A che punto è il ritorno di Klay Thompson?

La scorsa notte è arrivato un altro KO per i Golden State Warriors, che si ritrovano con un record di 2-6 nelle ultime 8. La gara è stata persa contro i Minnesota Timberwolves, dotati di un irresistibile Karl-Anthony Towns da 39 punti, che evidenzia ancora una volta il problema di Golden State Warriors nel difendere contro i Big Men. Ovviamente la streak negativa, specie per l’impatto in difesa, dipende fortemente da Draymond Green, ormai out da oltre un mese e probabilmente per un altro mese. Nelle 34 gare giocate da Green, i Warriors hanno un record di 28-6, abbondantemente on pace per il primo spot nella lega. Green è out precisamente dal 9 gennaio, data memorabile per il ritorno sul parquet di Klay Thompson, che lo stesso Green, seppur infortunato, ha voluto celebrare uscendo subito dopo la palla a due. Sono passati ormai quasi due mesi da quel 9 Gennaio e abbiamo avuto tempo e modo di vedere, valutare e ri-abituarci dopo 991 giorni a Klay Thompson e, a metà della sua personale strada verso i Playoffs, è possibile fare il punto sulle sue condizioni.
Condizione fisica
Innanzitutto partiamo da una constatazione che non era scontato fare, dopo due infortuni gravi come la rottura del legamento crociato e del tendine d’Achille: Klay si è presentato al ritorno senza nessun tipo di paura o sfiducia sul suo stato fisico. La schiacciata messa a segno nella gara d’esordio contro i Cleveland Cavaliers ha reso questo aspetto evidente fin da subito.

Com’è normale che fosse, i primi due mesi dopo il ritorno sono stati caratterizzati da alti e bassi, da un’alternanza tra partite in cui sembrava totalmente fuori ritmo e condizione a partite in cui è sembrato veramente se stesso. Fino a questo momento, la più grande dimostrazione di forza il numero 11 l’ha mostrata in casa contro i Los Angeles Lakers, in un quarto quarto di fuoco in cui ha preso in mano la squadra, chiudendo per la prima volta con più di 30 punti messi a referto.

È cambiato qualcosa?
L’aspetto più curioso nel suo gioco offensivo dopo il ritorno in campo è stato però il leggero cambiamento delle sue tendenze. In questi due mesi dopo il rientro, abbiamo infatti potuto vedere un Thompson più incline ad avere palla in mano e creare per sé e per i compagni. Lo usage, al 27%, è al massimo in carriera, ma non solo; il numero degli assist aggiustato per 36 minuti, 4.3, non è mai stato così alto, e anche il rapporto tra assist e usage, a quota 0.64, è al career-high.

Anche dal punto di vista della realizzazione, la percentuale di canestri non assistiti rispetto a quelli assistiti non era così alta dal 2014-15, la frequenza di situazioni di isolamento è cresciuta del 3% rispetto al 2019 e dall’altro lato è calata la frequenza di tiri presi uscendo dai blocchi, scesa dal 34% del 2019 al 25% attuale.

Questo cambiamento può essere dovuto principalmente a due fattori: l’urgenza di rimettersi in ritmo dopo il lungo periodo di inattività e l’assenza di Draymond Green in quanto facilitatore offensivo (manca dalla stessa partita in cui Thompson è tornato a giocare).

Con l’avanzare nella stagione e il ritorno di Green, questa tendenza dovrebbe tornare alla normalità, ammettendo ovviamente che Klay sia ancora in grado di uscire efficacemente dai blocchi come prima, altrimenti il suo gioco senza palla sarebbe limitato allo spot-up. In tal caso, potrebbe davvero rendersi più utile da scorer in isolamento in determinate situazioni, magari utilizzando il pull-up dal mid-range.

In ogni caso, il punto cardine del suo attacco sarà cercare di ritornare alla percentuale da tre punti straordinaria che ha tenuto prima dell’infortunio durante le Finals 2019. Al momento, l’efficacia dal perimetro è ferma al 38%, comunque buono ma lontano dagli standard straordinari a cui ci ha abituati.
La difesa
Nell’altra metà campo, il discorso è un po’ più complicato. Prima dello stop, Thompson è stato per anni un ottimo difensore sulla palla, che faceva della rapidità laterale la sua forza. E’ quella stessa rapidità laterale che è sembrata abbandonarlo in questa stagione, e non è detto che la situazione migliori nei prossimi mesi.

Considerando la presenza di Wiggins come suo sostituto per difesa sulla palla, anche se l’impatto difensivo dovesse rimanere questo, la presenza di Klay Thompson rimarrebbe un plus enorme per questi Golden State Warriors, soprattutto alla luce delle recenti difficoltà offensive incontrate dalla squadra di Kerr.

Probabilmente, quello che saprà dare come secondo violino di Stephen Curry sarà il fattore principale che determinerà le vere ambizioni degli Warriors nei prossimi Playoffs.