Il limite dei Golden State Warriors

Siamo tutti innamorati delle belle storie, dei piccoli che sfidano e sconfiggono i giganti, dei Davide contro Golia. Sin dai tempi di Allen Iverson i fan della NBA si sono spesso schierati dalla parte dell’Underdog, facendo diventare quest ultimo uno degli idoli indiscussi del panorama pop americano. Da un po’ di anni succede più o meno la stessa cosa per Stephen Curry. Il ragazzino da Davidson e figlio d’arte è sempre stato etichettato come troppo minuto per poter sfondare in NBA, e il suo successo lo ha reso probabilmente il più amato giocatore del recente passato. Nelle ultime settimane i fan dei Golden State Warriors sono tornati alla ribalta, entusiasmati e divertiti dal gioco veloce e spumeggiante che la squadra di San Francisco sta sviluppando, e con il quale sta macinando vittorie anche contro le avversarie più ostiche.

Grazie a (o a causa di) queste belle storie però, spesso ci si scorda di una cosa. Che la domanda “Quanto sei alto, fai Basket?”, ormai diventata un MEME, non è fondata solo su una convinzione ormai da accantonare. I Golden State Warriors hanno un problema e nelle recenti sfide contro Phoenix e soprattutto contro Philadelphia è emerso prepotentemente.

La small-ball alla quale Kerr ci ha abituati si basa su un PACE quasi insostenibile per quasi tutte le altre squadre NBA e i Warriors con essa hanno spesso spaccato in due le partite, difendendo energicamente e scappando in contropiede segnando punti facili con dinamismo e spettacolarità. I Warriors sono attualmente una delle squadre più in forma della Regular Season e con 18 vittorie nelle prime 20 partite si sono candidate nell’immaginario comune come la principale candidata al titolo NBA. Questo però è vero solo in parte, in quanto nel calendario dei californiani (che hanno sconfitto anche squadre molto in forma come i Chicago Bulls o i Brooklyn Nets) non si sono mai trovate delle squadre che potessero metterle in difficoltà sul piano tattico.

Phoenix Suns

La sconfitta contro Phoenix del 30 novembre mette in mostra dei limiti già in precedenza pronosticabili. Il giocatore più alto a roster dei Golden State Warriors è Kevon Looney, circa 206 cm e spesso, su richiamo della famosa Death-lineup, il #5 canonico ma non troppo della squadra è Draymond Green (198 cm). Questi due giocatori sono dotati di grande mobilità e forza nel baricentro, in modo da tenere lontano da canestro anche i lunghi più fisici quando provano a spallare in post. Il problema sorge quando un lungo, lungo per davvero, e anche estremamente mobile (nel caso in questione Deandre Ayton), giocando senza palla prende posizione sotto canestro. Data la mancanza di cm in casa Warriors, una ricezione lì significa due punti facili. Spesso pur di non concederli, i due “lunghi” sovracitati vanno in foul trouble, costringendo Kerr a doverne limitare l’utilizzo e lasciando la squadra senza un’opposizione credibile all’Ayton di turno.

In seguito, nei 24 punti che il nativo delle Bahamas ha segnato, si veda le zone dalle quali ha maggiormente punito la difesa, comportandosi come un gigante tra i bambini.

Come pronosticabile, ha segnato quasi esclusivamente nella restricted area.

Si aggiunga anche una difesa a dir poco eccezionale di Mikal Bridges, e in generale dei Suns, su Stephen Curry, e la vittoria è servita su un piatto d’argento.

In allegato un’analisi approfondita di uno degli analyst più stimabili del mondo NBA, Ben Taylor, sull’argomento difesa.

Spesso per essere un grande tiratore, la componente più importante è quella psicologica. Non demoralizzarsi e continuare a ripetere sempre lo stesso movimento di tiro, senza pensare ad altro. Una difesa del genere, che ha costretto Steph a conclusioni forzate nella prima parte di gara, ne ha condizionato profondamente la freddezza mentale e per un tiratore con la confidenza di Curry non c’è nulla di peggio che veder uscire tutti i primi tentativi. Certo, Stephen Curry è Stephen Curry, e nella gara successiva, nonostante i tiri che ha preso sempre con Bridges in marcatura, fossero a coefficiente ancor più alto di difficoltà, hanno trovato il fondo della retina. E da allora poteva tirare letteralmente tutto ciò che gli passava per le mani, sapeva che dopo ogni rilascio, tutto sarebbe andato dentro.

Philadelphia 76Ers

La gara di stanotte contro i Sixers era “il livello successivo”. La franchigia della Pennsylvania è costruita per essere l’anti-Golden State.

Su Curry è stato piazzato Mathysse Thybulle, se possibile ancor più capace di Bridges a seguire il giocatore con e senza palla, grazie alla sua incredibile reattività verticale e alla sua rapidità di scivolamento.

Nella seconda clip si veda come Thybulle riesca addirittura a non far ricevere Curry in uscita dai blocchi (impresa semi-impossibile), costringendo Green a dover ripiegare su Jordan Poole. Risultato? Palla persa per palming.

Curry ha iniziato tirando 0/3 da tre punti e questo ne ha condizionato il rendimento su tutta la partita (6/20 dal campo e 3/14 da tre punti).

Obiezione? Quei tiri di Curry possono sempre entrare anche se apparentemente impossibili. Vedere il ritorno con i Suns. Questo è vero, ma c’è da dire che lo stesso è successo dall’altra parte, in quanto passando alla metà campo difensiva, forse Golden State qui ha dovuto affrontare in assoluto il peggior avversario per le loro caratteristiche, Joel Embiid, e Green e Looney hanno difeso da manuale su quest’ultimo, che però nonostante abbia tirato male per i suoi standard, non era semplicemente contenibile nonostante la giornata no. Infatti a differenza di Thybulle, che è probabilmente uno dei migliori giocatori al mondo da mettere su Curry, i Warriors non hanno giocatori che per struttura fisica siano capaci di poter contenere Embiid più di stanotte (e il contenimento equivale a 26 punti con il 44% dal campo).

Come detto con Ayton, Embiid (ancor più grosso di Ayton) se prende posizione diventa un cheat code incontenibile. In questa clip per aiutare Kevon Looney, la difesa dei Warriors collassa in post, difendendo in 1v5 e lasciando 5 tiratori liberi sul perimetro. Embiid per quanto sia migliorato nella gestione dei raddoppi, qui non coglie le linee dei passaggio, ma comunque 1v5 sfrutta il suo strapotere per ricavarsi due liberi.

Nella seconda clip Looney tiene in maniera eccellente l’euro step di Embiid, ma essendo Wiggins preoccupato di dover portare l’aiuto, si avvicina alla restricted area. Questa volta Embiid legge la linea di passaggio trovando Maxey libero sul perimetro.

Come detto, il lungo in post rallenta il ritmo in modo esponenziale, e anche nella metà campo difensiva un giocatore come Embiid può contribuire a mantenerlo lento stoppando qualsiasi tentativo di contropiede, arma con la quale i Warriors aprono i loro parziali più di frequente. Se non ci fosse stato Embiid, ma giocatori di stazza inferiori, sarebbe stato un comodo layup per Draymond, e l’attacco sarebbe dovuto ripartire dalla rimessa, trovando la difesa Warriors organizzata a difendere energicamente.

Il succo di queste due situazioni si trova riassunto in questa clip, che sintetizza la gara di Embiid in 40 secondi. Il centro stoppa il tentativo di arrivare al ferro e prende posizione in attacco contro un giocatore che non riesce fisicamente a tenerlo (Juan Toscano-Anderson). Risultato? Due punti facili negati da un lato ed And-one dall’altro. 5 punti guadagnati dai Sixers.

Risoluzione al problema?

Forse una soluzione c’è e permetterebbe di far reggere Golden State per 7 partite contro giocatori come Embiid o Giannis Antetokounmpo, e si chiama James Wiseman. Il giocatore è lunghissimo (215 cm di altezza e 230 cm di apertura alare) ed ha mostrato una grande attitudine per la stoppata. Certo, stoppare e proteggere il ferro sono due cose diverse, dato che uno dei limiti principali di Wiseman l’anno scorso è stato proprio il lasciarsi ingolosire dalla stoppata stessa saltando di frequente sulle finte. In più fisicamente è troppo gracile per tenere Jojo in post, ma questo è un problema risolvibile. Come detto Green è un difensore ancora eccellente, anche se non è più quello di 4 anni fa, e ancora capace di reggere fisicamente tenendo Embiid il più possibile lontano dallo smile. A Jojo non resta che tirargli sulla testa, come spesso ha fatto oggi, e qui entra in gioco Wiseman, che essendo più un grande stoppatore che un grande difensore sull’uomo, potrebbe rendere al top se usato in aiuto.

Vero è che questa soluzione implica un raddoppio sistematico su Embiid ogni volta che riceve palla in post, ma quale delle altre 28 squadre NBA non raddoppia sul lungo Camerunense quando riceve in posizione profonda? Philadelphia è costruita in modo tale da dar fastidio a ogni singola contender, poiché Embiid è forse l’unico a poter tenere Giannis anche senza palla e come ha già mostrato ripetutamente lo scorso anno, può banchettare in post con la difesa-non difesa dei Brooklyn Nets, che hanno bene o male lo stesso limite nel marcarlo che ha Golden State.

Quindi sì, c’è il rischio di andare sotto, ma non più delle altre squadre.

Ecco che alla lunga l’integrazione (non facile, né scontata) di Wiseman nel sistema Warriors potrebbe risultare più importante anche del rientro di Klay Thompson, poiché mentre quest’ultimo andrebbe ad amplificare un meccanismo già perfetto, Wiseman andrebbe a colmare le poche (ma enormi) falle che questa squadra ha. Non è però scontato che riesca in tale compito. Lo scopriremo solo vivendo.