Pagelle Offseason 2021: Southwest Division

  • DALLAS MAVERICKS


Aggiunte

Reggie Bullock – 3 yrs, 30 mln

Sterling Brown – 2 yrs, 6 mln

Frank Ntilikina – 2 yrs, 3.8 mln

JaQuori McLaughin – 1 yr, 1.5 mln

Feron Hunt – 1 yr, 925k

Carlik Jones – 1 yr, 925k

Moses Brown ~ Via trade (Celtics)

Conferme

Luka Doncic – 5 yrs, 207 mln

Tim Hardaway Jr. – 4 yrs, 75 mln

Boban Marjanovic – 2 yrs, 7 mln

Perdite

Josh Richardson (Celtics)

Tyler Bey (Rockets)

Nate Hinton (Pacers)

Nicolò Melli (Olimpia Milano)

J.J. Redick (Ritirato)


La prima notizia della Offseason dei Mavericks arriva a Regular Season ancora in corso: Rick Carlisle non sarà più l’allenatore della squadra e a sostituirlo ci sarà Jason Kidd, ormai ex assistente allenatore di Frank Vogel ai Lakers. La scelta ha lasciato il mondo NBA abbastanza di stucco considerando che il vice di Carlisle, Jamahl Mosley, godeva di ottima fama e si dice avesse ottimi rapporti con tutti i giocatori, Doncic incluso. Kidd al contrario non ha lasciato bei ricordi in nessuna delle squadre in cui è passato e sia Brooklyn che Milwaukee lo ricordano con poco piacere anche dal punto di vista dei rapporti umani. Il licenziamento di Carlisle di per sé non è stata una scelta azzardata per i Mavs, che come sappiamo amano lasciare spazio e autonomia di gestione del gioco a Luka e l’eccessiva preponderanza tattica dell’attuale coach dei Pacers avrebbe potuto intralciare l’estro creativo dello sloveno. Sarà paradossalmente una mossa giusta scegliere un coach che starà il meno possibile dietro al gioco della squadra? Sicuramente vedremo un Doncic ancora più padrone della squadra, con il quale Dallas ha raggiunto un accordo che lo lega alla squadra fino al 2026 per 207 milioni di dollari. Per noi, Doncic è il candidato principale alla vittoria del prossimo premio di MVP, ma questo non è per forza un sintomo di grande stagione anche per la sua squadra, poiché ci sono molti dubbi specialmente per le gare che si giocheranno da aprile in poi. Primo: la convivenza con Porzingis. Il lituano arrivato in pompa magna nella trade deadline di due anni fa non ha ancora raggiunto i livelli che tutti si sarebbero aspettati da lui, servendo una serie di prestazioni deludenti e svogliate su due metà campo. Le voci di screzi tra Porzingis e Doncic sono state recentemente smentite da Kidd, ma è indubbio che specialmente agli scorsi playoffs, il ruolo del gigante sia stato limitato a quello di tiratore spot-up, perdendo gran parte della sua potenziale efficienza. Porzingis è un lungo di 2.21 che gioca da tiratore, non sfrutta i suoi centimetri sotto canestro e utilizza la sua lunghezza solo per poter tirare da più lontano e in testa ai suoi marcatori. Sarà una sua scelta? O l’eccessiva palla in mano a Doncic lo relega ad un ruolo marginale e nel quale può incidere ben poco, condizionandone morale e intensità nella fase difensiva? Nel primo caso il giocatore sarebbe condannato a non aver mai sfruttato il suo potenziale immenso, forse anche spaventato dalla rottura del legamento crociato nel lontano 2018, che quindi avrebbe avuto più conseguenze psicologiche che fisiche. Nel secondo caso la situazione sarebbe risolvibile, e un cambio di coaching staff è sicuramente la miglior opzione per risolverla nella stessa Dallas. Altrimenti il lituano ha già pronto l’aereo per andare altrove dove possano sfruttare le sue capacità meglio di così.

I Mavericks intanto acquisiscono via trade un altro giocatore XXL, Moses Brown, centro di 2.19m con 2.26m di apertura alare, ma al contempo con un QI cestistico tra i più bassi della lega, una fisicità pressoché nulla, una tendenza ad abboccare alle finte molto marcata e quindi capace di stare in NBA solo grazie alle sue dimensioni. Insieme al rinnovo di Boban Marjanovic e alla permanenza a Dallas di Willie Cauley-Stein, la trade per Brown occupa totalmente lo spazio di #5 giganteschi tendenti quasi solo ad occupare l’area, costringendo probabilmente Porzingis ad un’altra stagione da esterno, e a conferma di questa tesi c’è l’addio di una serie di giocatori puramente perimetrali come Redick, Melli e Richardson.

Cosa dire? Un disastro! Salvano l’offseason di Dallas solo il rinnovo di Hardaway Jr. e di Doncic, che sarà costretto davvero a fare l’MVP per salvare una squadra sulla carta molto più problematica dello scorso anno.

VOTO: 5


  • SAN ANTONIO SPURS


Aggiunte

Doug McDermott – 3 yrs, 41.3 mln

Zach Collins – 3 yrs, 23 mln

Bryan Forbes – 1 yr, 4.5 mln

Jock Landale – 1 yr, 925k

Carlik Jones – 1 yr, 925k

Thaddeus Young ~ Via trade (Bulls)

Al-Farouq Aminu~ Via trade (Bulls)

Joshua Primo (Draft, #12)

Joe Wieskamp (Draft,#41)

Conferme

Keita Bates-Diop – 2 yrs, 3.6 mln

Perdite

DeMar DeRozan (Bulls)

Rudy Gay (Jazz)

Gorgui Dieng (Hawks)

Patty Mills (Nets)

Trey Lyles (Pistons)

Quinndary Weatherspoon (Free Agent)

DaQuan Jeffries (Free Agent)


San Antonio probabilmente esce dallo stantío tentativo di mantenersi sempre a galla e fa emergere finalmente una volontà di rinnovamento, che avviene con una serie di scommesse non convenzionali, che se andranno a bersaglio confermeranno ancora una volta il genio di una dirigenza e di un allenatore i quali hanno ormai un credito ai minimi storici. Liberatisi delle loro bandiere Mills, DeRozan e Gay, gli Spurs ripartono da Dejounte Murray, Keldon Johnson, Derrick White e una serie di giovani che quest anno avranno spazio per fare bene. Partiamo dalle sicurezze, che constano dei tre sovracitati e di Thaddeus Young, arrivato insieme ad Aminu nella trade che ha portato Derozan ai Bulls. Young aggiunge difesa e solidità contro 3-4 e a volte anche 5. Poi gli Spurs compiono una serie di scommesse, la prima è la firma di Zach Collins. Il quasi 24enne ha giocato solo 11 partite negli ultimi 2 anni, ma prima di questa enorme serie di problemi fisici ha mostrato una comprensione del gioco nella fase difensiva davvero notevolissima e se rimanesse sano, dimostrasse di aver recuperato da qualunque problema fisico e perché no si sgrezzasse un po’ tecnicamente, potrebbe risultare una scommessa ampiamente vinta.

La seconda e forse ancora più grande scommessa è la scelta al Draft di Joshua Primo, un giocatore destinato alla fine del primo giro e preso con la pick #12. Il ragazzino è nato il 24 dicembre del 2002 e questo lo rende il giocatore più giovane attualmente in NBA. Certo, gli Spurs forse avrebbero fatto meglio a scambiare la loro 12 con qualche scelta a fine primo giro, ottenendo anche qualcosa di decente in cambio, ma la scelta è stata immediata e decisa e ha riscosso molto Hype. Il giocatore proviene da Alabama e già allora era molto indietro nelle gerarchie dei suoi pariruolo, quindi ha fatto vedere solo degli sprazzi di talento, di cui però gli Spurs si sono innamorati al Draft Combine. Primo è uno scorer notevole e capace di portar palla, ma ancora giovanissimo e fisicamente inadatto alla NBA. Forse gli avrebbe fatto bene un altro anno al college, ma a questo gli Spurs sapranno adeguatamente rimediare, probabilmente facendolo esprimere al top del suo potenziale in G-League almeno per la prima parte di stagione. Per capire il vero valore del ragazzo ci sarà da aspettare, il rischio che sia un flop con troppo hype addosso è elevato, ma la giovane età non dà fretta a San Antonio, che è sufficientemente coperta in quel ruolo. Certo essere coperti in quel ruolo e con giovani che quest anno troveranno spazio, e comunque scegliere il diciottenne Primo alla #12 ci fa intendere che il ragazzo sia davvero speciale.

VOTO: 7.5


  • MEMPHIS GRIZZLIES


Aggiunte

Yves Pons – 1 yr, 1.5 mln

Shaq Buchanan – 1 yr, 925k

Carlik Jones – 1 yr, 925k

Jarret Cluivert ~ Via trade (Timberwolves)

Steven Adams ~ Via trade (Pelicans)

Khris Dunn ~ Via trade (Celtics)

Sam Merrill ~ Via trade (Bucks)

Ziaire Williams (Draft, #10)

Santi Adalma (Draft,#30)

Conferme

Killian Tillie – 1 yr, 1.6 mln

Sean McDermott – 1 yr, 1.4 mln

Perdite

Jonas Valanciunas (Pelicans)

Grayson Allen (Bucks)

Justise Winslow (Clippers)

Tim Frazier (Free Agent)

Jontay Porier (Free Agent)


Una delle primissime trades di questa Offseason è stata quella che ha coinvolto i Grizzlies e i Pelicans. Jonas Valanciunas è stato spedito a NOLA in cambio di Steven Adams, Eric Bledsoe e la decima scelta al Draft. Di questi asset per i Grizzlies l’unico degno di nota è appunto la pick, che si è rivelata essere Ziaire Williams. Bledsoe è stato inserito nel pacchetto a tutti i costi perché i Pelicans avevano volontà e obbligo di liberarsene, e il suo percorso a Memphis non è durato poi tanto, poiché la franchigia del Tennessee lo ha subito spedito a Los Angeles sponda Clippers. Adams dà ai Grizzlies sicuramente energia e fisicità, ma è un lungo ormai anacronistico, lento di piedi e tendente ad intasare l’area; non proprio la situazione migliore per Ja Morant, che sfrutta spesso la sua velocità di primo passo per battere l’uomo ed entrare dentro, non essendo un tiratore d’èlite. Valanciunas era un lungo con mani morbide che permetteva di mantenere l’area libera. La chiave per sistemare questo problema sarà il fit di Morant e Jaren Jackson Jr, che a causa dei problemi fisici del secondo hanno giocato insieme veramente poco. Jackson crea spazio in area per le penetrazioni dell’ex Murray State, giocando quasi solo sul perimetro e in post alto, avendo un tocco da fuori impressionante per l’altezza, e tra l’altro con una meccanica tutt’altro che ortodossa. In più Jackson è un ottimo tagliante e il gioco in pick and roll o in pick and pop con Morant potrà essere una delle soluzioni più cavalcate. Oltre ad Adams però i Grizzlies non hanno centri puri, e sebbene in attacco possano tranquillamente giocare 5 fuori con Jackson da 5, in difesa ci potrebbe essere qualche problema in quanto sebbene Jackson abbia la capacità di tenere quasi tutti i ruoli, dai 2-3 ai 5, con velocità di piedi e tempismo nella stoppata, purtroppo è tutto tranne che un buon rimbalzista e anche nella pallacanestro di oggi, che meno di tutte necessita di rimbalzisti di professione, non avere un singolo giocatore che sappia imporsi in questo aspetto può creare molti problemi. In più il giocatore ha un limite enorme: la sua tendenza a stoppare lo porta ad essere uno dei giocatori più fallosi in NBA, riducendone enormemente il minutaggio. Se JJJ sistemasse questi problemi il ruolo di centro non sarebbe più un’utopia per lui e i Grizzlies potrebbero avere uno dei quintetti più dinamici e spettacolari della NBA (mentre ora con Adams il ritmo sarà molto più lento di come potrebbe), ma ora è ancora bene farlo continuare da 4, lasciando aperti spiragli di miglioramento per un futuro da 5 non impossibile.

Parlando di Ziaire Williams: il ragazzo che proviene da Stanford è (e soprattutto potrà essere) tutto ciò che i Grizzlies stavano cercando. È un 2.05m atletico e con un ottimo ball-handling, un ottimo difensore di squadra (e in una squadra con Brooks e Jackson ogni posizione è coperta) e con tanto potenziale anche come scorer. È molto acerbo e incostante, ha problemi notevoli nel decision making, ma lo staff dei Grizzlies è uno dei migliori in materia (basti vedere i recenti miglioramenti al tiro di Brandon Clarke) e starà già lavorando per farlo migliorare in modo da fornire Playmaking aggiuntivo per poter far rifiatare Morant e massimizzare le spaziature in campo.

VOTO: 7.5


  • NEW ORLEANS PELICANS


Aggiunte

Devonte’ Graham – 4 yrs, 47 mln

Garrett Temple – 3 yrs, 15 mln

Jared Harper – 1 yr, 1.7 mln

Jose Alvarado – 1 yr, 1.6 mln

Dauton Hommels – 1 yr, 1.6 mln

Zylan Cheatham – 1 yr, 1.5 mln

Tomas Satoransky ~ Via trade (Bulls)

Jonas Valanciunas ~ Via trade (Grizzlies)

Trey Murphy III (Draft, #17)

Herb Jones (Draft,#35)

Conferme

Josh Hart – 3 yrs, 37 mln

Didi Louzada 4 yrs, 7.6 mln

Willy Hernangomez – 3 yrs, 7.3 mln

Perdite

Lonzo Ball (Bulls)

Eric Bledsoe (Clippers)

Steven Adams (Grizzlies)

James Johnson (Nets)

Wesley Iwundu (Hornets)

James Nunnally (Free Agent)


Come detto nello scorso paragrafo, ai Pelicans arriva Jonas Valanciunas e il campo in attacco si apre. Questo crea una serie di soluzioni che l’anno scorso sono state un problema enorme per i Pelicans, tutte legate alla tendenza di Adams ad intasare l’area: innanzitutto il gioco in pick and roll nelle sue varie sfaccettature (Ingram handler e Adams rollante, Zion handler e ingram rollante o in pop, Zion handler e Adams rollante,…); Zion Williamson è un giocatore fisicamente strapotente e con un hangtime che gli permette di segnare anche in un’area super intasata. Lo stesso discorso non vale per Brandon Ingram, che ha spesso sofferto la presenza di Zion, non avendo palla nelle mani quanto vorrebbe e quando capitava tentando soluzioni forzate che hanno notevolmente abbassato la sua efficienza. Mentre nella prima stagione di Ingram ai Pelicans l’ex Lakers è stato un All-Star e anche il Most Improved Player del 2020, nella scorsa stagione il rendimento è notevolmente calato al seguito di un decision making davvero peggiorato. Quanto in questo c’è la “colpa” di Steven Adams? Moltissimo, in quanto nella scorsa stagione Ingram ha quasi dimezzato i tiri nella restricted area (troppo intasata dalla presenza di Adams che si portava appresso il marcatore) rispetto all’anno precedente, e non avendo la capacità di Zion nel segnare con contatto si è dovuto accontentare troppo spesso del mid-range. Valanciunas al contrario permette di aprire il campo decisamente meglio, e con un Valanciunas stretch 5 il pick and pop altissimo (all’altezza del centrocampo) con point Zion e Brandon Ingram potrebbe essere letale, in quanto il portatore ha la possibilità di accelerare dal centrocampo fino alla restricted area, e trattandosi di Zion, se non trova l’area occupata può solo finire col portarsi il ferro. Chiudendo su Zion, Ingram rimarrebbe totalmente scoperto e allora la capacità dei due ex Duke di trovarsi sarebbe la chiave per un comodo tiro di Ingram in spot up. I Pelicans in più si liberano di Eric Bledsoe, sostituito da Devonte’ Graham, che è dotato di Playmaking più che decente e di un tiro da fuori pericolosissimo, che consentirebbe di liberare ulteriormente l’area (sembra che tutte le mosse dei Pelicans siano state funzionali a questa scelta, segno di una volontà di sfruttare al massimo le potenzialità di point-Zion). La partenza più dolorosa è senza dubbio quella di Lonzo Ball, che offriva Playmaking e difesa sull’uomo e ormai non era più battezzabile neanche dall’arco, ma i Pelicans hanno provato a trattenerlo in ogni modo (anche liberando lo spazio salariale giusto per rifirmarlo) quindi non hanno colpe della sua partenza che è dipesa esclusivamente dalla volontà del giocatore. Neanche qui però NOLA si è persa d’animo, riuscendo a ricavare dalla Trade coi Bulls Tomas Satoransky, ottimo playmaker e scorer, attaccante completo e in difesa non dannoso, probabilmente quanto di meglio c’era per sostituire Lonzo senza variare troppo l’assetto della squadra.

Il fit in attacco risulta notevolmente migliorato, ma in difesa potrebbero esserci problemi: Graham non è capace di difendere sul perimetro come faceva Lonzo e sia Satoransky che Hart dovranno fare gli straordinari e Valanciunas è lento di piedi come Adams, ma meno fisico e meno capace di difendere in post basso e di proteggere il ferro, e che non ci sia un giocatore capace di difendere sui lunghi sarà un problema grosso a lungo termine. Purtroppo i Pelicans non sono una piazza appetibile per i grandi Free Agent e le voci che avrebbero visto un ritorno di Chris Paul a NOLA sono state subito smentite dal rinnovo di quest ultimo a Phoenix. Il salto di qualità che molti si aspettavano non è arrivato, ma non per colpa della dirigenza, che non può nulla dove subentra la volontà dei giocatori. Dove quest’ultima ha potuto ha operato bene, garantendo sicuramente una crescita, che magari potrebbe consentire ai Pelicans di disputare un’ottima Regular Season, rendendola più dello small market che è ora per una prossima stagione. Il rendimento dipenderà però certamente anche dal nuovo Head Coach Willy Green, che sostituisce Stan Van Gundy, uno degli allenatori che ha portato la modernità del 4 fuori in NBA molti anni fa (con gli Orlando Magic su tutti), ma che ora forse risulta un po’ indietro rispetto al l’avanzare inesorabile dell’evoluzione.

VOTO: 7


  • HOUSTON ROCKETS


Aggiunte

Daniel Theis – 4 yrs, 36 mln

Tyler Bey – 1 yr, 1.6 mln

Daishen Mix – 1 yr, 925k

Jalen Green (Draft, #2)

Alperen Sentung (Draft,#16)

Usman Garuba (Draft, #23)

Josh Christopher (Draft,#24)

Conferme

David Nwaba – 3 yrs, 15 mln

Dante Exum – 4 yrs, 10 mln

Anthony Lamb – 1 yr, 1.6 mln

Armoni Brooks – 1 yr, 1.5 mln

Perdite

Avery Bradley (Warriors)

Sterling Brown (Mavericks)

Cameron Oliver (Lakers)

Kelly Olynyk (Nets)

D.J. Wilson (Thunder)

Cam Reynolds (Free Agent)


Il capitolo più triste della scorsa stagione riguarda senza dubbio gli Houston Rockets, che dopo la partenza di Harden è diventata una delle peggiori squadre della lega. Ancora oggi Houston non è una squadra completa, ed è sempre la prima ad essere messa in mezzo in caso di discorsi di trade. Il malumore è stato evidente e la permanenza non troppo felice di John Wall è ancora un dubbio. I Rockets hanno perso anche un’altra delle poche note positive della scorsa stagione: Kelly Olykyk (questo dà un’idea del livello), che ha overperformato in una squadra nella quale era quasi una superstar…

Restano delle note positive: Kevin Porter Jr., ripescato dal nulla dopo una stagione da Rookie non convincente a Cleveland, trovando invece ai Rockets spazio notevole. Il ragazzo ha mostrato doti di Playmaking e scoring non indifferenti, diventando il più giovane di sempre a segnare e 50 punti e a registrare insieme 10 assist il 29 aprile scorso contro Milwaukee (per quanto si potesse considerare impegnata e intensa la difesa dei Bucks sul finire di stagione); il secondo lato positivo è Christian Wood, lungo superatletico con verticalità che si trova a meraviglia nel pick and roll, che però va affiancato da un decente portatore (si spera lo stesso Porter Jr.) per rendere al top e non crollare in osceni errori di decision making;

La terza nota positiva è la #2 scelta al Draft Jalen Green, proveniente da Team Ignite della G-League. Il ragazzo è uno scorer molto molto notevole, con capacità di scoring a 3 livelli, molto atletico e capace di giocare sia on-ball che off-ball. Secondo molti Green è il favorito alla vittoria del premio Rookie of The Year, ma i Rockets devono fare attenzione allo spazio che gli daranno, perché il decision making è ancora molto acerbo e il ragazzo ha problemi nel traffico a causa di un ball handling non eccezionale e di una forza fisica pressoché inesistente.

I Rockets sono interessanti, ma ancora non capaci di avere ambizioni e il caso Wall è da risolvere in quanto il giocatore ha chiaramente dichiarato di non voler più militare in casacca rossa. Qualora i Rockets riuscissero a ottenere da una trade con John Wall qualcosa di interessante allora si potrebbe tornare a parlare di aspirazioni interessanti. Ora è ancora troppo presto e quindi inutile parlare di potenziali assetti tattici. Questa squadra è tutta da vedere, ma finché la situazione Wall non sarà risolta è difficile valutare la situazione positivamente, anche considerando un mercato pressochè nullo.

VOTO: 5.5