Pagelle Offseason 2021: Pacific Division

  • SACRAMENTO KINGS


Aggiunte

Alex Len – 2 yrs, 7.6 mln

Emmanuel Terry – 1 yr, 1.5 mln

Matt Coleman III – 1 yr, 925k

D.J. Steward – 1 yr, 925k

Tristan Thompson ~ Via trade (Celtics)

Davion Mitchell(Draft, #9)

Neemias Queta (Draft, #39)

Conferme

Richaun Holmes – 4 yrs, 47 mln

Maurice Harkless – 2 yrs, 8.6 mln

Terence Davis – 2 yrs, 8 mln

Perdite

Kyle Guy (Cavaliers)

Hassan Whiteside (Jazz)

Justin James (Jazz)

Delon Wright (Hawks)


I Kings firmano Alex Len e prendono Tristan Thompson via Trade, confermano Richaun Holmes per altri 4 anni e lasciano partire il fallimentare Hassan Whiteside. Questo è in sintesi il mercato dei Kings, che impiegano praticamente tutto il loro impegno su una serie di 5 classici. Da segnalare c’è pochissimo altro, forse solo l’arrivo di D.Mitchell #45… no non Donovan e no non sono imparentati: parliamo della scelta al Draft con la Pick n.9, Davion Mitchell, una combo guard undersize ma superatletica e capace di crearsi il tiro dal nulla vista la capacità enorme di creare separazione dal palleggio. Mitchell fisicamente è un Wide Receiver della NFL prestato alla NBA: basso, muscoloso e rapidissimo, con grande forza fisica e grande esplosività nella parte bassa del corpo. Ha problemi al tiro da fuori, ma la meccanica non è malvagia, anche se un po’ legata e frettolosa (richiama molto quella di Kemba Walker), ed è un ottimo playmaker capace di giocare il pick and roll da Handler (con Bagley III da finisher sarebbe già uno dei giochi più interessanti della NBA) e fortissimo in transizione come portatore. Il problema sarà la convivenza di Mitchell con Fox, anche lui un giocatore che tendenzialmente ama aver tanto palla in mano e giocare sfruttando rapidità nello stretto e velocità in campo aperto; probabilmente quella di Sacramento non era la piazza migliore per far crescere Mitchell, che sarà costretto a vivere nell’ombra di Fox e ad un minutaggio molto ridotto, mentre in altri contesti avrebbe sicuramente potuto avere molto più spazio. I Kings sino giovani e interessanti come praticamente ogni anno, e se per la prima volta Bagley dovesse riuscire a completare una stagione senza infortuni ci sarà davvero da divertirsi. Certo per quanto possano potenzialmente essere divertenti in attacco con quella difesa lì non si va da nessuna parte, e finché sulla panchina di Sacramento ci sarà Luke Walton, forse uno dei peggiori allenatori di sempre nella fase difensiva, dubito si riuscirà a creare un progetto vincente.

VOTO: 5


  • PHOENIX SUNS


Aggiunte

Javale McGee – 1 yr, 5 mln

Elfrid Payton – 2 yrs, 2.2 mln

Chasson Randle – 1 yr, 1.8 mln

Chandler Hutchinson – 1 yr, 1.6 mln

Landry Shamet ~ Via trade (Nets)

Conferme

Chris Paul – 4 yrs, 120 mln

Mikal Bridges – 4 yrs, 90 mln

Cameron Payne – 3 yrs, 19 mln

Abdel Nader – 2 yrs, 4 mln

Frank Kaminsky – 2 yrs, 2.1 mln

Perdite

Jevon Carter (Nets)

Torrey Craig (Pacers)

Langston Galloway (Warriors)

E’Twaun Moore (Magic)

Ty-Shon Alexander (Free Agent)


Mossa apparentemente intelligente il simil-stretch del contratto di Chris Paul, che percepirà 120 milioni nei prossimi 4 anni invece che prenderne 39 il prossimo anno… forse più intelligente per Paul che per i Suns. Qualora il rendimento quest anno fosse calato di colpo sicuramente il contratto a venire non sarebbe stato così remunerativo, mentre venire da una stagione come la precedente garantisce a Paul di stare sistemato anche per i prossimi 4 anni. Dal lato Phoenix si liberano 10 mln di spazio salariale che sarebbero potuti essere investiti in modo decisamente migliore di quanto non sia successo. I Suns rifirmano anche Cameron Payne a cifre tutto sommato contenute visto il livello mostrato ai playoffs, ma poi decidono di far occupare uno spot del roster ad Elfrid Payton, che sarà legato a Phoenix per i prossimi due anni. Ecco che probabilmente uno dei giocatori più dannosi della lega prova a riempire gli spazi lasciati vuoti da Jevon Carter, Langston Galloway, E’Twawn Moore e soprattutto Torrey Craig, che ai Playoffs aveva dimostrato grande energia in difesa e incredibili istinti di rimbalzo per la taglia. Payton può però essere un difensore decente considerato che i suoi compiti in attacco saranno ridotti al minimo. Via trade arriva Landry Shamet, non una cattiva presa in attacco considerando che i giocatori adatti agli scarichi di Chris Paul a roster sono davvero pochi (Booker, Crowder e forse basta). Ovviamente tutte queste mosse non perfette vengono totalmente oscurate dalla firma di Javalone, che automaticamente ricandida Phoenix a una delle favorite per l’anello… tornando seri ci sono dubbi serissimi (anzi è quasi impossibile) che Phoenix riesca a mantenere il rendimento dello scorso anno (indipendentemente dalla strada che farà ai Playoffs, che come visto non è solo ed esclusivamente condizionata dal rendimento della squadra, ma anche dalla tenuta fisica loro e di altri), poiché sebbene la squadra non abbia poi modificato radicalmente il suo assetto, le rotazioni si sono accorciate non poco e ai Playoffs questo si paga. In ogni caso ancora più che quest anno vedremo un Booker sempre più protagonista e un Chris Paul sempre più in riserva energetica, per potersi preservare quando conta davvero, e la gestione delle energie del #3 nella scorsa stagione è stata a dir poco esemplare. Ci aspettiamo anche una notevole crescita di rendimento di DeAndre Ayton, che mantenga possibilmente gli standard degli scorsi Playoffs o qualcosa di simile, dato che in stagione regolare a parte brevi sprazzi è sempre stato un po’ soft, in modo tale che i Suns possano ambire ad una posizione più alta possibile in stagione e quindi ad avere un percorso il più possibile facilitato ai Playoffs, perché abbiamo visto in particolare quest anno, che a lungo andare, in quel selvaggio spettacolo che sono i Playoffs NBA, incontrare una squadra in finale di Conference rispetto che al primo turno può fare tutta la differenza del mondo (vedi i Clippers).

In più il non essere riusciti ancora a prorogare Ayton è un problema abbastanza rilevante. Notizia delle ultime ore è un contratto di 4 anni per 90 milioni di dollari, cifre di certo non contenute, ma tutto sommato necessarie ad avere la certezza di mantenere un giocatore che conferisce solidità ad una squadra che ne ha strettamente bisogno.

VOTO: 5.5


  • LOS ANGELES CLIPPERS


Aggiunte

Justise Winslow – 2 yrs, 8 mln

Harry Giles – 1 yr, 1.8 mln

Isaiah Hartestain – 1 yr, 1.6 mln

George King – 1 yr, 1.5 mln

Moses Wright – 1 yr, 925k

Eric Bledsoe ~ Via trade (Pelicans)

Keon Johnson (Draft, #21)

Jason Preston (Draft, #32)

B.J. Boston Jr. (Draft, #51)

Conferme

Kawhi Leonard– 4 yrs, 176 mln

Reggie Jackson – 2 yrs, 21 mln

Nicolas Batum – 2 yrs, 6.8 mln

Amir Coffey – 1 yr, 1.6 mln

Perdite

Patrick Beverley (Timberwolves)

Daniel Oturu (Bulls)

Patrick Patterson (Trail Blazers)

Rajon Rondo (Lakers)

DeMarcus Cousins (Free Agent)

Yogi Ferrell (Free Agent)


I Clippers sono chiamati ad affrontare una stagione complicata, che li vedrà per buona parte senza la sua superstar Kawhi Leonard, operatosi al legamento crociato. Leonard ha risentito di una microlesione al legamento negli scorsi Playoffs, ed è sempre sembrato sul punto di rientrare, ma il ritorno in campo non è mai avvenuto. Sul suo conto se ne sono dette di ogni, dalla sfiducia nei confronti dello staff medico della squadra a litigi interni di spogliatoio, e i Clippers hanno risposto alle voci di separazione rifirmando Leonard per altri 4 anni a 176 milioni di dollari, segno di enorme fiducia verso un giocatore che sarà rientrante da un infortunio così grosso. I Clippers lasciano finalmente andare Rajon Rondo (uno dei loro principali problemi in attacco nella scorsa stagione) e DeMarcus Cousins (uno dei loro principali problemi in difesa nella scorsa stagione). Fonte di MEME per tutta l’estate è stata la cessione di Patrick Beverley, che viene spedito a Memphis dove fa una breve tappa prima di atterrare definitivamente a Minnesota. Ricordiamo ancora tutti il suo “I just won the fu**ing championship” oppure la sentenza verso Stephen Curry “You had the last five years, the next five years are mine.”… Non proprio benissimo Pat. In più torna a casa Eric Bledsoe, che viste le precedenti stagioni e visto il trattamento riservatogli in Offseason, è stata una presa non proprio eccezionale. Si prevedono (o forse si sperano) moltissimi minuti per Terrance Mann.

Note positive per i Clippers sono senza dubbio le conferme di Nic Batum e Reggie Jackson, ai quali la squadra ha offerto nuova vita dopo un percorso che sembrava destinato a parabola discendente.

Da segnalare è la scelta al Draft, Keon Johnson, scelto dai Clippers con la Pick #21. La guardia da Tennessee è un buon difensore sull’uomo, molto veloce negli scivolamenti e anche sui tagli, ma con problemi nello scoring da fuori. Segni particolari: ha battuto il record di salto nella Draft Combine staccando 122 cm da terra.

In sunto la Los Angeles sponda Clippers si è mossa abbastanza poco e risulta forse anche leggermente indebolita rispetto allo scorso anno, e soprattutto con un Leonard in meno al minimo fino a febbraio. Visti i risultati negli scorsi Playoffs aspettiamo e speriamo tutti in un Paul George versione MVP.

VOTO: 5


  • GOLDEN STATE WARRIORS


Aggiunte

Andre Iguodala – 1 yr, 2.6 mln

Otto Porter Jr. – 1 yr, 2.3 mln

Nemanja Bjelica – 2 yrs, 2 mln

Harry Giles – 1 yr, 1.8 mln

Chris Chiozza – 1 yr, 1.6 mln

Langston Galloway – 1 yr, 1. 6 mln

Jonathan Kuminga (Draft, #7)

Moses Moody (Draft, #14)

Conferme

Stephen Curry – 4 yrs, 215 mln

Perdite

Kent Bazemore (Lakers)

Kelly Oubre Jr. (Hornets)

Eric Paschall (Jazz)

Nico Mannion (Virtus Bologna)

Alen Smailagic (Free Agent)


Piccole firme, ma davvero ben fatte. Il mercato di Golden State è funzionale ad una squadra che vuole tornare a proporsi tra le primissime della lega. Più che per meriti sportivi, per il morale della squadra è ottimo il ritorno di Andre Iguodala, del quale i Warriors hanno già dichiarato di essere intenzionati a ritirare la maglia. Una delle migliori prese in assoluto di questa Offseason NBA è la firma di Otto Porter Jr. a soli 2.3 mln di dollari, arrivata in contemporanea con la cessione di Oubre Jr. che nel sistema offensivo di Golden State si era dimostrato a dir poco deleterio. Otto è un 3&D ancora relativamente giovane, ma già in parabola discendente a causa di problemi fisici perenni. Vedremo se impiegato in una squadra con una serie di playmakers che riescano a spaziare il campo potrà dire la sua. Lo ricordiamo negli anni a Washington sotto l’egida di John Wall come una delle ali più efficienti della lega, capace di sfornare anche più stagioni da 60+% di True Shooting su oltre 10 tentativi dal campo, vedremo se con le spaziature di Golden State l’effetto sarà lo stesso. In più i Warriors pescano bene al Draft. Alla #14 pick arriva Moses Moody, un tiratore che si aggiunge all’enorme schiera di tiratori che i Warriors hanno, con però anche grande versatilità difensiva e una decente capacità nel portare palla. Alla #7 invece arriva Jonathan Kuminga, un giocatore molto atletico e versatile, capace di difendere su più posizioni e capace di gestire la palla in transizione. È anche ottimo off-ball essendo un tagliante d’èlite, e può essere una variazione negli schemi offensivi di Golden State in quanto uno dei pochi giocatori a roster capaci di penetrare e concludere al ferro e di giocare di fisico spalle a canestro. Ha problemi al tiro da fuori, ma vista la squadra questa carenza può essere tranquillamente mascherata. La scelta dei Warriors al Draft è chiara, cioè puntare su giocatori versatili ed energici in difesa e che abbiano capacità di creare anche dal palleggio per sé, ma soprattutto per altri, data la volontà di far giocare Curry il più possibile off-ball e di non caricare Draymond Green di possessi da Handler. Le chiavi di questa squadra saranno però sicuramente indipendenti dagli asset che sono arrivati in questa estate. Prima su tutte, il rendimento di Klay Thompson, poi la costanza su due lati del campo di Andrew Wiggins è per finire la maturazione di James Wiseman, che dovrebbe essere una manna dal cielo per una squadra storicamente sprovvista di lunghi, ma che ha davvero molto da cambiare specialmente per quanto riguarda il suo QI cestistico, in quanto dotato di skills molto notevoli per un 2.15, ma per il poco che si è riuscito a vedere, lo scorso anno sembrava non ancora pronto al panorama NBA. Bisognerà vedere in più il ruolo che avrà in questa squadra Jordan Poole, probabilmente il miglior giocatore della preseason appena conclusasi.

VOTO: 8


  • LOS ANGELES LAKERS


Aggiunte

Kendrick Nunn – 2 yrs, 10 mln

Wayne Ellington – 1 yr, 2.6 mln

Trevor Ariza – 1 yr, 2.6 mln

DeAndre Jordan – 1 yr, 2.6 mln

Carmelo Anthony – 2 yrs, 2.6 mln

Dwight Howard – 2 yrs, 2.6 mln

Rajon Rondo – 2 yrs, 2.6 mln

Austin Reeves – 2 yrs, 2.5 mln

Kent Bazemore – 2 yrs, 2.4 mln

Malik Monk – 1 yr, 1.8 mln

Sekou Doumbouya – 1 yr, 1.6 mln

Travelin Queen – 1 yr, 925k

Mac McClung – 1 yr, 925k

Russell Westbrook ~ Via trade (Wizards)

Conferme

Talen Horton Tukcer – 3 yrs, 30 mln

Perdite

Dennis Schroder (Celtics)

Kentavious Caldwell-Pope (Wizards)

Montrezl Harrell (Wizards)
Kyle Kuzma (Lakers)

Alex Caruso (Bulls)

Andre Drummond (76Ers)

Ben McLemore (Trail Blazers)

Markieff Morris (Heat)

Devontae Cacok (Nets)

Wesley Matthews (Free Agent)

Jared Dudley (Free Agent)

Alfonzo Mckinnie (Free Agent)

Marc Gasol (Girona)

Kostas Antetokounmpo (ASVEL Lyon-Villerubanne)


Dopo una serie di rumors che decretavano il tutto impossibile, arriva una Storia Instagram di Russell Westbrook che si mostra insieme a James e Davis in maglia Lakers a confermare delle voci che sembravano purissime chiacchiere da bar fino a un attimo prima. Quanto la trade di Westbrook però è impattante a livello mediatico, tanto può essere poco funzionale a livello di giocabilità. James e Davis hanno stabilito un’alchimia a dir poco perfetta, il loro pick and roll è uno dei più devastanti degli ultimi anni e in generale quando Davis gioca il più possibile nei pressi del ferro, quest’ultimo è davvero devastante, permettendo a LeBron di potersi spesso risparmiare in attacco giocando più in versione passatore che in versione finisher. L’arrivo di Westbrook potrebbe permettere bene o male la stessa cosa con Anthony Davis, che come detto se impiegato nei pressi del ferro può essere incredibilmente funzionale anche con Westbrook. Il vero problema è la coesistenza tra Westbrook e Lebron. L’ormai #6 dei Lakers va avanti con l’età e tende sempre di più a giocare palla in mano sfruttando la sua capacità di creare vantaggio per altri piuttosto che giocare solo contro tutti come faceva ai tempi di Cleveland (e si è visto anche a causa di una forma fisica non strabiliante come abbia fatto fatica contro la difesa schierata dei Suns quando Davis non giocava). Da playmaker Bron ha dimostrato di trovarsi molto più a suo agio e quindi probabilmente verrà impiegato svariate volte come Handler principale. Westbrook, che è sempre stato abituato ad essere il portatore primario, si è dimostrato a dir poco inutile senza palla, tendente spesso a rimanere fermo e essendo una minaccia praticamente nulla dal perimetro. Le soluzioni per gestire questo duo sono essenzialmente tre: la prima è abbastanza infattibile e costringerebbe i due a distribuirsi i minuti in modo da trovarsi raramente in campo insieme (raramente si è visto un giocatore che percepisce 40+ milioni di dollari che guida la second unit); la seconda più plausibile e forse in assoluto la più probabile sarà con Lebron da portatore e Davis da stretch 4, i quali proveranno ad attirare quanta più gravity possibile per permettere a Westbrook di avere l’area più libera possibile per ricevere in taglio o ricevere e penetrare. Questo è stato l’utilizzo che Mike D’Antoni ha fatto di Westbrook a Houston quando l’ex UCLA doveva condividere il campo con un altro handler come Harden. La strategia ha dato i suoi frutti e Westbrook nella seconda metà di stagione a Houston ha probabilmente giocato il miglior basket della sua carriera. Houston però giocava 5 fuori e aveva totalmente eliminato la presenza di un centro (scambiando Capela per Covington) per permettere questa soluzione. Purtroppo Davis ha dimostrato di essere battezzato spesso e volentieri dalla difesa avversaria, in quanto sebbene affidabile da fuori è sempre meno pericoloso che giocando nel pitturato. Battezzando Davis l’area inizia ad intasarsi e contando che anche a Westbrook verrà lasciato molto spazio per attutire una potenziale penetrazione e invece verrà sfidato al tiro, che questa soluzione vada bene è abbastanza utopico; la terza, probabilmente la consigliata perché più efficiente sarebbe quella di usare Westbrook da portatore, Davis da 5 e Lebron che gioca 4 senza palla, principalmente da tagliante, cosa che permetterebbe a quest ultimo di risparmiare notevoli energie in attacco e concentrarsi anche sulla fase difensiva. Anche questa soluzione però ha delle falle più che tattiche fisiche. Lebron ha ancora la capacità di giocare efficacemente off-ball come faceva a Miami? L’atletismo è calato considerevolmente e ormai non è più garantito che qualsiasi palla lanciata in area venga raccolta e schiacciata. In più Davis quante partite può reggere giocando da 5 senza infortunarsi?

La firma di Westbrook non è comunque il solo movimento della offseason dei Lakers in quanto all’arrivo dell’ex Wizards, James, Davis e Westbrook erano gli unici tre giocatori presenti a roster (nonostante occupassero già il salary cap per intero). Ceduti Pope, Harrell e Kuzma ai Wizards per arrivare a Russ, persi in free agency McLemore, Morris e Matthews, persi soprattutto Caruso e Schroder (quest’ultimo a cifre davvero irrisorie) i Lakers si trovano senza uomini a roster e iniziano a riempire le spot con una serie di veteranissimi che rendono la squadra con distacco la più anziana della lega. Arriva a gran richiesta di Lebron il suo amico fraterno Carmelo Anthony, che è tutto sommato una buona firma a cifre contenute, utilizzabile sia in spot up che a gioco rotto, dove può ancora dare pochi minuti di totale onnipotenza offensiva in 1v1. Poi arrivano Bazemore e Ariza, dei 3&D che possono risultare funzionali se non fosse che Bazemore ha creato più danni che benefici nelle squadre dalle quali è recentemente passato, dimostrandosi ormai l’ombra di sé stesso, e Ariza dopo aver cambiato 9 squadre negli ultimi 6 anni, approda ai Lakers e si opera immediatamente alla caviglia. Sarà costretto a restare lontano dai campi di gioco per almeno due mesi. Torna a roster Dwight Howard, che in maglia Lakers aveva fatto più che bene nei playoffs che lo avevano incoronato campione NBA e si spartirà i minuti da 5 con DeAndre Jordan, come faceva l’anno del titolo con Javale McGee. Dopo l’esperimento enormemente fallito di Andre Drummond, Jordan e Howard non sono di certo un toccasana, poiché fanno intuire che i minuti di Davis da 5 resteranno molto pochi, troppo pochi. In ogni caso la loro verticalità è abilità nel creare spazio coi blocchi e rollare sarà utile quando giocheranno a due con l’handler di turno. Il problema è che Westbrook, Lebron e Rondo da handlers e Jordan e Howard da rollanti, con Carmelo a gioco rotto è uno schema che sarebbe stato devastante 10 anni fa, ma che oggi risulta anacronistico, senza contare che i giocatori sono tutti notevolmente invecchiati. Jordan e Howard non possono più reggere un tot di minuti in campo senza subire eccessivamente in difesa contro chiunque giochi 5 fuori, Rondo può dare dei flash a gioco rotto, ma è comodamente battezzabile e soprattutto è dannoso se non gioca da portatore, poiché non essendo pericoloso dall’arco non viene sostanzialmente marcato, quindi Rondo off-ball è come giocare 4v5. Ora come può sopravvivere una squadra con Rondo, Westbrook, Kent Bazemore Deandre Jordan e Dwight Howard nel 2021? Limitando al massimo il minutaggio dei sovracitati così da sperare di trarre solo il meglio dai pochi minuti che danno, e cosicchè non abbiano abbastanza tempo per fare danni considerevoli.

Per fortuna sono arrivate anche delle ottime chiamate in casa Lakers che hanno provato parzialmente a riparare a questa situazione con la firma di Malik Monk, che arriva a Los Angeles sponda Lakers per 1.8 milioni di dollari, siglando uno dei migliori colpi della stagione. Monk è un giocatore molto atletico e veloce, autore di un notevole 40% dall’arco su 5 tentativi nella scorsa stagione (con uno spaventoso 86% nel catch and shoot da unguarded) e capace di giocare anche molto bene in back-door. Monk è un diamante da sgrezzare, ma che se usato come da Borrego lo scorso anno, cioè come creator secondario dopo un handoff, ha una capacità di creare con facilità compiendo anche in scioltezza gesti ad alto coefficiente tecnico. A svecchiare il roster contribuiscono anche la proroga del contratto di Talen Horton-Tucker, il quale resta ancora un gigantesco punto di domanda, e la firma di Sekou Doumbouya, che però come detto potrebbe nascondere delle insidie. Utili anche le firme di Ellington, che aiuterà i Lakers ad aprire il campo, e di Kendrick Nunn, che arriva a prezzi contenutissimi e può dare una mano fondamentale nella metà campo offensiva. Nunn è capacissimo di creare punti da gioco rotto, ma sa giocare bene anche off-ball, producendo 1.21 punti per possesso da spot up e 0.83 giocando il pick and roll da Handler. Nunn però è l’ennesimo giocatore del roster che compie numerose giocate d’istinto, ma, sempre come molti nel roster, deconcentrato in difesa e non troppo capace di contenere le penetrazioni, anche a causa della stazza. Insomma i Lakers sono probabilmente più forti dello scorso anno: si sono liberati di Harrell e di Drummond e hanno una maggiore versatilità in attacco che però ha grande rischio di non essere sfruttata a dovere. Il fit con molti giocatori non è ottimale e la squadra è stata costruita a tavolino e più secondo amicizie che secondo scelte tatticamente oculate. In difesa i problemi non sono minori dello scorso anno, ma si spera che almeno questa grande profondità del roster, in particolare per quanto riguarda le combo guards, possa spingere Bron e Westbrook a fare qualche straordinario nella metà campo difensiva, sperando che ne siano ancora capaci. La chiave della stagione? Quell’arma inarrestabile su due lati del campo che si chiama “Davis da 5”. Il dubbio più grosso? La tenuta fisica e il rischio infortuni sempre maggiore man mano che l’età avanza. La peggiore notizia? L’incapacità totale di essere futuribili. I Lakers farebbero bene a capire la loro situazione il più presto possibile, poiché se ci si rendesse conto che così non si va da nessuna parte bisogna smantellare tutto il prima possibile, altrimenti si rischia di condannare la squadra ad una luxury spropositata e a numerosi anni di tanking. I Lakers non hanno un futuro…hanno solo un presente caratterizzato da un tentativo di All-In fatto malissimo.

VOTO: 6.5