Classe operaia al lavoro. Episodio 1. Ayo Dosunmu, a 6’4’’ guard from Chicago.

“A 6’4’’ guard from Chicago, number 12, Ayo Dosunmu”

Come è possibile ascoltare la presentazione del rookie di Chicago e non sentire le farfalle allo stomaco? Riporta tutti i fan ai tempi dell’altro ragazzo da Chicago: colui che con le sue acrobazie, il suo tono pacato e la sua leadership silenziosa sul campo ci ha stregato tutti. Ayo è entrato in NBA in punta di piedi però, rispetto a Rose. 38esima scelta, unica scelta della squadra; catapultato in una franchigia che ha compiuto una grande trasformazione in due anni (passando da lottery team ai vertici della conference), con un reparto guardie affollato, colmo di talento e aspettative: tra tutti Ball, LaVine, Caruso, White.

Le domande e i dubbi su questi nuovi Bulls erano tanti, lo spazio per Ayo sembrava non esserci.

La guardia ex-Illinois non fa tardare la sua presentazione alla prima partita di Novembre contro Boston. Corre in transizione e semi transizione, pull-up dalla media, passaggi lob e mostra subito le sue abilità difensive contro tutti gli esterni dei Celtics.

Era solo l’inizio.

Cresce ad ogni partita e assorbe ogni insegnamento come una spugna. Si cala totalmente in ciò che gli viene richiesto man mano. Deve muoversi senza palla tagliando a canestro e tirando piedi per terra? Nessun problema. Deve spingere l’attacco in transizione? Va benissimo. Deve marcare il miglior esterno avversario? Pronto a partire.

I Bulls intanto passano da buoni periodi a momenti dove sembra che tutta la squadra sia indisponibile. La rotazione viene falcidiata da infortuni e dalla quarantena obbligatoria per i protocolli Covid dell’NBA. Caruso e Lonzo si infortunano, aprendo una voragine nel reparto guardie. Indovinate un po’ chi era pronto a riempirlo? Ayo dal 15 Gennaio parte titolare per i Bulls, fungendo da play secondario e difensore dei creatori avversari più forti. Da titolare le sue cifre recitano: 11.6 punti, 4.3 rimbalzi, 6.4 assist, 1.8 stocks (rubate e stoppate); tirando con il 52% dal campo e il 40% da 3, giocando per 37 minuti a partita senza mai calare d’intensità: una dinamo. Non male, no? E non è tutto: per Basketball index è il migliori difensore on-ball della lega, grazie ai suoi istinti, la capacità di scivolare tra i blocchi e l’apertura alare di un albatross. Telefonate a casa Trae Young se volete avere altre informazioni sulla difesa di Ayo, se lo sta sognando ogni notte tra la difesa lockdown e un ankle breaker che l’ha mandato a raccogliere le vongole.

Ovviamente non stiamo parlando del giocatore perfetto: pecca in creazione palla in mano in certe situazioni, non è un grande tiratore di liberi e la meccanica di tiro è abbastanza lenta, tende spesso a rifiutare triple se non ha metri e metri di spazio.

Ayo però sta piacendo un po’ a tutti. È uno di quei giocatori che migliorano partita per partita. Nel podcast di K.C. Johnson ha descritto perfettamente la sua mentalità: “Keep chopping wood, be humble, be respectful and be hungry”.

Uno di quei giocatori che non andranno mai all’All Star Game magari (chissà…), probabilmente venderà poche canotte, ma che ti portano tutte quelle piccole cose, presenti o non nel box score, che aumentano le probabilità di essere una squadra competitiva.

Quindi continua così Ayo, di legna da tagliare ce n’è tanta.