A NEW ERA IN SOUTH PHILLY, Pt. 1

Dopo la cocente sconfitta ai Playoff dello scorso anno contro gli Atlanta Hawks, la stagione dei Philadelphia 76ers partiva senza troppi proclami, vista la situazione che vedeva Ben Simmons lontano dalla squadra.
L’off-season non era stata colma di emozioni e di colpi, per cui tutti i tifosi si erano arresi ad una stagione di mediocrità, o comunque avara di soddisfazioni, a meno che, Daryl Morey non fosse riuscito a portare nella città dell’amore fraterno uno di quei giocatori in grado di svoltarti, non solo la stagione, ma potenzialmente anche la storia di una franchigia.

Tra rumors, sogni e fake news si arriva alla Trade Deadline, quest’anno posta al 10 di febbraio, dove i Sixers, a parte qualche mutamento tra i Two Way Contract, non si erano ancora mossi. All’improvviso arriva la notizia che, forse, tutti si stavano aspettando: James Harden e Paul Millsap vengono scambiati ai 76ers in cambio di Ben Simmons, Seth Curry, Andre Drummond e due future prime scelte.
Da quel momento, chiaramente la percezione intorno a Phila è cambiata radicalmente e la squadra è passata da essere da secondo turno a contender vera e propria.
Sarà così? Solo i Playoff potranno risponderci, ma nel frattempo è iniziata una nuova era a South Philly e in questo articolo andrò ad analizzare i principali cambiamenti che si sono visti da quando The Beard ha debuttato il 25 febbraio contro i Minnesota Timberwolves.

Piccolo disclaimer: l’articolo è stato scritto prima della partita contro i Miami Heat. Prima del debutto di Harden, i Sixers avevano disputato 58 partite, mentre dal 25 febbraio in poi, solo 12. Chiaramente la differenza di sample è importante, però i cambiamenti sono abbastanza evidenti e i numeri visti in queste ultime partite rappresentano un cambio di rotta e sono affidabili per trarre delle potenziali conclusioni. Tutti i dati e i video che verranno esposti successivamente sono stati presi da NBA.com.

I MIGLIORAMENTI OFFENSIVI

Con l’arrivo dell’ex Brooklyn Nets, la prima cosa che mi aspettavo era un netto cambio di rotta nella fase offensiva. Nella prima parte di stagione i Sixers non erano stati pessimi, anche perché comunque, ricordo che prima dell’All Star Game il record era di 35-23 e Phila ricopriva il terzo posto nella Eastern Conference, però la sensazione era che mancasse qualcosa e che soprattutto la squadra era troppo dipendente da Joel Embiid, il quale stava (e sta tutt’ora) disputando una stagione da MVP caliber, ma che spesso era troppo poco aiutato dai propri compagni. Maxey stava dimostrando di poter essere un giocatore importante per Philly e spesso e volentieri è stato protagonista di ottime prestazioni, però ovviamente, non bastava per supportare il camerunense, considerando che Tobias Harris stava vivendo una stagione molto complicata e che il resto della squadra non disponeva di sufficiente star power.

Di Tyrese Maxey, Mathisse Thybulle e del loro miglioramento dopo l’approdo del Barba, però, parleremo nello specifico nel prossimo episodio, poco prima dei Playoffs.

  • I numeri

Phila prima del debutto del Barba viaggiava a 107.5 punti di media (21° posto nella lega) e aveva un Offensive Rating di 111.0, che collocava i Sixers al 14° posto in questa particolare classifica. Gli split al tiro, invece, erano i seguenti:

FG%: 46,2% (12°)
3P%: 35,5% con 30.7 tentativi dal campo (rispettivamente 11° e 29°)
FT%: 81,3% con 22.1 tentativi (rispettivamente 2° e 8°)

Dal 25 febbraio i miglioramenti ci sono stati e alcuni sono anche abbastanza netti. I Sixers in queste 12 partite hanno viaggiato a 112.7 punti di media e hanno un Offensive Rating di 115.3 con i seguenti split al tiro:

FG%: 45,1% (25° in questo span)
3P%: 37,1% con 34.6 tentativi dal campo (rispettivamente 12° e 16°)
FT%: 84,7% con 31.7 tentativi (rispettivamente 1° e 1°)

Come si può notare Philadelphia ha avuto un’importante crescita nei tentativi da oltre l’arco e anche nei tentativi dalla lunetta e in entrambi i casi le percentuali sono migliorate. Questo è anche dovuto al fatto che grazie alla gravity generata dalle due superstar, gli spazi sono enormemente maggiori e spesso i tiratori dei Sixers hanno la possibilità di prendersi un tiro da smarcati o quasi.

Inoltre chiaramente, oltre ad Embiid che è al primo posto per tiri liberi tentati a partita con 11.8 si è aggiunto anche Harden che in questa speciale classifica si trova al terzo posto con 8.3 liberi tentati a partita.

Oltre a ciò, si può vedere come sia aumentata anche la TS% dal 56,7% delle prime 58 partite al 59,3% delle ultime 12 e come è anche cambiata la distribuzione dei tiri dei Sixers. Prima dell’arrivo dell’ex Rockets la percentuale di tiri da 2 punti sul totale dei tentativi dal campo era del 63,9%, mentre quella da 3 punti era del 36,1%, dopo il suo arrivo, la prima è del 57,3%, mentre la seconda è del 42,7%. Ad essere diminuita è anche la percentuale di punti derivanti dal mid-range. Infatti prima i 76ers occupavano il quarto posto nella lega con l’11,3% di punti dal mid-range rispetto al totale dei punti segnati, mentre in queste ultime partite Phila occupa il 18° posto con il 6,8%.

Che si stia andando verso una sorta di Moreyball? Ovviamente è un eufemismo, anche perché per caratteristiche, la squadra non potrebbe attuare un gioco così estremizzato, però indubbiamente stiamo assistendo ad un cambio di rotta abbastanza netto.

Un’altra considerazione interessante da fare riguarda gli assist. Se il numero totale a partita è rimasto più o meno invariato (23.0 prima di Harden, 23.3 dopo), l’AST% (percentuale di canestri assistiti) è aumentata di oltre il 5% (da 58,5 a 63,9). Ovviamente anche questo dato ce lo si poteva aspettare, visto che James al momento occupa il secondo posto nella lega con 10.2 assist a partita.

Tutto ciò è manna dal cielo per i Sixers, poiché, prima dipendevano molto dalle letture di Embiid, non avendo una reale point guard, mentre ora i ritmi sono totalmente gestiti meglio e la squadra ne sta beneficiando molto.
Guardando le partite è anche evidente come il gioco sia più fluido e anche più divertente.
Questo, però, non significa che Philadelphia non disponga delle armi per costruirsi anche i tiri in autonomia. Infatti avendo in squadra giocatori come: Embiid, Maxey, parzialmente Harris e lo stesso Harden, la squadra ha tutte le capacità per togliere le castagne dal fuoco senza per forza un giro palla importante. Questo, per esempio lo si è notato nel quarto quarto contro Dallas, dove The Beard ha praticamente chiuso la partita da solo.

LE NUOVE ROTAZIONI E LE SCELTE DI DOC RIVERS

Grazie all’arrivo dell’ex Thunder, anche le rotazioni, chiaramente, hanno subito dei cambiamenti importanti. Infatti, se prima assistevamo a partite in cui si vedevano lineup di soli bench players o con magari un solo starter presente, ad oggi tutto ciò non si vede più. A mio parere le rotazioni sono un po’ troppo risicate e il rischio è quello di arrivare ai Playoff con i giocatori non al top della forma, però è anche vero che questo progetto di rotazioni ha senso in ambito di Post-Season.

Doc Rivers, infatti, parte ormai sempre con lo stesso quintetto, ovvero: Harden-Maxey-Thybulle-Harris-Embiid, però poi ha scelto di dividere due coppie (all’interno dei 4 principali protagonisti della squadra). Effettivamente si può notare come i primi a lasciare il campo siano sempre Harden ed Harris per far rimanere Maxey ed Embiid in campo con i primi membri della second unit che entrano in partita (solitamente Niang, Milton e a volte Green se Thybulle non rimane in campo). Una volta usciti Joel e Tyrese rientrano in campo Tobias e James che si vanno ad accoppiare solitamente con Green, Jordan e uno tra Thybulle e Niang a seconda dei momenti del match.
Il fatto di poter contare sempre su almeno due starters presenti nello stesso momento in campo, permette a Phila di poter disporre sempre di un potenziale offensivo importante e costringe le difese avversarie a dover mantenere un livello di concentrazione molto più alto.

Troppo corti?

Ovviamente non è tutto rose e fiori. La second unit rimane un problema abbastanza serio, poiché coloro che entrano dalla panchina, spesso non danno un apporto importante, ma anzi, molte volte i parziali principali, vengono subiti con loro in campo. Niang e Green sicuramente faranno parte delle rotazioni che vedremo ai prossimi Playoff, però l’ottavo spot al momento rimane un rebus. Jordan, ad oggi, difficilmente può stare in campo in maniera efficace in Post-Season e lo sta dimostrando, purtroppo, nelle ultime partite, dove difensivamente è stato disastroso e offensivamente, spesso, non si è fatto trovare pronto, anche in situazioni a lui congeniali. Milton è troppo discontinuo e inoltre, ultimamente sta sembrando un fantasma. Si prende troppi pochi tiri e spesso tira con percentuali molto rivedibili. Chi sicuramente non vedremo sarà Korkmaz che col passare del tempo ha perso il suo posto all’interno delle rotazioni di Rivers. Mi piacerebbe vedere di più uno tra Bassey e Reed e anche Joe, però indubbiamente, al momento, sembrano non essere pronti per determinati palcoscenici, anche se peggio degli altri, non credo possano fare.

SAME OLD SIXERS? MORE OR LESS

Dopo aver discusso degli evidenti miglioramenti offensivi e di come siano cambiate le rotazioni, ora andrò ad analizzare i problemi che Phila aveva mostrato nelle prime 58 partite e vedremo se c’è stato qualche cambiamento in positivo.

Le principali mancanze mostrate dai 76ers durante la stagione prima dell’arrivo di Harden sono state le seguenti:

  • Pessima difesa in transizione
  • Enormi problemi a rimbalzo
  • Mancanza di atletismo sulle ali e sugli esterni in generale
  • Una fase difensiva discreta, ma con delle lacune sul perimetro.
  • La second unit
  • Troppo Embiid dipendenti
  • Troppi black-out durante le partite

Chiaramente non si poteva e non si può pensare che la trade avrebbe risolto tutti i problemi sopracitati, anche perché Harden, ovviamente, non può risolvere tutto e oltre a lui sono arrivati Millsap e Jordan che forse possono essere loro stessi dei problemi.

Ma andiamo per grado e analizziamo punto per punto. La difesa in transizione non è migliorata per niente. L’eye test basterebbe tranquillamente, ma andando ad analizzare i fast break points concessi agli avversari i Sixers nelle prime 58 partite erano i terzi peggiori nella lega con 14.4 OPP FBPS concessi. Nelle ultime 12 partite sono i quinti peggiori, ma concedono un punto in più (15.4). Questo problema non verrà, sicuramente, risolto e ai Playoff Phila dovrà essere brava ad abbassare il PACE per cercare di evitare di concedere troppe transizioni.

Non fraintendetemi: i problemi a rimbalzo ci sono e la partita coi Raptors ne è un chiaro esempio, ma la squadra è migliorata da questo punto di vista nelle ultime partite. Se è vero che i rimbalzi totali sono diminuiti (da 42.3 a 41.,4) e parzialmente anche l’OREB% (dal 24,3% al 24,0%), la squadra è cresciuta per quanto riguarda le percentuali di rimbalzi catturati, sia difensivamente che totali. Ecco le percentuali a confronto tra i due periodi presi in esame:

DREB%: dal 71,8% al 73,8%
REB%: dal 48,5% al 49,3%

Non sono miglioramenti eclatanti, però nelle ultime partite (esclusa quella contro Toronto) la squadra mi ha dato la sensazione di concedere meno a rimbalzo e in questo Harden sicuramente ha aiutato, soprattutto nei rimbalzi difensivi.

Per dare un altro dato a favore di questa tesi i Sixers sono passati dal concedere 12.7 punti da seconde chance, ed occupare l’11° posto nella lega in questa classifica, a concederne 10.0, diventando (nelle ultime 12 partite), la seconda squadra che ne ha concessi di meno in tutta la lega.
Detto ciò, indubbiamente la squadra non è diventata la migliore della lega in questo fondamentale, però si sta andando verso una direzione in cui potenzialmente i Sixers riescono a concedere meno seconde occasioni ai propri avversari e questo in ottica Playoff è importantissimo.

La mancanza di atletismo sulle ali e sugli esterni rimane un problema. Harden chiaramente ti porta più dinamicità in attacco e nella difesa in post ti può dare una buona mano, però per il resto il problema rimane e di riflesso lo si vede nella difesa perimetrale, dove tolto Thybulle, Harris e parzialmente Green, il resto fa veramente fatica a passare sui blocchi e a tenere un uno contro uno.

Ovviamente la mancanza di un vero e proprio creator e l’essere troppo Embiid dipendenti sono problemi ormai risolti. Chiaramente l’ex Rockets ha portato una ventata di freschezza in questo senso, considerando che, tolto Jimmy Butler, questa squadra negli ultimi anni non ha mai avuto un vero creator dal palleggio da affiancare al camerunense. Col suo arrivo Joel non deve per forza di cose gestire tutti i possessi e inoltre non è più costretto a prendersi anche molte conclusioni forzate o comunque complicate e in più tutta la squadra ne sta beneficiando, anche perché come detto precedentemente, loro due, coadiuvati da Maxey ed Harris, aprono una serie di spazi infiniti che permettono alla squadra di poter trovare una fluidità migliore e di essere, anche, più efficace ed efficiente.

La panchina rimane un problema importante. La perdita di Drummond si sta facendo sentire, poiché DeAndre Jordan al momento non sembra adatto a ricoprire il ruolo di back-up di Embiid e Millsap non gioca mai. Inoltre, spesso manca un vero e proprio apporto di punti segnati e l’unico che riesce ad essere più o meno continuo è Niang, che però, chiaramente non può esserlo costantemente, essendo un tiratore e vivendo di percentuali. Anche questo problema non si risolverà, perché credo che non arriveranno altre firme da qui alla fine della stagione e, nonostante ai Playoff le rotazioni si accorcino, temo che nei minuti in cui la second unit scenderà in campo i Sixers rischieranno di prendere diversi parziali.

Gli stessi black-out avuti durante le prime 58 partite, purtroppo, ogni tanto si stanno ripetendo anche nelle ultime 12. Spesso la squadra quando accumula un buon vantaggio lo dilapida e capita anche di perdere diversi match per questo problema. Certo, Doc Rivers è famoso per le sue rimonte subite, però questo è un dilemma che va avanti da anni e continua a non risolversi, anche con giocatori o allenatori diversi. Basta anche ricordarsi gli scorsi Playoff per non andare troppo lontani. Vedremo se in Post-Season questa cosa cambierà, ma i segnali non sono molto positivi da questo punto di vista.

CONCLUSIONI

Mancano 12 partite alla fine della Regular Season e i Philadelphia 76ers sono in piena corsa per i primi posti nella Eastern Conference. Come detto a inizio articolo, solo i Playoff ci diranno se i Sixers sono effettivamente una contender o meno. Oltre alle problematiche di Second unit, anche i due primi violini non sono esenti da dubbi e specialmente la loro coesistenza ai Playoffs è tutta da testare, e proveremo a parlare dettagliatamente del fit dei due nella seconda parte di questo ariticolo, poco prima dei Playoffs.

Nel frattempo è indubbio che a South Philly è partita una nuova era e a prescindere da come andrà a finire, avere la possibilità di vedere un talento generazionale come James Harden vestire i colori della città dell’amore fraterno è una cosa che i tifosi Sixers non si scorderanno mai.