Jimmy Butler: Understar

Spesso le parole “sopravvalutato” e “sottovalutato” vengono usate per creare discussioni chilometriche riguardo il basket sui social, anche perché è difficile quantificare come sia percepito il valore di un giocatore a livello globale. Tuttavia è più facile convenire che ci sono determinati giocatori in media meno considerati e citati meno dei soliti noti, sia per lo stile di gioco non appariscente, sia perché giocano in franchigie meno di trend. Questa è un ottima scusa per parlare di un giocatore che ormai è nella lega da 12 anni: Jimmy Butler III.La sua carriera è un monumento a tutti gli underdog del mondo, il self made man tipo che non vuole essere compatito per ciò che ha passato (se non conoscete la storia vi consiglio di leggerla) ma vuole dimostrare al mondo quanto vale. Dopo essere scelto dai Bulls alla 30esima assoluta, in 3 anni arriva a mettere 20 punti di media ed alla prima convocazione per l’All Star Game. Una volta arrivato in cima, non vuole assolutamente scendere. Ha annate che oscillano comunque su un livello all-star, tuttavia l’aspetto che colpisce di Jimmy è proprio il fatto che non sembra volersi scollare da dov’è arrivato, questo va di pari passo con la persona che è e la mentalità che ha, nel bene e nel male. Per dare un’idea di cosa comporta la presenza del prodotto di Marquette in una franchigia, su 10 stagioni completate 8 volte la sua squadra ha fatto i playoffs.Sicuramente ha avuto compagni di spessore, però basti pensare all’annata 2017/18 in cui ha fatto centrare l’ottavo seed ai Twolves, l’unica loro apparizione ai playoffs negli ultimi 17 anni (anche quest’anno penso ormai sia assodato che non arriveranno nelle prime 8). Dopo aver lasciato Minnesota, a causa di diverbi con la squadra, fa un ottima annata a Philadelphia, nuovamente porta la squadra a distanza di 3 rimbalzi sul ferro dalle conference finals: risultato che al giorno d’oggi è il migliore della franchigia nelle ultime 19 stagioni (anche se quest’anno potrebbe essere la volta buona che battono il solco posto da Jimmy).Dopo l’esperienza ai Sixers, dove era compagno di due super stelle, approda a Miami, inutile dire che la culture degli Heat calza a pennello su Butler. I risultati come al solito non si fanno aspettare, al primo anno raggiunge le Finals (il miglior risultato delle 5 annate tra l’era LeBron e l’arrivo di Jimmy era un secondo turno), dove cade 4-2 contro i Lakers di James e Davis. Inutile dire che Miami era un’ottima squadra, Spoelstra ogni anno dimostra di essere un coach pieno di risorse, ma l’anima è stata sempre Jimmy.Dopo la super performance dell’anno passato, la domanda nella testa di tutti era: gli Heat manterranno le aspettative, confermandosi come una delle prime forze ad est, oppure la performance della bolla è stata solo un’illusione?
L’inizio non è stato dei migliori, questo sembra strettamente correlato alla mancanza di Jimmy, nelle prime 8 partite gli Heat hanno avuto un record di 4-4, poi ci sono state 10 partite consecutive in cui Butler non ha giocato per covid: record di 2-8. Questo porta Miami ad un record di 6-12 al 29 Gennaio, il giorno dopo rientra Jimmy e magicamente al 17 Marzo troviamo gli Heat al quarto seed con un record di 22-18. Questo si può definire Effetto Butler.Per quanto riguarda i crudi numeri ,Butler nelle ultime 10 partite gira a 25.3 punti, 8.6 assist, 7.3 rimbalzi e 3 stocks, tutto questo con una true shooting percentage del 62.4 ed un’assist percentage del 44.7, che per darvi un’idea è la stessa di Doncic a livello stagionale. In ogni caso l’impatto di Jimmy G. Buckets va oltre alle sole statistiche, è un giocatore determinante su entrambe i lati del campo ed un leader che condiziona il rendimento di tutti, l’on/off di Butler è 15. In un sistema come quello di Miami è fondamentale avere qualcuni che gestisce i possessi con esperienza e mette costantemente pressione alla difesa, inoltre quest’anno il rendimento al ferro è di livello notevole: 74.8% su 127 tentativi, circa la metà assistiti. Un’altro aspetto fondamentale del gioco di Butler sono i tiri liberi, è il quarto nella lega per media di tentativi a gara (8.6) e li converte l’85.3% delle volte. In una stagione in cui tutti sembrano tirare il fiato, Jimmy per ora sta mantenendo l’energia e l’attenzione alta sera dopo sera.Ha fatto discutere la mancata chiamata per l’All Star Game di quest’anno, certo i candidati non mancavano, tuttavia questo non potrà che motivare ulteriormente Jimmy, il quale è abituato a dimostrare sempre quanto vale anno dopo anno. Non è sicuramente un giocatore sottovalutato, ma allo stesso tempo va riconosciuto quello che sta facendo, con una continuità spaventosa, nella lega. Tra le stelle dell’Nba non risalta sicuramente, non è un giocatore da rari lampi accecanti ma una luce costante che non si affievolisce mai. La mentalità è ciò che distacca Butler da molti giocatori, si percepisce quanto sforzo mette continuamente in ogni aspetto del gioco, non lasciando mai nulla per scontato. Il 14 Settembre, Jimmy compirà 32 anni, con ogni probabilità lo vedremo calcare i campi per ancora molto tempo, senza sconti per nessuno e senza risparmiarsi mai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *