Alessandro Nesta, il re della difesa

Non è difficile trovare le parole giuste per descrivere quello che è stato uno dei migliori talenti che il calcio italiano abbia mai prodotto. Alessandro Nesta tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del terzo millennio è stato semplicemente il più forte difensore al mondo, nonostante in quel periodo e in quel ruolo ci fossero giocatori come Cannavaro, Maldini, Thuram, Samuel e Stam, solo per citarne alcuni.

Velocità, concentrazione, tempismo, senso della posizione, costanza, eleganza erano tutte caratteristiche in grado di collocarlo a un livello superiore rispetto agli altri. Il pezzo forte del suo repertorio era però costituito dagli interventi in scivolata, eseguiti con una tecnica talmente perfetta che nella maggior parte dei casi lo portava a recuperare palla o quantomeno a fermare l’attaccante avversario, risultando sempre pulito e mai scorretto. Se a tutto questo aggiungiamo anche la sua professionalità, la sua serietà e la sua umiltà l’equazione che ne viene fuori è inevitabilmente quella di un campione.

Nato a Roma nel 1976 come Francesco Totti, con il quale condividerà numerosi derby capitolini ma soprattutto un grande rispetto reciproco, Nesta si è ritrovato a muovere i suoi primi passi in una famiglia di laziali, perciò era quasi scontato che il suo percorso da calciatore cominciasse, all’età di 8 anni, nelle giovanili della squadra biancoceleste.

Qui fino alla Primavera ricoprì il ruolo di centrocampista, un background che gli sarebbe tornato utile più avanti per impostare l’azione dalla difesa. L’esordio in Serie A avvenne il 13 marzo 1994 in un’Udinese-Lazio terminata 2-2, pochi giorni prima del suo 18° compleanno, grazie a Dino Zoff. Ma è con Zdenĕk Zeman che iniziò a giocare nel ruolo che lo consacrerà a stella mondiale del calcio. L’allenatore ceco nella sua prima stagione sulla panchina della Lazio spostò Nesta da terzino a difensore centrale per le ultime partite stagionali, dopo che una serie di infortuni lo aveva privato di diversi giocatori in quel reparto, e il giovane Alessandro rispose con ottime prestazioni. È sotto la guida di Zeman che Nesta cresce in modo esponenziale fisicamente, tecnicamente e dal punto di vista della personalità, una maturazione che consentirà alla Lazio di lottare stabilmente per i primi posti in classifica, di conquistare titoli internazionali e di vincere lo Scudetto, con una rimonta incredibile ai danni della Juventus, nella stagione 1999-2000. Quest’impresa per Nesta, divenuto nel frattempo capitano e simbolo della squadra, fu il classico sogno da bambino trasformatosi in realtà.
Certo, quella Lazio era infarcita da campioni come Salas, Mancini, Mihajlović, Simeone, S. Inzaghi, Nedvĕd, Stanković, Verόn e Almeyda, frutto delle spese folli di Cragnotti, allora proprietario del club, che però sarebbe stato costretto di lì a poco a ridimensionare i sogni di gloria personali a causa del crac Cirio, il quale collocò la Lazio in una spirale di debiti che obbligò la società a vendere le sue stelle nel tentativo di risanare il bilancio. Così Nesta fu costretto controvoglia ad abbandonare la sua squadra del cuore per accasarsi al Milan, una squadra che attraversava una fase di ricostruzione e che in lui aveva individuato il pilastro difensivo da cui ripartire. A Milano trovò due grandi senatori come Maldini e Costacurta, i quali gli trasmisero la mentalità giusta per poter ambire costantemente a grandi traguardi e Mister Ancelotti, l’allenatore con cui ebbe il rapporto più bello e che considerava come un compagno di squadra. Non a caso in quegli anni i rossoneri rinverdirono i successi della prima era Berlusconi e aiutarono Nesta a consacrarsi definitivamente come difensore di livello mondiale.

Il suo rapporto con la Nazionale è stato costellato da una serie incredibile di infortuni che ad ogni Mondiale bussava puntualmente alla sua porta. Prima il ginocchio distrutto a Francia 1998 in una gara contro l’Austria, poi il dito del piede rotto durante la Coppa del Mondo in Giappone e Corea del Sud del 2002 e infine lo stiramento al pettineo, un muscolo anteriore della coscia, nella gloriosa cavalcata degli azzurri al Mondiale 2006 in Germania, un trionfo che Nesta non sentirà mai completamente suo perché impossibilitato a scendere in campo nella semifinale contro i padroni di casa e nella finale contro la Francia. L’ironia della sorte portò beffardamente Materazzi, il suo sostituto, a diventare beniamino di un intero popolo grazie al gol del pareggio contro i transalpini e alla provocazione ai danni di Zidane, culminata nella famosa testata che causò l’espulsione del campione francese, e Cannavaro a conquistare il Pallone d’Oro, riconoscimento ottenuto grazie alle sue grandi prestazioni da capitano della Nazionale campione del mondo.
L’amarezza di Nesta si manifesta, stando a una sua dichiarazione di qualche anno fa, anche quando gli capita di ricordare due sconfitte che lasciarono il segno su di lui: la finale degli Europei del 2000 persa con un golden gol di Trezeguet contro la Francia, dove quest’ultima trovò nei minuti di recupero il pareggio che avrebbe mandato la partita ai supplementari e la finale di Champions League del 2004-2005 contro il Liverpool, in cui il Milan chiuse il primo tempo in vantaggio di 3-0 ma che poi subì in sei minuti l’incredibile rimonta dei Reds, perdendo ai rigori una partita che sembrava avere già in tasca.
Ma a parte questi rimpianti e altri seri infortuni che ne hanno limitato l’utilizzo nelle sue ultime stagioni al Milan, il suo palmarès lo obbliga a guardarsi indietro con grande soddisfazione, con la consapevolezza di aver scritto una pagina indelebile di questo sport. Infatti durante la sua carriera da calciatore ha conquistato: 1 Campionato mondiale, 2 Champions League, 1 Coppa del mondo per club, 1 Coppa delle Coppe, 3 Supercoppe UEFA, 3 Campionati italiani, 3 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 1 Campionato Primavera, 1 Campionato europeo Under-21, 1 Canadian Championship. Ha vinto il premio di Miglior difensore AIC dal 2000 al 2003, classificandosi sul podio dal 2004 al 2008 e ha fatto parte della Squadra dell’anno AIC nel 2011. È stato inoltre inserito nella Squadra ideale dell’Europeo nel 2000, nella Squadra dell’anno UEFA nel 2002, 2003, 2004 e 2007 e nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2021.
Da qualche anno ha iniziato la carriera da allenatore, guidando in Serie B prima il Perugia e poi il Frosinone, ma entrambe le esperienze non si sono concluse con grande successo. Tuttavia in un’epoca dove scarseggiano difensori di primo livello e i difensori centrali sono chiamati dai propri allenatori quasi più a costruire l’azione che a saper marcare l’uomo sarebbe bene ripassare le sue gesta da calciatore, le quali dovrebbero essere studiate e tramandate nelle scuole calcio di tutto il mondo, perché se si vuole formare dei grandi difensori non si può ignorare la legacy lasciata da Alessandro Nesta.
Tanti auguri campione per i tuoi 46 anni.