Fred VanVleet: Started from the bottom, now we here

27 anni fa, a Rockford in Illinois, nasceva Fredderick Edmund VanVleet. Il quartiere ovviamente non è dei migliori, ma i genitori provvedono a tutto il possibile per Fred ed i suoi fratelli. Tragicamente Fred Manning, il padre biologico, viene ucciso a colpi di arma da fuoco nel 1999 in seguito ad uno scambio di droga finito male, niente di strano per il contesto, solo un +1 nelle statistiche. Non c’è bisogno di dire che questo prologo può sembrare la solita storia di riscatto di un ragazzo del ghetto, ma anche l’amore e la perseveranza fanno parte del viaggio di Fred. Dopo l’accaduto la madre Susan VanVleet si mette insieme a Joe Danforth, un agente di polizia ed ex militare che subentrerà con forza nella sua vita, lo stesso VanVleet dichiara che nei primi momenti non riusciva ad accettare questa nuova figura. Tuttavia il passato dedito alla disciplina di Joe contribuisce a tenere Fred lontano dalle strade ed a dedicare tutto il suo tempo alla pallacanestro.

Dopo il solito iter di high school e college (dove passa 4 anni) si candida al Draft 2016, non viene selezionato nelle 60 scelte e finisce nella categoria degli Undrafted, rifiutando due offerte per giocare in G-League. Le storie di chi non viene scelto al draft sono sempre affascinanti perché parlano di sconfitti, di chi veniva scelto per ultimo, di chi non è abbastanza alto, forte o veloce: ci danno un senso di rivalsa in cui è possibile rivedersi e soprattutto danno speranza a chiunque. Per Fred non è stato immediato accettare che non sarebbe stato scelto, la sera in cui ha organizzato una cena con tutti i suoi parenti ed amici per festeggiare insieme si trasforma in un momento che per molti si può definire umiliante. Tuttavia lui non si dispera, anzi è contento di potersi mettere in mostra nella Summer League, questo è dovuto al 50% alla sua personalità calma e pacata, anche al di fuori dal campo, e per l’altro 50% a quello che ha passato, essere spesso “the guy in the corner”, dover guardare ed imparare, riconoscere il momento in cui parlare e, più spesso, quello in cui stare zitto. Si gioca le sue carte insieme ad altri 5 pretendenti per il 15esimo ed ultimo posto nel roster dei Toronto Raptors, che vedono qualcosa di speciale in lui e lo ingaggiano.

Il primo anno è ovviamente di ambientamento, gioca pochi minuti com’era prevedibile. Per fortuna l’organizzazione che l’ha accolto gli ritaglia dello spazio nell’affiliata di G-League: i 905 Raptors, i quali vincono le finali della lega di sviluppo in quella stagione. Per Fred arrivare a questo punto non è mai stato scontato e già ora dalla sua prospettiva sta vivendo un sogno, questo ovviamente non significa che sia arrivato il momento di fermarsi, anzi. La work ethic di FVV è ferrea, ogni giorno lascia sul campo tutto quello che ha e cerca sempre il modo di migliorare, sa che nulla viene regalato nella vita.

Non poteva prevedere cosa il futuro riservava per lui, con il secondo anno i minuti salgono ed anche la personalità di Fred inizia ad uscire, da play di riserva con compiti limitati inizia a provare timidamente il tiro da 3 con buone percentuali. Prima del suo terzo anno nella lega firma un biennale da 18 milioni, e complice la partenza di DeRozan direzione San Antonio (Kawhi fa il viaggio inverso) questa stagione diventa un vero exploit per Fred, il quale si trova nel posto giusto (Toronto) al momento giusto (stagione 18/19). Dopo una regular season da secondo seed ad est, il percorso playoff dei Raps è da vera rivelazione. A seguito di un primo turno blando contro i Magic avviene il momento “sliding doors” in gara 7 di Conference Semifinals contro i Sixers che ricordiamo tutti.

Ma il vero momento di svolta per Fred è un altro, più personale: il 20 Maggio 2019, ovvero la data di nascita del suo secondo genito Fred Jr. Una specie di rivoluzione, prima di questa data 4 punti di media con il 25.6% dal campo e 19.5% da 3; invece nelle seguenti 9 partite viaggerà a 14.7 punti con il 51% dal campo ed un irreale 52.6% da 3 su 6.3 tentativi a partita e solo 0.8 turnovers di media. Il 13 Giugno 2019 i Toronto Raptors chiudono in gara 6 le finali (4-2 contro dei menomati Warriors), il neo papà mette a tabellino 22 punti con 5 su 11 da 3, e portano il Larry O’Brien Trophy in Canada, con VanVleet che finisce secondo nelle votazioni di Finals Mvp, dietro un erculeo Kawhi Leonard.

Anche l’anno dopo, con la partenza di Kawhi, i Raptors dimostrano che non era un one man show conducendo un ottima Regular Season ed un’uscita tirata in Conference Semifinals contro i Celtics, infine il 24 Novembre 2020 viene firmata da Fred un’estensione quadriennale da 85 milioni. Se la vittoria del titolo ha mostrato di cos’era capace questo ragazzo della periferia di Rockford, il contratto multimilionario è la vera coronazione del duro lavoro e della volontà di ferro di colui che, partito dal niente, ormai è diventato un punto di riferimento per Toronto e per la lega: Fred VanVleet.

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