno scorso i Jazz hanno sofferto nella difesa contro le
situazioni di pick and roll. Quest’anno, finora, non sta soffrendo
eccessivamente il p’n’r avversario, soprattutto grazie all’ottimo lavoro sui
bloccanti delle guardie di Utah. Un dato? In una NBA che si affida sempre di
più al tiro da tre, gli Utah Jazz concedono soltanto il 44% dal campo agli
avversari (secondo dato migliore della Lega). “Jingle” Joe Ingles ci spiega
come sia possibile in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=RQ_yLNJvnZs

  1. Perché
    Quin Snyder merita il premio di Allenatore dell’anno.
    Quin Snyder non compare
    spesso sotto la luce dei riflettori, pur essendo da tempo un allenatore
    assai stimato e considerato nell’ambiente. È quello che succede quando
    lavori “in provincia”. Già vice di “Coach K” Mike Krzyzewski a Duke, poi
    allievo di Popovich allenando gli Austin Toros in D-League, ancora vice di
    Ettore Messina al CSKA Mosca, poi di Mike Budenholzer agli Hawks, Quin
    Snyder ha imparato tantissimo vedendo basket di tutti i tipi prima di
    diventare Head Coach dei Jazz nella stagione 2014/15. Il gioco vario e
    imprevedibile dei Jazz riflette la ricchezza di spunti appresi nel
    percorso e la forza di un’idea coerente, cresciuta negli anni, tassello
    dopo tassello. Oggi un allenatore così merita di potersi giocare il titolo
    contro i più grandi.
  2. Perché
    solo un progetto vincente potrà convincere una superstar a giocare nei
    Jazz.
    Attualmente
    Salt Lake City è la città più piccola tra tutte quelle che ospitano una
    franchigia NBA. Abbiamo già visto che, anche per questo, nessuna superstar
    decide mai di andare a venire a giocare qui. L’unica, pallida, possibilità
    potrebbe venire se i Jazz dimostrassero di essere pronti per vincere
    subito. Lo spazio salariale si può trovare. Quest’anno la franchigia
    pagherà una leggera luxury tax che verrà meno con la scadenza del
    contratto di Mike Conley (34,5 milioni di dollari), anche perché l’anno
    prossimo comincerà il nuovo contratto di Mitchell che andrà a guadagnare
    28,1 milioni di dollari. Inoltre, al tanto criticato Rudy Gobert era stato
    proposto un contratto ancora più ampio inizialmente, pari a 230 milioni di
    dollari in 5 anni (evidentemente a disposizione del budget per la
    squadra). Tuttavia, il lungo francese, pur sapendo di essere cercato dai
    Boston Celtics, ha preferito accettarne 205, lasciando alla franchigia 25
    milioni perché si potesse rafforzare. Anche al costo di pagare la luxury
    tax nel 2023, forse vale la pena di impiegare queste riserve per tentare
    di arrivare a una Superstar. Visto che è necessario…
  3. Perché
    lo Star Power deve perdere!
    Non so voi, ma io sono un po’ stanco di questo
    individualismo feroce che c’è in NBA per cui le sorti delle franchigie
    dipendono dalle Superstar. Dato che in NBA l’unico risultato che conta è
    vincere l’anello e si vince l’anello solo se hai una Superstar in squadra,
    sembra diventare irrilevante ogni progetto di crescita e di gestione
    economica e dei giocatori. Sei bravissimo, ma non un fenomeno? Non conti
    niente. Arrivi sempre ai playoff dimostrando il tuo valore? Tanto vale
    tankare. Stai puntando sulla crescita di uno “Young Core”, intorno ad un
    allenatore esperto e alla sua personale idea di gioco? Butta via tutto se
    puoi arrivare ad Antony Davis. E quali sono le conseguenze di tutto ciò?
    Franchigie rivoltate come calzini e poi distrutte quando la Superstar se
    ne va, giocatori trattati come bestiame, grandissimi talenti che vanno in
    depressione perché “non sono forti come una Superstar”. Non
    fraintendetemi, non odio le Superstar. Penso che LeBron sia uno dei
    giocatori più forti di tutti i tempi, perfetto in ogni cosa che fa in
    campo, professionista esemplare, capace di valorizzare i compagni come
    nessuno, brav’uomo e impegnato nel sociale come pochi. Vincendo a
    Cleveland, ha ridato sollievo all’intero stato dell’Ohio, depresso dalla
    crisi economica. Però ogni volta che ha preso “The Decision”, ha
    letteralmente distrutto le franchigie che ha lasciato. Si può dire lo
    stesso delle carriere di Durant, Harden che ha goffamente atterrato i
    Rockets e potrei andare avanti. È il momento di cercare un’alternativa.
  4. Perché
    la storia di Davide che batte Golia è sempre speciale.
    Detroit Pistons 2004,
    Leicester City 2016. Quando le persone normali vincono contro i fenomeni
    strafavoriti, sai che c’è una possibilità per tutti nella vita. Perciò
    queste storie diventano memorabili. E io ne sono un fanatico. Non so voi,
    ma nel ’98, tra i mitici Bulls di MJ, Pippen, Rodman ma anche del “metodo
    Kukoc” e di Jerry Krause, e i Jazz della “Stockton-to-Malone”, già tifavo
    per questi ultimi. E così ho goduto quando i boriosi Lakers del 2003/04 hanno
    perso contro i “Fab Four” di Detroit. Ho osannato The Process, quello
    vero, dei San Antonio Spurs cinque volti campioni NBA. Eh, sì! Ho anche
    tifato per gli Atlanta Hawks del 2014/15, che in tanti oggi accomunano
    ragionevolmente agli Utah Jazz. Davide contro Golia: voi da che parte
    state? I Jazz non vinceranno l’anello, ma sono divertenti, corali,
    democratici e giocano una gradne pallacanestro. Ognuno ha il suo ruolo e
    le sue responsabilità e anche Donovan Mitchell sa quando è giusto passare
    la palla a Georges Niang. Anche solo per questo, in molti gli augurano di
    fare un figurone anche ai playoff e arrivare più lontano che possono. E
    voi?

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